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lunedì 10 Novembre 2008, 19:04

[[Luca Carboni – Ho visto anche degli zingari felici]]

Mi è capitato di sentire l’altro giorno in radio per caso una nuova canzone, cantata da uno che, dalla voce, sembrava proprio Luca Carboni. La stranezza, però, è che la canzone era bella; quindi mi sono incuriosito, e ho cercato di capire cosa fosse successo.

Sapete infatti che Luca Carboni, con tutto il rispetto che si deve a qualsiasi professionista, rappresenta per me uno dei punti più bassi della storia della musica italiana, e non ho mai capito perché gli abbiano permesso di fare dei dischi. Così ho indagato, e ho scoperto che la canzone, intitolata Ho visto anche degli zingari felici, era cantata insieme a tal Riccardo Sinigallia: ecco, ho pensato, Carboni sfrutta il talento di un giovane sconosciuto per rilanciarsi.

Solo che, indagando ancora, ho scoperto che questo Sinigallia è in realtà l’ex produttore dei Tiromancino (nonché di Gazzé e altri) e insomma, questo spiega l’arrangiamento intimista, ma non il fatto che questi due insieme abbiano tirato fuori un pezzo che è miglia più in alto di qualsiasi altra cosa abbiano mai realizzato da soli. Così, completando l’indagine, ho scoperto che il pezzo non è inedito e non è loro, ma è del 1976 ed è di Claudio Lolli.

Ora io questo Lolli l’ho vagamente sentito nominare talvolta, come un rudere dell’ideologia passata; l’unica cosa che mi fosse mai capitato di ascoltare è la tremenda Borghesia, un tale distillato di luoghi comuni che se uno si fosse messo a cantare la pagina sette di un qualsiasi numero della Pravda avrebbe dimostrato più apertura mentale. Finiti gli anni ’70, per fortuna finì anche l’idea che si potessero vendere dischi mettendo testi di ideologia ortodossa sopra tre accordi in croce (anche se nessuno ha ancora avvertito Ivano Fossati).

Eppure, quest’altro brano è completamente diverso, dimostra una poesia struggente e insieme partecipata che è del tutto assente in Borghesia. Non so cosa sia successo nel mezzo, ma non mi stupisce che questo brano sia diventato uno degli inni del movimento del ’77. Mi sorprende invece l’attualità del percorso che descrive; non tanto per il riferimento decoloniale (peraltro citato) della prima parte, ma per la descrizione delle incertezze e delle durezze di chi si preoccupa ancora di cambiare il mondo; della tensione tra il desiderio di riprendersi la vita e l’abbondanza e la difficoltà di capirsi, di organizzarsi, di comunicare e di trovare una strada per giungere infine a rotolarsi felici in piazza Maggiore; persi nell’avere troppo da fare per fare qualcosa, e nel rovello intellettuale e sfiduciario per cui tutti i movimenti di piazza si spaccano in faide prima ancora di iniziare.

Sono contento che le ideologie degli anni ’70 riposino in pace, e però, sotto sotto, probabilmente il mondo (e la musica come sua manifestazione evidente) ha bisogno di smettere di parlare di niente, e tornare a preoccuparsi collettivamente della propria vita.

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E siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone riso e grano
e noi piantiamo il mais su tutto l’altopiano

Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane
le nostre braccia arrivano ogni giorno più lontano
da noi vengono i tesori alla terra carpiti
con che poi tutti gli altri restano favoriti

E siamo noi, noi a far bella la luna
con la nostra vita coperta di stracci e di sassi di vetro
quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto, come un ragno nella stanza

E riprendiamola in mano, e riprendiamola intera
riprendiamoci la vita, la terra, la luna
e l’abbondanza

E’ vero che non ci capiamo
che non parliamo mai in due la stessa lingua
che abbiamo paura del buio e anche della luce è vero
che abbiamo tanto da fare che non facciamo mai niente

E’ vero che spesso la strada sembra un inferno, una voce
in cui non riusciamo a stare insieme, dove non riconosciamo mai i nostri fratelli
è vero che beviamo il sangue dei nostri padri
e odiamo tutte le nostre donne e tutti i nostri amici

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore e rotolarsi per terra
e ho visto anche degli zingari felici
in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna
di vendetta e di guerra

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21 commenti a “[[Luca Carboni – Ho visto anche degli zingari felici]]”

  1. Paolodeck:

    Questo disco e’ una suite unica, di 40 minuti, con gli “orchestrali bolognesi ” in stato di grazia . E’ certamente uno dei più bei dischi mai fatti in Italia.
    Rispetto il lavoro dei due che hai citato, ma al confronto con l’originale, non regge. Mi piacerebbe pensare che sia perche’, quando usci, avevo 16 anni.
    Eh, Bertola, una volta andai a vedere un concerto di Lolli.
    Faceva a gara con il pubblico nelle prime file a chi era più scostante e antipatico.
    Già.Sempre stati sul culo, gli autonomi. Però.Ascoltalo tutto. Poi mi dici.

