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mercoledì 22 Agosto 2007, 10:17

Valentino Rossi

Volevo evitare la questione, perché so che su questo finirò per litigare con la maggior parte dei miei lettori, ma l’abbondanza di commenti a questo post – seppure a scoppio ritardato – mi spinge a chiarire meglio il mio punto di vista sulla questione di Valentino Rossi e della sua presunta evasione fiscale.

Che è una questione interessante, perché l’Italia si è abbastanza spaccata: una maggioranza a condannarlo in modo addirittura violento, mettendolo alla gogna su tutti i giornali; e una minoranza a farne una vittima e un eroe. Io credo che nessuno di noi abbia i dati per giudicare, ma tendo a stare dalla sua parte; per l’istintiva repulsione alle cacce alle streghe, e anche per altri ragionamenti.

Rossi deve pagare le tasse, su questo non ci piove; su questo le critiche hanno ragione. Le suddette critiche, però, partono quasi sempre dando per scontato il fatto che Rossi abbia veramente evaso le tasse, senza dargli alcun beneficio del dubbio: come mai? Io ho notato in moltissime delle invettive contro Rossi una componente aggiuntiva che svaria tra la frustrazione, l’invidia e il desiderio di vendetta; come se gli si dovesse far pagare il fatto di essere ricco e famoso, e in qualche caso anche quello di avere un commercialista più creativo del proprio.

Anche nei commenti che ho ricevuto, ho notato una preoccupante tendenza a strutturare la questione come “a lui 100 milioni di euro non servono davvero, per cui lo Stato è giusto che ne prenda 60”. Con lo stesso principio, però, si potrebbe dire che a lui per vivere bastano centomila euro l’anno, per cui lo Stato potrebbe tassarlo al 99.9%, no? Questo è il principio base delle società comuniste: tutto è dello Stato e ognuno riceve “ciò che gli serve” a giudizio del governo. La nostra società non dovrebbe funzionare così, e noto appunto alcune preoccupanti lacune collettive sulle basi filosofiche di una economia di mercato, sperando di non dover riaprire (nel 2007…) la discussione sul perchè l’economia comunista e la società moderna siano incompatibili.

Comunque, la questione di Rossi è legalmente complessa, perché esistono un accordo bilaterale per cui i cittadini italiani residenti in Inghilterra pagano solo le tasse inglesi, e una legge inglese che permette agli immigranti in Inghilterra di pagare le tasse solo sui redditi generati là e non sul resto. Vuol dire che Rossi deve pagare ad altri paesi le tasse sul resto del reddito? Non si sa, è una questione da avvocati; ovviamente Rossi sceglie l’interpretazione favorevole a se stesso, lo Stato italiano anche, e si vedrà in tribunale. Ma ciò non mi sembra poter giustificare la conclusione che Rossi ha volontariamente e consapevolmente evaso le tasse, tale da sbatterlo su tutti i giornali come un mostro; se mai, si è trasferito in una nazione che (oltre ad essere un paese molto più civile del nostro) gli praticava condizioni migliori: è un reato? Capirei fosse andato ad abitare alle isole Cayman, ma a Londra

(In qualche caso ho letto qualcuno sostenere che sì, bisogna vietare ai ricchi italiani di trasferirsi altrove, per non privare il Paese del loro apporto fiscale. Era la stessa persona che sosteneva con fuoco e fiamme che non si potesse limitare la mobilità degli immigranti extracomunitari e il loro diritto a stabilirsi in Italia: evviva la coerenza.)

A me poi inquieta molto l’interpretazione fornita dal fisco italiano, secondo cui, anche se Rossi da anni abita a Londra, il fatto che abbia “affetti” e “interessi” in Italia autorizza l’Italia a prelevare la maggior parte dei suoi redditi. E’ una mentalità un po’ mafiosa, del tipo “puoi scappare, ma di noi non ti libererai mai”. Soprattutto a fronte dell’incapacità dello Stato italiano a gestire bene i soldi che gli affidiamo (altro che Svezia), per cui il piano strategico del fisco è centrato sull’aumento della pressione fiscale sulla parte produttiva del paese, invece che sull’eliminazione degli sprechi e delle spese inutili. Se poi l’esito di tutto questo è che la suddetta parte produttiva o emigra o evade o chiude l’attività, non vedo un grande futuro per l’Italia.

In questo senso, è appena normale che per la suddetta parte produttiva Valentino Rossi sia diventato un eroe: non è mica perché avrebbe evaso, se mai è perché questo caso, che da chi vede evasori e sfruttatori in ogni ricco è visto come il prototipo dell’arroganza del singolo, da chi invece si sbatte e crea ricchezza (per sè e per gli altri) è visto come il prototipo dell’arroganza dello Stato. In pratica, per questa fetta del Paese il signor Rossi è diventato il simbolo dell’italiano intraprendente che ha unito il talento ad anni di sacrifici, ha avuto successo, e invece di venire ringraziato ed apprezzato si trova fuori dalla porta la polizia, che a nome di raccomandati, assenteisti e politici gli porta via la maggior parte di ciò che ha guadagnato. Qualsiasi piccolo imprenditore del Veneto, qualsiasi manager milanese si è identificato con lui; ma anche gli istituti di insigni economisti come Sergio Ricossa.

Non so se sia più immorale il ceto che ci governa, o quello stuolo di gente che con la scusa degli evidenti sprechi, inefficienze e privilegi della politica evade (questa volta senza ombra di dubbio) le tasse. So però che l’immoralità dei secondi, unita alla pressione fiscale più alta d’Europa per molti versi, fa molto per aumentare l’evasione e solleticare l’immoralità dei primi.

In questo circolo vizioso, più le tasse aumentano e più cresce il numero di chi trova giusto evaderle, e più aumenta l’evasione e più aumentano le tasse per chi le paga. Non credo che sia possibile spezzarlo solo con la forza: gli unici dati che ho trovato sono del 1998 (ma ne avevo letti di simili per anni più recenti), in cui, per recuperare 2498 miliardi di evasione fiscale, lo Stato ha speso 2402 miliardi di lire in personale e strutture; quanti ne abbia spesi il resto d’Italia duranti gli accertamenti, compresi quelli a sproposito, non è dato sapere.

Insomma, l’unica strada è probabilmente un patto con gli italiani, basato su tasse decisamente più basse e su uno Stato che sia un esempio di moralità.

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38 commenti a “Valentino Rossi”

  1. Tristano:

    Aggiungo solo una cosa: Valentino si e’ davvero trasferito a Londra? oppure ha solo comprato una casa, firmato due documenti e continua a vivere come viveva prima quando era residente in Italia?

