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venerdì 26 Ottobre 2007, 08:40

Torino violenta

Metti che una sera di un novembre piovoso ci si ritrovi a cena in una doppia dozzina, in una pizzeria tutta colorata di granata, a festeggiare il ritorno senza danni dall’avventurosa trasferta di Bergamo, e a discutere della prossima pila di vecchie guide telefoniche da coriandolare, e in generale a mangiare e bere alla facciazza di chi del calcio ha una visione triste e presbite, e più lo guarda e meno ci capisce.

E poi metti che d’improvviso alle tue spalle spunti per completo e totale caso un signore alto e brianzolo; è Claudio Sala, il poeta del gol, che si ferma a chiacchierare per un quarto d’ora con i più canuti del gruppo. Loro baciano l’aria che lui respira, ma lui è uno di quei campioni di una volta, di quelli che andavano in giro non con la Ferrari o la BMW ma col centoventisette verde pisello, di quelli che hanno chiamato i figli con un nome come quello di qualsiasi comune mortale, e non con un nome da profumo o da cane. Alla fine ci saluta, ci fa tutti gli autografi che vogliamo, ci lancia il coro e poi va a finirsi la pizza pure lui.

Intanto, mentre gli ultras friulani sono venuti fin sul nostro forum ad invitarci lo stesso a Udine, ché il rischio quattro sarà soltanto quello di mescolare troppo il Barbera col Tocai, l’osservatorio dei pizzettari, capitanato dal rappresentante della società Autogrill (non scherzo, ce n’è veramente uno: l’Italia è l’unico paese al mondo dove un venditore di pizzette può limitare la libertà di movimento dei cittadini), ha attribuito al derby di Roma il rischio tre. Non c’è alcun problema: neutralizzato il rischio terroristico degli ultras del Torino, Roma-Lazio si può giocare di notte e in diretta Sky, senza alcuna limitazione sulla vendita dei biglietti.

In fondo, uno degli ultimi derby notturni di Roma è solo stato sospeso a metà per una falsa notizia diffusa ad arte, con tanto di invasione di campo e due ore di scontri, con metà del Foro Italico dato alle fiamme. Ma che vuoi che sia, so’ de Roma, so’ ragazzi, e poi al Viminale semo tutti daa Maggica: vuoi mica rompere li cojoni aa Maggica e aa Lazzie per quelle du’ coltellate che scappano quasi ad ogni derby? Quei 66 tifosi daa Lazzzzie arrestati un mese fa con abbastanza coltelli da attrezzare la fabbrica della Simmenthal, mica saranno un precedente? E quello che l’hanno aspettato sotto casa e gli hanno sparato in una gamba? E quei due interisti accoltellati dai romanisti un mese fa in mezzo ai lucchetti del Ponte Milvio?

Ma, in fondo, chi se ne frega. Il calcio di oggi è marcio dalla testa, la violenza c’è ma interessa solo come scusa, perché il flusso di denaro verso una manciata di soliti noti non possa interrompersi. Finché però ci si potrà arrangiare attorno alle italiche follie, e continuare a gioire o incavolarsi per un millimetro di qua o di là della riga, e poi trovarsi a cena tutti insieme attorno a una pizza, noi torinesi violenti continueremo ad esserci.

[tags]ultras, torino, violenza, stadi, osservatorio del viminale, roma, lazio[/tags]

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giovedì 25 Ottobre 2007, 14:27

Bonus

Mi scrive LiberoWindInfostrada:

Vuoi navigare in Internet quanto vuoi e senza pensieri? Attiva la fantastica offerta Mega 15000 e con soli 30 euro mensili potrai avere un bonus di ben 15.000 euro al mese per navigare su Internet, con il tuo telefonino o con la tua data card, in modalità HSDPA/UMTS/GPRS!
Inoltre, la promozione che ti permette di navigare gratis su Internet la notte continua fino al 3 febbraio 2008, se hai una ricaricabile con la Mega 15000, le tue connessioni notturne, effettuate dalle 24 alle 8 del mattino, non verranno scalate dal tuo bonus di 15000 euro!

