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Archivio per la categoria 'StillLife'


lunedì 7 Maggio 2007, 19:20

Impegni presenti e futuri

No, scusate, ho almeno tre post per la testa, ma per un motivo o per l’altro il mio tempo di oggi è stato risucchiato completamente. Facciamo che adesso scrivo quello breve, mentre quello lungo lo rimando a domani mattina, visto che tra mezz’oretta devo uscire per andare a fare la cavia del sushi casalingo di Simone (il pesce palla però lo assaggia lui).

Nel frattempo segnalo questo evento mercoledì a Milano, in cui illustri intervenuti tra cui il sottoscritto (che ovviamente metterà insieme le slide martedì notte) discetteranno del futuro della rete e dei suoi problemi. Se qualcuno è interessato, c’è ancora qualche posto.

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sabato 5 Maggio 2007, 20:48

Movimenti

La notizia che devo darvi da un po’ di tempo è che alla fine ho comprato casa. Come sapete, già vivo da solo da anni, ma pur sempre allo stretto e in una mansarda: e quindi, da qualche tempo mi sono messo a cercare una casa vera. Nulla di clamoroso, insomma, un appartamento da single o da giovane coppia: camera, sala, cucina e bagno; e però, un certo ampliamento.

Ciò che mi ha convinto nella scelta è stata la posizione all’ultimo piano, con vista sui tetti, l’indipendenza su tre lati, e l’abbondanza di ripostigli da trasformare in sala dati; nonchè il luogo, in una via tranquilla, a 250 metri dalla metropolitana, accanto a un giardinetto. Insomma, dovendo comprare ai prezzi folli di oggi – ma credo che per andarci ad abitare ne valga ancora la pena – io ho preferito spendere un po’ di più ma prendere una casa con una serie di pregi; anche se manca il garage e già so che questo sarà un potenziale problema.

E così, a fine estate diventerò un orgoglioso abitante di via Zumaglia, considerandolo come un progresso sulla scala sociale. Già, perchè non solo mi sono avvicinato al centro di un paio di chilometri, ma ho acquisito, si badi bene, una posizione centrale in uno dei quartieri classici della media borghesia torinese. Non sono mica andato a stare nel primo isolato di via Zumaglia, così affollato di case pigiate l’una sull’altra; e nemmeno nel terzo isolato, con il rumore delle scuole e ormai lontano dalla metro. No, io ho comprato nel secondo isolato, quello più verde e signorile. I miei nonni operai ne sarebbero felici, se avessi dei nonni operai.

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venerdì 4 Maggio 2007, 16:44

Scarpe

Oggi avevo una serie di appuntamenti, ma nessuno particolarmente ufficiale (nè clienti nè conferenze). Così, mi sono vestito normalmente, con una camicia e una vecchia giacca, e sono uscito.

Solo dopo un’oretta, mentre camminavo riparandomi dalla pioggia sotto i portici di via Roma, mi sono reso conto che, senza pensarci, anziché le solite scarpe da ginnastica mi ero messo le scarpe da vestito (che avevo usato ieri per andare da un cliente).

Ci ho pensato un attimo, e ne sono stato contento: vuol dire che ho cominciato automaticamente a sentirmi degno di una certa eleganza.

P.S. Tanto per cambiare, anche stamattina all’ingresso del settore videogiochi di Fnac troneggiava una enorme Playstation 3, con un gigantesco schermo su cui girava la dimostrazione di un gioco dalla grafica incredibile, e circondata da espositori, pile di giochi, manifesti eccetera; e anche stamattina era desolatamente abbandonata. In compenso, nell’angolino più indietro, la gente faceva ancora a botte per provare le chitarre di Guitar Hero, sia sulla XBox 360 che sulla PS2.

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mercoledì 2 Maggio 2007, 19:48

Bestemmioni

Si sa, io sono una persona fine; ma, nei momenti topici e nei luoghi adatti, bisogna farsi sentire con le autorità di competenza.

