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sabato 10 Marzo 2012, 12:27

Un movimento di cuore

Non mi piace molto parlare di questioni che esulano dal mio mandato comunale, ma è da giorni che vorrei dire qualcosa sulle vicende dello scorso weekend, sulla serie di post in cui Grillo attacca alcuni consiglieri emiliani e l’incontro di attivisti tenutosi a Rimini. Se ne potrebbe parlare per pagine, ma vorrei comunicare solo un paio di cose fondamentali.

La prima è che c’è in giro grande confusione tra il concetto di movimento e quello di partito. Un movimento non ha iscritti né regole, cambia continuamente percorso in modo anche contraddittorio, si basa sulla condivisione volontaria degli obiettivi e su forme di leadership dettate dall’autorevolezza, e in ultima analisi sui rapporti interpersonali tra singoli, che nessuno può obbligare a fare ciò che non vogliono. Un partito si basa sulle regole, sui diritti e sui doveri assunti da chi vi partecipa, sulla conta degli iscritti con le votazioni (online o per alzata di mano cambia poco), su gerarchie ben definite in cui qualcuno (un singolo o un’assemblea cambia poco) dà ordini a qualcun altro, e in ultima analisi si basa su rapporti di potere interno, spesso legati alla visibilità e al consenso dei singoli esponenti.

Mi è chiaro che Grillo intende se stesso come il punto di riferimento di un movimento, libero di fare e disfare a proprio piacimento riflettendo ciò che ritiene andare nello spirito e nell’interesse generale, a partire dall’impedire qualsiasi trasformazione in partito. Mi è chiaro che molti dei consiglieri eletti e degli attivisti più assidui del Movimento 5 Stelle, persino senza rendersene chiaramente conto, spingono per un passaggio al partito, con regole che garantiscano a ognuno di loro una fettina di potere sulla gestione del Movimento, e vincolino lo stesso Grillo. Mi è infine chiaro che alla maggior parte degli elettori interessa solo che noi manteniamo l’onestà e il programma su cui ci siamo impegnati; dell’organizzazione interna importa poco o niente, purchè non ci si ammazzi a litigare.

Di qui, invece di discutere animatamente su singoli fatti e singole persone, dovrebbe partire una riflessione collettiva su chi siamo e dove vogliamo andare; ne abbiamo urgente bisogno.

Però, secondo me, non sono le regole il punto più importante; e vorrei a questo proposito raccontare un aneddoto. Due anni fa, dopo le regionali in Piemonte, il clima di festa si trasformò presto in tempesta. Ci mettemmo a litigare tra noi in rete per le solite questioni di procedura e di principio, le stesse che si ripropongono oggi in Emilia. Io scrissi un post, partì un flame, decine di commenti. Verso la fine trovai un commento di un certo Alberto dei No Tav, che diceva innanzi tutto questo:

Un movimento, un gruppo, un’associazione vive, prospera, cresce se alla base di tutto c’è la stima reciproca e il profondo rispetto degli uni verso gli altri; ma non basta. Bisogna sforzarsi di cfedere veramente che: “Tante teste, tante idee e questo è un plusvaloreâ€. Noi del mvimento NO TAV siamo una forza perché ci stimiamo e ci vogliamo bene prima di tutto, poi perché abbiamo imparato ad essere tolleranti verso le idee degli altri (NO TAV).
Si possono dire tante cose giustissime, ma qualche volta è “come si dicono†che rovina la frittata. Comunque è bellissimo che a differenza degli altri partiti ci sia la capacità di discutere pubblicamente “in piazza†le proprie idee. Anche se si scandalizzano i benpensanti.

Alberto è una persona eccezionale; ha ragione su tutta la linea. Il Movimento, se morirà, non morirà per infiltrazioni o per carrierismi. Morirà perché avremo smesso di stimarci, rispettarci e volerci bene tra noi, nonostante le nostre differenze, e quindi di essere entusiasti ed energici e di divertirci in ciò che facciamo, e il degrado sarà solo una conseguenza di tutto questo. Le stesse persone che in un contesto positivo agiscono positivamente, in un contesto negativo diventano paranoiche, egoiste e cattive.

Da quasi un anno, mettendo la testa fuori dal proprio ambito locale, nel giro interno al Movimento si vedono paure, fantasmi, sfiducia reciproca. Questo avviene perché, di fronte alla normale ansia della compagnia esordiente che ha conquistato i teatri di periferia ma ora deve debuttare a Broadway, abbiamo smesso di parlarci di persona; ci conosciamo e ci capiamo sempre di meno, fino a che non ci fidiamo più. Dobbiamo parlarci senza paura col cuore in mano, anche criticarci reciprocamente dove c’è bisogno, per poi ricostruire fiducia e spirito di squadra; ma farlo anche a quattr’occhi, non solo tramite una tastiera e con tutti gli equivoci che la comunicazione in rete porta con sé.

