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Archivio per il mese di Luglio 2026


lunedì 27 Luglio 2026, 09:06

Opera sì, nazismo no

Ieri sera alla Festspielhaus di Salisburgo ho visto per la prima volta dal vivo la Carmen di Bizet. Tutti la conosciamo per le grandi hit popolari come “Igiene sì, fatica no” e “Toreador, risparmiaci l’odor”, ma esiste anche come musical completo di circa due ore e mezza, ed è quello che ho visto io.

Dunque, la storia è ambientata in una Siviglia di un universo parallelo in cui tutti parlano francese, e ha per protagonista la bella zingara Carmen, che tutti però chiamano Carmène o Carmensità. Lei è una stronza di prima categoria; è innamorata di un famoso calciatore, anzi torero, ma vive facendola dondolare davanti a un numero imprecisato di maschi per poterli sfruttare. In particolare, per uscire da casini con la polizia, prende di mira il povero brigadiere José, il classico bietolone il cui sistema circolatorio può alimentare un solo organo per volta, o il cervello o l’uccello; ed è quasi sempre il secondo.

Così, José viene portato sulla via della perdizione, anche perché nell’unico minuto in cui infine riesce ad alimentare il cervello scopre che fuori dalla porta di Carmen, col numerino successivo al suo, c’è il suo capo militare, che viene tacitato a mazzate dall’intero campo nomadi rendendo José un complice. Dunque lui scappa con lei, nonostante l’apparizione della pia Micaela, antica compagna di innocenti limonate da oratorio, che lo implora di tornare a casa dalla mamma e per qualche motivo ritiene che questa sia una proposta allettante per un maschio adulto.

Come prevedibile, dieci minuti dopo Carmen scarica José, che dimostra di essere un totale idiota: prima ripete a lei tutto convinto le puttanate sulla vita libera e l’amore senza confini che lei gli aveva detto per intortarselo, poi cerca di ammazzare il torero, infine chiede un ultimo ultimo incontro dove ripete le solite frasi da quattordicenne in calore. Lei si mette le mani nei capelli, pensando: ma davvero mi son portata in casa un simile idiota? Purtroppo è proprio così, e infatti lui la ammazza: e Carmen muore come una ladra inseguita e accoltellata alle spalle dal tizio che ha rapinato.

Bene, a valle di tutto questo, quest’opera è bellissima. Davvero: è la prima volta che vedo un’opera senza addormentarmi neanche per un minuto. Bella la musica, bella l’esecuzione del greco-russo-putiniano Currentzis, bella la regia che ha accelerato e modernizzato il tutto, inserendo intermezzi parlati in spagnolo o sonorizzati con strumenti elettronici, cupe processioni funebri, una vecchia cicciona in nudo integrale che viene sepolta viva, e soprattutto diversi aitanti ballerini in minishort dorati.

Qui entra in gioco l’aspetto sociale. Questa prima di Salisburgo era innanzi tutto un’occasione mondana per vecchi ricchi e vecchie mogli di ricchi, tutti vestiti in tiro e con gioiellanza e lifting in evidenza. Insomma, l’età media della parte più costosa della sala era palesemente a tre cifre; e loro, naz… scusate, conservatori come tutti i vecchi austriaci coi soldi, non hanno molto gradito le innovazioni registiche.

Invece noi, dalla terzultima fila in cima agli scranni di centrodestra, abbiamo applaudito moltissimo. Un’opera che parla di emozioni universali, con una storia chiara, cantata in una lingua intelligibile come il francese: allora non è obbligatorio che l’opera sia una palla mortale di cinque ore insensate come Wagner l’anno scorso! Vi lascio dunque con questa importante rivelazione: evviva la cultura tradizionale europea, purché la quota di nazismo sia moderata.

