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Archivio per la categoria 'StillLife'


giovedì 29 Novembre 2007, 11:07

Giovedì Cina

Scusate, sono di corsa e volevo soltanto salutare: c’è già sotto casa il mio socio che mi aspetta per andare a Malpensa, destinazione Pechino.

Lo so che è buffissimo, quando finalmente sei per qualche giorno a casa e vedi gli amici e ti dicono “vieni venerdì al cinema?” e tu devi rispondere “no mi spiace, sono in Cina”. So anche che è un privilegio poter viaggiare così tanto e pure con le spese quasi sempre pagate, una volta da uno per un motivo, una volta da un altro per un altro motivo. Però è pesantuccio lo stesso.

E così, non vedo l’ora di arrivare a Pechino e visitare questo posto misterioso, ammesso di riuscire a uscire senza perdersi, ma anche non vedo l’ora di tornare a Torino e riposarmi un po’, pensando anche ai fatti miei. Per poi dal 18 al 22 dicembre andare a Monaco di Baviera.

[tags]viaggi, cina, pechino[/tags]

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martedì 27 Novembre 2007, 23:32

Autostrade barotte

Anche oggi bloggo tardi, il che vuol dire che ho avuto una giornata pienissima. Comunque, tra le cose che ho fatto c’è stato anche il percorrere per la prima volta il tratto settentrionale della nuova autostrada Asti-Cuneo, da Asti ad Alba. Per il momento non si paga, ma sono già pronti gli spazi e i segnali per i caselli; come per la Torino-Pinerolo, appena l’opera sarà finita potranno cominciare a riscuotere.

Segnalo comunque un senso di ridicolo e di incredulità di fronte ai segnali. Voglio dire, già che possa esistere un cartello autostradale verde con indicato Cuneo – non è uno scherzo, esiste davvero! – lascia un po’ basiti; ma che l’uscita indichi Castagnito… Non me ne vogliano i castagnitesi (castagnitensi? castagnitini? castagnati?), ma non c’è un minimo criterio di decenza sui nomi dei paesi degni di avere un’uscita dell’autostrada? Già sulla Torino-Pinerolo, con l’uscita Frazione Gerbole di Volvera (distinta da quella di Volvera, sia ben chiaro), avevamo toccato il fondo; ma qui, complice l’odore di vacca, si comincia a scavare. A questo punto tanto valeva fare i cartelli direttamente in piemontese.

Comunque, posso confermare che le denunce sulla realizzazione dei lavori da parte del gruppo Gavio sono fondate; per esempio, l’imbocco del ponte sul Tanaro è stato fatto talmente male che, nel bel mezzo del rettilineo dell’autostrada, hanno dovuto piantare una serie progressiva di limiti di velocità modello avvicinamento al casello. Prima 110, poi 90, poi addirittura 70; in pratica, tocca piantare una inchiodata per nessun motivo apparente. Il problema è che la terra sotto l’approccio pare aver ceduto, creando una rampa parecchio inclinata; per cui prendendo l’imbocco del ponte ai normali 140-150 all’ora ci si esibirebbe in un salto tipo Hazzard. La velocità di 110 indicata dal limite dei 70 è il massimo che si possa fare senza spaccarsi un semiasse. Adesso vediamo se glielo fanno sistemare o se ce lo teniamo così.

[tags]autostrade, asti, cuneo, gavio[/tags]

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domenica 25 Novembre 2007, 09:11

C’è post@ per me

Spesso, tramite il modulo di contatto che c’è su questo sito, mi arrivano richieste, commenti e proposte di vario genere. Ogni tanto me ne arriva anche qualcuna che merita di essere pubblicata.

Ad esempio, stanotte alle due e mezza, Antonello mi scrive:

Oggetto: Richiesta informazioni commerciali

Scusi,
lo prende in culo?
Grazie.

cordialmente,
Antonello.

Caro Antonello, io cerco in tutti i modi di preservare la mia onorabilità e la mia eterosessualità; devo però ammettere che ultimamente mi è capitato spesso, senza preavviso, di ritrovarmi il posteriore dolorante. Sai, sono un italiano come tutti gli altri, e quindi me lo buttano in culo un po’ tutti: il governo, l’opposizione e il parlamento tutto; le aziende più varie e disparate; una discreta dose di conoscenti e falsi amici; persino l’economia internazionale, alle volte. In questi giorni ci si mette anche il tempo, a farmi cancellare tutta una serie di attività pianificate.

Bisogna però dire che, si sa, l’italiano è maestro nell’arte di arrangiarsi, e, dopo tutti questi anni in cui ci hanno inculato a sangue, spesso non ce ne accorgiamo neanche più.