Molto interessante… grazie per l’offerta, ma i 15000 euro li preferirei in contanti: ecco qui i miei trenta. O ho capito male?

In effetti, mi attendo una analoga offerta da Lidl: con soli 30 euro, puoi avere 15000 euro di bonus* in bottiglie di Freeway Cola!

* Nota: solo per gli aderenti all’offerta, ogni bottiglia di Freeway Cola, che a noi costa dieci centesimi, sarà disponibile al vantaggiosissimo prezzo di 5000 euro. Tasse e costi di gestione non inclusi. Contratto di durata minima 24 mesi, che per legge puoi rescindere anticipatamente pagandoci solo il costo tecnico dell’operazione, da noi valutato in 14000 euro.

Se quelli di Lidl facessero una offerta così, prima gli rideremmo dietro e poi andremmo a denunciarli per truffa. Invece, nelle telecomunicazioni tutto è lecito.

Almeno, se l’andazzo è questo, potremmo risparmiarci gli stipendi delle centinaia di dirigenti, dipendenti e consulenti delle varie Autorità Garanti, prima tra tutte l’AGCOM. Tanto nessuno si metterà mai a disturbare l’industria che, con il proprio budget pubblicitario, mantiene l’80% delle tette & culi & propaganda della televisione italiana.

[tags]wind, libero, infostrada, lidl, agcom, tv, pubblicità ingannevole, gratis a soli 30 euro al mese[/tags]

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giovedì 25 Ottobre 2007, 11:32

Il ritorno dei nonni viventi

Se pensate che tutti i pipponi sulla vecchiaia della nostra classe dirigente siano eccessivi, questo è ciò che ne pensa il Times, istigato dalla “internet tax” (questo invece è BoingBoing, il blog più seguito al mondo).

[tags]internet tax, roc, levi-prodi, a settant’anni si dovrebbe andare ai giardinetti[/tags]

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mercoledì 24 Ottobre 2007, 16:15

Pirati? Volevamo dire, contraffattori!

Della diatriba internazionale sul diritto d’autore si parla spesso e in abbondanza; la lotta per favorire formati e programmi aperti su quelli proprietari e per evitare che i produttori di contenuti utilizzino strumenti tecnologici come il DRM per negare ai consumatori i propri diritti è faccenda di massa da una decina d’anni.

Per tutto questo tempo ci siamo dovuti sorbire gli spot di Faletti e le immagini sui DVD (non saltabili) di terribili pirati àcher che con la benda sull’occhio e la mano sul mouse finanziavano la mafia e il terrorismo grazie alla TUA complicità, si proprio tu che dopo aver pagato venti euro la compilation del meglio di Nino d’Angelo mo’ te la vorresti pure sentire sul lettore MP3 senza doverla ricomprare, ladro!

Forse non tutti sanno che, tuttavia, le cose non sono rimaste ferme. Dieci anni fa il “nemico” era WIPO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di proprietà intellettuale, che era dominata dagli interessi dei paesi industrializzati e che sosteneva il sistema internazionale del copyright infinito.

In questi anni, però, lo scenario ha cominciato a cambiare, principalmente perché i paesi in via di sviluppo hanno mangiato la foglia, e hanno capito che il sistema della proprietà intellettuale così come sviluppato negli ultimi quarant’anni è una forma di colonialismo che crea dipendenza, non più in termini di industrie di manifattura e trasformazione fisica dei prodotti ma in termini, ben più pericolosi, di conoscenza e di infrastruttura dell’informazione e della comunicazione.

E così, la favola del pirata cattivo non se la beve più nessuno; e così, paesi come il Brasile e il Sudafrica sono molto più avanti di noi nell’adozione sia pubblica che privata dei modelli di distribuzione libera; l’Italia è in effetti uno dei paesi più arretrati al mondo, non solo per il proprio cronico ritardo culturale ma per la presunzione facilona – molto “all’italiana” – di stare in questo scontro dal lato di chi produce tecnologia avanzata, mentre invece da almeno trent’anni ne siamo passivissimi utenti.