  2. simonecaldana:

    “Anche nei commenti che ho ricevuto, ho notato una preoccupante tendenza a strutturare la questione come “a lui 100 milioni di euro non servono davvero, per cui lo Stato è giusto che ne prenda 60″. Con lo stesso principio, però, si potrebbe dire che a lui per vivere bastano centomila euro l’anno, per cui lo Stato potrebbe tassarlo al 99.9%, no?”

    No. perche’ tra 100mila e 40 milioni c’e’ molta piu’ differenza che tra 40 milioni e 100 milioni.

  3. sciasbat:

    simone, un po’ di aritmetica di base:

    – 040000000 – 00100000 = 39900000
    – 100000000 – 40000000 = 60000000

    :PPPPPP

    (sì sono un coglione lo so, però mi devi spiegare qual è la soglia e, se ci pensi, non la trovi, perché è il principio alla base che on regge, come evidenzia vb)

  4. sciasbat:

    Ah, dimenticavo. La precisione “cmq Londra non è un paradiso fiscale” non regge in questo caso. E’ stata la prima cosa che ho detto pure io sul blog il giorno dopo, ma l’interpetazione data ai suoi obblighi fiscali (pago in Inghilterra e solo quello che l’Inghilterra mi chiede) la trasforma di fatto in paradiso fiscale.

  5. Attila:

    Scusatemi… ma quanto sento o leggo di “Redistribuzione del reddito secondo basi eque” (qualcuno mi spiegherà quali sono queste basi eque, con dati reali confrontabili empiricamente) mi viene in mente che il 1989 per qualcuno (tesi agghiacciante) non è mai arrivato… o che per qualcuno si vive meglio in Paesi in cui 1 persona può spostare a suo piacimento il fuso orario di 1/2 ora…

  6. vb:

    Il punto su Londra non è tanto se sia o non sia un paradiso fiscale, è che se Rossi mi dicesse che vive prevalentemente alle isole Cayman non gli crederei, se mi dice che vive a Londra mi sembra credibile. Se si fosse trasferito lì fittiziamente, solo per motivi fiscali, non credo avrebbe comprato una casa da alcuni milioni di euro in St. James’s Square – gli sarebbe bastata una targhetta su una casella postale presso uno studio di avvocati, o al massimo una qualsiasi casetta in periferia.

    In compenso, le argomentazioni del fisco per provare che lui vive in Italia sono che il suo yacht è ancorato vicino a Pesaro, che quando ha fatto lo spot per Telecom avrebbe chiesto come favore di portare l’ADSL al suo paese, e che sono risultate assicurate in Italia “otto autovetture direttamente possedute o intestate a parenti e società riconducibili al pilota”: in pratica, suo padre ha la macchina assicurata a Pesaro; e lui a Londra c’è andato in aereo, lasciando in Italia il suo BMW.

    Poi, per carità, mica io so dove vive davvero Rossi, magari sta veramente tutto il tempo in Italia; dico solo che la situazione mi sembra tutta da chiarire, e che l’ondata di sdegno collettivo riflette più la voglia di portar via dei soldi in qualche modo a qualcuno che ne ha, che una effettiva questione morale.

  7. simonecaldana:

    Sciasbat: certo che la soglia non c’e’, il mondo dei numeri qui e’ strumentale visto che i numeri relativi alle tasse si possono cambiare facilmente, volendolo. Anche parlare di “pressione fiscale” in termini di PIL e’ riduttivo, perche’ l’effetto sull’economia dipende fortemente da quali cose vengono tassate come, e non da un generico “prelievo globale” (che non esiste).
    Inoltre vb menziona la Svezia il cui governo gestisce sicuramente meglio i soldi delle tasse ma la cui pressione fiscale e’ simile a quella italiana.
    La questione fiscale e’ prima di tutto una questione di ordine sociale prima che di soldi, perche’ in un modo o nell’altro (a meno di scadere in estremi) uno Stato gli strumenti (non neccesariamente esclusivamente monetari) per funzionare li trova.

  8. sciasbat:

    Attila, guarda caso però qui qualcuno continuano a rimanere qui anziché andarsene in quei paesi ad usufruire della mezzora in più di luce ;)

  9. dariofox:

    deduco dalla discussione che

    Estremizzando i ragionamenti essi si dividono prevalentemente in
    a.Comunisti secondo cui siamo tutti uguali in temini di diritto alla ricchezza -> quindi la tassazione deve essere progressiva in base al reddito

    b. Individualisti che invece evidenziano i meriti individuali e retributivi -> la tassazione resta limitata e non progressiva al reddito

    In generale i due approcci vanno in crisi con i molto ricchi o molto poveri evidenziando alcune aspetti centrifughi o centripeti (ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri oppure meritevoli puniti e fancazzisti premiati –> vedi la discussione sulle piante da giardino di qualche post fa) sarebbe interessante rappresentare in termini matematici questi approcci con relative condizioni al contorno (soglia minima di povertà ad esempio) e verificare eventuali punti di equilibrio… magari sarà già stato fatto per trovare una società “ideale” (Chi di voi ha letto Appleseed?)
    A proposito la società ideale deve essere democratica (quella di Appleseed non lo era)?

    Su un punto però prendo posizione chiara: contro la categoria degli evasori definiti come coloro che a fronte delle leggi devono pagare una quota e che coscientemente non lo fanno; per cui accetto che cavillo legale esuli un riccone dal pagare le tasse…nel caso di Valentino esprimo una sentita simpatia non fosse per altro per i meriti sul campo. Che il tribunale decida in merito!

  10. sciasbat:

    Puntualizzazione su b) di dariofox: a me sembra che una aliquota fissa dell’X percento sia una tassazione progressiva in base al reddito. Se guadagno 10 pago 10X/100, se guadagno 100 100X/100, dieci volte di più. Io sono contro alle aliquote progressive, che potrei definire “punitive in base al reddito”

  11. Thomas Jefferson:

    C’è troppa gente che è convinta che i cittadini siano proprietà dello Stato, un po’ come vacche da mungere. Se poi le vacche cercano di saltare la staccionata perché non vogliono cedere il loro latte allora la colpa è loro.

    “No. perche’ tra 100mila e 40 milioni c’e’ molta piu’ differenza che tra 40 milioni e 100 milioni.”

    Sì, la differenza di uno che magari è stato più fortunato, ma forse è stato semplicemente più abile o ha lavorato più di un altro.

    Quanto alla Svezia direi che non è da prendere come esempio. In passato era uno dei primi paesi in Europa ora sono decenni che continua a perdere posizioni, forse anche a causa del mito in base al quale lo Stato spenderebbe i soldi meglio di chi li ha guadagnati.

    Proprio per ragioni analoghe, la Danimarca, invece, due anni fa ha fatto un pesante taglio delle tasse.

