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mercoledì 25 Luglio 2007, 08:59

Ancora telegiornali (2)

Chiudo questa carrellata del triste panorama della teledisinformazione italiana ancora con il TG5, che si è distinto per un’altra idea originale. In un servizio sui costi delle vacanze in Italia e in Europa, appare un cartello che confronta i costi di Rimini con quelli dell’isola di Krk, in Croazia. Si percepisce anche l’esitazione dello speaker, che non ha idea di come si pronunci il nome, e alla fine emette un suono un po’ da ingranaggio inceppato.

Peccato che l’isola di Krk abbia un proprio nome in italiano, Veglia, che compare tuttora sugli atlanti e nei nomi delle vie delle nostre città, ed è stato regolarmente utilizzato negli ultimi dieci secoli, per buona parte dei quali l’isola è stata italiana di popolazione, quando non di diritto.

Si potrebbe ancora capire la cosa se nel resto del servizio si fosse parlato di London e Paris, mentre invece, ovviamente, si parlava di Londra e Parigi. E allora perché? O è la solita ignoranza del giornalista italiano medio, o è una certa resistenza a ricordare la triste vicenda dell’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia tra il 1920 e il 1950.

In ogni caso: ma che telegiornali guardo?

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mercoledì 25 Luglio 2007, 08:57

Ancora telegiornali

Per par condicio, vorrei segnalare anche il TG3, che ha aperto un proprio telegiornale serale con un lungo servizio sull’aggressione politica alla Procura di Milano, che si sta occupando del caso Unipol-DS. Il servizio, per svariati minuti, riportava le opinioni di qualsiasi politico di alto, medio e piccolo cabotaggio del firmamento italiano. Peccato che non si dicesse mai di che cosa si parlasse, se non in due secondi all’inizio: “delle intercettazioni tra Consorte e sei politici italiani”.

Diceva proprio così: “sei politici italiani”. E in parecchi minuti neanche una volta ne faceva i nomi, compresi i due che sono su tutti i giornali, D’Alema e Fassino. Sai mai, magari in questo modo i fedeli ascoltatori di Telekabul si convincono che si tratti ancora di Craxi e Forlani

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martedì 24 Luglio 2007, 20:31

I germi del terrore

Oltre a vedere un po’ di film, in montagna ho visto anche parecchi telegiornali. Il primo di cui vi voglio parlare è il TG5, edizione di sabato sera.

Sabato sera, infatti, il TG del Biscione ha aperto con un servizio a sensazione sull’arresto dell’Imam di una moschea alla periferia di Perugia; immagini di paciosi contadini umbri e di un cartello con la scritta “Frazione di Perugia” coperta da un adesivo del Che, mescolate a sequenze di gente vestita di nero, circondata da fucili e con scritte in arabo che corrono (ovviamente di repertorio, ma bisogna pur giustificare l’allarmismo).

Fin qui, tutto normale; però, subito dopo, sono partite le immagini dell’inviato che urlacchiava “E ora vi parlo proprio dall’interno della moschea!”, mentre camminava nell’esatto centro di quello che sembrava essere stato in origine un garage rettangolare, ma che era stato dipinto di bianco, riempito di scaffali pieni di libri (compresi alcuni sulla vita di Gesù) e, ovviamente, ricoperto con i tappeti. Su cui l’inviato stava camminando tutto eccitato, con le sue belle scarpe da ginnastica.

Ora, forse non tutti si rendono conto di cosa voglia dire questo per un musulmano di qualsiasi genere. La prescrizione di togliersi le scarpe entrando in moschea, o perlomeno di infilarle in un sacchetto pulito (come fanno i turisti alla Moschea Blu di Istanbul), è uno degli elementi base dei luoghi di culto islamici; è una forma di rispetto verso la divinità e verso gli altri fedeli, che non saranno costretti a inginocchiarsi e pregare su tappeti sporchi della merda lasciata giù dalle tue scarpe. E’ come se, all’arresto di un prete in una delle migliaia di parrocchie italiane, l’inviato fosse entrato nella chiesa in pantaloncini corti e maglietta strappata, e poi, un po’ accaldato, si fosse lavato la faccia con l’acqua dell’acquasantiera. Non si fa, anche se quella non è la tua religione.