Comunque, mangiata la foglia, il Brasile ed altre nazioni hanno portato avanti negli ultimi anni la cosiddetta Agenda per lo Sviluppo: un piano di lavoro che si propone di rivoltare WIPO come un calzino, trasformandola da una organizzazione per la difesa delle grandi corporation americane a una che ha come obiettivo la diffusione della conoscenza. La battaglia è durissima, ma promette bene, per un solo chiaro motivo: che nel sistema delle Nazioni Unite, nonostante le lobby e le pressioni, ogni nazione vale allo stesso modo, e i paesi in via di sviluppo sono molti di più di quelli sviluppati.

E’ per questo che non è una sorpresa l’annuncio di ieri del governo americano, secondo cui gli Stati Uniti si sono accordati con i fidi (nel senso di “obbedienti come cagnolini”) europei, canadesi, australiani, giapponesi e così via, per dare il via alla negoziazione di un nuovo accordo internazionale, al di fuori di WIPO e delle Nazioni Unite, denominato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA).

Naturalmente, lo scopo di questo nuovo trattato sulla proprietà intellettuale sarà quello di difendere i poveri cittadini delle nostre società dai cattivissimi contraffattori cinesi, quelli che fanno le Barbie al piombo e i dentifrici batterici (il fatto che li facciano su ordinazione di aziende occidentali, che li pagano uno e li vendono a cento, è trascurabile). Se poi nel mezzo del trattato ci capiterà qualche regoletta sull’estensione del copyright o sull’adozione dei DRM, beh, è solo per combattere meglio i malefici contraffattori!

Già, perché non penserete mica che il fatto che da alcuni mesi giornali e telegiornali abbiano quasi smesso di ammannirci le immagini dei pirati con la benda sull’occhio e la mano sul mouse, e abbiano cominciato a terrorizzarci un giorno sì e l’altro pure con il finto parmigiano o con un giocattolo esplosivo dietro l’altro (naturalmente contraffatto), sia casuale?

[tags]copyright, pirateria, contraffazione, acta, wipo, nazioni unite, faletti peccato che il cd non t’abbia preso in fronte[/tags]

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mercoledì 24 Ottobre 2007, 08:33

Blogstar

Ma secondo voi Mantellini s’offende se – dopo che lui ha dichiarato di aver scritto questo post sul famoso ROC, il registro dei blog proposto dal governo, solo per poterlo intitolare “ROC IN THE CASBAH” – io gli faccio notare che la famosissima canzone dei Clash si chiama in realtà Rock The Casbah, visto che in inglese to rock, quando ha significato di scuotere, è un verbo transitivo?

[tags]mantellini, blogstar, clash, internet tax[/tags]

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martedì 23 Ottobre 2007, 14:43

Lettera aperta sulla violenza negli stadi

Al Presidente dell’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive del Ministero dell’Interno
Al Giudice Sportivo della Lega Nazionale Professionisti di calcio
Al Prefetto di Torino

Egr. dottor Ferlizzi,
egr. giudice Tosel,
egr. dottor Sottile,

mi scuso per dover richiedere la Vostra attenzione per una lunga lettera, ma sento la necessità di commentare le azioni che i Vostri organismi stanno compiendo nei confronti della violenza negli stadi, cercando di contribuire in modo costruttivo e supportato da fatti.

Sono tifoso del Torino da quando sono nato; non sono mai stato un ultrà, e sono attualmente abbonato in curva Primavera (quella dei pensionati). Una o due volte l’anno, quando il Torino non gioca troppo lontano da casa e non ho altri impegni per la domenica, vado anche in trasferta. Quest’anno, per puro caso, ciò è capitato domenica scorsa, e sono quindi stato testimone oculare di ciò che è successo a Bergamo in occasione della partita Atalanta-Torino, e che ha portato l’Osservatorio ad assumere con procedura straordinaria la determinazione numero 46, in cui si vieta ai tifosi del Torino la prossima trasferta ad Udine.