    Sciasbat, ne abbiamo parlato tante volte. Diciamo che accetterei la tua soluzione come compromesso più accettabile delle aliquote progressive. In realtà, se le tasse fossero il corrispettivo dei servizi forniti dallo Stato, se questi sono uguali per tutti, la cosa *moralmente* corretta sarebbe che tutti pagassero la stessa cifra *costante*.

    Quel che succede in Italia, invece, è che se guadagni di più vieni tassato con un’aliquota più alta. Poi ogni qual volta che vai ad usufruire di qualcosa devi ancora pagare di più: ticket, asili nidi, tasse universitarie… In sostanza un vero incentivo a starsene con le braccia conserte e farsi mantenere dallo stato. Ora che poi qualcuno parla pure di reddito di cittadinanza…..

  12. vb:

    Nelle tasse che paghiamo, però, non c’è solo un elemento di servizio che serve a pagare costi generali come le forze dell’ordine o le strade, ma anche un elemento di solidarietà, che viene destinato a spese che non ci tornano direttamente indietro di persona: cioè l’assistenza, le pensioni di tipo retributivo, la cooperazione internazionale…

    Questo elemento è intrinsecamente conflittuale, nel senso che a chi più ha converrebbe che fosse il più basso possibile, e a chi meno ha converrebbe che fosse il più alto possibile. Di solito questo conflitto viene ammantato di ragioni morali, per cui i primi sostengono che chi è povero lo è perché non si sbatte abbastanza, ed è quindi moralmente ingiusto dargli dei soldi; i secondi sostengono che chi è ricco lo è per via di ingiustizie sociali pregresse, per cui è moralmente ingiusto lasciarglieli tenere.

    Alla fine, comunque, è più che altro una negoziazione tra gruppi di potere, per cui finisce che i ricchi pagano un po’ di tasse “solidali” per tenere sotto controllo il crimine e le turbolenze sociali, e smettono di pagarle (o fanno in modo di farle ridurre) quando diventano troppo alte.

    Tuttavia è vero che un “elemento solidale” troppo alto finisce alla lunga per distruggere la ricchezza di tutti, ricchi e poveri: diminuisce l’incentivo a investire e a lavorare, e aumenta quello a tenere i soldi sotto il materasso e a non fare niente, aspettando che si muova “lo Stato” ossia qualcun altro. E si finisce come in Germania dell’Est, dove – al di là della dittatura – entravi nei negozi di alimentari e c’erano gli scaffali vuoti, a parte tre scatole di cetrioli; o come la Cuba di oggi, dove la gente è istruita e ha una buona assistenza, ma muore di fame al punto da fare a gara per prostituirsi per i ricchi occidentali.

    A questo proposito, chiudo con una geniale battuta yiddish raccolta da Ovadia: “Cos’è quella cosa lunga almeno cinquanta metri, con centinaia di piedi, che si nutrirebbe di carne ma si accontenta di patate?” “La coda davanti a una macelleria in Unione Sovietica!”

  13. LucianoMollea:

    applausi, vb:
    “Io ho notato in moltissime delle invettive contro Rossi una componente aggiuntiva che svaria tra la frustrazione, l’invidia e il desiderio di vendetta; come se gli si dovesse far pagare il fatto di essere ricco e famoso, e in qualche caso anche quello di avere un commercialista più creativo del proprio.”

    Io direi che quelli che si spacciano per: “socialisti”, “comunisti”, “equi e solidali”, “redistributivi” e via discorrendo alla fine cercano solo una scusa per sfogare la loro invidia nei confronti di quello che è “ricco”.
    Ed ho pure sentito piccole imprenditrici lettrici di Repubblica e mogli di dirigenti bancari fare le moraliste con i propri dipendenti nei confronti degli evasori…
    Cosa voglio dire?
    Valentino Rossi ha ragione, è andato a Londra perchè così l’hanno consigliato, il 740 non lo fa lui ma il suo fiscalista, se le cose sono fatte a norma di legge, allora è lo Stato Italiano che oggi reclama soldi indietro che ha fatto una legge da piciu, ha solo da cambiarla (sempre se l’Inghilterra e la meravoglioa UE glielo permettono).
    Ah, ora che ho detto questo sono sicuro che gli invidiosi di professioni troveranno il modo di dimostrare che le leggi che hanno permesso a Rossi di andare a Londra sono colpa di sb.

  14. Thomas Jefferson:

    VB: mi spiace. Sei inguaribile. Sei proprio di destra :-)

  15. vb:

    Io invece sostengo che sia molto più di sinistra una idea di società basata sulla libertà individuale e sulla solidarietà mirata ad offrire pari opportunità, che una basata sulla dittatura del proletariato e sul principio che tu non hai alcun diritto nei confronti della collettività, a parte pagare e tacere… Anche perché la solidarietà va a vantaggio dei poveri, ma una società basata sul controllo sociale da parte della collettività – comunista, fascista o capitalista che sia – finisce sempre nelle mani dei potenti, non certo del cittadino medio.

  16. Thomas Jefferson:

    Comunque volevo solo aggiungere un punto. Quello che chiami “elemento solidale” è su basi morali.

    Io vorrei uno stato che si astenesse dal perseguire fini morali (quali che essi siano). Se non siamo tutti d’accordo su quei fini morali, va a finire che c’è qualcuno che paga per andar contro i suoi principi.

    Ad esempio, io sono anti-abortista. Perché le mie tasse devono andare a pagare l’aborto a qualcun’altra?
    Altrimenti, per forza di cose, c’è qualcuno che sostiene che c’è un’etica superiore cui si deve attenere lo stato; poi privatamente uno pratica quel che vuole. Quindi, in sostanza, l’aborto è cosa buona e giusta ma tu sei libero di pensarla diversamente. Intanto però paga.

    Tornando a Valentino, trovo curioso un altro aspetto. Si parla di mercato unico europeo, libera circolazione dei capitali e via dicendo. Se poi uno decide di spostare la sua residenza ecco che arriva l’europeista a corrente alternata a bacchettarlo.

    Nei paesi federali civili i singoli stati hanno tassazione differente e la gente e le imprese sono libere di muoversi come meglio gli aggrada.
    Negli allevamenti di vacche invece, il bestiame deve aspettare che arrivi il pastore a mungerle. Certo, il pastore provvede anche a nutrirle e a lavarle, però intanto è lui a stabilire quanto latte lasciare ai vitelli, se macellarli e quanto prendersene.