Che l’inviato possa non essersi reso conto di ciò che stava facendo, può essere. Che però una cosa del genere vada in onda nel servizio di apertura, senza che nessuno la faccia perlomeno tagliare dal montaggio, vuol dire che o al TG5 sono una manica di ignoranti, o l’hanno fatto apposta.

Purtroppo, è da un po’ di tempo che il TG5 prende di mira il mondo arabo con lo zelo e l’odio razziale di un crociato dell’anno Mille. Ciò è dimostrato anche da quel che è successo sabato dopo il servizio: passata una decina di minuti, la conduttrice annuncia che loro desiderano tornare sulla notizia. Va quindi in onda un ulteriore servizio di immagini di repertorio di uomini neri con fucile, che racconta tutti gli innumerevoli casi di moschee italiane dove si preparavano attentati. (C’è da chiedersi com’è che, se c’è tutta questa folla di aspiranti attentatori islamici in Italia, di attentato non ce ne sia ancora stato mezzo; ma lasciamo perdere.)

Dopodiché, appare in video Magdi Allam. Per chi non lo conosce, Magdi Allam – egiziano di origine – è per il mondo arabo ciò che Giuliano Ferrara è per i comunisti: uno che a un certo punto, per qualche motivo imperscrutabile, ha deciso di rinnegare le proprie radici e diventarne anzi il più zelante e onnipresente castigatore. Grazie a ciò (oltre che alla propria indiscutibile intelligenza), Ferrara divenne direttore di giornali e conduttore di trasmissioni; Allam è diventato vicedirettore del Corriere della Sera (potere fortissimo) e opinionista fisso del TG5. Su cui, come anche sabato, spara un giorno sì e l’altro pure dure filippiche sui tremendi pericoli dell’Islam e sulla necessità che l’Italia si mobiliti a difesa di Israele e del cristianesimo, e si metta a controllare le attività dei terribili saraceni.

Allam – e non sono l’unico a pensarlo, vedi qui o qui – lo dice con un fuoco negli occhi che fa paura. Fa più paura, però, che il più visto telegiornale italiano diventi un bollettino che soffia sull’odio verso l’Islam e che non perde occasione per provocarlo a sua volta, persino insudiciando i suoi luoghi sacri; perchè l’effetto che quelle immagini possono avere, riprodotte milioni di volte, è imponderabile.

Qualsiasi faida non nasce mai da una parte sola. Se prima o poi davvero in Italia si svilupperà un serio movimento terrorista di matrice islamica, mentre lo combatteremo, sapremo chi ringraziare.

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martedì 24 Luglio 2007, 10:35

Provaci ancora Sky

Sono temporaneamente tornato in ufficio, dopo due giorni passati (a parte una bella camminata nei boschi) a dormire e guardare la TV.

Così ho infilato una serie di film da Sky mica male: domenica sera Provaci ancora Sam, che non vedevo da un sacco di tempo e che consiglio ai single senza fortuna con le donne; ieri mattina uno spettacoloso musicarello con Tony Renis bambino e la SIGNORA (tutto maiuscolo che l’iniziale non basta) a fare la donna sofisticata che minaccia di sottrarre il bel Tony al suo vero amore; ieri pomeriggio nientepopodimenoché L’allenatore nel pallone con tutte le sue leggendarie scenette (e di un attore che nello stesso anno interpreta due personaggi come Aristoteles e Arrapaho, ne vogliamo parlare?); infine, ieri sera Gosford Park di Robert Altman, un gran bel film, che fino a dieci minuti dalla fine sembra un giallo di Agatha Christie, e che viene illuminato dalla bella prova della solita Helen Mirren (l’anno scorso Oscar per The Queen).