Per questo spero che l’escalation di provocazioni e incomprensioni si fermi, che tutti ragionino su come capirsi, e che si apra un dialogo sincero. Trovate voi litiganti le forme e le sedi opportune (io in questi giorni non faccio altro che cercare di far ragionare tutti, spesso prendendomi insulti a prescindere… è il triste destino dei costruttori di ponti). Però facciamolo.

[tags]movimento 5 stelle, beppe grillo[/tags]

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mercoledì 7 Marzo 2012, 11:20

Un milione di scale rotte

Se, come me, utilizzate la metropolitana tutti i giorni, sapete benissimo che da molto tempo ormai le scale mobili sono più spesso rotte che funzionanti, nonostante abbiano pochissimi anni di vita. In sostanza, pare che per un errore di progetto la cinghia che trascina i gradini si consumi più in fretta del previsto, tanto che alla fine il produttore ha accettato di sostituirla gratis; tuttavia non sono stati in grado di intervenire in tempi ragionevoli, perché non avevano i pezzi di ricambio pronti e non avevano previsto che le scale si sarebbero rotte così in fretta. Peccato però che il contratto di manutenzione sia costato alle casse pubbliche quasi un milione di euro in due anni!

Noi lavoriamo su questo problema sin da quando siamo entrati in consiglio comunale, e abbiamo all’attivo ben tre interpellanze. Abbiamo preparato il video che vedete per raccontare questa storia, sperando che a breve la situazione torni alla normalità. Certo che resta la domanda: alla fine chi ripaga la città dei mesi di disservizio?

[tags]metropolitana, torino, disservizi, scale mobili, movimento 5 stelle[/tags]

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martedì 6 Marzo 2012, 16:23

Se lo Stato arresta la pace

Ieri sera sono andato a una riunione in via Garibaldi con decine di persone, i cattolici per la valle, esponenti dei movimenti di sinistra, cittadini qualsiasi, per progettare una protesta No Tav secondo i metodi di Gandhi. Alla riunione c’era anche Turi Vaccaro, una persona eccezionale, una persona che emana un’aura di bontà e di illuminazione; una persona che si è messa davanti alle ruspe, arrampicata sugli alberi, fatta portar via di peso fermando battaglioni di polizia col suo corpo nudo, senza fare male a una mosca, sempre sorridendo a tutti, carabinieri compresi.

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Turi sedeva davanti a un busto di Gandhi e tutti pensavamo di essere fortunati ad avere con noi una persona così. Perché è la prima volta che parlo con una persona che vive chiaramente in un’altra dimensione, a un altro livello spirituale; una persona che secondo gli standard della società umana è un emarginato – con la barba lunga, i vestiti lisi, le tasche vuote, le parole e i pensieri privi di qualsiasi malizia – e che però trasmette un senso di totale illuminazione. E’ raro trovare qualcuno che ti faccia sentire immediatamente così debole; è la prova della vittoria gandhiana, di quanto il pacifismo sia disarmante. Alla fine, tutti insieme abbiamo deciso che presto inizieremo uno sciopero della fame a staffetta, come da tradizione del movimento nonviolento, per chiedere la verità e l’ascolto: l’apertura di un dialogo vero, a cuore aperto, tra tutte le parti interessate.

Stamattina a Torino è arrivato Napolitano. Dovrebbe essere il presidente di tutti, anche il nostro, ma, nonostante tutte le belle parole dei potenti sul dialogo, si è rifiutato anche solo di incontrare una qualsiasi delegazione No Tav, anche quella istituzionale dei sindaci. Tutto il centro è stato blindato, e nonostante i tentativi dei media di glorificarlo è stata evidente la realtà: che oggi, a Torino, Napolitano è il presidente dei politici, il presidente dei salotti buoni, il presidente delle camionette e dei Manganelli, ma presidente della Repubblica – della cosa pubblica, del bene di tutti – proprio no.

Ma visto che arrivava il pezzo da novanta, stamattina in via Garibaldi si è presentata la polizia e ha portato via Turi con la forza, per accompagnarlo in questura e cacciarlo dalla valle, con un foglio di via che gli impedisce di recarsi a Chiomonte e dintorni. Lui come al solito non ha reagito, si è fatto trascinare e basta. Poco fa su Facebook, l’ “onorevole” Stefano Esposito (PD) ha commentato così: “la democrazia prevede che i violenti o gli stupidi siano resi inoffensivi”. Turi è la persona meno violenta del pianeta, ed è molto indicativo della società moderna che un uomo di potere come Esposito lo etichetti come stupido.