Ero perfettamente cosciente dell’inimicizia storica che regna da trent’anni tra gli ultras di Torino e Atalanta; chiunque bazzichi il calcio italiano la conosce. Per i locali, mancando dalla serie A il Brescia, Atalanta-Torino diventa un vero derby. Eppure già domenica, mentre sul pullman dei tifosi venivamo scortati verso lo stadio, sono rimasto allibito nell’osservare una città militarizzata. Non ha alcun senso che, per permettere a me e ad altre trecento persone di assistere a una partita di calcio senza venire linciati dal pubblico locale, si debbano impiegare un migliaio di poliziotti e bloccare la città per mezza giornata. A malincuore, io e il mio vicino abbiamo concluso che, in quelle condizioni, sarebbe stato opportuno vietare la trasferta e basta.

E’ proprio per questo che, invece, non capisco il senso del provvedimento che avete appena emesso. Non c’è la minima inimicizia tra Torino e Udinese; l’anno scorso, i nostri tifosi hanno addirittura esposto uno striscione per ricordare un tifoso locale. Sarebbe stata una bella festa di calcio, una gita fuori porta; proprio quello che, a parole, vorreste incoraggiare. Per i tifosi granata del Nord-Est, sarebbe stata l’unica occasione dell’anno per vedere dal vivo la propria squadra. Classificare questa sfida a rischio 4 e vietare la trasferta può significare solo due cose: o non conoscete le dinamiche del calcio italiano, o volete impartire una punizione esemplare.

Eppure, punizione per cosa, e a chi? A me hanno insegnato che tra i capisaldi dello stato di diritto ce ne sono alcuni che dicono che la responsabilità è personale, che la pena è proporzionata al reato, e che nessuno sarà punito per le azioni di altri.

La vostra decisione si richiama innanzi tutto ai fatti del derby del 30 settembre; partita classificata a rischio 2 (solo?), giocata in notturna, che si chiude con 30 arresti: 29 tifosi della Juventus e 1 (uno) del Torino. Parrebbe chiaro che se una squadra deve essere punita è quella bianconera, ma supponiamo pure che i numeri non contino e che si attribuiscano uguali responsabilità alle due squadre. Quali sono i provvedimenti?

Per Torino-Sampdoria: rischio 4 (più che giusto), orario al pomeriggio, settore ospiti chiuso, divieto di ingresso persino ai tifosi granata non abbonati; danno economico consistente, tifosi delusi, spettacolo monco.

Per Juventus-Genoa: rischio 4 (lo stesso preciso identico), posticipo in notturna per non disturbare Sky, settore ospiti aperto, biglietti in vendita su tutto il territorio nazionale; stadio esaurito.

Perché? Mi potreste gentilmente spiegare il perché di una disparità di trattamento così evidente?

Si arriva così, già con l’amaro in bocca, a Bergamo. La partita è stata bellissima, una di quelle che ti fanno innamorare del calcio e del Toro. Io ho cantato per tutto il tempo, ad eccezione dei cori contro i carabinieri e sullo stadio Heysel, che trovo vergognosi. Ho indirizzato svariati insulti agli avversari, e al gol del pareggio sono corso a sfogarmi contro il divisorio, perché sono convinto che il bello del calcio italico stia anche nello striscione sarcastico o polemico e nel gesto di scherno, purché si tenga sempre presente che è un gioco e che al fischio finale si è amici come prima. Nell’intervallo, ci siamo persino divertiti, amaramente, a constatare come i bergamaschi usino il termine “terrone” quando vogliono offendere qualcuno. L’arbitro ha contribuito a scaldare gli animi, sbagliando molto a sfavore del Torino – e questo non lo dico io, lo dicono i commenti dei giornali, che hanno chiosato la sua prestazione con questi voti: La Stampa 5, Tuttosport 4,5, Gazzetta dello Sport 4,5, Corriere dello Sport 5. Nonostante tutto, la situazione a fine partita era tranquilla.