Ora, i commenti: guardando bene il film, Oronzo Canà non era affatto un pirla del pallone, tant’è vero che la Longobarda alla fine si salva, i tifosi in delirio lo prendono per un coglione e lui si vendica: quando il presidente, con una battuta alla Cairo & De Biasi, gli dice “Ma lo sa lei che è un disoccupato?”, lui risponde svelandogli l’arcano che noi abbiamo visto per tutto il film: “E lo sa lei che è un cornuto?”. Imperdibile (qui un bignamino per gli incolti).

Invece, il film balneare del 1961 (ambientato prevalentemente tra la Riviera e il Lago Maggiore) mi ha fatto realizzare come l’Italia della mia infanzia nei mitici anni ’80 fosse molto più vicina a quella del film che a quella di oggi: dove sono finiti i bar sulla passeggiata, con i tavolini con il posacenere di plastica e le sedie di finti vimini di plastica? Mi è persino successo di avere un flashback allucinante, visto che in una scena del film i protagonisti sono nel parco di una grande villa sul lago Maggiore; inquadrano un lungo viale di ghiaia affiancato da fiori, e immediatamente mi viene su il perduto ricordo della mia gita di quinta elementare a Villa Taranto. Sono sicuro di avere una foto identica a quell’inquadratura: ma quanto durano i ricordi di bambino?

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sabato 21 Luglio 2007, 14:44

Caldo

Oh, non c’è niente da fare: è da stamattina che penso a cosa potrei raccontare oggi, ma non mi viene in mente nulla, a parte sciogliermi per il caldo: per cui, sto cercando di finire quelle 7-8 cose che devo assolutamente fare prima di scollegarmi, e poi scapperò in montagna fino a lunedì sera. Pensate che ho persino trovato sia la borsa da surgelati che il ghiaccetto di plastica (dimenticato da anni in fondo al congelatore), così posso portare le residue mozzarelle per cento chilometri e fare la pizza lassù!

Però, per non deludervi del tutto, vi lascio con il puntatore a un video leggendario, courtesy Suzukimaruti, che poi sarebbe un mio ex compagno di liceo, il che dimostra che la blogosfera italiana è minuta. Il video, invece, è stato girato in una galera filippina e dimostra che la creatività umana può spingersi ben oltre il limite del concepibile.

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venerdì 20 Luglio 2007, 10:51

Mostri (2)

Mi sembra giusto riportare quello che ha scoperto Stefano Quintarelli a proposito degli incidenti stradali causati da ubriachi: e cioè che sono solo l’1,6% del totale:

cause_incidenti.png

In compenso, più di dieci volte tanti (il 17,7%) sono gli incidenti provocati da guidatori perfettamente sobri che procedono “con guida distratta” (ad esempio perchè al telefono o armeggianti con l’autoradio) o “con andatura indecisa” (anche detti “madama in cerca di parcheggio” e “vecchio col cappello”).

Visto che anche qui c’è chi invoca l’arresto immediato e sette giorni di carcere per chi guida ubriaco, a chi accosta senza freccia per parcheggiare o non guarda la strada per caricare il CD ne andrebbero dati settanta?

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giovedì 19 Luglio 2007, 13:10

I lavoratori della conoscenza

Vi giuro che ho tutte le intenzioni di cambiare argomenti e smetterla di fare post sulla corruzione morale e materiale dell’Italia; però Fiorello Cortiana mi ha appena mandato il link al mio intervento al suo convegno Condividi la Conoscenza 3 di un mese fa a Milano, centrato sulla condizione dei giovani lavoratori dell’informatica nostrana, e così ho deciso di farvelo vedere. Io sono il puffo marrone sulla destra.

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mercoledì 18 Luglio 2007, 16:36

Mostri

Quando muore qualcuno, specialmente una persona molto giovane, è sempre una grande tragedia. Tuttavia, sono rimasto piuttosto colpito dalla specie di isteria collettiva, istigata dai media, che si è scatenata negli ultimi due o tre giorni, a proposito dei morti investiti da guidatori ubriachi.