Tale è l’opinione di chi regge lo Stato italiano; secondo me, invece questa – come la denuncia per la troupe di Servizio Pubblico, colpevole solo di aver documentato la verità – è soltanto una prova della barbarie, della stupidità e della violenza dello Stato, e di come le istituzioni, reagendo con Turi come gli inglesi reagirono con Gandhi, abbiano perso la testa e stiano per perdere la battaglia.

turi3_544.jpg

[tags]pacifismo, turi vaccaro, no tav, polizia, napolitano, torino[/tags]

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venerdì 2 Marzo 2012, 14:11

Il Movimento restituisce 6.342 euro al Comune

Questa sera, alle ore 21 in via De Sanctis 12 (terzo piano), si terrà un incontro pubblico in cui i consiglieri del Movimento 5 Stelle al Comune e nelle Circoscrizioni relazioneranno sulla propria attività del 2011 e si sottoporranno ai giudizi dei cittadini. Qualsiasi torinese può venire, dire cosa pensa del nostro operato, dare consigli, fare critiche e anche, se vuole, chiedere le nostre dimissioni, in base all’impegno etico da noi sottoscritto.

Tra le varie informazioni che riteniamo doveroso condividere in pubblico, c’è il rendiconto delle spese del gruppo consiliare nel 2011. Ci sono stati assegnati 7.490 euro; di questi ne abbiamo spesi solo 921, principalmente per pagare le bollette del telefono, la cancelleria, un po’ di informatica, e acqua e caffé per l’ufficio. Abbiamo dovuto versare altri 227 euro quando, a seguito della spaccatura di IDV, è nato un nuovo gruppo consiliare; in questi casi tutti i gruppi sono tenuti a “fare colletta” per dotarlo dei fondi che gli spettano.

Dunque, alla fine dei conti, sui 7.490 euro assegnati noi restituiamo ora 6.342 euro di avanzo: l’85% di quanto assegnatoci. Non abbiamo ancora visto i conti dei partiti, ma si sono tutti stupiti del nostro avanzo: di solito i consiglieri si impegnano a spendere fino all’ultima lira, tanto pagano le casse pubbliche.

Questi soldi rientrano ora nel calderone del bilancio comunale, e sarà la Città a decidere come spenderli. Noi, peraltro, nelle settimane scorse abbiamo fatto una proposta: vorremmo coprire, con questi soldi da noi risparmiati, le spese sostenute dal Comune per la ritinteggiatura di via Po per cancellare le scritte della manifestazione No Tav del 28 gennaio, che Fassino quantificò in “alcune migliaia di euro”.

Segnaliamo anche che nel novembre 2011 la conferenza dei capigruppo ha deciso di distribuire ai vari gruppi altri 50.000 euro, presi dai risparmi di spesa dovuti al fatto che, essendo anno di elezioni, varie attività si sono fermate per alcuni mesi. Noi abbiamo deciso di rinunciare a questi ulteriori fondi, mentre quasi tutti gli altri gruppi li hanno presi e in buona parte li hanno utilizzati per dotare i consiglieri comunali di un Ipad. Noi abbiamo anche rifiutato l’Ipad, comunque finanziato, in quanto siamo già stati dotati di un portatile quando ci siamo insediati.

Per il prossimo anno vorremmo continuare su questa linea: magari spendere anche qualcosa di più, se lo si può fare per motivi istituzionali e per iniziative utili, ma evitare di spendere i soldi della collettività solo perché ci sono.

[tags]torino, comune, politica, costi della politica, movimento 5 stelle, fassino[/tags]

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mercoledì 29 Febbraio 2012, 15:07

A testa alta

Lunedì sera il consiglio comunale ha parlato di Tav due volte; la prima in risposta alle comunicazioni urgenti di Fassino sugli scontri di sabato, richieste da noi (il punto saliente del suo intervento è che Luca Abbà sarebbe caduto perché il suo telefonino ha creato un arco elettrico coi cavi…); la seconda su due ordini del giorno, uno del PD sostenuto anche dal centrodestra, l’altro di SEL e IDV, che esprimevano solidarietà a Caselli per le minacce di morte prendendo nel contempo posizione rispettivamente “Sì Tav” e “Forse Tav”. Nel video in alto trovate il mio primo intervento; segue quello nella seconda discussione, difficile per le continue interruzioni e contestazioni dai banchi del PD (purtroppo nel video si sentono poco) e per la mia tracimante incazzatura.

Oggi Specchio dei Tempi apre non a caso con una lettera che dice: non importa se un ragazzo è caduto dal traliccio, cavoli suoi, io dovevo passare di lì e ci ho messo molte ore in più. Propaganda a parte, e comunque la si pensi sul Tav, il cinismo di molti è davvero disperante: chi se ne frega se una persona sta morendo per un ideale, l’importante è che io possa arrivare di corsa dove devo andare.