[tags]inculate[/tags]

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venerdì 23 Novembre 2007, 18:03

Roby

Al numero quarantadue di via Challant, nel mezzo di una landa dimenticata da Dio e dagli uomini in cui nessuno a parte .mau. potrebbe riuscire a sopravvivere, sta il carrozziere affiliato all’azienda che mi noleggia la macchina.

Proprio di fronte a lui, sta Roby.

Roby è un palazzo basso e largo, come fosse una grossa officina, di mattoncini giallini anni sessanta. A un certo punto, sulla facciata dell’unico piano (il terreno), si apre una doppia porta, protetta dalla pioggia e dal sole da un aggetto di tende.

Lì sopra, sul muro, è attaccata una insegna orizzontale di neon azzurri e rosa, che occhieggia la strada e dice: ROBY.

Sulle tende verdine che proteggono la porta, c’è scritto in un bel corsivo dorato: Roby Roby Roby.

E accanto alla porta, che è di legno ed elegante come quella di un albergo londinese, c’è una targa di ottone lucido con su scritto: Roby.

Davanti a Roby, c’è parcheggiato un furgone – un vecchio Fiat rosso – con le porte posteriori coperte da due grandi scritte ROBY. Ma sotto la prima c’è scritto anche “cena con”.

Non c’è assolutamente null’altro, sull’esterno di Roby. Nessuna indicazione di cosa sia e cosa ci si faccia, ad eccezione di una targa di plastica sbiaditissima, con sopra, a malapena leggibile, scritto “International Police Association – Delegazione Regionale Piemonte”.

Il che non aiuta a capire, anzi infittisce il mistero, su cosa diavolo sia veramente Roby.

[tags]roby[/tags]

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mercoledì 21 Novembre 2007, 08:43

Teoria e realtà

Per una volta, parlo di ciò che so, e vi segnalo l’articolo del professore Stefano Rodotà su Repubblica di ieri, che racconta per bene l’idea e le vicende della Carta dei Diritti di Internet.

E’ un po’ straniante leggere su Repubblica di vicende che si è contribuito a realizzare in prima persona, e persino un po’ buffo, quando si parla della dichiarazione italo-brasiliana – che io e altri due o tre giovanotti abbiamo scritto di corsa in una stanzetta, scambiandocene millanta versioni grazie alla mia chiavetta USB – e persino dell’elenco di argomenti che sta nella dichiarazione stessa: aoh, m’hanno chiesto di produrre un elenco in cinque minuti, per la maggior parte ho fatto copia e incolla da una lista precedente e per il resto ho improvvisato; tanto è messo lì a titolo esemplificativo, non rappresenta certo un risultato scientifico.

Però il post mi permette anche di parlare, anche se sottovoce, di quella persona eccezionale che è Rodotà; uno che ha ricoperto le massime cariche istituzionali e che è amico personale di chiunque dal Presidente della Repubblica in giù, ma che, dopo un’ora e mezza di meeting con me e altri illustri sconosciuti, doveva andare ad un appuntamento con i parlamentari europei, eppure non accennava ad uscire perché io non avevo dichiarato chiusa la sessione, considerando maleducato andarsene prima; e che, quando ci siamo trovati in dodici in un pulmino da undici, dopo aver dato un passaggio a un aggregato, insisteva nell’essere lui quello che restava in piedi. Ho appreso da lui molte lezioni di buona educazione, prima ancora che scientifiche e politiche; mi sono un po’ vergognato, ma ne farò tesoro.

[tags]diritti, internet bill of rights, internet governance, rodotà, buona educazione[/tags]

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sabato 17 Novembre 2007, 10:17

Stranded

Lo sapevo che una coincidenza di un’ora scarsa in Portogallo era molto a rischio, e ovviamente siamo rimasti a terra; ora aspetteremo per mezza giornata il prossimo volo per Malpensa, e arriverò a Torino attorno alle undici di stasera, non so in che condizioni.

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giovedì 15 Novembre 2007, 23:11