E poi? Il comunicato dell’Osservatorio, a giustificazione del provvedimento di cui all’inizio, racconta i capi d’accusa:

“- nella fase di deflusso, un gruppo di tifosi granata… ha sfondato un cancello dell’area di massima sicurezza”;

“alla stazione ferroviaria… un gruppo di circa 150 tifosi torinisti ha provocato l’intervento delle Forze dell’Ordine”;

Della stazione non posso parlare, visto che non c’ero, ma del deflusso sì: oltre un’ora dopo la fine dell’incontro, noi eravamo ancora chiusi dentro lo stadio, perché fuori, attorno allo stadio, centinaia di ultras locali erano fermi davanti alle uscite in attesa di “festeggiarci” – e Vi assicuro che non è una bella sensazione.

Poi è stato aperto il passaggio dal settore ospiti al recinto del parcheggio dove erano ospitati i nostri pullman, e a quel punto un (1) demente si è staccato dal gruppo granata, è corso verso il cancello che separava il luogo dal resto del parcheggio, e lo ha “sfondato” – con le virgolette, perché era aperto. Sono allora accorsi una dozzina di tutori dell’ordine in assetto antisommossa, che in tre secondi lo hanno rispedito indietro, sparando un (1) lacrimogeno. A quel punto un centinaio di tifosi atalantini ha “sfondato” – ho capito che questo è il termine tecnico per chi passa attraverso porte aperte – le barriere di prefiltraggio, cercando di raggiungerci; sono stati prontamente caricati dalla Polizia e sono scappati a gambe levate.

Fine degli scontri; e visto che il comunicato parla di 16 lacrimogeni sparati, Vi consiglio di indagare su dove siano finiti gli altri 15, con la penuria di risorse che affligge le forze dell’ordine…

Ora io ho una domanda: dato che c’erano decine di telecamere e quattro poliziotti per ogni tifoso granata, e che peraltro la maggior parte di noi mai si sarebbe messa a picchiarsi per una partita di calcio, era così difficile identificare l’unico facinoroso e far sì che egli rispondesse delle proprie azioni?

Che senso ha che Voi rilasciate interviste in cui chiedete al pubblico di “isolare i violenti”, e poi quando c’è un violento isolato prima lo lasciate andare, e poi punite la società e le centinaia di migliaia di cittadini normalissimi che tifano per il Torino?

Io non ho mai alzato le mani in vita mia, non sono un criminale, e come me la quasi totalità dei tifosi del Torino: chi Vi dà il diritto di trattarci e di additarci come tali, anche di fronte all’opinione pubblica e alla stampa?

E già che ci siamo, per equità, quali provvedimenti intendete prendere contro gli ultras dell’Atalanta?

La tifoseria del Torino è da sempre calda, in parte anche violenta, ma mai criminale. Non esiste nella storia del calcio italiano una persona, tifoso o poliziotto, che sia stata uccisa o gravemente ferita in uno scontro tra o con tifosi del Torino. Nessun tifoso del Torino è mai stato coinvolto in una faida per il controllo affaristico della curva. Ci sono tifoserie (Roma, Lazio, Napoli, la stessa Juventus) imbottite di pluripregiudicati per reati penali, dove gli arresti e i coltelli sono all’ordine del giorno. Eppure, ora sembra che il problema del calcio italiano sia la tifoseria del Torino, me compreso.

A Torino ormai vige uno stato di punizione permanente contro una squadra sola. In tutti gli stadi d’Italia – compreso l’Olimpico quando gioca la Juventus – entrano tranquillamente bandiere, striscioni, petardi. In Juventus-Udinese un tifoso juventino ha tirato un petardo in campo (rinfrescatemi la memoria, qual è stato il Vostro provvedimento?). Ma, se gioca il Torino, si vedono i carabinieri all’ingresso portar via una bandiera granata a bimbi di sei anni in lacrime. E poi ciò viene giustificato come un atto per far tornare allo stadio le famiglie.