E chissà con che fretta poi, dato che la maggior parte degli italiani sono schiavi di una società che li obbliga a correre tutto il giorno per riuscire a malapena a sopravvivere, mentre una piccola parte vive nella ricchezza ottenuta spesso tramite soprusi, ruberie e manipolazioni della politica. Non di rado le persone che reclamano “ordine e disciplina” sono poi le prime a brontolare per la crisi e la corruzione; ma non fanno altro che lamentarsi, senza mai alzare la testa.

A me dispiace molto per i disagi che molte persone subiscono per le manifestazioni No Tav e me ne scuso, ma la Torino-Lione è l’ennesimo modo per portare 22 miliardi di euro nelle tasche dei grandi gruppi economici (quindi dei partiti che loro finanziano) e delle mafie (è già provata in tribunale l’infiltrazione della criminalità organizzata in tutta l’alta velocità italiana) quando allo stesso tempo gli stessi politici ti dicono che devono aumentare i biglietti del pullman del 50%, chiudere gli asili e far morire la gente sulle barelle al pronto soccorso perché “non ci sono soldi”. Se poi qualcuno preferisce che 22 miliardi di euro di soldi nostri vengano spesi in un treno supercostoso e inutile invece che nei servizi pubblici che usiamo tutti quotidianamente, va bene, è una opinione legittima, però poi non si lamenti della condizione in cui versa l’Italia.

Lunedì, dopo il mio intervento, io e Chiara abbiamo litigato ancora con alcuni consiglieri del PD; ci accusano di non rispettare le istituzioni, di contestare la magistratura, di fiancheggiare le manifestazioni e anche le violenze. Ma credono forse che non ci siamo chiesti dove porterà questo clima, dove finirà l’Italia? Eppure, i partiti di ogni colore ci chiedono, per non mettere a repentaglio la tranquillità di tutti, di chinare la testa; di accettare la corruzione, la prevaricazione, la distruzione dei beni comuni. Questo, mi spiace, non lo possiamo fare; ce lo vieta in primo luogo la nostra coscienza.

E non possiamo smettere di pensare che la prima responsabilità di ciò che sta accadendo sta in chi, avendo la responsabilità di gestire le istituzioni in nome del popolo, è disposto a sacrificare la pace e la democrazia per perseguire ad ogni costo un affare economico da miliardi di euro.

[tags]no tav, caselli, manifestazioni, torino[/tags]

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lunedì 27 Febbraio 2012, 13:50

La rabbia a Torino

Quando si parla di ordine pubblico è dovere di tutti mantenere la calma, senza generalizzare. Non esiste la “polizia assassina”, però esistono situazioni in cui il comportamento delle forze dell’ordine, della magistratura e delle istituzioni in generale suscita molte domande; ed è giusto cercare di capire. A Torino, il clima è sempre più teso; e colpisce come in una sola settimana si siano verificati in città ben tre episodi di violenza che hanno coinvolto le forze dell’ordine.

Delle cariche di sabato sera a Porta Nuova si sa già molto; ci sono immagini che fanno vedere come la carica parta a freddo, senza apparente motivazione, e poi la seconda carica e il lancio di lacrimogeni che finiscono dentro il treno, con conseguenze immaginabili. L’ultima carica, secondo le testimonianze, pare essere stata fatta alle spalle, quando le persone – molte nemmeno No Tav, solo normali viaggiatori – stavano salendo tranquillamente sul treno. E’ inquietante sapere che il capo della polizia ferroviaria di Torino è il questore Spartaco Mortola, tristemente famoso per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova, condannato in primo e secondo grado e assolto in Cassazione. E qui la domanda è ovvia: ma è proprio il caso di farlo lavorare a Torino in questo momento?

Il secondo fatto è successo venerdì pomeriggio: un gruppo di studenti, in protesta per i tagli al diritto allo studio, cerca di entrare in Comune per attirare i giornalisti e tenere una conferenza stampa. Scoppia un parapiglia nel quale gli studenti accusano la polizia di averli malmenati gratuitamente, mentre due vigili restano contusi. In questo caso non possiamo sapere cosa sia successo esattamente, ma è l’ennesimo episodio di scontri tra cittadini e forze dell’ordine per motivi politici.

Il terzo fatto risale a lunedì sera: allo stadio, al termine della partita Torino-Sampdoria, in un clima assolutamente pacifico e di grande festa per la vittoria dei granata, un tifoso della curva Maratona scavalca la recinzione per prendere la maglia lanciata da un giocatore. Non sarebbe successo nulla, ma l’intervento delle forze dell’ordine si conclude sotto gli occhi di migliaia di persone ancora sugli spalti, con il tifoso portato via di peso. Su questa vicenda abbiamo anche presentato una interpellanza, dato che il sindaco ha comunque la responsabilità di vigilare sulla gestione dell’ordine pubblico; è giusto combattere con fermezza la violenza negli stadi, ma che senso ha un intervento di questo tipo in una situazione assolutamente pacifica?

