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giovedì 3 Maggio 2007, 17:39

Monaco

Non ero mai stato a Monaco, se non all’aeroporto; questa volta invece ho avuto la possibilità di visitare la città.

L’esito è senz’altro positivo, ma per motivi forse diversi da ciò che ci si aspetterebbe. Come la maggior parte delle città tedesche, Monaco è priva di monumenti di vero rilievo e quei pochi che ci sono sono in gran parte ricostruiti. Non c’è, insomma, una torre Eiffel o una Sagrada Familia, ma nemmeno un British Museum. C’è, però, una atmosfera piacevole, da città medievale nella parte più centrale, ma comunque molto verde.

Il trucco, quindi, è non andare a Monaco per vedere qualcosa, ma per godersi la situazione, camminare per le strade, e apprezzare la vita. Che, certo, non è economica, come nulla a Monaco; credo di non aver visto tanta diffusa (relativamente alle zone centrali e semicentrali) e visibile ricchezza in alcuna altra città d’Europa; nelle vie clou, è un susseguirsi di negozi di lusso con davanti parcheggiate una sequenza di AudiPorscheBMW – Porsche – Porsche – BMW – Porsche. Ma alla fine, per qualche giorno, si può fare.

E poi, l’attrattiva principale è quella culinaria: per me che apprezzo la carne in vari modi, è stato un susseguirsi di wurstel di ogni genere – nulla a che vedere con quelli confezionati nostrani – inframmezzati da arrosti e stinchi e contornati da patate; e mi sono piaciuti persino i crauti! Su di tutto, ampie dosi di birra, che non è particolarmente economica – il litrozzo costa tra i sei e i sette euro, e in certi locali non servono misure inferiori – ma è varia e buona.

Soprattutto, ho scoperto una cosa eccezionale: il panino con dentro una fetta di cipolla fresca – magari anche un cetriolo – e un trancio di aringa marinata. Non l’avrei mai detto, e invece è subito diventata una passione: cercherò aringhe alla Bismarck per ogni dove.

L’unica nota negativa è invece relativa alla voglia di lavorare dei tedeschi: voglio dire, era il primo maggio, ponte in tutta Europa, la città era piena di turisti… e loro hanno chiuso tutto. Menzione speciale per la pinacoteca, il museo più rinomato della città, che ha chiuso lunedì perchè era lunedì, e martedì perchè era il primo maggio: customer orientation, saltami addosso. Non ci si stupisce che le aziende tedesche spostino le fabbriche in Ungheria.

Nel frattempo, io mi segno sul calendario le date dell’Oktoberfest.

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mercoledì 2 Maggio 2007, 23:07

Link strani

Mi hanno passato questo link. Sulla lista del Board di ICANN. Chissà a cosa serve.

Pare che sia collegato a quelli dell’AACS (il sistema di protezione usato sui DVD Blu-Ray e HD-DVD, l’equivalente di ciò che è il CSS per i DVD di prima generazione) che si lamentano che gliel’hanno già craccato. Possibile?

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mercoledì 2 Maggio 2007, 19:48

Bestemmioni

Si sa, io sono una persona fine; ma, nei momenti topici e nei luoghi adatti, bisogna farsi sentire con le autorità di competenza.

Guarda caso, il mio itinerario di ritorno prevedeva un arrivo alla stazione di Verona Porta Nuova alle 14:59 precise, sfilando a poche centinaia di metri dallo stadio Bentegodi; dove gioca quel Chievo che è ormai l’unica squadra che può sperare di fare più schifo del Toro e finire in serie B al posto nostro, e dove di lì a un minuto sarebbe cominciato un cruciale Ascoli-Catania.

E così, in mezzo agli sguardi allibiti degli inglesi che erano con me nello scompartimento (ma poi gli ho spiegato, e ho scoperto che andavano a Milano per la loro partita, quindi hanno capito) io mi sono aggrappato al finestrino e ho tirato giù tanti di quei bestemmioni al Chievo e anche al Catania.

Per il Catania un po’ ha funzionato; per il Chievo non ci sono molte speranze, ma vedremo. L’importante è non mollare mai, ***** *** * ***** **** *********** ****** ****!!!

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lunedì 30 Aprile 2007, 12:15

Hiatus

Sì, sono sparito: in questi giorni sono a Monaco di Baviera, da cui vi sto scrivendo. Certo che ridursi a guardare la CNN sperando di vedere i risultati delle partite di ieri… eppure sì, alla fine li hanno pure mandati. Era meglio se non li vedevo.