Per dire, l’altro ieri a Ischia è morto un bimbo di quattro anni, folgorato da una lampada dell’illuminazione pubblica apparentemente male installata; anche qui una morte per dolo, se volete anche peggiore, visto che il bambino era piccolissimo, e che l’elettricista che ha fatto quei lavori probabilmente non era ubriaco. Eppure, ci si è limitati a qualche servizio sui telegiornali, e articoletti nelle pagine di cronaca, parlando di fatalità.

La morte della ragazza di Rivalta, invece, è diventata subito uno psicodramma nazionale: la prima pagina dei giornali e parecchie all’interno, ampie telecronache dei funerali, corsivi ed editoriali indignati, prediche di vario genere contro chi beve e si sballa (pure una di Gigi D’Agostino…) e una specie di linciaggio collettivo dell’investitore, che sicuramente ha tutte le colpe di questo mondo, ma che è diventato immediatamente un mostro, complice un giudice pistolero che, tra gli applausi della folla, si è inventato una accusa di omicidio volontario che non sta nè in cielo nè in terra, come se il tizio al volante si fosse detto “guarda quella tipa lì, adesso la ammazzo”. E poi il trionfo del kitsch popolare: interviste apologetiche, striscioni appesi alle finestre, richiami melensi agli angeli volati via, prolusioni funebri che terminano con “Ciao panzerottina mia”, Vivere e Albachiara di Vasco Rossi a tutto volume. (Anche a Roma sono morti due ragazzi in un incidente stradale, e anche lì hanno usato Vivere come colonna sonora del funerale: ma sarà Vasco che porta sfiga?)

Senza nulla togliere al dolore di chi perde una persona cara, io mi sono interessato agli altri, per cui questa morte in teoria non è diversa dalle centinaia di morti sulle strade che accadono ogni settimana; e mi sono chiesto il perchè di questa ondata di indignazione. Non sono affatto sicuro delle conclusioni, ma ho il sospetto che dipingere come mostri i guidatori alterati – specie quelli che lo fanno di professione, sballandosi o bevendo tutte le sere – sia un modo per liberarsi la coscienza.

Già, perchè anche se sapete benissimo che io sono per la responsabilità individuale delle proprie azioni e contro alle giustificazioni sociologiche per i criminali, bisognerà pur chiedersi come mai ci sono in giro così tanti giovani che passano la vita a sballarsi, in numero crescente. Solo che bisognerebbe cominciare a parlare di quali sono i valori che la classe dirigente di questo Paese ha messo in mostra nella vita pubblica e ha trasmesso ai propri figli nel privato; e quali sono le opportunità che questo Paese offre a un giovane magari non troppo intelligente e di famiglia non troppo ricca ed educata. A parte ubriacarsi e mettere sotto qualcuno per disperazione.

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martedì 17 Luglio 2007, 16:14

Un gieugh an piemonteis

I arsèivoma, e i soma bin content ëd publiché.

Bondì,

Antra chèich ora as deurb la distribussion antërnassional dël prim videogieugh an piemontèis. A l’é un gieugh a sorgiss doèrta, visadì ch’a l’é a gràtis, un a l’ha mach dëscariesslo ch’a-i é nen da paghé gnanca doj sòld!

Ël gieugh a l’é na simulassion polìtica, militar e comersial dël process ch’a l’ha mnà a l’andipendensa dle Colònie American-e. Për vinse as trata nen mach dë sparé dle canonà, ma ëdcò d’esse bon a fé polìtica e d’esse dj’aministrator pùblich coj barbis.

I peule dëscarievlo ambelessì: http://www.freecol.org/index.php?section=6 (version 0.7.0, ch’am diso ch’a dovrìa esse publicà ancheuj). I l’hai travajà ‘me ‘n mòro për prontelo an temp, adess i veuj speré ch’a sio vàire ij cit ch’as lo troveran për cadò, bele che scond mi a sia un gran bel gieugh ëdcò për ij grand. A-i andrìo dij volontari për ëscrive un manual, ch’a-i é anco’ nen. Për qualsëssìa question buteve pura an contat con mi, ch’is rangioma (për chi a l’arsèiv sta comunicassion da cheidun ch’i sia nen mi, i peule troveme an mia pàgina dël progèt i-iter http://pms.i-iter.org/user/2/contact ). Për piasì, fé giré la neuva pì ch’i peule, che a l’é ‘d masnà che ‘l piemontèis a l’ha da manca.