Il problema non sono dunque le punizioni o la repressione della violenza, che è sacrosanta. Il problema sono la discrezionalità e la disparità dei provvedimenti, che creano sensi di ingiustizia, ulteriore rabbia, ulteriore violenza. Forse non ve ne rendete conto, ma l’accanimento che state dimostrando, lungi dal placare gli animi, rischia di alimentare la rabbia e il vittimismo delle parti peggiori della nostra tifoseria. Crea solidarietà con i violenti, invece che con le forze dell’ordine. State soffiando sul fuoco: perché?

E’ così difficile attribuire i gradi di rischio in base a precedenti oggettivi anziché a volontà persecutorie verso singole tifoserie, e fare in modo che a grado uguale corrispondano misure uguali per tutti, anziché lo stadio chiuso per le piccole squadre e la diretta notturna per le grandi?

Oppure, vietiamo del tutto le trasferte a tutti. Credo che non funzionerebbe, che l’afflusso di “cani sciolti” sarebbe ancora più pericoloso (com’è che in Roma-Napoli, gara riservata agli abbonati giallorossi, al gol del Napoli ha esultato mezza curva?). Ma almeno sarebbe una misura uguale per tutti.

Spero che questa riflessione Vi sia utile; attendo con fiducia una Vostra risposta, e nel frattempo Vi ringrazio, di cuore, per ciò che fate per riportare un po’ di serenità e di credibilità nel calcio italiano, auspicando che, con la collaborazione di tutti noi, lo sforzo possa avere successo; e che la giustizia italiana possa presto occuparsi di problemi un po’ più importanti.

Cordiali saluti,

[tags]ultras, violenza, stadi, toro, atalanta, osservatorio del viminale[/tags]

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lunedì 22 Ottobre 2007, 10:00

Ho scritto al ministro

Parliamo sempre della cosiddetta “internet tax” – anche se il termine non mi piace, perché il problema non è tanto quello economico, quanto quello delle barriere all’ingresso per chi vuole esprimere in rete le proprie opinioni, insomma della possibile restrizione e controllo dell’espressione online.

Stamattina ho letto il post al riguardo del ministro Gentiloni – persona con cui ho anche avuto modo di chiacchierare cinque minuti, al WSIS di Tunisi, e mi aveva anche fatto una buona impressione – in cui si scusa e dice che lui non aveva letto la legge prima di approvarla, il che conferma la mia interpretazione di venerdì. Anche io ho pensato che non si può approvare una legge di riforma dell’editoria (mica un decreto sul diametro delle banane) senza leggerla in dettaglio, ma sorvoliamo.

Però, ho notato che il ministro ha sul suo blog una form per scrivergli. E così, ho pensato di vedere se è solo per bellezza; e gli ho lasciato un gentile messaggio, suggerendo che forse è il caso che prima di legiferare sulla rete ne parlino con qualcuno che ne capisce, partendo dagli esperti che hanno già in casa (e non intendo certo questi), e magari mettendo in piedi una bella consultazione aperta a tutti via Web.

Sarebbe bello se si scoprisse che il sito del ministro è come quello di tutti noi, cioè non soltanto una vetrina ma anche un modo per essere contattati. Comunque, scrivere gentilmente ai politici in questione mi sembra più produttivo che continuare a dirci tra noi quanto siamo incavolati, o riempire di insulti i commenti sui loro blog.
[tags]internet tax, gentiloni, riforma dell’editoria[/tags]

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lunedì 22 Ottobre 2007, 09:04

Trisfatta

Dev’essere duro essere inglesi stamattina.

Voglio dire: all’inizio della settimana siete dati per favoritissimi per qualificarvi per gli Europei di calcio, vincere il mondiale di rugby e pure quello di Formula 1.

Si comincia col calcio; mercoledì c’è Russia-Inghilterra: basta un pareggino contro una delle squadre russe più scarse degli ultimi cinquant’anni, e a un quarto d’ora dalla fine l’Inghilterra sta addirittura vincendo 1-0. Poi succede l’incredibile: l’arbitro si inventa un rigore per i russi, che pochi minuti dopo fanno anche il secondo gol. Inglesi sotto shock, russi in festa: gli basterà battere Israele e Andorra per andare agli Europei al posto dell’Inghilterra, che sarebbe eliminata per la prima volta in 24 anni. E i tifosi si prendono pure mazzate dai locali.