  17. simonecaldana:

    Quello che tende a sfuggire a quelli che avendo un reddito superiore alla media e’ che il paese in cui vivono (e da quale dipende in buona parte la qualita’ della loro vita) e’ cosi’ com’e’ anche per via del fatto che loro pagano piu’ tasse della media. Perche’ se cosi’ non fosse ci sarebbero piu’ poveri (e quindi piu’ criminalita’), meno gente che gli sorride, meno cose belle da fruire. Avendo meno soldi lo Stato non solo non potrebbe mettere in atto quegli ammortizzatori sociali che rendono meno probabile alle loro figlie essere violentate da giovani maschi abbruttiti dalle condizioni di vita primitive alle quali sono costretti ma anche le strade sarebbero meno pulite, i momumenti a pezzi, i servizi in generale ancora peggiori.
    Per cui, anche considerando un fattore K di spreco dell’amministrazione pubblica italiana il signor Rossi vivrebbe in un contorno leggermente migliore se avesse pagato piu’ tasse.
    Il prezzo puo’ essere alto, ma non credo che tutti gli intestatari di reddito sopra media userebbero i soldi risparmiati con tasse piu’ leggere per migliorare il proprio intorno. La verita’ e’ che l’individuo e’ mediamente molto piu’ egoista e gretto della massa, e le tasse non sono altro che un modo di usare i soldi con meno miopia di quanto farebbe il singolo medio (sempre tenendo in conto il fattore K)

  18. Thomas Jefferson:

    simonecaldana: non voglio controbattere a tutto quanto affermi per non monopolizzare il blog. Ti faccio solo notare il sottile razzismo dell’affermazione più poveri => più criminalità. Io, ad esempio, tenderei a pensare che il verso della freccia sia esattamente l’opposto.
    Assumendo che le tue affermazioni siano tutte corrette (in realtà mi piacerebbe che adducessi qualche prova concreta a loro suffragio – citare la svezia o qualche altro paese con alte tasse e bassa criminalità – non basta se non, al più, a dimostrare una dipendenza statistica tra i due fenomeni, non certo un rapporto causa-effetto – che invece è ciò che ci interessa) stringi stringi, per te le tasse alla fine sono una forma di elemosina obbligatoria da parte dei più ricchi verso i più poveri.

  19. dariofox:

    simonecaldana: un fattore k che è più vicino a 1 ci allontana dall’effetto benefico delle tasse che migliorano la società… e questa è la realtà statale italica media (ovvero nord, centro e sud).

    Uno stato assistenzialista ovvero che elargisce a piene mani ai bisognosi senza tornaconto ridurrebbe criminalità delinquenza?

    Vedo invece un modello in stile dei miniprestiti per le donne nei paesi poveri che stimola un rapporto non di carità ma di supporto…

    Ritengo più efficace un uso delle tasse (come vb) che è volto a creare un substrato comune in cui la gente lavora guadagnandosi la pagnotta (piccola o grande che sia)

    L’abuso degli ammortizzatori sociali è deleterio(semplificando come l’elemosina ai bambini Rom che ne aumenta lo sfruttamento o le casse per il mezzogiorno inglobate da mafie e clientele).

    Forse siamo ancora in un mondo in cui il pane ce lo dobbiamo guadagnare con (tanta) fatica…

  20. vb:

    Simone: Aggiungo solo che, anche se la metti su quel piano, lo Stato italiano costa troppo per i servizi che offre; quindi, in un regime di concorrenza globale, i suoi clienti vanno altrove appena possono… e magari non sono nemmeno contenti di farlo, perché preferirebbero stare in Italia e vivere in un paese con condizioni socioeconomiche normali.

    La soluzione quindi è che lo Stato italiano migliori il rapporto tra prezzo e prestazioni, non certo che gli italiani continuino a restare qui per fargli un favore.

  21. simonecaldana:

    VB: son d’accordo. infatti se emigri e’ giusto che dai soldi alla realta’ nella quale vivi. Sai che sono un federalista fiscale :)

    dariofox: non ho parlato di assistenzialismo, ma anche il sistema dei miniprestiti (che io considero ottimo) ha bisogno di fondi. Non ho mai parlato di abuso di ammortizzatori sociali. Il substrato che menzioni e’ quello che intendo io: e’ la societa’ “civile”: in questo senso siamo molto piu’ civili in Italia che negli USA dove la disparita’ di ricchezza e’ maggiore. E questa e’ una diretta conseguenza del modello di stato.

    TJ: non e’ questione di razzismo. Mi accorgo ora che riscrivendo la frase si e’ persa la specifica “crimini contro la persona”. Pero’ se hai x*3 persone che muoiono di fame hai anche piu’ ladri/aggressori (per fame) che se ne hai x. Senza contare che se non sei sotto la soglia di poverta’ sei anche meno incazzato col mondo.
    Lungi da me il depenalizzare moralmente crimini “da ricchi”, assolutamente. Anzi.

    In generale io preferisco vivere nell’italia degli sprechi che nella roma antica della potenza, perche’ ci sono piu’ chance di nascere plebeo o schiavo che patrizio :)
    In generale tutta questa discussione andrebbe scremata dei punti di vista dovuti alla situazione personale dei contribuenti alla discussione: e’ facile essere comunisti da poveri e capitalisti da ricchi. Hanno molto piu’ senso affermazioni come “piu’ ricchi hai piu’ muovi l’economia e quindi piu’ strumenti hai per tutti” (vero, ma solo se i soldi dei ricchi servono a qualcosa oltre che ad accumularsi)

  22. vb:

    Se volete un altro punto di vista, ecco la risposta via icq di un amico trasferito a Londra da qualche mese:

    > sono qui -anche- per non pagare le tasse ai tuoi governi ladri!!
    > non vale la pena lavorare in un posto cosi’ tassato e con servizi cosi’ scadenti..
    > italia va bene,
    > ma per mangiare e il sole
    > non per lavorare!

  23. dariofox:

    A proposito cos’è la povertà tanto sventolata di oggi?
    non avere i soldi per:

    1. pagare l’affito/mutuo (di una casa grande)
    2. per le ferie
    3. per i vestiti nuovi
    4. cambiare auto
    5. pagare gli studi ai figli
    6. mangiare carne tutti i giorni(!)
    7. pagarsi le spese mediche private

    Io, nei racconti del mio nonno (1910-1998), ricordo che la fame, la guerra, la malattia ed i debiti di famiglia erano l’incarnazione della povertà…

    Oggi penso che per la maggioranza di noi (italiani) la nostra povertà sia l’assenza di sicurezze nel medio/lungo termine … mentre per il resto dei poveri (non italiani oramai) siano ancora gli spettri dei nostri nonni

  24. simonecaldana:

    la poverta’ di cui parlavo io riguarda le necessita’, quindi non morire di freddo, avere un tetto, sfamare se stessi e le persone care a carico, avere dei vestiti e non degli stracci…

  25. Alberto:

    Come già scritto non amo i processi di piazza e quindi evito di schierarmi tra innocentista e colpevolista, pur ribadendo il mio disgusto per il messaggio televisivo. Vorrei fare qualche commento però su alcune cose che sono uscite:

    Contrariamente a quanto molti (anche su questo blog) pensano la progressività fiscale non è una caratteristica delle società comuniste ma è un principio applicato in tutti i paesi democratici, compresi quelli nei quali i comunisti erano pochini anche prima dell’89. Ciò accade sia perché l’etica dell’equità sociale non è un invenzione di Marx ma ci aveva già pensato qualcuno prima, sia perché, come già scritto, la progressività fiscale non ha solo delle basi etiche ma anche socio-economiche: ovvero l’ovvia considerazione che un prelievo di identica entità percentuale cambia molto più sensibilmente il tenore di vita di chi guadagna 20.000 euro all’anno cambia rispetto a chi guadagna 20 milioni. Ovviamente va applicato con misura che significa contemperare le esigenze di: 1)massimizzare il gettito e quindi aumentare i fondi destinati a finanziare la fornitura di servizi ai cittadini, 2) non portare chi ha di meno alla fame 3)non portare chi ha sfruttato lecitamente le sue capacità di motociclista o di imprenditore per arricchirsi, a pentirsi di non aver fatto il netturbino. Lo sforzo di tutti i governi, di ogni colore, è trovare un punto di equilibrio tra queste contrapposte esigenze sulla base di un innumerevole quantità di elementi che caratterizzano la società in cui operano. Se esistesse un punto di equilibrio giusto per tutte le stagioni l’avremmo già trovato ed il problema sarebbe stato risolto.

    Contrariamente a quello che molti pensano le tasse non vanno ad un fondo speciale per i comunisti ma vengono destinate alla spesa pubblica che non consiste solo nello stipendio di onorevoli o ministri ma anche nella costruzione di strade, ospedali, ferrovie, università, strutture che possono utilizzare anche i non-comunisti e che in alcuni casi vanno a migliorare il tenore di vita, in altri magari contribuiscono a ridurre il costo del lavoro. Se affrontassimo il dibattito in modo meno ideologico ci dovremmo chiedere cosa c’e che non va nel punto di equilibrio che chi ci governa ha stabilito e perché il 60% di tasse sono troppe ed il 55% invece andrebbero bene e a che cosa dovremmo rinunciare in termini di spesa pubblica per poter diminuire le tasse del 5% e se infine davvero il gioco vale la candela. La risposta di alcuni è facile: riduciamo la spesa eliminando gli sprechi, cosa che sta nel programma dei partiti che vanno dalla Fiamma Tricolore a Rifondazione Comunista, ma poi? Al dunque in realtà gli sprechi non riesce ad eliminarli nessuno e l’unica cosa che i governi di vari colori riescono a fare e fare cassa con le tasse o con i condoni a seconda dei gusti, oppure fare tagli alla spesa indiscriminati che vanno a penalizzare la qualità dei servizi che lo Stato fornisce facendo incacchiare i cittadini.

    Avverto vb e chi altro non ne sia al corrente che l’Italia non è affatto il paese europeo con la pressione fiscale più elevata (inteso come rapporto tra gettito e PIL). Paesi come Svezia, Finlandia e hanno una pressione fiscale molto superiore alla nostra di quasi 10 punti percentuali, la Francia ci sta ben sopra, mentre la Germania è al nostro livello. Altra cosa è il fatto che molte aliquote sono piuttosto alte rispetto alla media europea perché una fetta consistente dei contribuenti le tasse non le paga e chi le paga le deve pagare al posto loro.

    Altro luogo comune confutato da ogni studio in merito è quello per il quale la diminuzione delle aliquote riduca l’evasione fiscale. D’altra parte trenta anni fa l’Italia aveva una pressione fiscale molto inferiore a quella attuale eppure l’evasione era già allora da primato. La propensione all’evasione fiscale, come alla violazione di qualunque altra norma, è un fatto soprattutto di costume, solo in minima parte negoziale. Siamo un popolo che si lamenta dei limiti di velocità assurdi e dei semafori inutili ma poi andiamo a 160 all’ora in autostrada, passiamo col rosso ad un semaforo trafficato rischiando di travolgere pedoni e provocare incidenti e guidiamo sbronzi senza nessuna remora. Questo non è un ragionamento colorato politicamente ma solo di chi cerca di trovare il problema reale e non quello che vorremmo fosse il problema, solo per non prenderci noi l’onere della soluzione. Sono anch’io convinto che abbassare le aliquote fiscali (a patto di non farlo a spese delle finanze pubbliche come fece Tremonti) avrebbe degli effetti positivi sull’economia del paese ma non aspettatiamoci che chi oggi non paga le tasse alla notizia di una riduzione delle aliquote corra, commosso, all’Agenzia dell’Entrate con un assegno in bianco in mano…

    Spesso di parla di “Arroganza dello Stato” come se lo stato fosse un’entità sospesa a mezz’aria o un gruppo di ottimati chiusi in un palazzo. Lo Stato è costituito da una serie di istituzioni che rappresentano i cittadini di questo paese (e che in buona parte da quei cittadini è stata scelta) e chi lavora all’interno di quelle istituzioni è, a sua volta, un cittadino di questo paese. Il funzionario delle Agenzia delle Entrate che ha scritto la relazione su Valentino Rossi è un cittadino come voi e me, che magari ha parenti e amici che non pagano le tasse e che, se ne avesse la possibilità, sarebbe felice di poter mandare un filmato con la sua faccia ai telegiornali ripreso in un megavilla di Londra di sua proprietà. Se è arrogante lo è quanto qualunque altro cittadino di questo paese, indipendentemente dal fatto che faccia il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, il ministro o il motociclista. I cittadini di questo paese hanno la strana prerogativa di criticare aspramente a parole quelli che li governano ma poi rivotano sempre per gli stessi e se i governi cambiano è solo per rimescolamenti delle alleanze tra i partiti.