  2. Mir:

    Si, una bellissima canzone di Lolli e a mio avviso la migliore. Comunque, Lolli non e’ stato solamente archeologia ideologica.
    Ti consiglio di ascoltare pezzi come “La giacca”, “Compagni a venire”, “Angoscia metropolitana” o “Quando la morte avra’” di un intimismo notevolissimo, oppure “Viaggio di ritorno”, che mi fa ripensare chissa’ perche’ alle canzoni che scriveva e cantava Alberto Radius negli anni 70.

    Ad ogni modo per completezza, devo dire che il testo da te postato rappresenta la conclusione di “Ho visto anche degli zingari felici”.
    L’introduzione la posto qui :

    E’ vero che dalle finestre
    non riusciamo a vedere la luce
    perché la notte vince sempre sul giorno
    e la notte sangue non ne produce,
    è vero che la nostra aria
    diventa sempre più ragazzina
    e si fa correre dietro
    lungo le strade senza uscita,
    è vero che non riusciamo a parlare
    e che parliamo sempre troppo.

    E’ vero che sputiamo per terra
    quando vediamo passare un gobbo,
    un tredici o un ubriaco
    o quando non vogliamo incrinare
    il meraviglioso equilibrio
    di un’obesità senza fine,
    di una felicità senza peso.
    E’ vero che non vogliamo pagare
    la colpa di non avere colpe
    e che preferiamo morire
    piuttosto che abbassare la faccia, è vero
    cerchiamo l’amore sempre
    nelle braccia sbagliate.

    E’ vero che non vogliamo cambiare
    il nostro inverno in estate,
    è vero che i poeti ci fanno paura
    perché i poeti accarezzano troppo le gobbe,
    amano l’odore delle armi
    e odiano la fine della giornata.
    Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
    anche se noi diciamo che è
    una finestra sbagliata.

    E’ vero che non ci capiamo,
    che non parliamo mai
    in due la stessa lingua,
    e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
    che abbiamo tanto da fare
    e non facciamo mai niente.
    E’ vero che spesso la strada ci sembra un inferno
    e una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
    dove non riconosciamo mai i nostri fratelli,
    è vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
    che odiamo tutte le nostre donne
    e tutti i nostri amici.

    Ma ho visto anche degli zingari felici
    corrersi dietro, far l’amore
    e rotolarsi per terra,
    ho visto anche degli zingari felici
    in Piazza Maggiore
    ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

    Ma ho visto anche degli zingari felici
    corrersi dietro, far l’amore
    e rotolarsi per terra,
    ho visto anche degli zingari felici
    in Piazza Maggiore
    ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

  3. vb:

    Sì ma Carboni ha fatto la cover solo della seconda metà, che l’originale dura sette minuti e per andare in radio nel 2008 è un po’ troppo lungo…

  4. Michel:

    Claudio Lolli ha scritto una delle piu’ tenere canzoni “d’amore” (di un bambino per un suo compagno di scuola) che abbia mai sentito…

    http://www.youtube.com/watch?v=mphGpYAriDc

    Altro che rudere del passato…

  5. Michele:

    Solo per curiosita’, se Luca Carboni rappresenta uno dei punti più bassi della storia della musica italiana, dove lo mettiamo Biagio Antonacci, con tutto il rispetto che si deve ad un parente di…?

  6. vb:

    Perché, Biagio Antonacci fa musica?

  7. simonecaldana:

    Michele: non ti confondere, Antonacci fa il modello per una linea di magliette molto scollate: quella che senti e’ la musica di sottofondo.

  8. D# AKA BlindWolf:

    Scusate…
    …io non sono un fan di Carboni
    …io non sono un fan di Antonacci
    …ma rispetto ai Lunapop, Carboni è Beethoven e Antonacci è Bach.

  9. AndreaC:

    Lasciamo che le classifichi le facciano i professionisti:

    http://ema.mtv.it/winners/

    Il miglior artista di sempre (inclusi Antonacci, Carboni e soprattutto Bach e Beethoven) è Rick Astley: http://ema.mtv.it/artists/profile/115154698/

  10. vb:

    Nominare “Best live” i Tokio Hotel è un po’ come nominare miglior arrosto dell’anno una paperella di gomma…

  11. simonecaldana:

    D: mi spiace ma Cremonini nel suo piccolo e’ un autore migliore dei fisici bestiali.

  12. D# AKA BlindWolf:

    @simonecaldana: i gusti sono gusti, come disse il gatto leccandosi sotto la coda.

