Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Ven 7 - 17:32
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione
lunedì 22 Ottobre 2007, 10:00

Ho scritto al ministro

Parliamo sempre della cosiddetta “internet tax” – anche se il termine non mi piace, perché il problema non è tanto quello economico, quanto quello delle barriere all’ingresso per chi vuole esprimere in rete le proprie opinioni, insomma della possibile restrizione e controllo dell’espressione online.

Stamattina ho letto il post al riguardo del ministro Gentiloni – persona con cui ho anche avuto modo di chiacchierare cinque minuti, al WSIS di Tunisi, e mi aveva anche fatto una buona impressione – in cui si scusa e dice che lui non aveva letto la legge prima di approvarla, il che conferma la mia interpretazione di venerdì. Anche io ho pensato che non si può approvare una legge di riforma dell’editoria (mica un decreto sul diametro delle banane) senza leggerla in dettaglio, ma sorvoliamo.

Però, ho notato che il ministro ha sul suo blog una form per scrivergli. E così, ho pensato di vedere se è solo per bellezza; e gli ho lasciato un gentile messaggio, suggerendo che forse è il caso che prima di legiferare sulla rete ne parlino con qualcuno che ne capisce, partendo dagli esperti che hanno già in casa (e non intendo certo questi), e magari mettendo in piedi una bella consultazione aperta a tutti via Web.

Sarebbe bello se si scoprisse che il sito del ministro è come quello di tutti noi, cioè non soltanto una vetrina ma anche un modo per essere contattati. Comunque, scrivere gentilmente ai politici in questione mi sembra più produttivo che continuare a dirci tra noi quanto siamo incavolati, o riempire di insulti i commenti sui loro blog.
[tags]internet tax, gentiloni, riforma dell’editoria[/tags]

divider
lunedì 22 Ottobre 2007, 09:04

Trisfatta

Dev’essere duro essere inglesi stamattina.

Voglio dire: all’inizio della settimana siete dati per favoritissimi per qualificarvi per gli Europei di calcio, vincere il mondiale di rugby e pure quello di Formula 1.

Si comincia col calcio; mercoledì c’è Russia-Inghilterra: basta un pareggino contro una delle squadre russe più scarse degli ultimi cinquant’anni, e a un quarto d’ora dalla fine l’Inghilterra sta addirittura vincendo 1-0. Poi succede l’incredibile: l’arbitro si inventa un rigore per i russi, che pochi minuti dopo fanno anche il secondo gol. Inglesi sotto shock, russi in festa: gli basterà battere Israele e Andorra per andare agli Europei al posto dell’Inghilterra, che sarebbe eliminata per la prima volta in 24 anni. E i tifosi si prendono pure mazzate dai locali.

Disappointing, penserete voi, ma chi se ne frega del calcio: state per vincere il mondiale di rugby! E invece, arriva la gran serata e nuova delusione: la squadra va in bambola e, in una delle più brutte partite della storia del rugby, a festeggiare sono i sudafricani.

Bad luck! però adesso c’è almeno la consolazione del mondiale di Formula 1: quello non si può proprio perdere, è un tiro a porta vuota. Ci vogliono una invasione aliena o una rivoluzione bolivariana per far sì che Lewis Hamilton, con la squadra e la federazione internazionale impegnate a spingerlo da dietro, arrivi due posizioni dietro ad Alonso o cinque dietro a Ricchionen. Hamilton ci prova intensamente mettendo un paio di gomme vietato nelle prove, ma è talmente raccomandato che i commissari fanno finta di non vedere. Eppure, dopo una stagione perfetta, accade l’impensabile: Lewis si incarta alla prima curva, e poi dopo qualche giro gli si pianta la centralina, probabilmente impallata dal virus Tortellino, sviluppato appositamente per l’occasione in una non meglio precisata cittadina del sud Europa. Lo vedete piangere mentre, alla deriva a trenta all’ora per le curve del circuito di Interlagos, aspetta che Windows Vista finisca il reboot. Alla fine la federazione cerca ogni appiglio per squalificare qualcuno e fargli vincere il mondiale lo stesso, ma il circuito è presidiato dalle bande armate delle periferie di Sao Paulo, ingaggiate dalla Ferrari tramite Felipe Massa. E così, dopo russi e sudafricani, pure gli sconclusionati italiani vi possono fare il gesto dell’ombrello.