Disappointing, penserete voi, ma chi se ne frega del calcio: state per vincere il mondiale di rugby! E invece, arriva la gran serata e nuova delusione: la squadra va in bambola e, in una delle più brutte partite della storia del rugby, a festeggiare sono i sudafricani.

Bad luck! però adesso c’è almeno la consolazione del mondiale di Formula 1: quello non si può proprio perdere, è un tiro a porta vuota. Ci vogliono una invasione aliena o una rivoluzione bolivariana per far sì che Lewis Hamilton, con la squadra e la federazione internazionale impegnate a spingerlo da dietro, arrivi due posizioni dietro ad Alonso o cinque dietro a Ricchionen. Hamilton ci prova intensamente mettendo un paio di gomme vietato nelle prove, ma è talmente raccomandato che i commissari fanno finta di non vedere. Eppure, dopo una stagione perfetta, accade l’impensabile: Lewis si incarta alla prima curva, e poi dopo qualche giro gli si pianta la centralina, probabilmente impallata dal virus Tortellino, sviluppato appositamente per l’occasione in una non meglio precisata cittadina del sud Europa. Lo vedete piangere mentre, alla deriva a trenta all’ora per le curve del circuito di Interlagos, aspetta che Windows Vista finisca il reboot. Alla fine la federazione cerca ogni appiglio per squalificare qualcuno e fargli vincere il mondiale lo stesso, ma il circuito è presidiato dalle bande armate delle periferie di Sao Paulo, ingaggiate dalla Ferrari tramite Felipe Massa. E così, dopo russi e sudafricani, pure gli sconclusionati italiani vi possono fare il gesto dell’ombrello.

Dev’essere proprio dura essere inglesi stamattina. E’ per questo che sto perquisendo il mio cellulare, per inviare un apposito SMS a tutti i numeri che iniziano per +44!

[tags]inghilterra, rubgy, formula 1, hamilton, raikkonen, mondiale, sfigati, godo come un riccio[/tags]

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sabato 20 Ottobre 2007, 12:23

In piazza per il lavoro

Oggi pomeriggio, un numero variabile ma consistente di giovani e vecchi che si riconoscono nella sinistra estrema sarà in piazza a Roma, per chiedere pane e f..a per tutti: posti fissi, pensioni, persino un reddito di cittadinanza che, immagino, dovrebbe essere garantito assegnando a ciascuno la giusta quota dei soldi che crescono spontanei sugli alberi. Ne parla persino l’house organ del governo, naturalmente molto ma molto più in basso rispetto allo scoop su quanto sia bella la nuova sede del Partito Democratico.

Come sapete, non sono mai tenero con la sinistra tradizionale, quella che difende i posti di lavoro degli assenteisti e dei fancazzisti pubblici e parapubblici, quella che promuove il principio tutto italico secondo cui i cinquantenni di oggi possono andare in pensione dieci anni prima che nel resto dell’Europa e a carico dei loro figli precari, quella che dell’economia del ventunesimo secolo non ha capito nulla e ha quindi tante possibilità di gestire un Paese con successo quante ne ho io di battere il record mondiale dei cento metri. Personalmente, se capisco i vecchi che difendono con le unghie le proprie prerogative, credo che ai giovani che saranno in piazza oggi si possa dare il tafazzino d’oro.

Però, sarebbe ora di parlare anche dell’altro lato della questione: perché è vero che la flessibilità è un elemento imprescindibile della vita di oggi e sarà meglio farci l’abitudine, ma è altrettanto vero che la maggior parte delle aziende italiane la sfrutta ben oltre i limiti della decenza, lasciandone al lavoratore tutti gli svantaggi e nessuno dei vantaggi.

E’ vero che la richiesta di un posto a vita a prescindere dall’impegno è anacronistica e pure moralmente ingiustificabile, ma è vero che chi lavora nello stesso posto da un anno tutti i giorni come un dipendente ha tutto il diritto di pretendere delle garanzie come un preavviso e una compensazione per il licenziamento, anziché un contratto rinnovato di mese in mese quando va bene.