Guarda caso, il mio itinerario di ritorno prevedeva un arrivo alla stazione di Verona Porta Nuova alle 14:59 precise, sfilando a poche centinaia di metri dallo stadio Bentegodi; dove gioca quel Chievo che è ormai l’unica squadra che può sperare di fare più schifo del Toro e finire in serie B al posto nostro, e dove di lì a un minuto sarebbe cominciato un cruciale Ascoli-Catania.

E così, in mezzo agli sguardi allibiti degli inglesi che erano con me nello scompartimento (ma poi gli ho spiegato, e ho scoperto che andavano a Milano per la loro partita, quindi hanno capito) io mi sono aggrappato al finestrino e ho tirato giù tanti di quei bestemmioni al Chievo e anche al Catania.

Per il Catania un po’ ha funzionato; per il Chievo non ci sono molte speranze, ma vedremo. L’importante è non mollare mai, ***** *** * ***** **** *********** ****** ****!!!

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lunedì 30 Aprile 2007, 12:15

Hiatus

Sì, sono sparito: in questi giorni sono a Monaco di Baviera, da cui vi sto scrivendo. Certo che ridursi a guardare la CNN sperando di vedere i risultati delle partite di ieri… eppure sì, alla fine li hanno pure mandati. Era meglio se non li vedevo.

Comunque, almeno in questi giorni, Monaco è una truffa: sono sceso dalla stazione e attorno a me c’erano solo italiani. Anche alla stazione della metro c’erano frotte di italiani. E anche in piazza, alla birreria (Franziskaner l’originale), davanti ai negozi, nei caffè… persino nei locali istituti di ricerca scientifica. I tedeschi? Saranno tutti a fare il ponte in Italia…

Per il resto, sto raccogliendo fatti interessanti da postare al mio ritorno mercoledì sera. Nel frattempo, siete liberi di utilizzare questo post per forumizzare, tanto per due giorni e mezzo non avrò la minima idea di cosa stia succedendo sul mio sito…

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mercoledì 25 Aprile 2007, 18:50

Stanchezza

Ma sono solo io, o è una sensazione generalizzata, quella che questi siano giorni di grande stanchezza? Credo che sia stato l’impatto col caldo; d’improvviso, tornando da Dublino, mi son ritrovato quindici gradi in più e cinque giorni di questioni arretrate da affrontare. Oggi ho fatto fatica ad alzarmi dal letto… per domani l’agenda prevede tre conference call in inglese, rispettivamente alle 5:00, alle 18:00 e alle 21:00; un incontro da un cliente alle 10:30, in cui in teoria dovrei essere sufficientemente sveglio da parlare di soldi; una serie di incombenze pratiche da smazzare; una lista di favori chiesti da una lista di persone; e una pila di codice da scrivere per concludere il mio unico lavoro pagato. Considerato che da domenica prossima al 15 maggio sarò a Torino per cinque giorni su diciassette, comincio ad essere un po’ angosciato.

Per quanto riguarda in particolare i favori, esistono una serie di conclusioni a cui sono giunto:

  • Esiste una intera categoria di persone per cui il miglior modo di fare il proprio lavoro è cercare velocemente qualcuno a cui scaricarlo;
  • In questo caso, il motivo per cui lo devi fare tu e non loro è “perchè è urgente” (non c’è consecutio, ma è così);
  • Meno la persona ha diritto di chiederti un favore, e più lo chiede con arroganza;
  • Alcune delle persone più arroganti utilizzano la tecnica avanzata di cercare di colpevolizzarti per non aver pensato da solo che loro potessero aver bisogno di quel favore, e anzi, non aver già provveduto a farlo senza che te lo dovessero chiedere;
  • Le stesse persone utilizzano la tecnica avanzata per cui, se gli fai il favore in fretta per toglierteli di torno, te ne chiedono subito un altro;
  • Se il favore occupa una significativa quantità di tempo ed è in realtà parte della tua normale attività professionale, guai anche solo ad accennare en passant al fatto che, di solito, in questa cosa ci sarebbe di mezzo una compensazione in denaro; passerai per venale, scortese e maleducato, nonchè irrispettoso del prestigio del tuo corrispondente.