Dev’essere proprio dura essere inglesi stamattina. E’ per questo che sto perquisendo il mio cellulare, per inviare un apposito SMS a tutti i numeri che iniziano per +44!

[tags]inghilterra, rubgy, formula 1, hamilton, raikkonen, mondiale, sfigati, godo come un riccio[/tags]

divider
sabato 20 Ottobre 2007, 12:23

In piazza per il lavoro

Oggi pomeriggio, un numero variabile ma consistente di giovani e vecchi che si riconoscono nella sinistra estrema sarà in piazza a Roma, per chiedere pane e f..a per tutti: posti fissi, pensioni, persino un reddito di cittadinanza che, immagino, dovrebbe essere garantito assegnando a ciascuno la giusta quota dei soldi che crescono spontanei sugli alberi. Ne parla persino l’house organ del governo, naturalmente molto ma molto più in basso rispetto allo scoop su quanto sia bella la nuova sede del Partito Democratico.

Come sapete, non sono mai tenero con la sinistra tradizionale, quella che difende i posti di lavoro degli assenteisti e dei fancazzisti pubblici e parapubblici, quella che promuove il principio tutto italico secondo cui i cinquantenni di oggi possono andare in pensione dieci anni prima che nel resto dell’Europa e a carico dei loro figli precari, quella che dell’economia del ventunesimo secolo non ha capito nulla e ha quindi tante possibilità di gestire un Paese con successo quante ne ho io di battere il record mondiale dei cento metri. Personalmente, se capisco i vecchi che difendono con le unghie le proprie prerogative, credo che ai giovani che saranno in piazza oggi si possa dare il tafazzino d’oro.

Però, sarebbe ora di parlare anche dell’altro lato della questione: perché è vero che la flessibilità è un elemento imprescindibile della vita di oggi e sarà meglio farci l’abitudine, ma è altrettanto vero che la maggior parte delle aziende italiane la sfrutta ben oltre i limiti della decenza, lasciandone al lavoratore tutti gli svantaggi e nessuno dei vantaggi.

E’ vero che la richiesta di un posto a vita a prescindere dall’impegno è anacronistica e pure moralmente ingiustificabile, ma è vero che chi lavora nello stesso posto da un anno tutti i giorni come un dipendente ha tutto il diritto di pretendere delle garanzie come un preavviso e una compensazione per il licenziamento, anziché un contratto rinnovato di mese in mese quando va bene.

E’ vero che i giovani italiani sono in buona parte bamboccioni, cresciuti nella bambagia ed educati con l’obiettivo di farsi raccomandare più che di dimostrare il proprio valore e venirne ricompensati, ma è anche vero che come si fa a metter su famiglia o anche solo vivere da soli, con ottocento euro al mese?

Ciò che mi preoccupa è la contrapposizione crescente tra una classe dirigente focalizzata sul salvare se stessa, che agita l’economia di mercato come scusa per fregarsene del crescente impoverimento dei propri cittadini, e la convinzione strisciante nel popolo che il paese dei balocchi è lì a un passo, basta fare sufficiente casino in modo che lo decretino per legge… e quindi, via col casino.

La sola via d’uscita è quella difficile, che passa per il lavoro di tutti nessuno escluso, ma anche per il riconoscimento di tale lavoro in termini economici, e per un rinnovamento che metta a goderne chi lo merita e non chi ci si è aggrappato con le radici; e mandi a gestire ministeri e aziende chi lo vede come un servizio alla collettività e un mezzo di realizzazione personale e collettiva, e non come un puro modo per arricchirsi alla faccia degli altri.

Certamente questo significa anche cacciare i fancazzisti senza pietà; però bisogna cominciare a farlo non solo con l’impiegato cinquantenne delle Poste che scalda la sedia, ma anche e soprattutto con il dirigente suvvato da cinquemila euro al mese che blatera e lecca culi tutto il giorno. Del resto, come pensate che si sia salvata la Fiat? Nel periodo della svolta il numero dei dirigenti in certe aree è sceso di botto del 60%…

Possiamo dissentire su quali siano gli strumenti più efficaci per raggiungere l’obiettivo; ma non possiamo dissentire sul fatto che esso debba essere quello di ricompensare un normale lavoro con una vita dignitosa. Non lo si può garantire con la bacchetta magica, ma anche nelle condizioni attuali lo si può certamente fare molto più di quanto lo si faccia oggi. Chiederlo, anzi pretenderlo da chi ci dirige è doveroso.