E’ vero che i giovani italiani sono in buona parte bamboccioni, cresciuti nella bambagia ed educati con l’obiettivo di farsi raccomandare più che di dimostrare il proprio valore e venirne ricompensati, ma è anche vero che come si fa a metter su famiglia o anche solo vivere da soli, con ottocento euro al mese?

Ciò che mi preoccupa è la contrapposizione crescente tra una classe dirigente focalizzata sul salvare se stessa, che agita l’economia di mercato come scusa per fregarsene del crescente impoverimento dei propri cittadini, e la convinzione strisciante nel popolo che il paese dei balocchi è lì a un passo, basta fare sufficiente casino in modo che lo decretino per legge… e quindi, via col casino.

La sola via d’uscita è quella difficile, che passa per il lavoro di tutti nessuno escluso, ma anche per il riconoscimento di tale lavoro in termini economici, e per un rinnovamento che metta a goderne chi lo merita e non chi ci si è aggrappato con le radici; e mandi a gestire ministeri e aziende chi lo vede come un servizio alla collettività e un mezzo di realizzazione personale e collettiva, e non come un puro modo per arricchirsi alla faccia degli altri.

Certamente questo significa anche cacciare i fancazzisti senza pietà; però bisogna cominciare a farlo non solo con l’impiegato cinquantenne delle Poste che scalda la sedia, ma anche e soprattutto con il dirigente suvvato da cinquemila euro al mese che blatera e lecca culi tutto il giorno. Del resto, come pensate che si sia salvata la Fiat? Nel periodo della svolta il numero dei dirigenti in certe aree è sceso di botto del 60%…

Possiamo dissentire su quali siano gli strumenti più efficaci per raggiungere l’obiettivo; ma non possiamo dissentire sul fatto che esso debba essere quello di ricompensare un normale lavoro con una vita dignitosa. Non lo si può garantire con la bacchetta magica, ma anche nelle condizioni attuali lo si può certamente fare molto più di quanto lo si faccia oggi. Chiederlo, anzi pretenderlo da chi ci dirige è doveroso.

[tags]20 ottobre, lavoro, precarietà, legge biagi[/tags]

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venerdì 19 Ottobre 2007, 22:27

Non avevano capito

Di quanto sia potenzialmente pericoloso e insensato il testo di legge del governo sulla riforma dell’editoria – che richiederebbe una registrazione e forse anche l’assunzione di un direttore responsabile col tesserino di giornalista a chiunque voglia aprire un sito Web – ha scritto l’intera blogosfera italiana. Sul blog di Grillo si sono accumulati quasi seimila commenti in una giornata; un numero mai visto persino per i post sul precariato e sul vaffanculo.

Io volevo soltanto aggiungere un particolare, legato alla mia esperienza di contatto diretto con le istituzioni: non è che la campanella non fosse stata suonata, anzi; è da sei, nove, forse dodici mesi che chiediamo di essere messi in contatto con il sottosegretario Levi e con chi si stava occupando di stendere questo testo. Ciò non è avvenuto, eppure non penso affatto che dietro ci siano una volontà politica o una scelta.

La mia sensazione – peraltro giustificata dalla generalizzata e frettolosa marcia indietro dell’intero governo, una volta scoppiato il caso – è che, semplicemente, non si rendessero conto di ciò che stavano scrivendo; che nessuno di quelli che ha lavorato a questo testo abbia bene idea di come funzionino i blog e i siti web, a parte i portaloni fallimentari da 45 milioni di euro. Soprattutto, che nessuno abbia capito che i paradigmi e gli scenari sono completamente diversi, e che non si tratta semplicemente di “aggiornare” una legge includendo le nuove tecnologie nei vecchi schemi; e che sarebbe almeno il caso di chiedere a qualcuno che ne capisca veramente.

Che poi, a ben vedere, è pure peggio.

[tags]riforma dell’editoria, blog, governo[/tags]

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