Sono episodi diversi, ma accomunati da un clima di tensione crescente e dall’allargarsi della fascia di sfiducia verso l’operato delle forze dell’ordine: ormai sono decine di migliaia a Torino le persone che non si fidano più. E’ una situazione molto pericolosa, e dovrebbe far riflettere tutti sull’opportunità di fermarsi un attimo, di evitare da tutte le parti, politica compresa, il muro contro muro; uno scontro continuo e generalizzato che sarebbe subito strumentalizzato da chi auspica il regime del manganello.

Stamattina nel “cantiere” di Chiomonte è caduto un ragazzo, è gravissimo al CTO, e i lavori non sono nemmeno stati fermati, quando normalmente la magistratura, per molto meno, sequestra il cantiere per secoli. Il cantiere sta venendo allargato con procedure da stato di polizia, perché se si deve lavorare su un terreno privato si fa un esproprio, non si arriva con una lettera del prefetto che te lo requisisce. Sembra che le istituzioni facciano tutto il possibile per fomentare la rabbia delle persone. Perchè?

[tags]no tav, chiomonte, violenza, polizia, torino, porta nuova[/tags]

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sabato 18 Febbraio 2012, 12:34

Puzza di soldi bruciati

Del problema della puzza di marcio che a ondate ammorba Torino, specie di notte, ci occupiamo sin dal principio; ne avevamo già parlato a novembre. Il consiglio comunale ne ha discusso di nuovo grazie a un nostro ordine del giorno, in cui ponevamo una richiesta molto semplice: chiudere l’impianto responsabile della puzza.

Vale la pena ripetere che la puzza ormai è ben documentata e che la sua origine è accertata. Non viene tanto, come spesso si crede, dalla discarica di Cassagna, sita nell’area alle spalle della tangenziale tra Collegno, Druento e Pianezza, in cui anche Torino porta i rifiuti indifferenziati; viene invece dall’adiacente impianto di compostaggio Punto Ambiente.

L’impianto è di proprietà del CIDIU, l’azienda dei rifiuti di Collegno, Grugliasco e Rivoli, e accoglie l’organico di questi comuni (quello torinese va a Pinerolo). E’ entrato in funzione nel 2009 ed è costato ben 22 milioni di euro, che il consorzio suddetto ha preso a prestito dalle banche dando come garanzia i futuri introiti del trattamento dei rifiuti. Peccato che, per errori di progetto, lasci uscire una puzza mefitica che ammorba l’intera città.

Ora, direte voi, se una attività industriale puzza e da anni rende impossibile la vita ai cittadini la si chiude d’imperio, no? L’abbiamo detto anche noi, ma purtroppo la politica non funziona così. Già, perché se l’impianto non funziona il CIDIU non guadagna, e se il CIDIU non guadagna non può pagare i debiti contratti per realizzarlo, e se il CIDIU va a picco si aprono voragini nelle casse di Rivoli, Collegno e Grugliasco e degli altri Comuni soci minori, tra cui Alpignano e Pianezza.

E siccome la Città di Torino, danneggiata dalla puzza, e la Provincia di Torino, che è l’unica che può ordinare la chiusura dell’impianto, sono governate dalla stessa parte politica che governa Rivoli, Collegno e Grugliasco, uno sgarbo del genere è politicamente inopportuno. Di qui il fatto che la vicenda si sia trascinata per anni e che le contromisure prese siano sempre parziali; l’ultima è stata, a dicembre, la riduzione alla metà della quantità massima di rifiuti trattata dall’impianto.

Ma qui entriamo in gioco noi e il nostro “fiato sul collo”; e dunque abbiamo messo sul tavolo un atto per cui la Città chiedesse formalmente alla Provincia la chiusura dell’impianto per il tempo necessario a ristrutturarlo ed eliminare gli odori (la ristrutturazione costerà ai collegn-grugliasc-rivolesi un’altra decina di milioni di euro, ma mica possiamo tenerci la puzza). Gli impianti di compostaggio per accogliere temporaneamente l’organico di Punto Ambiente non mancano: basta volere.

La discussione in commissione, il 2 febbraio, è culminata nel classico intervento da bastian contrario del consigliere Viale (radicale del PD) sul fatto che lui non aveva mai sentito questa puzza e dunque si trattava probabilmente di una psicosi collettiva. Superata l’obiezione con una generale conferma di tutti – assessore compreso – a proposito dell’effettiva esistenza della puzza, ci fu però detto che la richiesta di chiusura non aveva senso, perché bisognava attendere che la riduzione della quantità di rifiuti adottata a dicembre avesse effetto; l’organico impiega circa tre mesi a marcire, quindi il beneficio completo sarebbe scattato a marzo. E che problema c’è? Noi siamo arrivati in aula con un auto-emendamento che diceva di aspettare aprile, ma poi, se la puzza continuava, di chiudere comunque l’impianto.