[tags]20 ottobre, lavoro, precarietà, legge biagi[/tags]

divider
venerdì 19 Ottobre 2007, 22:27

Non avevano capito

Di quanto sia potenzialmente pericoloso e insensato il testo di legge del governo sulla riforma dell’editoria – che richiederebbe una registrazione e forse anche l’assunzione di un direttore responsabile col tesserino di giornalista a chiunque voglia aprire un sito Web – ha scritto l’intera blogosfera italiana. Sul blog di Grillo si sono accumulati quasi seimila commenti in una giornata; un numero mai visto persino per i post sul precariato e sul vaffanculo.

Io volevo soltanto aggiungere un particolare, legato alla mia esperienza di contatto diretto con le istituzioni: non è che la campanella non fosse stata suonata, anzi; è da sei, nove, forse dodici mesi che chiediamo di essere messi in contatto con il sottosegretario Levi e con chi si stava occupando di stendere questo testo. Ciò non è avvenuto, eppure non penso affatto che dietro ci siano una volontà politica o una scelta.

La mia sensazione – peraltro giustificata dalla generalizzata e frettolosa marcia indietro dell’intero governo, una volta scoppiato il caso – è che, semplicemente, non si rendessero conto di ciò che stavano scrivendo; che nessuno di quelli che ha lavorato a questo testo abbia bene idea di come funzionino i blog e i siti web, a parte i portaloni fallimentari da 45 milioni di euro. Soprattutto, che nessuno abbia capito che i paradigmi e gli scenari sono completamente diversi, e che non si tratta semplicemente di “aggiornare” una legge includendo le nuove tecnologie nei vecchi schemi; e che sarebbe almeno il caso di chiedere a qualcuno che ne capisca veramente.

Che poi, a ben vedere, è pure peggio.

[tags]riforma dell’editoria, blog, governo[/tags]

divider
venerdì 19 Ottobre 2007, 19:13

Partito certo, democratico boh

Lo ammetto: alla luce della mia opinione sulle primarie del Partito Democratico, è senza alcuna sorpresa che ho letto oggi su La Stampa che la vicenda dell’elezione del nuovo segretario regionale piemontese è andata a finire esattamente come previsto.

Ho osservato la storia sui giornali, e quindi ve la riassumo in breve: tutto inizia un paio di mesi fa, quando da Roma decidono che il primo segretario del PD in Piemonte dovrà essere Gianluca Susta, biellese, rutelliano. Perché? Perché si sono riuniti e si sono accorti che non ci sarebbe stata alcuna altra regione dove un uomo di Rutelli avrebbe potuto vincere le primarie locali; ragion per cui, in Piemonte deve vincere incontrastato un rutelliano.

Succede però che ad una parte dei diessini torinesi l’imposizione non va giù; vorrebbero invece un candidato espresso dal territorio. Nasce così la candidatura eretica di Gianfranco Morgando, sempre della Margherita ma della corrente popolare, che viene sostenuta non solo dai popolari ma da una parte dei diessini (ossia delle liste per Veltroni).

Apriti cielo: piovono fulmini da tutta la nomenclatura. Chiamparino, Bresso, Fassino, Violante eccetera sostengono Susta e vorrebbero addirittura vietare ai dissidenti di candidarsi sotto il nome di Veltroni. Volano parole grosse, e parte una lunga negoziazione; alla fine, per evitare l’esplosione del partito prima ancora che nasca, l’accordo è che il candidato ufficiale dei DS e di Veltroni è Susta, ma i dissidenti possono presentare Morgando sotto una delle altre liste associate a Veltroni.

Si arriva così alle primarie, ed ecco la sorpresa: contro ogni previsione, ha vinto Morgando di cinquemila voti. I dati ufficiosi parlano di quattro delegati di vantaggio per Morgando nell’assemblea regionale del PD. Chiamparino ha un diavolo per capello, i dissidenti cantano vittoria. Susta, con eleganza, telefona a Morgando e si dichiara sconfitto. Le agenzie battono intensamente la notizia. Il giorno dopo, La Stampa spara il titolo addirittura in prima pagina.

E poi? Poi, comincia il mistero. Nel resto d’Italia, due giorni dopo il voto ci sono già i risultati definitivi; non in Piemonte. Ci si giustifica con problemi tecnici, ma nel frattempo succede una cosa strana: uno dei membri dell’Utar, la commissione che conta i voti, si dimette improvvisamente, e a stretto giro di posta viene nominato al suo posto Mauro Laus, che solo pochi mesi fa si era alleato con Morgando per farsi eleggere segretario cittadino della Margherita, ma ora è uno dei sostenitori di Susta.