    Concludo chiedendomi cosa succederebbe nel mio condominio se ci fossero alcuni proprietari che non pagano le rate per le spese comuni. Che farebbe l’amministratore? O smette di provvedere alle spese comuni oppure chiede ai proprietari non morosi di anticipare quanto non corrisposto dagli altri e nel frattempo fa causa ai proprietari morosi. Credo che tutti escluderemmo la prima ipotesi onde evitare che ci tagliassero l’acqua e che venisse a mancare il riscaldamento. Per quanto riguarda la seconda ipotesi direi che per prima cosa i condomini morosi si ritroverebbero le gomme delle auto tagliate, e comunque se per caso un condomino a quel punto dicesse all’amministratore: “Certo che se lei riducesse le spese condiminiali facendo economia magari gli altri riprenderebbero a pagare” sarebbe preso per pazzo. Il fatto che lo stesso ragionamento applicato alla contribuzione fiscale sia invece perfettamente normale e che chi non paga il suo contributo alle spese condominiali del nostro paese venga quasi portato in trionfo è significativo della nostra difficoltà cronica di concepire lo stato come una comunità, esattamente come un condominio, alla quale tutti dobbiamo contribuire, di cui siamo personalmente responsabili, ognuno per la sua parte e del quale chi ci governa è semplicemente l’amministratore. Di questa comunità facciamo parte tutti, indipendentemente dalle preferenze politiche, dal fatto che facciamo l’impiegato dell’Agenzia delle Entrate, il ministro o il motociclista e chi viene meno alle regole di una comunità non offende l’amministratore ma tutti i componenti della comunità stessa. Questo è il problema di fondo ed è un problema che non ha nulla a che vedere con la contrapposizione destra-sinistra ma solo con la speranza che il nostro paese cominci a diventare una comunità di cittadini e non una grande commedia nella quale ci si spartiscono i ruoli di barone arrogante e di suddito plaudente.

    Ciao ciao

  26. Thomas Jefferson:

    Alberto, che magnifica collezione di luoghi comuni (comunisti ? :-P) messi tutti insieme!

  27. sciasbat:

    Le lezioni del prof Alberto sono sempre stimolanti.

  28. vb:

    Alberto: Su cosa venga prima tra l’abbassamento delle aliquote e il calo dell’evasione si sono spesi tomi, molti dei quali hanno opinione opposta alla tua; alla fine conta poco, è un circolo virtuoso che va innescato tramite un evento traumatico ed è difficile che tale punto di rottura possa venire dai cittadini.

    A me però interessa proprio il tuo richiamo al senso di comunità. Noto innanzi tutto che il tuo punto sulla pressione fiscale in termini di rapporto sul PIL ha senso solo in termini macroeconomici; dal punto di vista del singolo, che deve scegliere se evadere o meno, conta soltanto l’aliquota che gli si applica, e su quella, specie per il lavoro autonomo e per il costo del lavoro, siamo campioni del mondo, specie confrontando con i servizi resi (è vero che in Scandinavia avevano tasse altissime, ma poi lo Stato ti dava tutto gratis o quasi).

    E’ certamente vero che uno paga le tasse perché si sente parte di una comunità, o non le paga perchè non se ne sente parte. C’è sicuramente una quota fisiologica di persone che non le pagheranno indipendentemente dall’aliquota, e che può essere fatta pagare soltanto con i controlli. C’è però anche una quota consistente di persone che smettono di pagare le tasse (in tutto o in parte) o perché, tout court, non possono fare altrimenti, o perché perdono proprio quel senso di appartenenza alla comunità.

    Il primo caso è più frequente di quel che si pensi: considera ad esempio gli studi di settore. In Italia, se una azienda dichiara un passivo, si dà per scontato che stia tentando di evadere. Peccato che di questi tempi ci siano parecchie aziende che sono in passivo sul serio; in questi casi, lo Stato pretende le tasse come se fossero state in attivo. Ma tu hai idea di quanto è devastante avere una azienda che non arriva a fine mese, e doversi indebitare ulteriormente per pagare delle tasse su un reddito che non hai mai guadagnato? Come puoi pensare che uno che viene trattato così dalla comunità, poi si senta ancora in dovere di contribuire se ritorna a guadagnare?

    Il secondo è conseguenza del primo, e in generale del degrado morale del nostro Paese: corruzione, sprechi e così via. Anche se essi rappresentano solo una parte della spesa pubblica, sono talmente visibili e invasivi da inficiare tutto il resto. Sotto questa luce, il problema delle aliquote elevate non è tanto la cifra in sè, quanto la sensazione di ingiusto sfruttamento che danno a chi le subisce: gli sembra non di pagare il giusto per contribuire in proporzione alla vita comunitaria, ma di pagare in modo sproporzionato e vessatorio. A quel punto, cade il senso di appartenenza alla comunità e quindi anche l’incentivo morale a pagare.

    Ad ogni modo, mi sembra di percepire una evidente incomunicabilità tra le due Italie, quella che si riconosce nel Paese attuale e quella che non ci si riconosce. Il problema è che la maggioranza che ci si riconosce è quella che, oltre a fare la predica in termini morali a chi si lamenta, continua ad eleggere politici a propria immagine, che propagano l’idea dello Stato sprecone, invasivo e burosaurico che necessita di aliquote al 60% per sopravvivere. Nel frattempo, gli altri – che sono in gran parte, piaccia o no, quelli che mandano avanti l’economia privata del Paese – emigrano o evadono, e prima o poi si scoprirà che la macchina Italia ha finito la benzina.

    A quel punto, immagino che lo Stato italiano pretenderà le tasse anche dai pronipoti degli emigranti di cent’anni fa, che saranno bollati come vergognosi evasori e nemici del popolo…

  29. Alberto:

    Vb, tu continui a dipingere uno scenario nel quale uno stato mangione vessa i cittadini inermi, ma ti avverto che più di un paio di secoli fa c’è stata la rivoluzione francese e da allora in poi l’apparato dello stato ha progressivamente cessato di esser costituito da una casta nobiliare che si propaga di padre in figlio ma da un insieme di cittadini come me e te che per vari motivi è finita a lavorare all’agenzia delle entrate piuttosto che in Vodafone. Quanto tu chiedi efficienza, rigore e moralità ad un concetto astratto di Stato in realtà la chiedi a delle persone, che non sono solo Prodi o Berlusconi, ma sono soprattutto l’impiegato dell’Agenzia delle Entrate, l’infermiere, il poliziotto, il magistrato. E’ difficile pensare che costoro possano essere esempi di moralità ed onestà, mentre i rispettivi fratelli, cugini, amici che fanno gli imprenditori, gli avvocati, i notai, i muratori passano il tempo a pensare come frodare la collettività. Se tu e la tua fidanzata vi fate le corna a vicenda l’approccio: “Tu comincia a non farmi più le corna che poi magari io mi sento più rispettato e quindi non te le faccio più neanch’io” non porterebbe molto lontano. No? Questo per dire che in qualunque contesto il tuo approccio: “il primo passo lo facciano gli altri” è il migliore perché il primo passo non lo faccia nessuno.
    L’idea delle due Italie che hai tu è chiara: una efficiente e grande lavoratrice ma che vittima dello Stato vorace è costretta a violare le leggi. L’altra corrotta e sfaticata che vive alle spalle della prima. L’idea che ho io invece è che l’Italia sia una sola, comprendente imprenditori, ingegneri che lavorano per multinazionali, infermieri, ministri, motociclisti professionisti e funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Una sola, ma afflitta con vari gradi di gravità da una miopia che ci porta a pensare che il mondo routi attorno a noi, che solo noi abbiamo problemi, siamo afflitti dal fisco e da inutili divieti, che solo noi davvero contribuiamo alla ricchezza ed al benessere del paese e che qualunque limite al nostro agire, leggi, limiti di velocità, tasse sono un imposizione che non meritiamo. E’ una miopia che non affligge solo l’imprenditore ma anche l’avvocato, il magistrato, il dottore dell’ASL e che ci porta a chiederci: “Perché io devo dare il mio contributo? Lo diano gli altri che poi magari mi adeguo anch’io”. Hai mai parlato con qualche impiegato statale del fatto che negli uffici pubblici si lavora poco? Io sì ed il discorso che mi sento fare suona simile al tuo: “Perché io devo lavorare quando i miei capi, per primi non lo fanno? La colpa è del Funzionario, del Dirigente, del Ministro. Faccio parte di un apparato inefficiente, perché dovrei esserlo io?”.
    Personalmente cerco di ricordare che una società è fatta di cittadini, la stragrande maggioranza dei quali fa un mestiere che contribuisce, in misura diversa ma contribuisce, alla ricchezza del paese: l’imprenditore, l’insegnante, il casellante dell’autostrada, il ministro. E credo che ognuno di essi abbia il dovere di contribuire, per la sua parte, a fare dell’Italia un paese migliore e se qualcun altro non lo fa ciò non costituisce un’alibi per non farlo noi. Per questo continuo e continuerò ad aspettarmi da ogni cittadino di questo paese, nella stessa misura, rigore, onestà e rispetto per le leggi indipendentemente che faccia l’imprenditore, il ministro, l’impiegato del catasto o il motociclista professionista.

