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domenica 12 Ottobre 2008, 12:17

Denaro e fiducia

Quando Barbara Spinelli scrive, raramente si capisce che cosa, stringi stringi, ella voglia dire. Questo è il caso anche dell’editoriale di oggi sulla Stampa, che però, al tempo stesso, è molto bello in tutta una serie di richiami: primo fra tutti il legame tra denaro e fiducia, tra denaro e fede di cui parlavamo l’altro giorno.

Io credo peraltro che vi sia un legame chiaro tra la crisi di questi giorni e l’affermarsi nell’ultimo decennio dell’economia dell’immateriale: c’entra il fatto che sempre più la “ricchezza” è fatta di prodotti intangibili, che da una parte possono essere prodotti e venduti con margini altissimi e ancor più alte aspettative borsistiche, gonfiando molto velocemente la ricchezza monetaria, e che dall’altra non fanno aumentare la ricchezza concreta, quella che si tocca con mano, fatta di materia e/o di lavoro ed ingegno, quella che cambia la qualità delle nostre vite. La distanza tra i due concetti di ricchezza è secondo me una delle cause dell’ampiezza crescente e imperscrutabile delle onde finanziarie, e del distacco apparentemente incomprensibile tra denaro e realtà.

Quando ti dicono che “oggi le Borse hanno bruciato una ricchezza pari al PIL degli Stati Uniti”, infatti, tu ti chiedi: ma di che ricchezza parlano? Mica nella notte sono scomparse in un puff! case, automobili, scorte di cibo e riserve di gas e petrolio. Allora che ricchezza è, questa che esiste soltanto nei numeri scritti nella memoria del computer di una banca? Esiste veramente, e in cosa si palesa? Forse è questo, ciò che un po’ tutti stiamo cercando di capire; non siamo economisti, e gli economisti ci dicono “ma voi non capite”; però ci viene il dubbio che, in realtà, siano tutte le loro teorie finanziar-monetarie degli ultimi decenni, da Keynes in poi, a non stare più in piedi.

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4 commenti a “Denaro e fiducia”

  1. Paolo:

    Beh, Keynes qualcosina di economia capiva e il discredito e il fastidio in cui è stato considerato negli ultimi decenni da tutti quelli che oggi piangono lacrime ed invocano lo Stato (per l’occasione con la maiuscola) dovrebbe suggerire di non metterlo insieme a costoro.

  2. sisifo:

    La frase “bruciati in borsa (inserire numero a scelta) miliardi di euro” é il massimo che il giornalismo economico abbia mai inventato, perché si basa sul presupposto che nessuno materializzi mai la propria ricchezza. Nel momento in cui tutti cercano di materializzare la propria ricchezza i prezzi crollano e gli euro si bruciano. Come dire, tu potresti sí teoricamente uscire questa sera con Heidi Klum, invece …

  3. italo:

    Forse la frase “bruciati in borsa….” e l’immaterialità del valore li si possono capire meglio dal suo opposto.
    Quando le cose “vanno bene” non si sente dire “…creati oggi in borsa x miliardi di dollari”; sarebbe ancor più chiaro in questo caso che non sono state create case, petrolio, auto….

  4. mfp:

    (da un video su youtube, un economista che parla da Vespa)

    55 mila miliardi di valore materiale, contro 700 mila miliardi di moneta circolante…

 
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