La commissione lavora e conta, conta e lavora, e dopo cinque giorni di tensioni e di polemiche incrociate esce con la notizia che tutti prevedevano: non era vero niente. Dopo il riconteggio, Morgando ha più voti, ma in termini di delegati Susta ha pareggiato. In più, Susta ha la fiducia della dirigenza nazionale del partito. Giusto in tempo per rovinare il festone che i morgandiani hanno organizzato per stasera a Hiroshima Mon Amour.

Non è chiaro cosa succederà adesso, se alla fine nomineranno comunque uno dei due litiganti, o se si rivolgeranno a un terzo salvatore; in queste situazioni qualunque cosa può succedere, e non dubito che ne vedremo ancora delle belle. Ciò che però si evince da questa storia – oltre al fatto che i votanti delle primarie sono essenzialmente coreografici, e comunque non devono permettersi di incasinare le direttive dall’alto – è come il partito democratico nasca senza alcun dubbio come un partito; sul democratico, vedremo.

[tags]primarie, partito democratico, piemonte, susta, morgando[/tags]

divider
giovedì 18 Ottobre 2007, 16:26

World of Papercraft

La scorsa settimana ho avuto un affascinante incontro con la burocrazia di Torino, nientepopodimenoche nel famoso “palazzaccio” di piazza San Giovanni, di fronte al Duomo (e devo dire che dentro è più bello che fuori, pur nel medio degrado di un ufficio pubblico costruito cinquant’anni fa; fuori peraltro l’hanno appena restaurato).

Lo scopo era concludere le pratiche edilizie per la mia mansarda, che si trascinano ormai da otto anni e che nel tempo mi sono costate svariate migliaia di euro. Stavolta dovevo andare a ritirare la bolla papale conclusiva del tutto; avevo un nome a cui rivolgermi e un numero di stanza.

Entrando, sulla destra, c’è un gabbiotto sopra il quale campeggia la scritta “informazioni” e un simbolo che se non è un punto interrogativo poco ci manca. Il simbolo è grigio ma è come se fosse giallo: interrogo il personaggio non giocante sito all’interno, che quasi con cortesia mi indirizza al primo piano, lato destro. Faccio le scale, trovo la stanza col numero giusto – cosa non ovvia, visto che la numerazione è divisa in pari e dispari a seconda del lato del corridoio, ma l’edificio è a forma di H – busso, entro, e chiedo della signora taldeitali.

Ping! Sulla testa di una delle due presenti compare un punto esclamativo giallo; mi avvicino, spiego la situazione, e lei fruga tra vari quintali di carta per recuperare la mia pratica. La apre, la legge, fa per darmela, ma poi esclama: “C’è un problema! Deve versare ancora una integrazione di bolli!”.

Pare difatti che, nel tempo in cui io salivo le scale, lo Stato italiano abbia aumentato l’importo del bollo sul tipo di pratica in questione. Mi preparo alla mazzata, e – dopo che il punto esclamativo è diventato interrogativo – ricevo da lei un foglietto con l’indicazione della cifra: ben tre euro e sessantadue centesimi.

La nuova missione è quindi quella di trovare la cassa dove pagare il dovuto, mentre medito su come l’incasso della suddetta cifra costi all’amministrazione pubblica ben più della cifra stessa. Individuo il distributore di foglietti, premo il pulsante giusto – ossia “H – Cassa edilizia, solo pagamento” -, attendo il mio turno, e quando scatta il mio numerino sul tabellone mi butto nel corridoio.

Già, perchè non ci sono gli sportelli: hanno numerato le varie porte del corridoio come se lo fossero, ma per arrivare al mio sportello in realtà devo percorrere una cinquantina di metri, evitando le persone ferme in attesa nel corridoio e le pile di carte, e cercando di individuare la porta giusta e di imbroccarla prima che l’impiegato, non vedendo nessuno, chiami il numero successivo.

Comunque, completo la missione: porgo il fogliettino e tre euro e sessantadue, ottengo la ricevuta, mi riavvio per le scale e torno dalla signora di prima.