    Ciao ciao

  30. Yari:

    Io userei il “tesoretto©” per risarcire Rossi per i danni morali. Ma la cosa che più mi interessa sapere adesso è “Valentino come va di corpo in questo momento?”

  31. Alberto:

    Thomas Jefferson: sarei interesserato a sapere quali consideri luoghi comuni tra le cose che ho scritto. Mi illumini? Grazie.
    A proposito del termine comunista, l’uso di questo vocabolo per designare chi esprime opinioni diverse dalla propria è stato talmente usato da un noto politico nostrano da essere entrato nell’uso comune da parte di molti con questa curiosa accezione. Forse però sarebbe bene ricominciare a chiamare le cose col loro nome. Anche perché leggendo questa discussione viene il dubbio che le tasse siano un’invenzione di Marx e che prima di lui le spese dello Stato fossero finanziate in qualche altro modo che la Rivoluzione d’Ottobre ha improvvisamente occultato e fatto dimenticare. Che ne dici?
    Ciao

  32. mauro:

    Beh per stemperare i toni….

    Nessuno ha notato, nel vuoto di notizie ferragostano (avete fatto caso che stavolta, oltre ad essere mancato il “caldo africano” che doveva fare di quest’estate “la più torrida degli ultimi secoli”, sono mancati alcuni pilastri vacanzieri come “il giallo dell’estate” o come la “canzone-tormentone”, quella che, anche se non ti piace, la senti talmente ripetere che alla fine ti entra nell’orecchio, e ti ritrovi senza volerlo a canticchiarla?), nel vuoto di notizie, dicevo, Valentino Rossi è passato sui media come evasore e non come elusore. La probabilità che alla fine del lunghissimo iter giudiziario risulti il contrario, è molto alta. Perché altissima è la cifra in ballo. Centinaia di miliardi di vecchie lire. Un povero cristo (si fa per dire) di bottegaio che voglia evadere qualche milione (sempre in lire), al massimo può consigliarsi col commercialista, che avendo per clienti lui ed altri bottegai come lui non sarà certo un principe dei fiscalisti (altrimenti le sue parcelle sarebbero più alte delle tasse da evadere). No. È come nei processi penali, dove solo i ricconi possono permettersi avvocati bravissimi e costosissimi. Col fisco è lo stesso. A chi credete si sia affidato Valentino per “sistemare” i suoi conti? A un pool di professionisti coi controcoglioni. Gente che conosce tutti i trucchi, i sotterfugi leciti, le finzioni, le cittadinanze onorarie, le residenze fittizie, le gabole legali per non pagare, e in ogni caso fa sparire per prima cosa il malloppo nei paradisi fiscali, con tanti di quei passaggi anonimi e scatole cinesi che neanche l’intero corpo delle Fiamme Gialle, lavorandoci per un anno, riuscirebbe a scovarli. Noi siamo abituati a bere i comunicati trionfali della Gdf: “Accertate evasioni per X mila miliardi”, senza sapere che alla fine, di quegli X mila miliardi, lo stato recupera neanche il 7%. E lo recupera dai bottegai “poveri cristi” con commercialista sfigato, non dai Valentino Rossi con dietro interi pool di teste d’uovo. Non esprimo valutazioni morali su di lui. Ma, da italiano vampirizzato dai Visco di turno, adoro l’elusione. Magari riuscissi io un giorno a raggiungere la “soglia d’accesso” ai fiscalisti da 10mila euro a parere. Vorrebbe dire che ho da nasconderne di quei tanti, che il gioco vale la candela. E nel caso di Rossi valeva, ostia se valeva… Candela, pistone, biella, cilindro e gomme.

    Manlio Collino

  33. vb:

    Alberto, tu hai ancora una concezione dello Stato che si usava nella prima metà del secolo scorso, quella in cui semplicemente si era sostituito lo Stato al re, dopodiché ciascun individuo doveva sempre e soltanto obbedire allo Stato esattamente come prima obbediva al re.

    Negli ultimi decenni – anche grazie a fenomeni come la globalizzazione e lo sviluppo delle forme di governo sovranazionali – si sta passando al concetto secondo cui lo Stato è una entità socioeconomica come le altre, con alcuni poteri specifici, ma che non dispone più di poteri assoluti; tanto è vero che i cittadini possono portare in giudizio lo Stato in tribunali internazionali (e, guarda un po’, lo Stato italiano in questi casi perde quasi sempre).

    Sul fatto che ci sia un circolo vizioso in cui tutti si sentono giustificati a violare la legge perché anche gli altri fanno così sono d’accordo, e sono anche d’accordo sul fatto che chi evade le tasse vada punito duramente (stavo cercando di spiegarti che esistono ragioni per l’evasione che vanno oltre il “perché sono stronzi”, che è la tesi della sinistra conservatrice italiana, e che rendono impossibile risolvere il problema solo con la repressione, ma ciò non vuol dire che evadere sia legittimo).