In aula, è stato il presidente di commissione, Grimaldi di SEL, a chiederci di eliminare la richiesta di chiusura dell’impianto, lasciando solo la parte che diceva di aspettare aprile. Ma noi avevamo pronta la controproposta; abbiamo eliminato la richiesta al CIDIU di bloccare subito l’impianto, ma abbiamo lasciato la richiesta alla Provincia di chiuderlo per la ristrutturazione anti-puzza, che era la cosa importante. A questo punto, dopo una ulteriore dimostrazione di disponibilità politica, non c’erano più motivi per non votare l’atto; e difatti l’ha votato tutta l’aula, a parte il solito Viale e l’astensione della Lega (forse l’olfatto padano è meno sensibile): obiettivo raggiunto.

Esiste dunque ora un atto formale della Città di Torino, che prende posizione chiedendo alla Provincia di obbligare il CIDIU a ristrutturare l’impianto se entro aprile la puzza non sparisce. E’ il massimo che possa fare la Città, visto che l’impianto non è di sua competenza; nel frattempo, nei comuni limitrofi è il caso che comincino a chiedere conto dei soldi così mal spesi in questo progetto…

[tags]ambiente, rifiuti, puzza, odore, cassagna, druento, punto ambiente, amiat, cidiu, torino[/tags]

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venerdì 17 Febbraio 2012, 13:54

M’illumino di meno

Oggi, 17 febbraio, cade l’edizione 2012 di M’illumino di meno, la giornata nazionale del risparmio energetico promossa dalla trasmissione Caterpillar di Rai Radio 2, e diventata negli anni un vero appuntamento istituzionale.

La settimana scorsa, man mano che le varie città d’Italia annunciavano la propria adesione, ci siamo chiesti: può Torino non rispondere all’appello? Ovviamente no, e dunque abbiamo presentato una mozione d’urgenza per dichiarare l’adesione della città e disporre lo spegnimento delle luci di almeno un monumento nella serata di oggi.

Per ottenere il passaggio d’urgenza in consiglio comunale ci vuole il placet della maggioranza, che è stata ben contenta di aderire a patto che la mozione diventasse “di tutti”: e dunque l’hanno firmata il presidente e il vicepresidente del Consiglio Comunale e tutti i capigruppo. Dopodichè, nel consiglio di lunedì scorso, la mozione è stata approvata all’unanimità.

La nostra speranza era che la giunta non si limitasse a una adesione “spintanea”, ma partecipasse con convinzione. L’assessore Lavolta ha puntato molto del proprio successo politico su queste tematiche, tanto da creare addirittura una fondazione apposita per Torino Smart City. E infatti la Città ha realizzato addirittura un video promozionale, e i monumenti scelti dalla giunta per lo spegnimento sono quelli più importanti – la Mole e Superga. E noi ne siamo ben contenti: l’importante è che le cose si facciano.

Speriamo solo che, oltre alle attività simboliche, si riesca poi a far partire anche quelle sostanziali, visto che è di pochi giorni fa la notizia del flop totale a livello europeo: tutti i bandi europei che Torino sperava di vincere per finanziare iniziative in questo campo sono stati invece vinti da Genova. Vedremo se nei prossimi mesi le promesse saranno mantenute, di modo che questo progetto non diventi una ennesima voce di spesa per attività promozional-cosmetiche senza riscontro nei fatti.

Nel frattempo, ricordatevi che il risparmio energetico richiede l’impegno di tutti: ecco alcune cose che potete, anzi dovete, fare anche voi.
[tags]risparmio energetico, caterpillar, rai, m’illumino di meno, smart city, torino[/tags]

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sabato 11 Febbraio 2012, 13:00

Eppure manca qualcosa

La vicenda dell’Opera Pia Lotteri, storica casa di riposo torinese, ritorna ciclicamente sui giornali da alcuni anni. L’Opera è una di quelle classiche istituzioni ottocentesche, fondata da un prete e finanziata nei decenni dalle donazioni del meglio della borghesia torinese; attualmente ospita alcune decine di anziani non autosufficienti, nel suo grande complesso di via Villa della Regina. A partire dagli anni ’90, un po’ per una gestione poco attenta e un po’ per i costi delle ristrutturazioni necessarie per adeguare i vecchi edifici, l’ente ha cominciato ad accumulare debiti, fino al fallimento. Ma la storia è tutt’altro che chiara, e a metà dicembre siamo andati a discuterne direttamente sul posto col nuovo commissario dell’ente, l’ex assessore Marco Borgione.