E qui pensavo di avere concluso, e invece no: con mia sorpresa, quando le passo la ricevuta, il punto esclamativo diventa di nuovo interrogativo. Clicco sulla sua faccia con la mano destra e mi dice: “Bene, adesso che ha pagato questi, le posso dire che abbiamo rifatto i conti e ci siamo resi conto che ci siamo sbagliati: lei ha pagato quattromiladuecento (4200) euro in più del dovuto, che adesso può farsi restituire!”.

Io sbianco e non so se essere più contento per la pioggia d’oro che il NPC mi sta prospettando, o incazzato perché me l’hanno fatta abusivamente pagare per anni un tanto a semestre. La mia faccia deve essere perplessa perché la signora dice: “Scusi, non le tornano i conti?”.

Io mi rendo conto di aver violato la prima regola delle transazioni monetarie – “se qualcuno ti vuol dare dei soldi, non fare domande, ma incassali e allontanati il più in fretta possibile” – e dico “No no, non ho fatto i conti, ma avete sicuramente ragione!”.

Farsi rimborsare, però, non è così semplice: difatti la nuova missione richiede che io mi rechi al piano di sotto dall’altra signora taldeitali, che sta più o meno da quella parte là, e la placchi interrompendo il flusso dei numerini, per sapere come fare ad avere il rimborso. E così, fermo una terza signora, che mi dà il numero di stanza corretto, poi entro, aspetto che sia finito il numerino corrente, blocco la signora prima che prema il pulsante “e mo’ mandami il prossimo”, e apprendo le cose seguenti:

  • Il mio credito è con lo Stato, non con il Comune.
  • Per avere il rimborso dallo Stato, devo presentare all’Agenzia delle Entrate un certificato del Comune che dimostra che ne ho diritto.
  • Il Comune, per emettere il certificato, mi richiede un obolo di quarantasette virgola quattordici euro.
  • Per pagare l’obolo devo presentare una domanda in carta bollata da quattordici virgola sessantadue euro.
  • Per presentare la domanda in carta bollata mi servono il modulo (che lei mi dà) e la marca da bollo, ma soprattutto un numerino della fila “A – Presentazione di documenti al protocollo”.
  • Per evitare il vago rischio che qualcuno debba saltare il pranzo, i numerini della fila A vengono distribuiti soltanto fino alle ore 11:00, e ora sono le 11:12.

Pertanto, mi tocca disconnettermi e riloggarmi qualche giorno dopo alle dieci del mattino, quando prendo il numerino e dopo mezz’oretta di attesa vado allo sportello. Finita la presentazione della domanda – “Eccole la domanda” “Eccole l’util foglio per il pagamento” – ammiro la perfezione della tecnica burocratica quando, premendo un bottone, l’impiegata dello sportello inserisce il mio bigliettino della serie A in mezzo alla coda dei bigliettini della serie H, permettendomi così di pagare i quarantasette virgola quattordici euro senza attendere più di un paio di minuti; e avrebbero persino il bancomat.

Ora, devo soltanto attendere un tempo indeterminato perché il Comune mi chiami – anzi mi scriva, visto che sul modulo avevano addirittura lo spazio per l’email, anzi ad essere precisi una misteriosa “@mail” – e mi consegni il certificato, in modo che io possa portarlo in corso Bolzano, e iniziare nuove fantastiche quest.

Chiudo comunque con i complimenti al Comune: a differenza di altri settori (ad esempio quello delle autorizzazioni per il commercio, che avevo dovuto testare mesi fa) questo dell’edilizia mi è sembrato molto ben organizzato, almeno per essere un settore pubblico potenzialmente in stile Le dodici fatiche di Asterix.

Segnalo inoltre di aver con soddisfazione sperimentato il nuovo parcheggio pubblico sotterraneo Santo Stefano, sito esattamente dietro il palazzo; ve lo consiglio non solo per ammirare come siano riusciti a far stare due rampe circolari una dentro l’altra in un cortiletto quattrocentesco grande come un fazzoletto – un capolavoro di ingegneria sabauda – ma perché nello spazio pubblico (piani -3 e -4) la sosta costa ancora 1,30 euro l’ora, contro gli 1,50-2,00 delle strisce blu circostanti.

divider
mercoledì 17 Ottobre 2007, 15:53

Solidarietà al ribasso

La seconda notizia di oggi è questa: il governo avrebbe deciso di introdurre una sovrattassa sull’elettricità di 12 centesimi di euro al kilowattora a tutte le aziende e all’80% delle famiglie italiane, per finanziare uno sconto al rimanente 20%, ossia alle famiglie che hanno un indicatore economico sotto i 7500 euro.