Comunque, almeno in questi giorni, Monaco è una truffa: sono sceso dalla stazione e attorno a me c’erano solo italiani. Anche alla stazione della metro c’erano frotte di italiani. E anche in piazza, alla birreria (Franziskaner l’originale), davanti ai negozi, nei caffè… persino nei locali istituti di ricerca scientifica. I tedeschi? Saranno tutti a fare il ponte in Italia…

Per il resto, sto raccogliendo fatti interessanti da postare al mio ritorno mercoledì sera. Nel frattempo, siete liberi di utilizzare questo post per forumizzare, tanto per due giorni e mezzo non avrò la minima idea di cosa stia succedendo sul mio sito…

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sabato 28 Aprile 2007, 20:52

Impotenza

Attenzione, contiene volgarità; ma questo commento che ho letto sul forum dei tifosi (che è ora ForzaToro.net, dopo che tutti hanno abbandonato Toronews) è perfetto per descrivere le ultime partite di questo povero Toro e dei suoi scarsissimi e riottosi giocatori: “E’ come vedere uno senza cazzo cercare di trombarsi la Schiffer: uno spettacolo che ti fa provare imbarazzo per loro.”

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venerdì 27 Aprile 2007, 13:58

Pericolo

Mi capita ogni tanto di vedere La Grande Notte, lo show di Gene Gnocchi in onda il lunedì in seconda serata e poi in replica varia su Raisat Extra, condotto insieme ad Afef, che Gnocchi si diverte a sbertucciare in ogni modo anche per via del marito (questa settimana ha aperto la puntata con “Afef è in ritardo, perché oggi pomeriggio era a Genova a rigare la macchina di Beppe Grillo”).

Questa settimana tra gli ospiti c’era Alex Zanardi, l’ex pilota di Formula Uno diventato famoso per aver perso entrambe le gambe in un terribile incidente di gara, e poi per aver ricominciato non solo a vivere, ma persino a correre.

Le auto hanno segnato pesantemente la vita di questa persona. Prima dell’incidente più famoso, ce n’erano stati altri quasi altrettanto terribili; e, da bambino, perse la sorella in un incidente stradale. Ma se vi sembra sfiga (e probabilmente lo è), ci sono anche i casi in cui i millimetri del destino hanno giocato a suo favore: come quando, collaudatore della Lotus, guida la macchina per tre giorni e per un migliaio di chilometri, dopodichè la passa al pilota titolare, Pedro Lamy; dopo due giri, l’alettone si stacca di colpo e Lamy si schianta sbriciolandosi le gambe.

Probabilmente vivere questo genere di situazioni, nel bene e nel male, ti insegna ad accettare la vita per quello che è, cioè una joint venture tra te e il destino in cui tu hai se va bene il cinquantuno per cento, ma non di più. Fa quindi sempre piacere ascoltare Zanardi, per via della serenità che trasmette e dell’ironia leggera con cui racconta episodi che potrebbero essere altrimenti drammatici o urtanti, come quello della signora che lo incontra e gli dice “Ah, quando ho visto in TV il suo incidente, così tremendo, speravo proprio per lei che morisse…”, e lui che quasi cade dalle sue protesi per toccarsi laggiù.

Bene, in tutto questo, ho trovato illuminante, oltre che molto condivisibile, quello che Zanardi ha detto quando si è cominciato a parlare di velocità in auto. Prima ha fatto notare l’ipocrisia semplicistica con cui molti, media inclusi (e non poteva mancare il succitato Grillo), se la prendono con la velocità, criminalizzando per prime le auto che vanno più veloce dei limiti anche in condizioni piuttosto sicure, come su un’autostrada diritta e senza traffico, quando è molto più pericolosa per sè e per gli altri la ragazza sull’utilitaria che in città scrive SMS mentre guida, o il padre di famiglia che non cambia le gomme da dieci anni e poi magari sovraccarica pure la macchina di bagagli.

Ha fatto poi notare come la situazione potrebbe migliorare se ci fosse molta più abitudine ad andare a correre con le auto in pista, sia come sfogo, sia come ambiente controllato dove imparare a guidare meglio in condizioni di emergenza; e invece, proprio per questa ipocrita allergia alla velocità, in Italia gli autodromi non si usano, vengono fatti chiudere a furor di popolo o vengono visti come un luogo di perdizione.

Infine, ha avuto il coraggio di dire che Fast and Furious e film del genere sono schifezze e che chi li produce e li distribuisce è un incosciente, proprio perchè incitano non tanto alla velocità, ma alla guida pericolosa per il puro gusto del pericolo. E lì, lo hanno (scherzosamente ma non tanto) zittito per paura di querele.