Nel novembre 2007, sotto il peso di oltre sette milioni di euro di debiti, l’ente fu commissariato; la Regione, allora guidata da Mercedes Bresso, la affidò ad Adolfo Repice, al tempo segretario generale del Comune (il segretario generale è una figura tecnica ma assolutamente vitale, perché certifica la regolarità di tutto ciò che il Comune decide; e Repice era grande amico di Chiamparino).

Se ci seguite, il nome di Repice non vi è nuovo: è il signore che abita in un maxiappartamento di lusso in corso Massimo d’Azeglio 2, vista Valentino, che il Comune gli affitta ad equo canone; il Comune lo ricevette in eredità da una signora che voleva così finanziare borse di studio e garantirsi la manutenzione della tomba… qui vedete com’era ridotta, dopo una interrogazione e due interpellanze sono intervenuti. Alla fine del mandato di Chiamparino, Repice si trovò un’altra occupazione: lo stesso Chiamparino e l’attuale ministro Profumo contribuirono alla sua elezione a sindaco di Tropea. Peccato che dopo solo un anno l’abbiano cacciato pure da lì, dopo che Tar e Consiglio di Stato hanno riscontrato irregolarità in alcuni seggi elettorali della ridente cittadina calabrese.

Dunque, Repice tentò inizialmente di vendere la struttura, ma l’asta nel 2009 andò deserta; allora cercò qualcuno che se ne assumesse la gestione. La gara fu vinta dalla società Villa Maria Pia Hospital, del colosso Villa Maria Pia del ragionere romagnolo Ettore Sansavini, che forse alcuni ricorderanno da una memorabile puntata di Report; i più ignorano la sua esistenza, ma è uno degli uomini più ricchi del Paese. La società in questione offrì 14 milioni di euro per aggiudicarsi la gestione della struttura per quarant’anni; ci furono ricorsi da altre case di cura private, e si arrivò così al gennaio 2011.

Il 14 gennaio, il Tar respinge il ricorso e si potrebbe procedere; tra le mani di Repice, però, i debiti erano ormai esplosi a 16 milioni di euro – più che raddoppiati in meno di quattro anni. I creditori avevano dunque fatto partire le procedure di pignoramento, e il 25 gennaio era fissata l’asta giudiziaria per vendere all’incanto i beni dell’ente – essenzialmente il complesso di via Villa della Regina, ovvero vari edifici, in parte storici, e un pezzo di parco, in una delle zone più chic e costose di Torino – per coprire 11,9 milioni di euro di crediti.

All’asta arrivano tre offerte, e vince… Villa Maria Pia Real Estate, sempre dello stesso gruppo, che offre 13,5 milioni per la proprietà dell’intero complesso. Di fatto, pagando anche un po’ meno, in questo modo Villa Maria ottiene ben di più: immobili per complessivi 9000 metri quadri più giardini, in una zona di lusso. Vogliamo dire 3000 euro al metro quadro, perché sono da ristrutturare? Fa 27 milioni di euro. Ma se mai venisse autorizzato il cambio di destinazione dell’area, da casa di riposo ad appartamenti, il valore sarebbe di molto superiore: quanto vale al metro quadro un appartamento in via Villa della Regina angolo corso Lanza?

Nell’agosto, dopo che sono cambiate sia la giunta regionale che quella comunale, la Regione decide infine di ringraziare Repice e cambiare commissario, nominando Borgione. Egli si ritrova in una situazione difficilissima: il servizio tira avanti, gestito direttamente dall’ASL (anche perché così le rette, da 80 a 100 euro al giorno, possono essere usate per pagare i lavoratori e non i creditori), ma sempre in passivo (anche se minimo rispetto al passato) e senza prospettive chiare. L’ente ha 22 dipendenti, ma quattro aspettano la pensione e otto sono inabili agli sforzi richiesti dall’assistere anziani non autosufficienti (questi sono tra i motivi per cui la stessa casa di cura gestita in regime pubblico, con garanzie e sindacati di mezzo, accumula debiti, mentre gestita da un privato, con precari e cooperative di mezzo, genera utili). E, gentilmente, la nuova proprietà scrive al commissario che loro adesso sono occupanti abusivi e se ne devono andare.

E succedono altre cose strane: per esempio, esiste una legge che dice che un immobile di un ente pubblico destinato allo svolgimento di un servizio pubblico non è pignorabile, proprio per evitare situazioni come questa; ma l’opposizione al pignoramento viene respinta dal giudice, sulla base di una lettera di un funzionario regionale prodotta dai creditori.