La Stampa lo definisce un “miniprelievo”, ma visto che a Torino l’elettricità per la normale utenza residenziale costa 11 centesimi al kilowattora, se le cifre sono corrette si tratterebbe di un raddoppio della bolletta elettrica per l’80% dei torinesi; per non parlare dell’effetto indotto sull’aumento dei prezzi al consumo, per via dell’aumento dei costi di produzione delle aziende.

Spero che le cifre siano sbagliate, visto che con un raddoppio della bolletta all’80% della clientela viene fuori per gli altri altro che uno sconto; a meno che, naturalmente, con la scusa dello sconto ai poveri lo Stato non sia pronto a incassare il resto, o peggio ancora a farlo incassare alle municipalizzate grasse ed amiche di cui già parlavamo.

In più, mi chiedo come faccia il 20% degli italiani a tenere in piedi una famiglia con 7500 euro lordi l’anno, perdipiù di indicatore economico (per cui basta possedere una casa, anche se il reddito è zero, per sforare la soglia). C’è una fascia di persone estremamente povere che vanno aiutate, ma non è possibile che siano una su cinque; più facile che buona parte del 20% siano evasori fiscali.

Ad ogni modo, non è possibile costruire un sistema economico in cui il 20% delle persone riceve sovvenzioni di reddito: una cosa è ridurre o eliminare le tasse per le fasce più povere, un’altra è pagare i loro costi quotidiani o dargli dei soldi in mano. Che da qualche parte dovranno pur venire, ossia da quella classe media che dovrebbe sopportare gli aumenti solidali, e insieme aver voglia di farsi ancora di più il mazzo sul posto di lavoro per far crescere l’economia. La vedo improbabile.

divider
mercoledì 17 Ottobre 2007, 14:47

Scienza e razzismo

Ha fatto scalpore tra i benpensanti l’intervista con cui il vecchio dottor Watson – quello di Watson & Crick, gli scopritori del DNA, premi Nobel nel 1962 – ha dichiarato che, secondo i suoi studi, i neri sono meno intelligenti dei bianchi.

Naturalmente, detta così è troppo generica; bisogna definire cosa si intende per “intelligenza”, e comunque è noto che buona parte di ciò che noi consideriamo tale deriva dall’educazione e non dal proprio patrimonio genetico; e sull’accesso all’educazione i neri, ovunque vivano, sono mediamente svantaggiati.

Credo comunque che uno scienziato di tal livello questo lo sappia, e suppongo quindi che abbia in qualche modo individuato una definizione di intelligenza di tipo esclusivamente genetico; bene, non mi stupirebbe affatto scoprire che i neri sono effettivamente meno intelligenti dei bianchi. Dal punto di vista strettamente matematico, per gruppi di persone di una certa dimensione, è molto difficile che la media di un qualsiasi indicatore all’interno di un sottogruppo coincida esattamente con la media su tutto l’insieme; succede se il parametro con cui si è selezionato il sottogruppo è completamente scorrelato da quello che si sta misurando, e invece nel mondo reale tout se tient. Darei quindi un 50% di chance ai neri di essere meno intelligenti dei bianchi, e un 50% di essere più intelligenti; per sapere quale delle due, bisogna fare misurazioni statistiche su larga scala, sempre ammesso di poterle depurare dell’effetto dell’educazione dei singoli.

Poi, per carità, magari Watson è veramente un vecchio stronzo e i suoi esperimenti non hanno alcun fondamento. La notizia interessante, però, non è la sua affermazione, ma la reazione: è che anche al giorno d’oggi, proprio da quegli strati sociali “laici” che si vantano di aver superato il buio del passato, ci siano teorie scientifiche respinte con sdegno per motivi morali. In un certo senso, la fiducia nel fatto che tutti gli uomini siano uguali almeno in potenza è una moderna religione laica, che va contro le differenze evidenti che ci sono tra tutti noi. Di fronte a questa religione illuminista, agli scienziati è richiesto di cedere il passo, come già a Giordano Bruno.