Ah, dimenticavo: non si capisce bene perchè debbano esistere in Italia decine e decine di università ognuna con un tesista, dottorando o ricercatore affascinato dalla tua materia, e che ha assolutamente bisogno di chiederti di rispondere ad alcune brevi domande; domande che, nei casi peggiori, iniziano con “Come si può definire Internet?”. Ma non potremmo avere una sola università con un solo tesista?

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martedì 24 Aprile 2007, 01:04

Flux

Già sapevo mentre ci offrivano la cena, che sarebbe finita così; eravamo in un locale fighettissimo della parte più altolocata di Dublino, l’infilata di case vittoriane prospiciente St. Stephen’s Green, dove una cameriera francese anoressica dal peso massimo di venticinque chili ci serviva dinieghi a strati di sdegno successivo; e non solo non si può avere un calice di champagne sfuso, ma se ti chiedo la bistecca senza sauce Béarnaise e tu mi dici di sì e poi me la porti grondante albume imburrato, ecco, allora sei proprio conica come sembri; perchè, come disse il grande filosofo Jean-Paul Sartre, “Tu es encore plus con que tu n’en as l’air” – Sartre, La Mort dans l’âme, 1949, p. 170, per quanto nel caso si dovrebbe usare il femminile conne*.

Ciò detto, la fighettaggine del locale imponeva che non appena il tuo bicchiere di vino da trenta euro a bottiglia scendesse sotto la vaga metà, esso venisse riempito fino all’orlo; e ciò spiega il mio desiderio di compiere – in una piena, fresca notte – una mezz’oretta di passeggiata di ritorno, invece che prendere un taxi con tutti gli altri; gli altri essendo un simpatico indiano di Chennai, un simpatico cinese di Hong Kong, e un gruppo di simpatici americani di mezz’età, compreso un consigliere d’amministrazione di Afilias – che, in una vita precedente, ha fatto l’accordatore di racchette di Jimmy Connors e Pete Sampras – e un Vice President di GoDaddy.

E così, non volendo spaventare gli altri prendendo dritti per il lato remoto di St. Stephens Green – che poi magari si preoccupano che tu non sappia dove stai andando – ci si ritrova giù per Dawson Street e poi per Nassau, gridando tra sè e sé “I am FAIIRRRRRLLLY drunk”, pur non essendolo, visto che il resto della via è popolato di villici in giacca e cravatta più formali della tua, e alticci altrettanto o probabilmente di più.

E’ solo che dopo un po’ di passeggiata ci si ritrova davanti all’angolo d’un altro giardino e ci si dice, “Ma questa non sarà mica Merrion Square, che ho camminato dieci minuti e sono ancora qui?”, e in effetti lo era, e non finisce qui: per fortuna che pur in mezzo all’allegria dopo dieci metri mi son chiesto se non fosse già quello l’angolo giusto, e son tornato indietro, visto che effettivamente, nascosto dietro una casa assassina, c’era l’imbocco dell’unico passaggio verso Pearse Street e la relativa stazione della DART (che sarebbe il Dublin Area Rapid Transit ovvero la ferrovia suburbana; gli irrici, che hanno il senso della misura, l’hanno ufficialmente chiamata “freccetta” in onore dei suoi picchi di velocità attorno ai trentacinque orari). Se no, mi ripescavate domani a Dun Laoghaire.

Quindi, prendo giù per East Lombard, attraversando un quartiere di case popolarissime con tarri alle finestre, punteggiato da pub piantonati all’esterno da culi improponibili di bellezze locali rese lievissimamente sovrappeso da qualche ettolitro di Guinness per day. Alla fine, si sbuca sul fiume proprio di fronte all’ultimo ponte, quello pedonale, su cui improvvise, marcando la fine della terra di nessuno, si protrudono coppiette a ripetizione. Di lì, cinque minuti a fianco di una strana coda di auto sul lungofiume, e poi si arriva all’albergo giusto in tempo per incrociare nella hall un pullman targato GinoBramieri, con le relative bruttezze moleste ambosessi, ubriache nell’ascensore.