In breve

L’IGF è finito da un paio d’ore, ed è stato un vero delirio: soltanto oggi ho dovuto alzarmi alle 7 per presenziare a un workshop alle 8,30, lasciandolo alle 10 per andare a fare il rapporto in sessione plenaria sul workshop della Carta dei Diritti, per poi seguire la sessione cruciale sui piani per il prossimo IGF, che finiva alle 13, ora in cui sono entrato nel meeting preparatorio per la plenaria del pomeriggio, nella quale ero sul palco – con, tra gli altri, Vint Cerf e Bob Kahn, nonché il tizio che ha scritto The Cult of The Amateur e che per esso è stato preso a pesci in faccia da chiunque da Lessig in giù – e in cui ho dovuto esprimermi più o meno su qualsiasi campo dello scibile internettiano; come intervento di partenza, ho segnalato il coinvolgimento di Cisco nel campo dell’intercettazione dei contenuti in rete, più nolente che volente ed essenzialmente per la mancanza di principi globalmente condivisi su come debbano comportarsi le aziende occidentali in presenza di richieste di intercettazione per motivi politici, e vista la reazione incacchiata dei megamanager Cisco presenti sul palco credo che sia meglio che non compri più alcun oggetto Cisco per le mie reti. Nel frattempo abbiamo dovuto premere per riuscire a fare un intervento a nome dell’Italia e per far sì che la Carta dei Diritti venisse menzionata nelle conclusioni del panel (missione compiuta); e poi, dopo la cerimonia di chiusura, abbiamo ancora dovuto fare un’oretta di meeting della coalizione, cercando di controllare i vari entusiasmi e accordarci su alcune mosse pratiche. Insomma, capite perché è un paio di giorni che non bloggo…

A margine di tutto ciò, qui sembra novembre – cioè, so che è novembre, ma da questa parte del mondo dovrebbe essere maggio, e invece è novembre: piove a dirotto da quattro giorni, con la sola eccezione del pomeriggio di ieri, in cui però ero talmente stanco che sono tornato in albergo in anticipo (attraverso soli 50 minuti di ingorgo) e sono crollato con la faccia sul letto per due ore prima di cena.

Ah, e non venite a Rio in vacanza, stare qui è uno stress unico… ne parleremo meglio in futuro.

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martedì 6 Novembre 2007, 16:29

Tributo (3)

Tra i grandi piaceri dell’avventura in ICANN c’è stato quello di conoscere di persona Joi Ito. Per chi non lo conosce, Joi è un guru di Internet a livello mondiale, membro del Board di quasi qualsiasi iniziativa collettiva in rete – da Creative Commons a Mozilla – e investitore in varie delle più brillanti startup del Web 2.0.

Oltre a tutto ciò, Joi è anche un eccellente fotografo; usava girare con una Leica, ma a Los Angeles aveva una Hasselblad. Ovviamente sono macchine dalle ottiche eccezionali – piacerebbe anche a me avere un obiettivo f1 con cui fare foto a 1/60 in un ristorante poco illuminato a notte fonda – ma, ciò nonostante, la bravura sta decisamente nel fotografo.

E quindi, sono lieto di avere anche io il mio ricordino made by Joi della cena di giovedì sera, l’ultima cena di Vint, ed è assolutamente bellissimo:

vb_joi.jpg

Va bene, ho le occhiaie e sembro vecchio, ma forse per questo mi ci ritrovo; e ammiro l’abilità di Joi di estrarre un ritratto da uno sguardo.

Io, invece, finisco per estrarne solo i dubbi, e ciò non solo per incapacità tecnica (e appoggio ballerino sul tavolo) ma anche per scelta: preferisco restituire delle persone una immagine a multiple sfaccettature. Per cui, questa è la foto che io ho fatto a Joi mentre lui faceva quella di sopra a me.

DSC00908s.JPG

[tags]joi ito, icann, fotografie[/tags]

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giovedì 1 Novembre 2007, 19:00

Taxi o scherzetto

In questo momento sono sul palco, in mezzo al webcast del Public Forum di ICANN. Spero però che non stiate guardando: ho una faccia…

Ieri, difatti, era la nostra unica serata libera, ossia priva di una cena di lavoro con questa o quella constituency; io e una manciata di altri membri del Board ci siamo aggregati alla cena organizzata dai gestori di ccTLD, per gozzovigliare, spettegolare e passare una buona serata.

Siamo finiti al ristorante Chart House di Marina del Rey, che per chi non è del posto è non solo la zona di L.A. dove si trova l’ufficio di ICANN (ma non il meeting, che è qualche chilometro più giù, vicino al LAX), ma una delle zone più “in” ed esclusive, essendo costruita attorno a un grande porto turistico pieno di yacht di lusso. Il ristorante si trova proprio su una delle propaggini che si spingono verso il mare, con le barche sui lati e una fila di esclusivissimi condomini di lusso nel mezzo, circondati da palme e altri alberi. Insomma, un bellissimo posto, ma completamente deserto, tanto è vero che pur essendo la sera di Halloween non si vedeva in giro nemmeno un cane: se gli angelini lo festeggiavano, lo festeggiavano altrove.

La cena è stata interessante, e ho chiacchierato prima con Thomas Narten, il membro del Board che rappresenta la IETF, e poi con Paul Twomey, il gran capo in persona, che ha raccontato storie sulle piane australiane in cui è nato. Poi, verso le undici e un quarto, ci siamo alzati e – a parte Twomey, che era in macchina – siamo usciti per attendere i taxi: un certo numero, visto che eravamo una trentina abbondante.