  13. MCP:

    Quando si parla di musica, le opinioni trancianti e non argomentate a base di “tizio e’ un genio” / “tizio fa schifo” sono molto nette piu’ nette e frequenti che per quasiasi altra forma d’arte. Mi sono sempre chiesto il perche’ di questa diversita’…

    E non parlo solo di musica leggera: c’e’ gente cui fa schifo Mozart, per dire. Ma quando gli chiedi il motivo se ne escono con sensazioni puramente a pelle o (se sono particolarmente coltivati) con un “perche’ faceva schifo a Glenn Gould!” (sic). O anche con “era troppo piacione!” – che tradotto sarebbe il sempreverde “e’ troppo commerciale”, l’insulto massimo in qualsiasi discussione musicale dalle scuole medie in su.

    (e comunque, al di la’ dei revival dollareschi che ora tenteranno di fargli, Rick Astley non era cosi’ male :-P)

  14. simonecaldana:

    Rick, we’re never gonna gie you up!

  15. luigi:

    per favore cortesemente abbiate il rispetto di conoscere prima di giudicare. Claudio Lolli non si discute.
    E’ un poeta e i suoi testi sono stati illuminanti negli anni 70 così come lo sono tuttora e lo saranno in futuro.

    un artista va conosciuto interamente in tutto il suo percorso e non ci puo’ limitare ad ascoltare un paio di brani ed emettere giudizi superficiali atteggiandosi a critici.

    andatevi ad ascoltare ad esempio “nessun uomo è un uomo qualunque” che è un brano di un disco uscito nel 2000 e ditemi se non si conferma un grande.

    come dice un altro grande “c’è piu’ poesia a stare zitti quando non si ha niente da dire”

  16. Giovanni Allevi:

    luigi sono d’accordo con la tua ultima frase. peccato che predichi bene e razzoli male

  17. lucio:

    mamma mia che immensa ignoranza (dal verbo ignorare) trasuda dal tuo post! Chiedo: non sapendo neanche chi sia claudio lolli (e quindi, immagino, ignorando alcune altre migliaia di esperienze musicali italiane) come fai a dire che carboni rappresenti “uno dei punti più bassi della storia della musica italiana” non conoscendo della musica italiana evidentemente quasi nulla? Dire, ad esempio che fossati mette ideologia ortodossa su su tre accordi significa, non necessariamente nell’ordine, non aver mai sentito fossati, non sapere cosa sia un accordo, ignorare il significato di ideologia ortodossa (anche se suona bene9 non saper contare oltre a 3.

  18. gianni:

    sono arrivato a questo blog per caso facendo una ricerca su google; mamma mia!!
    lucio qui sopra è stato fin troppo tenero; sei di una ignoranza spaventosa che sai bilanciare (con grande sprezzo del ridicolo) con una supponenza infinita..
    …”Ora io questo Lolli l’ho vagamente sentito nominare talvolta, come un rudere dell’ideologia passata”
    se Lolli è un rudere tu sei un morto che cammina, e allora parafrasandoti, per te potrebbe valere questo:
    “un tale distillato di luoghi comuni che se uno si fosse messo a cantare la pagina sette di un qualsiasi numero del Giornale di berlusconi avrebbe dimostrato più apertura mentale…”
    lascia perdere la musica e torna a parlare di calcio al bar che è la dimensione che ti è più congeniale, và..

  19. giorgio:

    … non basta scrivere bene per dire qualcosa, nella musica utilizziamo dela pause tra una nota e l’altra, prenditene una e nel frattempo torna indietro negli anni ed ascolta e senti senza pregiudizi …

  20. andrea:

    mi stupisco di come col tempo lo stile dei commenti sia cambiato. non riesco a resistere al buttare tempo per scrivere un commento in questa pagina ma sapere che non sono l’unico a rimanere un po’ interdetto davanti a quest’ammasso di brutture mia ha obbligato a gettare questi maledetti due minuti.
    ho ascoltato la canzone per radio ricavandone pensiari contrastanti e google mi ha gettato qui dove incuriosito ho letto tutto, mamma mia, non perdo più neanche un secondo che mi sono cascate le palle…

  21. luca:

    Caro Bertola non so come fai a fare il consigliera comunale di Torino ma solo nel movimento del plurifascista Grillo potevi trovare spazio, La tua ignoranza musicale è pari a quella che ti distingue forse nella vita, dire che Lolli o altri cantautori degli anni settanta sono da buttare via mi fa capire che tu non hai una briciola di cultura (per questo sgui il Grillo), quella musica era ed è attuale oggidì e a te fa senso perchè non sai dare delle risposte a queste canzoni. Meglio che togli il tuo sito perchè fai veremante ridere come il tuo capo.

 
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