Insomma, fa sempre piacere quando qualcuno con cognizione di causa non ha paura di dire le cose come stanno; è un’abitudine che in questo Paese dovremmo avere tutti.

P.S. Non c’entra nulla, ma non posso esimermi dal menzionare la battuta conclusiva di Gnocchi al transessuale Eva Robbins: “Eva ha preso così tanti ormoni che tra un anno gioca nella Juve”. Ormai le pratiche “mediche” dei gobbi sono considerate un dato universalmente acquisito…

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giovedì 26 Aprile 2007, 12:16

Crucchi

Dublino, aeroporto, volo per Francoforte. In attesa di partire, in una sala piena di tedeschi impazienti, uno spicca in particolare. E’ un crucco, penso, uno di quei tedeschi tarri come solo i tedeschi possono esserlo. Nonostante la mezza età che par quasi tre quarti, sotto un paio di baffoni biondi sfoggia un completino di pelle nera da biker, con cappello, gilè e pantaloni aderenti, ricoperti di chincaglieria metallica di vario genere; in mezzo, una t-shirt grigia inneggiante ai Die Toten Hosen.

Pensando a quanto sono crucchi certe volte i crucchi, mi metto in coda per l’imbarco e, per combinazione, il signore capita subito davanti a me. Pertanto, riesco a sbirciare la carta d’imbarco, e qui scatta il colpo di scena: scopro infatti che il soggetto risponde al nome di Rudolf Locascio.

Mio Dio, quanto danno abbiamo fatto all’Europa.

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mercoledì 25 Aprile 2007, 18:50

Stanchezza

Ma sono solo io, o è una sensazione generalizzata, quella che questi siano giorni di grande stanchezza? Credo che sia stato l’impatto col caldo; d’improvviso, tornando da Dublino, mi son ritrovato quindici gradi in più e cinque giorni di questioni arretrate da affrontare. Oggi ho fatto fatica ad alzarmi dal letto… per domani l’agenda prevede tre conference call in inglese, rispettivamente alle 5:00, alle 18:00 e alle 21:00; un incontro da un cliente alle 10:30, in cui in teoria dovrei essere sufficientemente sveglio da parlare di soldi; una serie di incombenze pratiche da smazzare; una lista di favori chiesti da una lista di persone; e una pila di codice da scrivere per concludere il mio unico lavoro pagato. Considerato che da domenica prossima al 15 maggio sarò a Torino per cinque giorni su diciassette, comincio ad essere un po’ angosciato.

Per quanto riguarda in particolare i favori, esistono una serie di conclusioni a cui sono giunto:

  • Esiste una intera categoria di persone per cui il miglior modo di fare il proprio lavoro è cercare velocemente qualcuno a cui scaricarlo;
  • In questo caso, il motivo per cui lo devi fare tu e non loro è “perchè è urgente” (non c’è consecutio, ma è così);
  • Meno la persona ha diritto di chiederti un favore, e più lo chiede con arroganza;
  • Alcune delle persone più arroganti utilizzano la tecnica avanzata di cercare di colpevolizzarti per non aver pensato da solo che loro potessero aver bisogno di quel favore, e anzi, non aver già provveduto a farlo senza che te lo dovessero chiedere;
  • Le stesse persone utilizzano la tecnica avanzata per cui, se gli fai il favore in fretta per toglierteli di torno, te ne chiedono subito un altro;
  • Se il favore occupa una significativa quantità di tempo ed è in realtà parte della tua normale attività professionale, guai anche solo ad accennare en passant al fatto che, di solito, in questa cosa ci sarebbe di mezzo una compensazione in denaro; passerai per venale, scortese e maleducato, nonchè irrispettoso del prestigio del tuo corrispondente.

Ah, dimenticavo: non si capisce bene perchè debbano esistere in Italia decine e decine di università ognuna con un tesista, dottorando o ricercatore affascinato dalla tua materia, e che ha assolutamente bisogno di chiederti di rispondere ad alcune brevi domande; domande che, nei casi peggiori, iniziano con “Come si può definire Internet?”. Ma non potremmo avere una sola università con un solo tesista?

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martedì 24 Aprile 2007, 01:04

Flux

Già sapevo mentre ci offrivano la cena, che sarebbe finita così; eravamo in un locale fighettissimo della parte più altolocata di Dublino, l’infilata di case vittoriane prospiciente St. Stephen’s Green, dove una cameriera francese anoressica dal peso massimo di venticinque chili ci serviva dinieghi a strati di sdegno successivo; e non solo non si può avere un calice di champagne sfuso, ma se ti chiedo la bistecca senza sauce Béarnaise e tu mi dici di sì e poi me la porti grondante albume imburrato, ecco, allora sei proprio conica come sembri; perchè, come disse il grande filosofo Jean-Paul Sartre, “Tu es encore plus con que tu n’en as l’air” – Sartre, La Mort dans l’âme, 1949, p. 170, per quanto nel caso si dovrebbe usare il femminile conne*.