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martedì 14 Luglio 2026, 20:22

La parola proibita

Sono stato a Nizza da pochissimo; e l’odierno decennale della strage di Nizza, quella in cui un terrorista islamico prese un camion e uccise 86 persone sul lungomare, ha cominciato a rimanermi in testa già quando sono stato sul posto.

Intanto, va detto che il terrorismo islamico ha colpito Nizza non una, ma tre volte.

Infatti, il 21 settembre 2013, un commando di dieci terroristi islamici attaccò il centro commerciale Westgate di Nairobi, uccidendo 67 persone; tra le vittime ci furono anche due donne di Nizza, madre e figlia.

E poi, il 29 ottobre 2020, come se quattro anni prima poco più in là non fosse successo niente, un altro terrorista islamico entrò nella seconda cattedrale di Nizza – non quella più antica, ma quella più grande – e sgozzò il sacrestano e una donna che pregava.

Semplicemente girando per mezza giornata per i luoghi turistici di Nizza, sono incappato nei memoriali di tutte e tre le stragi.

Quello sul lungomare è ovviamente il più grande: raffigura un angelo. L’unica iscrizione è una lista piccola piccola dei nomi delle vittime, seguita da una data.

Quello per le due vittime di Nairobi è costituito da due stele nel parco del castello; su una, quella istituzionale, c’è scritto “Omaggio della città di Nizza alle vittime della barbarie e del terrorismo”, sull’altra, che sembra fatta dalla famiglia, si parla di “memoriale in omaggio” alle vittime dell’attentato terroristico.

Quello per le vittime della cattedrale, posto a lato di essa, è un “omaggio alle vittime dell’attentato nella basilica”, e raffigura un angelo a forma di colomba di pace.

In più, la settimana scorsa ne ho visto anche un quarto: semplicemente scendendo da un tram alla stazione Victoria di Manchester, sono incappato nel memoriale per le vittime dell’attentato del 22 maggio 2017, quello in cui un terrorista islamico si fece esplodere al concerto di Ariana Grande uccidendo ventidue giovani vittime. Anche quello è composto da un breve ricordo dell’attacco terroristico, dai nomi, e da una marea di fiori, di foto e di giocattoli.

E sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più di tutti e quattro questi memoriali?

È che in nessuno di essi viene mai, mai, mai menzionata la parola “Islam” o l’origine e la motivazione dell’attentato.

Nel ricordo ufficiale, queste sono disgrazie cadute dal cielo da sole, come una frana o un’inondazione o il crollo di un palazzo. Non ci sono responsabili: son successe, ci spiace, mettiamo lì una lista di nomi e dimentichiamo. Specialmente i monumenti francesi omettono spesso persino parole come “memoria” e “ricordo”; si limitano a un “omaggio” a chi ha sacrificato la vita per… non si sa cosa.

La stessa cosa, fateci caso, succede spesso nei messaggi ufficiali. Per esempio, dieci anni fa Mattarella usò il termine “fondamentalismo di matrice islamica”; oggi se ne è guardato bene, “fondamentalista” e basta. I messaggi si concentrano su dichiarazioni tanto pompose quanto vacue, sul rispondere al male col bene, sulla libertà che vince sull’odio.

Io non so a cosa attribuire questa situazione; se è codardia, se è propaganda, se è una malintesa idea che negare i problemi li faccia magicamente sparire. Naturalmente, il terrorismo islamico è solo una minima parte dell’Islam; allo stesso tempo, è un fenomeno ormai endemico, che si ripete continuamente in molte parti d’Europa, una volta qui, una là. Eppure, nessuno sembra volersene occupare.

E poi, quando succede in Italia (un mese fa a Modena) non succede nulla; una fiaccolata e via. Ma quando succede altrove (un mese fa a Belfast) ormai partono i pogrom; quindi, il problema non è così facile da ignorare e rischia di degenerare in modi molto peggiori. Ma noi, come società, non abbiamo nemmeno ancora raggiunto la maturità per ammetterne l’esistenza.

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