    Il tutto però è partito dalla generalizzazione contro Rossi, secondo cui anche chi si limita a cercare un Paese migliore dell’Italia per piantarci la propria base sarebbe stronzo altrettanto, perché si chiama fuori da questa presunta “comunità”; e la mia risposta è anche che molti se ne chiamano fuori non perché siano disonesti, ma proprio perché sono disgustati dalla sua disonestà e si sono convinti che, a fronte di una situazione che non si riesce a cambiare, subire e tacere non sia più accettabile.

  34. Alberto:

    vb: oh, bella! Scopro di avere una concezione dello Stato completamente diversa da quella che pensavo di avere. Mi spieghi da quale mia affermazione hai concepito questa idea? Giusto per poterne parlare al mio analista… ;-))

    Scherzi a parte, immagino tu sia già vissuto in un condominio ed immagino che tu rispettassi il regolamento di condominio. Lo facevi perché concepivi il condominio come sostituto del Re e quindi come qualcuno a cui devi comunque sempre obbedire, lo facevi perché il regolamento di condominio era il migliore dei regolamenti di condominio possibili in Europa, per stima nei confronti dell’amministratore o semplicemente per rispetto nei confronti degli altri condomini?
    Anch’io come te concepisco lo Stato moderno come un’entità socioeconomica, semplicemente non dimentico che lo stesso Stato moderno altro non è che un insieme di rappresentanti di tutti i cittadini, compresi noi due, quindi i soci di quell’entità non sono altro che tutti i cittadini, compresi noi due. Quindi se frodo quell’entità frodo tutti i cittadini compresi noi due.
    Se quindi mi aspetto che i cittadini rispettino le leggi non lo faccio perché concepisco lo Stato (quindi tu, io, sciasbat, Thomas Jefferson eccetera) come un potere assoluto (altrimenti mi rivolgerei a voi chiamandovi Vostra Maestà) ma per rispetto verso gli altri soci dell’entità socioeconomica Stato o verso gli altri condomini del condominio Italia. Chi non lo faccia non è necessariamente, a mio avviso, né uno stronzo, né una vittima del sistema, probabilmente è semplicemente qualcuno che non riconosce allo Stato il ruolo che dovrebbe avere, ovvero di comunità, e quindi non percepisce gli obblighi intrinsechi che far parte di una comunità comporta.
    Irlanda, Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, Germania, Stati Uniti hanno diversissimi orientamenti politici e diversissima pressione fiscale ma ho l’impressione che abbiano, per quello che conosco i popoli che li abitano, uno spirito comunitario che in Italia nemmeno ci sogniamo.

    Ciao ciao

  35. Attila:

    Ma allora tutti i campioni dello Sport delle varie nazionalità con residenza a Montecarlo, piuttosto che in qualche staterello con poche tasse individuali… sono solo italiani?

    A me risulta che anche Michael Schumacher (è tedesco?), Nick Heidfeld (tedesco?), David Coulthard (scozzese?), Felipe Massa (brasiliano?) siano residenti a Montecarlo… oppure che Nicholas Cage (americano?) e Sean Connery (scozzese?) siano residenti alle Bahamas (per non elencare solo sportivi che sembra che poi abbia un pregiudizio)…
    Gli Irlandesi fanno caso a se… chissà perchè tutta la cd New Economy europea faceva base lì…
    e tutta questa bella gente (ho fatto solo esempi), non sentirebbe la comunità?

    Se poi torniamo all’esempio del condominio… se a me non va il regolamento di condominio… beh… prima faccio fuoco e fiamme per cambiarlo (ma nell’esempio dello Stato è un po’ difficile visto che la nostra politica così come in molti altri ambiti (vedi magistratura, sanità, amministrazione) si viene eletti per parentado (cosa faceva il babbo del candidato “nuovo” alla segreteria del nuovo PD Walter Veltroni? Risposta esatta) e comunque si diviene Casta con qualunque sistema elettorale (caso Mele docet))… se poi non cambia… beh… mi sposto in un altro condominio… la cosa diverrebbe ridicola se l’amministratore del precedente condominio mi rincorresse dicendomi che devo continuare a seguire il regolamento del suo condominio vita natural durante, continuando a pagare le spese, magari adducendo la scusa che ci vivono ancora lì i miei genitori e che io spesso vado a trovarli…

    Magari sono solo un becero individualista…

    Alberto… una curiosità… ma tu tieni sul comodino una foto dello sceriffo di Nottingham?

  36. simonecaldana:

    secondo me l’italiano medio rispetta le regole del condominio (quando lo fa) perche’ se no gli tagliano le gomme della macchina, mentre invece lo stato italiano e’ poco efficace nel tagliare gomme.

  37. Alberto:

    Attila, potrei aggiungere gli esempi da me già sopra citati: Boris Becker, Mats Wilander, Bjorn Borg…
    Stenterai a crederci ma anche all’estero ci sono evasori (o elusori) fiscali (sebbene molti meno che in Italia); ci sono perfino, come sottolinei anche tu, nei paesi che hanno una tassazione molto più lieve della nostra. L’unica differenza è che molto più difficilmente questi signori vengono poi portati ad esempio di povere vittime del sistema. Boris Becker nel 2002 pagò i suoi guai con il fisco tedesco con la rescissione di molti contratti pubblicitari in Germania…

    Sempre sull’evasione leggevo che all’inizio degli anni 80 l’Italia aveva una pressione fiscale intorno al 35% (dell’ordine di quella attuale della Gran Bretagna) e l’evasione fiscale dell’IVA era stimata già intorno al 35% della base totale, oggi che la pressione è intorno al 43% l’evasione è scesa di intorno al 31%. Si direbbe quasi che aumentando le aliquote l’evasione fiscale si riduce… ;-)

    Per quanto riguarda il condominio tu cambieresti casa ok, ma non ci hai spiegato cosa fai nel frattempo (ci metterai un po’ a trovare una casa nuova, no?). Cosa fai? Lo rispetti il regolamento di condominio nel frattempo o no, e se lo rispetti perché? E se vai ad abitare da un’altra parte ma sei ancora proprietario dell’alloggio precedente cosa fai, le paghi le rate delle spese condominiali oppure non le paghi più perché tanto tu ormai abiti da un’altra parte?

    Per quanto riguarda il mio comodino, sopra c’è la foto di Michel Platini che non so bene se pagava o meno le tasse ma batteva le punizioni come nessun’altro mai…

    Ciao ciao

  38. Alberto:

    Colpo di scena! Il fronte degli esuli fiscali si sfalda. Fisichella ha annunciato di voler rinunciare alla sua residenza monegasca e tornare in Italia, dopo aver conciliato qualche milione di euro di debito con il fisco, perché, ha detto, preferisce vivere a Roma che nel Principato.
    Come a dire che quando guadagni certe cifre un piatto di bucatini all’amatriciana al dente possono valere anche qualche milione di Euro :-))
    Ciao

 
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