Se cheidun a vorèissa savej codì ch’i l’hai sërnù un gieugh «da separatista» i l’hai dë dive ch’i savìa nen che gieugh ch’a fussa, quand i l’hai pijait l’andi a virelo. A l’é mach che coj ch’a lo fan a dòvro ël midem sit andova ch’as fa ël viragi dla wikipedia, e quand i l’hai vist ch’i podìo fé un gieugh për le masnà an piemontèis i l’hai pa pensaje dzora doe vire…

Peuj ën giogand për capì còsa ch’a fussa i son butame a ghigné largh na man, ën pensand a còsa ch’a l’avrìo mai dine coj ch’a s-ciàiro la polìtica italian-a ëdcò ant la forma dle nìvole marsian-e! Tutun, a l’é un gran bel gieugh e as ëslagherà anco’ motobin vàire, che sò dësvlup a l’é anco’ gnanca rivà a mesa stra.

Bèrto ‘d Sèra

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lunedì 16 Luglio 2007, 18:07

La casta

Stamattina, mentre ero in macchina con la radio accesa, ho sentito su Radio Flash l’intervista a un sindacalista della FIOM. Parlava della situazione del settore metalmeccanico a Torino, ovviamente piangendo miseria, lamentandosi dello scalone, battendo cassa su tutto e con tutti.

Comunque, la cosa che mi ha colpito di più è stata la chiosa finale, quando egli ha esposto il seguente ragionamento: siccome in Piemonte ci sono aziende metalmeccaniche che stanno chiudendo (come la Thyssen-Krupp di corso Regina Margherita) e altre che sono in espansione, pretendiamo dagli imprenditori un accordo per cui le aziende che si stanno espandendo si impegnano ad assumere innanzi tutto i lavoratori licenziati da quelle in crisi.

Ecco, questa proposta riassume perfettamente l’idea di industria e di società che i sindacati della sinistra tradizionale hanno in mente. Per prima cosa, i lavoratori sono dei numeri; dei pacchetti postali tutti uguali, tra loro intercambiabili, che si possono prendere e spostare di qua e di là. Che negli ultimi decenni anche gli operai siano diventati altamente specializzati, diversi uno dall’altro, è un concetto che sfugge; così come la possibilità che la crisi di certe aziende possa essere dovuta anche alla scarsa qualità o allo scarso impegno dei loro lavoratori, e che quindi prendere questi lavoratori e iniettarli in blocco in altre aziende possa non essere la cosa più furba da fare. E dire che la Fiat si è ripresa proprio quando (specie tra gli impiegati) ha spedito a casa in qualche modo le piante da ufficio cinquantenni, e ha assunto giovani al loro posto; ma questa cosa, naturalmente, va negata in tutti i modi.

Soprattutto, è agghiacciante l’idea che per essere assunto in una azienda metalmeccanica non conti quanto sei bravo o quanta voglia hai di fare, ma solo se eri già prima un metalmeccanico. Scoprii questo principio al Politecnico, quando protestammo per le aule sempre sporchissime per via della scarsa lena dello staff delle pulizie, e ci spiegarono che in Italia esiste una legge per cui, quando si toglie l’appalto a una ditta delle pulizie e lo si dà ad un’altra, quella nuova è obbligata ad assumere tutti i lavoratori di quella precedente; insomma, un sistema perfetto per garantire ai dipendenti un posto a tempo indeterminato, uguale per tutti indipendentemente dal merito, potendo nel contempo ogni tanto, al cambiar dei venti politici, cambiare il raccomandato che guadagna su di loro. (Questo è il motivo per cui in Italia qualsiasi cosa pubblica, dai treni agli ospedali, è irrimediabilmente sporca.)

Ma che la risposta dei metalmeccanici alle numerose caste che abusano del nostro Paese sia la proposta di crearne un’altra per sè, magari trasmissibile di padre in figlio, fa proprio tristezza.

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