Certo che, a veder le inglesi, s’ipervaluta l’Irlanda.

* Nel caso proprio non aveste capito e voleste tutta l’etimologia spiattellata, il termine deriva dal latino cunnus, che nel lessico internazionale moderno è rimasto in uso al genitivo nell’ambito di una locuzione prevalentemente utilizzata per – ok, vado a dormire.

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lunedì 23 Aprile 2007, 15:51

Brevi dall’Irlanda

Oggi a Dublino è una giornata grigia, e piove. Sono in una palazzina sulla riva della Liffa, al settimo piano: si vede da una parte il porto, e dall’altra tutta la città. C’è talmente tanto vento che un quarto d’ora fa una delle pesanti sedie di alluminio che stanno sul balcone è stata spostata di mezzo metro: per fortuna che c’era la ringhiera…

Ieri, in compenso, è stata una bellissima giornata, con un sole che quasi non ci si credeva; mi hanno riportato a Powerscourt, dove il giardino non è niente di clamoroso ma è comunque piacevole. Ma il vero piacere è stata la passeggiata di Howth Summit (fatta per la quarta volta, ma per la prima volta ho preso il sentiero basso sulla scogliera); ho tirato su un 170 foto con cui mi piacerebbe fare una guida del turista. Ma, visto l’affollarsi di impegni, forse sarà in un’altra vita…

P.S. Perché, affinché, acciocché, imperciocché (questo è un riferimento per iniziati).

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sabato 21 Aprile 2007, 14:14

Business class

Ecco, dovevo tirarmela perchè finalmente, a forza di girare, mi hanno dato la carta argento Frequent Traveller della Lufthansa, che – oltre a una serie di vantaggi piccoli ma comunque comodi, come poter portare 40 kg di bagagli invece che 20, o poter usare i check-in della business class anche viaggiando in economy – dà l’accesso alle business lounge.

Per chi non è pratico di aeroporti, le business lounge sono quei saloni imbucati con giannizzeri all’ingresso, dentro i quali i clienti selezionati sorseggiano birre o caffè offerti dalla compagnia aerea, mangiando biscottini seduti su una comoda poltrona, e guardando la TV o utilizzando Internet per attendere piacevolmente il prossimo volo.

Peccato che questa sia la teoria; Lufthansa – a giudicare anche dallo sguardo di totale disprezzo con cui i giannizzeri hanno guardato me quando mi ci sono presentato – deve aver allargato un po’ troppo i criteri di selezione, perchè a Francoforte c’era gente in piedi per mezza sala, con un continuo assalto alle poltrone; e se bevande, biscottini e giornali erano effettivamente ottimi e abbondanti, la connessione a Internet costava otto euro l’ora! E in più, mi sono anche beccato il codone di venti minuti al controllo di sicurezza…

In compenso, qui a Dublino (ah, non vi avevo detto che sono a Dublino?) ci hanno prenotato un albergo un po’ fuori dal centro, anche se sul fiume, ma bello e soprattutto dotato di Internet gratis in camera: una cosa mai vista. Per fortuna che avevo dietro il cavo Ethernet retraibile.

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venerdì 20 Aprile 2007, 14:49

Giornata frizzante

La notizia vera e propria è rimandata al prossimo post; questo è il preludio legato all’ennesima bella giornata di sole. Sembra di stare al mare, oggi, a Torino; uscendo in bici e con le maniche corte, si fende il vento mentre le persone si allargano e cercano l’ombra, in un’aria che sa d’estate e di tranquilla pigrizia.