Eppure, tutte le inquisizioni di Santa Romana Chiesa non servirono a far sì che la Terra si mettesse a ruotare attorno al Sole; e così, spesso l’avere una visione ideologica degli esseri umani diventa un ostacolo al risolvere i loro problemi concreti.

divider
martedì 16 Ottobre 2007, 09:26

La censura di Internet in Cina

Si parla spesso di censura di Internet in Cina, forse persino all’eccesso, visto come Internet è filtrata e bloccata (seppure in misure diverse) in tante parti del mondo inclusa l’Italia. Comunque, Reporter senza frontiere ha pubblicato un interessante rapporto “sul campo” che documenta cosa e come le autorità di Pechino blocchino su Internet. Lo potete leggere qui; è certamente una lettura interessante.

divider
lunedì 15 Ottobre 2007, 16:26

Giustizia proletaria antigobba

Dopo l’autoriduzione proletaria, un racconto di giustizia proletaria antigobba direttamente dal forum di Forzatoro. Che poi lo so che arriverà il solito commento di quattro pagine a difesa dell’importanza dello status di VIP dei calciatori a strisce, ma l’aneddoto è carino lo stesso, e vi autorizzo espressamente a ripeterlo anche per il pullman del Toro se mai dovesse succedere qualcosa del genere.

“Sono le 23 circa e decido, insieme ad un ristretto gruppo di amici, di fare una sorpresa ad un altro nostro comune amico in arrivo dagli States (via Roma).. andiamo ad aspettarlo a Caselle.

Chi frequenta quell’aeroporto sa benissimo che parcheggiare al piano degli ARRIVI è praticamente impossibile (se non nel silos a pagamento), dal momento che non fai in tempo ad accostare e hai già la multa sul parabrezza. Io accosto, e mentre vedo il vigile che si sta avvicinando scorgo un pullman nero tamarrissimo con i vetri oscurati che parcheggia sui posti per handicappati: ERA IL PULLMAN DEI GOBBI che aspettava la squadra (ieri devono aver giocato un’amichevole, non so dove e comunque non me ne frega un cazzo).

Il vigile non fa in tempo ad aprire la bocca e io lo blocco subito: “scusi – faccio io – so che sono in torto e quindi la sposto immediatamente, ma guardi un po’ quel pullman nero dove si è parcheggiato”. L’agente muta immediatamente la sua espressione, che dal minaccioso diventa imbarazzata: “eh ma non saprei…lei ha ragione ma….. sa aspettano la squadra…l’aereo fa ritardo… ecc ecc ecc”. Io stavo per saltargli addosso quando arriva un altro vigile ancora più cazzuto del primo: “beh? che problemi ci sono?” fa a me e al suo collega. Io rispondo dicendogli che avevo l’auto in divieto e la stavo per spostare ma che il pullman delle merde era messo peggio di me e andava sanzionato.

Il secondo vigile, appena si accorge che il torpedone bianconero è sui parcheggi per handicappati, diventa viola in faccia e si scaglia dall’autista dei gobbi che stava fumando urlandogli: “VIA! VIA! CAMMINARE! LEI NON PUO’ STARE LI'”. L’autista (che era un misto tra Bettega e Moggi come tipo di persona) gli fa: “no ma guardi, lei non vede che questo è il pullman della JUVENTUS? Stiamo aspettando la prima squadra”. Il vigile, sempre più infervorato (un mito assoluto!!) urla sempre più forte: “E chi se ne frega se questo è il pullman della Juventus: lei lo deve spostare! Subito! Avanti! Camminare! Camminare! Camminaaaare!!!!!!!”, e intanto tira fuori il blocchetto delle contravvenzioni e comincia a scrivere.

L’autista, sbalordito (evidentemente abituato a fare che cazzo vuole a Torino), lascia cadere la sigaretta e, impaurito, sale sul pullman, lo mette in moto e si mette a fare un paio di giri attorno all’aeroporto senza poter parcheggiare, in attesa che arrivi la squadra. Dopo un quarto d’ora circa escono Nedved, Trezeguet, Belardi e compagnia bella e si mettono ad aspettare come dei coglioni in attesa che il pullman compia per la terza volta la rampa di accesso alla pista di carico viaggiatori, con tutti che chiedevano autografi (i giocatori erano visibilmente seccati). Il pullman questa volta accosta sul posto riservato alle forze dell’ordine. Io dico al mio amico che guidava di parcheggiare subito dietro. Vado dal vigile e gli dico: “se fa la multa a me, la faccia anche al pullman, mi raccomando!”. E lui mi fa: “stia tranquillo, se non se ne vanno entro due minuti chiamo i carabinieri!”. E infatti non ha nemmeno spento il motore, ha caricato i giocatori e se ne è andato.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2026 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike