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Archivio per il mese di Giugno 2010


domenica 13 Giugno 2010, 01:10

Tu spacchi gli alberghi e orini sul mondo

Le luci sul palco sono spente, quando improvvisamente si accende un suono di tastiere, che pare di un organo maestoso ed immobile; lentamente cresce e occupa tutto lo spazio dell’arena. Una luce rossa, illuminando il fumo, comincia a sottolinearlo; piano piano altre tastiere disegnano arabeschi suggestivi. Poi entra una chitarra, nello spazio fermo; suona poche note, di blues, malinconiche, fino a portare per la prima volta a cambiare l’accordo sottostante. Dopo due o tre minuti di estasi sonora, sale sul palco un tizio strano, vestito come un turco ottomano; imbraccia la chitarra e… suona un riff tanto ridicolmente semplice da essere demenziale. Sono quattro note – si bemolle, fa, sol, mi – e lui si esalta per averlo suonato giusto, e lo ripete, e ancora e ancora, per il divertimento del pubblico.

E’ Sciao, l’inedito (ma già edito da altri) di Elio e le Storie Tese che apre Bellimbusti balneari, il loro tour estivo del 2010, visto per voi stasera a Legnano perché ci sono capitato, e perché quando verranno a fine luglio a Collegno sarò dall’altra parte del mondo. Non andrò oltre nel racconto per non rovinare le sorprese a chi ancora lo deve vedere, ma come al solito il concerto merita. La scaletta è centrata soprattutto su Studentessi e i grandi classici sono pochissimi, anche se mi pregio di aver potuto ballare dal vivo con loro trenta secondi di Born to be Abramo. C’è anche un po’ meno Mangoni del solito, ma il suo vuoto viene riempito dalla bella voce di Paola Folli che rifà tutte le parti femminili della storia degli Elii, dalla Ruggiero in Plafone (e rifare alla perfezione quella parte non è certo facile) alla Carrà in Presidance.

Il meglio per me è stato che stavolta, sufficientemente vicino al palco e a volume abbastanza assordante, le parti dure del concerto suonavano davvero dure: a ben vedere, Il rock’n’roll avrebbe potuto essere l’opener di un concerto dei Metallica e ciò avrebbe soltanto potuto migliorare la carriera dei suddetti. Così ci si accorge come una buona metà dei migliori assoli di chitarra della storia della musica italiana siano stati prodotti da Cesareo: a me, per esempio, fa impazzire la sezione centrale di Heavy Samba, ma anche nella canzone romantica italiana per eccellenza, Servi della gleba, la parte di chitarra è un sottile grande classico.

In generale, vale sempre la pena di andare a vedere l’unico gruppo italiano che sappia davvero suonare…

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venerdì 11 Giugno 2010, 17:35

Come creare un disastro

So che molti di voi non capiscono cosa sia che porta persone del tutto normali, dotate di una certa cultura e di una certa intelligenza, a venire coinvolte così dal calcio. E se non lo capite, non c’è modo di spiegarvelo: siate comprensivi con noi che, da mercoledì pomeriggio, non riusciamo più a fare altro che a pensare a questa partita (il forum di Forzatoro.net ha toccato picchi di oltre 500 persone collegate contemporaneamente).

Oggi è stata infine la giornata dei biglietti: dopo una settimana di rinvii, i punti vendita abilitati hanno cominciato a vendere i biglietti del settore ospiti di Brescia-Toro, come da disposizioni della Questura bresciana “uno a testa solo ai residenti in provincia di Torino”. I punti vendita sono gestiti dalla Index, un circuito di vendita il cui business consiste nel trovare negozianti disperati e farsi pagare da loro migliaia di euro per diventare “Index point”, illudendoli così di fare fortuna con la vendita di biglietti e ammennicoli di altro genere. Vi dico solo che per sapere l’indirizzo dei punti vendita è necessario andare sul loro sito e lasciargli l’email, confermandola pure mediante un link personalizzato; è facile capire che fine faranno quegli indirizzi (nel dubbio, io mi sono registrato con l’indirizzo in-indexspammerdim…@bertola.eu).

Comunque, i punti vendita comprendono negozi di DVD, colorifici, persino una panetteria: gente che avrebbe tutt’altro da fare che gestire un assalto di tifosi alla caccia del biglietto. Il Brescia infatti ne ha concessi solo 2100, nonostante il loro stadio in semifinale fosse mezzo vuoto (anche a Torino loro sono venuti solo in 500, erano l’unico settore semivuoto dello stadio) e nonostante a Modena i tifosi del Toro fossero oltre 5000. La partita è importante, ed era facile prevedere l’assalto con ogni mezzo.

Del resto, l’assalto era già cominciato ieri: poco prima di mezzogiorno era comparsa sul sito del Brescia una pagina che annunciava l’apertura delle vendite. Io mi ero subito precipitato a un punto vendita, per scoprire che loro avevano già cominciato a prendere “prenotazioni”, con pagamento anticipato, e che c’erano oltre 100 persone prima di me soltanto da loro. Poi l’apertura di ieri è stata bloccata dopo un quarto d’ora, con pochissimi biglietti già stampati (ci vanno un paio di minuti a biglietto), e rimandata a oggi alle 10.

Come potrete capire, chi si è presentato stamattina in vista delle 10, convinto di essere il primo, ha scoperto che i biglietti erano già quasi esauriti: e potete immaginare i litigi, perché questa idea delle prenotazioni è di dubbia validità. Ma non gli è andata poi così male, perché a forza di girare hanno trovato venditori con disponibilità, mentre i biglietti sono andati esauriti così in fretta che i punti vendita che hanno preso centinaia di prenotazioni non sono riusciti a fare in tempo tutti i biglietti già venduti e pagati (e sono altre liti).

Ma c’è di più: all’inizio il sistema era male configurato, per cui stamattina i biglietti del settore ospiti erano in vendita libera ovunque: c’è chi li ha comprati a Novara, chi a Bra, chi addirittura a Milano o a Rimini… ma solo fino a mezzogiorno, poi qualcuno se n’è accorto e hanno chiuso le vendite fuori Torino. Così ci sono gruppi divisi, un paio col biglietto e gli altri senza perché al terzo il sistema s’è bloccato, e interi club che chiedono come mai da Alessandria o da Cuneo non si possa andare alla partita.

Inoltre, come ovvio, molti punti vendita, presi d’assalto, non hanno richiesto i documenti e hanno fatto anche dieci biglietti a botta, scrivendoci sopra qualsiasi nome venisse dato a voce senza alcun controllo.

Qual è il risultato? Il clima era già tesissimo prima, per via dell’importanza della posta in palio e della storica inimicizia tra Toro e Brescia (forse ricorderete la cronaca della mia prima trasferta a Brescia, con tanto di incidenti visti da vicino); e per via del fatto che dall’anno prossimo, con la tessera del tifoso, molti ultras per principio non verranno comunque più allo stadio – dunque non hanno alcuna remora a prendersi diffide in questa ultima trasferta. E’ diventato incandescente dopo l’andata, con il gol annullato tra mille proteste, l’assurda squalifica di Bianchi per bestemmia dopo che i bresciani Maifredi e Corioni hanno fatto la spia con l’aiuto di Sky, le accuse reciproche di favoritismi (vedere l’incredibile intervista del presidente di Intesa-Sanpaolo Gianni Bazoli), antisportività, violenza verbale e fisica. Tra ieri e oggi su tutti i forum sono circolati indirizzo, numero fisso e numeri di cellulare di Maifredi, che sono prontamente stati usati per minacce e insulti di ogni tipo. E basta fare un giro su Internet per trovare fotomontaggi con il centro di Brescia che brucia o foto della tragedia di Superga usate per scherno.

E ora, grazie a questa geniale gestione della biglietteria, centinaia di persone arriveranno a Brescia con un biglietto teoricamente non valido e altre migliaia – dato che Sky, pensando ai propri incassi, ha negato la possibilità di installare maxischermi nelle piazze di Torino – verranno comunque anche senza biglietto, sperando di poter comprare il biglietto là per un qualsiasi settore o magari di entrare gratis nella calca. Ed è facile prevedere che non sarà fisicamente possibile fare controlli all’ingresso e che il settore ospiti sarà occupato al doppio della capienza. Potrebbe essere una calca magnifica in cui nessuno si fa male, come quella che si verificava al vecchio Comunale negli anni ’70 e ’80; ma potrebbe succedere anche qualcosa di grave.

Complimenti al Brescia F.C., alla Questura di Brescia, alla Lega Calcio e un po’ a tutti: i tifosi esagitati non mancano mai, ma esistevano molti modi di gestire una situazione del genere (tra cui spostare la partita in uno stadio più capiente e sicuro, a Verona per esempio, ed evitare di montare teatrini sul labiale dei giocatori), per non arrivare all’ultimo giorno impreparati e senza sapere che fare. Invece, è stato fatto tutto quel che si poteva per esasperare gli animi e creare le basi per un disastro. Complimenti davvero.

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giovedì 10 Giugno 2010, 20:38

Bavagli selettivi

È interessante sapere che d’ora in poi l’Italia sarà il Paese in cui sarà vietato sia appurare che raccontare in pubblico che importanti personaggi politici o economici si telefonavano deridendo le vittime di un terremoto o accordandosi per regalare un appartamento a un ministro a sua insaputa, ma in cui si può tranquillamente pubblicare un servizio fotografico sui poveri resti di un cadavere lasciato per diciassette anni a putrefare nella soffitta di una chiesa.

In fondo, tutto ciò rispecchia perfettamente la cultura sociale degli italiani: ipocrita e guardona.

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mercoledì 9 Giugno 2010, 18:51

Collocamento E. Ghigo & C.

Alcune settimane fa, come Movimento 5 Stelle, abbiamo pubblicizzato la possibilità per qualunque cittadino di candidarsi ad una lunga serie di posizioni negli enti pubblici partecipati dalla Regione Piemonte – posizioni in cui, tipicamente, vengono piazzate persone più per aderenze politiche che per l’eventuale competenza (che talvolta c’è, ma più spesso è un optional). Abbiamo anche sollecitato qualche candidatura al nostro interno e tra le persone che conoscevamo, purché avessero una competenza specifica per il posto per cui andavano a proporsi, con l’intento di smascherare il meccanismo: non abbiamo certo speranze di poter influenzare le nomine, ma perlomeno non potranno dire che hanno selezionato un incompetente (ma parente di qualcuno o legato al partito) perché non c’erano candidati competenti sul tavolo.

Anche io ho messo avanti il mio nome per le due posizioni su cui ho una preparazione specifica: quella di consigliere d’amministrazione del CSI Piemonte e quella di consigliere d’amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario. Riguardo alla prima, in tema di organizzazione e strategia per le aziende ICT penso di saperne più di qualcosa… tanto che, prima delle elezioni, erano state le stesse rappresentanze sindacali del CSI ad approcciarmi per capire la posizione del Movimento 5 Stelle sul loro futuro, visto anche che il CSI è in un momento di mutazione storica e ha davvero bisogno di idee per sostenere i propri livelli occupazionali. Riguardo alla seconda, la mia esperienza specifica risale agli anni ’90, con due anni da membro del CdA del Politecnico e altri due nei vari organismi interni dell’Ateneo. In totale, sono stato consigliere d’amministrazione di sei aziende (tra cui un grosso ente pubblico e una corporation californiana) e di un certo numero di associazioni… insomma, credo di avere idea di come si stia in un Board.

Nonostante questo, so di non avere la minima possibilità di essere nominato; se ancora avessi avuto qualche dubbio, il mitico Bojafauss ieri mattina ha orecchiato una tranquilla conversazione in pubblico tra una signora che perorava una qualche candidatura e un politico che ha risposto che le nomine regionali – almeno quelle di una certa importanza – saranno decise personalmente da Enzo Ghigo.

Le promesse di Ghigo, come sempre in politica, sono quelle che sono: ricordo anch’io di averlo sentito al telefono, durante la serata dei risultati elettorali a Palazzo Lascaris, esclamare a voce altissima “non preoccuparti, noi abbiamo garantiti 10 assessori” – risultato, Cota alla fine gli ha imposto una riduzione a 8. Comunque – dando per scontato che alcuni degli assessori mancati saranno ripiazzati in queste posizioni – siamo tutti curiosi di scoprire i nomi e i curriculum dei vari candidati.

Già, perché in un paese civile tutti i curriculum presentati sarebbero pubblicati su un sito web, in cui chiunque potrebbe leggerli e magari anche commentarli; e la selezione prevederebbe anche, per esempio, un colloquio con i vari candidati per controllare ciò che è stato dichiarato su carta, discutere motivazioni e obiettivi e scegliere a ragion veduta. Ma se le nomine sono decise direttamente dal maggiorente del partito più grande, previa spartizione cencellinata con gli alleati, è inutile pretendere profondità e trasparenza.

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martedì 8 Giugno 2010, 23:07

Accidenti del viaggiatore

È tipicamente italiano, viaggiando in treno da Bologna a Milano, dover spendere quasi per forza i 41 euro per prendere l’alta velocità arrivando in un’ora, e poi impiegare altri 50 minuti per andare dalla Stazione Centrale a casa con i mezzi pubblici (nonostante le strade deserte).

Nel frattempo, mentre aspettavo il tram davanti alla stazione, ho dato una mano a un americano dall’aria spersa che doveva prendere il treno per Chiasso; gli avevano detto di andare in una misteriosa stazione “Milano PGAR”, che è il modo chiarissimo in cui Trenitalia denomina Porta Garibaldi nei risultati delle ricerche online. Ovviamente lui non aveva capito niente e inoltre nessuno dei passanti che fermava riusciva a capire cos’è che volesse, dato che la probabilità di trovare un passante che parli un inglese decente è piuttosto bassa. Spero che sia riuscito a prendere la metro.

Comunque, in termini di trasporti, anche Bologna si difende bene: è la prima città che vedo dove una discreta parte dei bus ha la destinazione, sul tabellone luminoso anteriore, scritta in caratteri Comic Sans.

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lunedì 7 Giugno 2010, 21:23

Quando la matematica è razzista

Negli ultimi giorni si propaga per la rete un’ondata di sdegno – una delle tante, ormai sembra che la rete serva più che altro a propagare sdegno – derivante da questo articolo di Repubblica, in cui il giornale di De Benedetti (ormai equivalente di sinistra di Libero) denuncia con vibrante protesta il fatto che alcune società di assicurazione auto praticherebbero tariffe appositamente differenziate tra italiani e immigrati extracomunitari.

A prima vista una cosa del genere può effettivamente sembrare scandalosa, ma in realtà essa lo sarebbe soltanto se fosse il risultato di una scelta politica, indipendente dalla realtà delle cose. E invece, è il frutto di pura osservazione statistica: non solo secondo le compagnie, ma addirittura secondo l’associazione di categoria della polizia stradale, gli extracomunitari sono coinvolti in una quantità di incidenti proporzionalmente molto superiore agli italiani.

Da sempre, le assicurazioni auto variano le proprie tariffe in funzione dei propri modelli statistici, sviluppati da un punto di osservazione privilegiato – quello di chi può avere in mano un database di tutti o quasi gli incidenti stradali che avvengono in Italia. Non conta dunque soltanto il livello nella scala bonus/malus, ma la provincia in cui si risiede, il sesso, l’età, e un numero sempre più ampio di fattori.

Tutte queste differenziazioni potrebbero essere considerate discriminatorie: perché la stessa assicurazione deve costare molto di più se si vive a Napoli invece che ad Aosta? Non è una forma di razzismo contro i napoletani? E il fatto che le polizze costino di più ai giovani maschi e di meno alle donne anziane è il risultato ideologico di gerontocrazia e femminismo? Addirittura, una assicurazione, fattasi i propri conti, propone “70 giorni gratis a chi è nato negli anni ’70”: non è una ingiusta discriminazione verso chi è nato il 31 dicembre 1969?

In seconda analisi, dunque, il caso montato da Repubblica si rivela come il classico sensazionalismo da giornale politicizzato: si prende una cosa tutto sommato normale e la si sovraccarica di significati ideologici per infiammare le folle. Se è vero che gli extracomunitari presentano tassi di incidentalità più elevati degli altri, è addirittura più equo che paghino tariffe più elevate; e se proprio c’è del razzismo, vorrà dire che ad essere razzista è la statistica.

E però, anche così la questione non è sufficientemente approfondita. Infatti, il principio di base delle assicurazioni è quello di condividere il rischio; tanti pagano mentre pochi ricevono, in base a un principio di solidarietà preventiva per cui ognuno preferisce pagare una piccola cifra che va a vantaggio di altri in caso non faccia incidenti, piuttosto che rischiare di doverne sborsare una grande in caso l’incidente tocchi a lui.

In teoria, perché un sistema assicurativo sia in equilibrio, la somma di tutti i premi pagati dovrebbe coincidere con il valore di tutti gli indennizzi da corrispondere a chi subisce un danno (in pratica la somma dei premi deve essere superiore, per permettere di coprire i costi operativi dell’assicurazione e il suo margine di guadagno). La cifra complessiva da raccogliere per pagare tutti gli indennizzi viene poi suddivisa cercando di far pagare di più chi rischia di più; e qui interviene la statistica, analizzando i tassi di incidentalità dei singoli gruppi di persone e la loro numerosità. Ed è assolutamente normale che gruppi diversi presentino valori diversi in questi due parametri, e portino dunque a tariffe diverse.