Proprio la bici è una causa di tutto; ieri pomeriggio, dopo solo un mese, mi sono deciso finalmente a portarla dal ciclista nuovo. Già, perchè il problema, come vi dissi, è che il ciclista sotto casa mia ha chiuso senza lasciare traccia; e così, dopo il viaggio a Lisbona, ho dovuto passo passo risolvere il problema. Prima ho impiegato giorni per trovare la giusta chiave di ricerca sulle Pagine Gialle, per trovare altri indirizzi di negozi atti allo scopo; poi ho individuato il più vicino a me, sito in via Villa Giusti, a un quarto d’ora abbondante a piedi; poi ho speso inutilmente venti minuti per provare a far entrare la bici nella 147 (eppure nella Punto entrava); poi ho cercato inutilmente il manuale della bici per capire come smontare la sola ruota; poi mi sono rassegnato e ieri, presa in mano la situazione, mi son deciso ad accompagnare la bicicletta a mano fin là.

Ebbene, non solo il negozio c’era, era aperto e riparava anche le bici, ma il vecchio signore che c’era dentro me l’ha fatta lì sul momento, e già che c’era mi ha anche dato due martellate alla carena dove non stava dritta, e mi ha persino riavvitato la luce posteriore (voglio dire: ho una luce posteriore, mica un catarifrangente, e non me n’ero mai accorto). Il tutto per sette euro in un quarto d’ora.

E così, felice per aver risolto da solo la situazione, stamattina ho imbracciato la bici per il giro per appuntamenti, e poi mi sono concesso, vista la giornata, anche il pranzo in centro. Ed era decisamente una giornata fortunata, perchè, andando dove normalmente non passo, ho scoperto che da oggi a domenica ai Giardini Reali si tiene una cosa denominata Mercato Europeo.

In pratica, i giardini sono pieni di decine e decine di bancarelle da tutte le parti d’Italia e d’Europa; non solo salumerie e formaggerie umbro-toscane (porchetta in primis), pecorini sardi uno più invitante dell’altro – da quelli che richiedono la sega elettrica per il taglio a quelli abitati da un team di vermi, che se vedono che sei interessato si attivano e ti inseguono col pecorino in spalla per la via – e olive e pasticceria siciliana, ma veri e propri stand tedeschi, austriaci, olandesi, francesi, persino uno spagnolo con la paella; popolati veramente da tedeschi, austriaci, olandesi, francesi e spagnoli, che si fanno capire a gesti. C’è persino uno stand di maialerie e porcaggini sponsorizzato dalla leggendaria birra Köstritzer, con tanto di cartelli “Qui spezialità di nostro titolare di ditta” a provarne l’autenticità!

Dunque, io ho deciso di evitare il bratwurst, i maialini e pure i wafer bavaresi con lo spumone dentro – pur concedendomi un’ottima birra artigianale di vicino Norimberga – e di puntare su focaccia umbra con un prosciutto crudo di Norcia che sembrava ancora sanguinare; ma sono fortemente tornato di tornare stasera con la sporta a fare razzia di tutte le specialità indimenticabili della gastronomia tedesca (ma anche di quelle dimenticabili, tipo i cetrioli con spezie in acido).

Nel frattempo, ho ripreso la bici per il ritorno, con l’allegria norimberghese nelle vene, e mi sono divertito a percorrere via Garibaldi affollata di gente un po’ come in un Carmageddon, pardon, Bikemageddon animato. Per aumentare il livello di difficoltà, mi sono persino messo contemporaneamente a cantare sottovoce una traduzione simultanea in francese di Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli (“j’ai vu la difference entre lui et toi, et j’ai choisi toi”). Ho provato anche con quella in piemontese, ma non rende, visto che la stessa frase diventa “mi i-j’hai dilo che col lì a l’era un disgrassià, ch’a l’era ‘n ciola, nen bon a gavese la nata da sol, ma sta fieula a capìa pì nen, a l’era pròpi bin ciapà”; e nel ritmo della musica non ci entra.

E con questo vi lascio, e vado a lavorare.

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