Ciò detto, la fighettaggine del locale imponeva che non appena il tuo bicchiere di vino da trenta euro a bottiglia scendesse sotto la vaga metà, esso venisse riempito fino all’orlo; e ciò spiega il mio desiderio di compiere – in una piena, fresca notte – una mezz’oretta di passeggiata di ritorno, invece che prendere un taxi con tutti gli altri; gli altri essendo un simpatico indiano di Chennai, un simpatico cinese di Hong Kong, e un gruppo di simpatici americani di mezz’età, compreso un consigliere d’amministrazione di Afilias – che, in una vita precedente, ha fatto l’accordatore di racchette di Jimmy Connors e Pete Sampras – e un Vice President di GoDaddy.

E così, non volendo spaventare gli altri prendendo dritti per il lato remoto di St. Stephens Green – che poi magari si preoccupano che tu non sappia dove stai andando – ci si ritrova giù per Dawson Street e poi per Nassau, gridando tra sè e sé “I am FAIIRRRRRLLLY drunk”, pur non essendolo, visto che il resto della via è popolato di villici in giacca e cravatta più formali della tua, e alticci altrettanto o probabilmente di più.

E’ solo che dopo un po’ di passeggiata ci si ritrova davanti all’angolo d’un altro giardino e ci si dice, “Ma questa non sarà mica Merrion Square, che ho camminato dieci minuti e sono ancora qui?”, e in effetti lo era, e non finisce qui: per fortuna che pur in mezzo all’allegria dopo dieci metri mi son chiesto se non fosse già quello l’angolo giusto, e son tornato indietro, visto che effettivamente, nascosto dietro una casa assassina, c’era l’imbocco dell’unico passaggio verso Pearse Street e la relativa stazione della DART (che sarebbe il Dublin Area Rapid Transit ovvero la ferrovia suburbana; gli irrici, che hanno il senso della misura, l’hanno ufficialmente chiamata “freccetta” in onore dei suoi picchi di velocità attorno ai trentacinque orari). Se no, mi ripescavate domani a Dun Laoghaire.

Quindi, prendo giù per East Lombard, attraversando un quartiere di case popolarissime con tarri alle finestre, punteggiato da pub piantonati all’esterno da culi improponibili di bellezze locali rese lievissimamente sovrappeso da qualche ettolitro di Guinness per day. Alla fine, si sbuca sul fiume proprio di fronte all’ultimo ponte, quello pedonale, su cui improvvise, marcando la fine della terra di nessuno, si protrudono coppiette a ripetizione. Di lì, cinque minuti a fianco di una strana coda di auto sul lungofiume, e poi si arriva all’albergo giusto in tempo per incrociare nella hall un pullman targato GinoBramieri, con le relative bruttezze moleste ambosessi, ubriache nell’ascensore.

Certo che, a veder le inglesi, s’ipervaluta l’Irlanda.

* Nel caso proprio non aveste capito e voleste tutta l’etimologia spiattellata, il termine deriva dal latino cunnus, che nel lessico internazionale moderno è rimasto in uso al genitivo nell’ambito di una locuzione prevalentemente utilizzata per – ok, vado a dormire.

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lunedì 23 Aprile 2007, 15:51

Brevi dall’Irlanda

Oggi a Dublino è una giornata grigia, e piove. Sono in una palazzina sulla riva della Liffa, al settimo piano: si vede da una parte il porto, e dall’altra tutta la città. C’è talmente tanto vento che un quarto d’ora fa una delle pesanti sedie di alluminio che stanno sul balcone è stata spostata di mezzo metro: per fortuna che c’era la ringhiera…

Ieri, in compenso, è stata una bellissima giornata, con un sole che quasi non ci si credeva; mi hanno riportato a Powerscourt, dove il giardino non è niente di clamoroso ma è comunque piacevole. Ma il vero piacere è stata la passeggiata di Howth Summit (fatta per la quarta volta, ma per la prima volta ho preso il sentiero basso sulla scogliera); ho tirato su un 170 foto con cui mi piacerebbe fare una guida del turista. Ma, visto l’affollarsi di impegni, forse sarà in un’altra vita…

P.S. Perché, affinché, acciocché, imperciocché (questo è un riferimento per iniziati).

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