Si arriva dunque all’inchiesta di questi giorni, che coinvolge Repice e il presidente del Tar Piemonte Bianchi, accusati di avere aggiustato le sentenze del gennaio 2011, in cambio di una raccomandazione alla Rai per il figlio di Bianchi. Se fosse vero sarebbe tremendo, ad esempio per la quantità di comitati di cittadini che hanno faticosamente raggranellato migliaia di euro per ricorrere al Tar contro delibere del Comune ritenute illegittime, per vedersi poi respingere il ricorso: ora tutti si staranno chiedendo se veramente tra Tar e Comune ci siano consultazioni prima delle sentenze.

Vedremo quali saranno i successivi sviluppi di questa vicenda, ma penso che ne abbiate capito il senso: sia sull’assistenza sanitaria che sul patrimonio storico degli enti di beneficenza girano cifre da capogiro, a fronte delle quali non ci si ferma davanti a niente; e sono cifre che quasi sempre vengono dalle nostre tasche o da quelle dei nostri antenati.

E’ per questo che vorrei aggiungere una postilla che, negli articoli scandalistici di questi giorni, non leggerete. Non vi sembra che in tutta questa discussione manchi qualcosa? Tra aste, inchieste, burocrazia, politica, business un elemento è scomparso, ed è quello che invece, visitando queste strutture, ovviamente colpisce per primo.

E’ il fatto che all’Opera Pia Lotteri ci sono tuttora decine di persone, che si trovano a trascorrervi gli anni che le separano dalla morte, spesso in solitudine, spesso in malattia, in ogni modo deboli, senza potersi difendere, con il solo aiuto di chi, nonostante tutto, nonostante la crisi e i tagli e le manovre, ancora si dedica a loro.

Se c’è un motivo per cui serve la politica, è proprio quello di difendere chi non può difendersi da solo, e ricordare che la grande macchina della sanità e dell’assistenza deve essere al servizio delle persone, e non il contrario.

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venerdì 10 Febbraio 2012, 13:51

Torino contro i pesticidi e la moria delle api

È matematico: la prima volta in cui dici che abbiamo presentato un ordine del giorno in difesa delle api, c’è sempre qualcuno che si mette a ridere; qualche battuta scappa sempre. Eppure, quando poi spieghi l’argomento, tutti si rendono conto che la questione è estremamente seria.

Circa cinque anni fa, infatti, le api hanno cominciato a morire in massa, in certi casi fino al 90% delle colonie, senza che si capisse bene il perché. Se muoiono le api, non manca soltanto il miele; viene messo a rischio l’intero ciclo della natura. Dovremmo infatti tutti ricordare, sin dalle scuole elementari, che le api sono responsabili dell’impollinazione dei fiori e dunque della riproduzione delle specie vegetali, che a loro volta alimentano gli animali e infine l’uomo (direttamente dai Simpson, ricordiamo la catena alimentare dell’uomo). Niente api, niente natura, niente uomo.

A tutt’oggi non è chiara la ragione ultima di questa moria: i fattori sospetti sono molti, dagli OGM alle radiazioni dei cellulari. Tuttavia, le analisi hanno indicato la presenza tra le api morte di una particolare categoria di pesticidi “innovativi”, noti come neonicotinoidi, e utilizzati per “conciare” i semi del mais e di altre colture (barbabietole, patate) prima di seminarli, per renderli intrinsecamente resistenti ai parassiti. Vari studi scientifici sostengono che questi pesticidi intervengano sul sistema nervoso delle api e in sostanza le uccidano… e non è nemmeno chiaro cosa succeda al sistema nervoso degli umani che mangiano i frutti derivanti da questi semi.

Altri, comunque, sostengono che i neonicotinoidi non facciano poi così male: sono le multinazionali come Monsanto, Bayer e BASF, che li producono (ma se volete potete anche comprarli su Internet dalla Cina), e gli agricoltori che li usano. Sta di fatto però che, quando si è introdotto un divieto temporaneo e precauzionale di questi pesticidi, le api sono tornate a vivere.

Il divieto è stato via via prolungato, di anno in anno, ma è sempre a rischio di essere rimosso, grazie alle pressioni delle lobby sopra citate. Così a ottobre, dopo la manifestazione a cui abbiamo partecipato qui a Torino per chiedere l’ennesima proroga, ho pensato che anche la Città potesse prendere posizione. Ho dunque scritto e presentato un ordine del giorno, che è infine arrivato in votazione lunedì 30 gennaio, ed è stato approvato all’unanimità: la Città di Torino chiede ufficialmente al governo di rendere definitivo il divieto d’uso dei neonicotinoidi in agricoltura, senza condizioni.

Anche qui in Comune, superate le risatine, tutti si sono resi conto della gravità del problema: speriamo che altre città possano seguirci, e che – in vista della prossima scadenza del divieto provvisorio, fissata per il 30 giugno – si possa arrivare a un divieto definitivo.

[tags]api, agricoltura, natura, salute, pesticidi, neonicotinoidi, torino[/tags]

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