Peccato che dopo mezz’ora fossimo ancora lì, e non si fosse visto niente. A quel punto sono partite multiple telefonate; tre diverse compagnie di taxi, interpellate, hanno promesso l’arrivo di taxi entro cinque minuti, ma ovviamente non è arrivato nulla, se non la rara BMW o Lexus che si infilava nei garage circostanti. Abbiamo mobilitato l’albergo del meeting, che ha promesso di reperire un pulmino. Uno dei partecipanti, alla fine, si è avviato a piedi verso il Marriott che dista un chilometro da lì, cercando di trovare dei taxi laggiù.

L’unico risultato è stato l’arrivo di una macchina della polizia, a fari spenti, per vedere cosa succedeva; noi inesperti ci stavamo affollando attorno al finestrino per chiedere aiuto, ma per fortuna nel gruppo c’era un americano che ha urlato di fermarsi, che i poliziotti che vedono avvicinarsi al loro finestrino, di notte, un gruppo di venti persone – anche se in giacca e cravatta – tendono all’azione preventiva, e non voglio sapere quale.

Dopo un’ora, finalmente, è arrivato un taxi, e ovviamente sono stati instradati prima donne e bambini. Il secondo taxi è stato quello delle scene pietose: tutti i distinti partecipanti erano distrutti dall’attesa e dalla prospettiva di non vedere altri taxi per un’altra ora, ma nessuno voleva farsi vedere nell’atto scortese di soffiare il passaggio agli altri. O meglio, quasi nessuno, visto che il membro neozelandese del Board, piuttosto provato, ha approfittato dell’attimo di esitazione per tuffarsi nel taxi, suscitando risate e “buu” del resto del gruppo, e anche varie foto a memoria dell’incidente.

Poi la situazione si è normalizzata, anche se il terzo taxi è andato, con uno scatto veramente imperioso e uno sguardo autoritario da dignitari del Regno Centrale, ai cinesi di CNNIC. E insomma, io e mister IETF ci siamo infilati insieme a un gruppo misto neozelandese-latinoamericano e siamo arrivati in camera all’una di notte.

Per cui, perdonate se stamattina ho lo sguardo spento. Però il tonno crudo, la bistecca extralarge e il mezzo chilo di gelato al caffè con panna erano eccellenti!

[tags]icann, halloween, taxi, bistecca[/tags]

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lunedì 29 Ottobre 2007, 07:07

Varie da ICANN

Beh, in effetti in questo meeting di casa – organizzato dallo staff di ICANN, a pochi chilometri dal suo quartier generale – ci trattano bene: nel cortile del ristorante di ieri sera stavano parcheggiate una Rolls Royce e una Ferrari, mentre in quello del ricevimento di stasera, proprio sulla spiaggia di Santa Monica, c’era una Lamborghini arancione. Il tutto nel solito ambiente di ragazzoni atletici e tipe in vestito superelegante, con la schiena nuda e le tette rifattissime a spingere sul davanti, mentre un pianista di mezz’età accenna del jazz o della musica lounge, e i camerieri rigorosamente messicani ti versano i cocktail.

Però, può succedere (a me) che l’Hilton pretenzioso ti schiaffi in una stanza all’ultimo piano che sta proprio sotto gli enormi motori del sistema di condizionamento, posizionati sul tetto; e così, per due notti ho fatto molta fatica a dormire, disturbato da un ronzio persistente e ben percettibile. Oggi, però, ne ho avuto abbastanza e nelle pause dei meeting sono andato a farmi valere presso la reception, ottenendo un’altra stanza due piani più sotto.

Nel frattempo, stamattina l’ALAC si è dedicato a una sessione di team building, con tanto di gioco di ruolo e gara di abbracci: good vibrations, peace and love, ma devo ammettere che sto cominciando a ripensare all’opportunità di spendere mezzo milione di dollari l’anno dei possessori di domini in un progetto del genere. Forse, se con un terzo di quei soldi ICANN assumesse un paio di persone sveglie da mandare nelle discussioni di policy a difendere l’interesse dell’utente medio, il risultato sarebbe migliore.

Insomma, dopo tutti questi anni questi meeting sono un po’ tutti uguali. Stasera una squallida cena nel sotterraneo dell’albergo, alla presenza di un sottosegretario americano: un quarantenne atletico e molto sveglio che ha prontamente cazziato Vint, segnalandogli che interporsi (come fa Google) tra la pagina di risultati della ricerca e i siti linkati, anche soltanto con lo scopo di visualizzare un avvertimento sulla possibile presenza di malware, è una violazione dell’antitrust e della neutralità della rete. Prima o poi anche noi avremo membri del governo in grado di formulare autonomamente un pensiero del genere.

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