Peccato che la scelta di come suddividere le persone sia però totalmente arbitraria! Io potrei decidere di dividere quelli con gli occhi neri da quelli con gli occhi azzurri; verrebbe magari fuori che chi ha occhi azzurri fa mediamente più incidenti, e a questo punto potrei affibbiare loro una tariffa più elevata. Sarebbe equo? Statisticamente sì, perché chi ha gli occhi azzurri fa più incidenti; e per la matematica ciò è sufficiente a stabilire una correlazione tra le due variabili.

Una correlazione matematica non implica un rapporto di causa ed effetto – entrambi i fenomeni osservati potrebbero essere effetti di qualcos’altro – ma qualche influenza ci dovrà pur essere, se no risulterebbe che, su un numero sufficientemente grande di casi, l’incidentalità delle persone con occhi azzurri sarebbe uguale a quella delle persone con occhi neri. Per essere equo, dovrei dunque calcolare quanto costano gli incidenti provocati dagli occhi azzurri, dividere per il numero di persone e trovare così il giusto premio per assicurare gli occhi azzurri; analogamente, calcolerei un premio diverso per le persone con gli occhi neri.

Ma a quel punto si potrebbe andare oltre: tra le persone con gli occhi azzurri, potremmo distinguere quelle alte e quelle basse; e all’interno di ogni categoria, distinguere ancora delle sottocategorie sempre più piccole, ad esempio per fasce di altezza di un centimetro alla volta; e poi introdurre altri fattori. Anzi, man mano che suddividiamo il campione in gruppi sempre più piccoli, probabilmente le differenze aumenteranno, perché il numero di casi a disposizione per calcolare le statistiche sarà sempre più ridotto, e la casualità avrà un peso sempre maggiore.

Ma supponiamo comunque di poter sempre disporre di un grande numero di casi, tale da fornire dati statisticamente affidabili: a quel punto, possiamo portare il ragionamento all’estremo. Per raggiungere la massima equità, dovremmo avere gruppi di una persona sola, la quale dovrebbe pagare un premio equo pari al totale degli incidenti da sè provocati diviso il numero di persone nel gruppo (uno). In pratica, la massima equità si ha se ognuno si paga da solo i propri incidenti, abolendo le assicurazioni.

Peccato che in questo modo venga completamente meno il principio che sta alla base dell’idea stessa di assicurazione: la solidarietà reciproca, o, come si sarebbe detto nell’Ottocento, la mutua assicurazione.

Potremmo dunque pensare che tutta questa suddivisione in categorie, distruggendo la solidarietà, sia in realtà ingiusta: e andare all’estremo opposto, ovvero quello di abolire qualsiasi distinzione e far pagare a tutti gli italiani lo stesso premio assicurativo, indipendentemente da dove vivono, quanti anni hanno… e soprattutto, da come guidano. Così, però, sarebbe evidente un’altra ingiustizia: perché io, guidatore coscienzioso e prudente, devo pagare cifre elevate per coprire i risarcimenti degli incidenti provocati da persone che non sanno guidare o che guidano in maniera incosciente?

C’è, infatti, un problema alla base di quasi tutti i tipi di assicurazione: in ogni sinistro c’è una componente di disgrazia imprevedibile e inevitabile, ma c’è anche una componente di capacità e di volontà del danneggiato. Senza arrivare al problema degli incidenti-truffa, messi in piedi o gonfiati per arricchirsi con il risarcimento, l’assicurazione deve comunque coprire gli effetti di entrambi questi fattori: uno che, essendo slegato dalla volontà personale, porterebbe alla massima solidarietà e dunque a un premio uguale per tutti; un altro che, dipendendo direttamente dal danneggiato, porterebbe a diversificare il più possibile il premio per categorie o addirittura ad abolire l’assicurazione stessa.

Qual è dunque un sistema oggettivo, scientifico ed equo di determinare i premi dell’assicurazione auto? Beh, mi sembra chiaro che non esiste: qualsiasi scelta sarà sempre arbitraria e contestabile. Nell’arbitrarietà, ci sta anche che si decida che certi criteri non possono venire usati per diversificare i premi, forzando dunque la solidarietà dei più virtuosi verso i meno. Basta che si sia coscienti che sono tutte scelte politiche, e che comportano tutte un danno economico per alcuni e un vantaggio economico per altri, mettendo direttamente le mani nelle tasche degli italiani.

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venerdì 4 Giugno 2010, 23:46

Stazioni & gelati

La vera notizia è che hanno orribilmente stuprato lo slargo di via Giachino che sta davanti al Manhattan Pub; dopo aver speso soldi solo pochi anni fa per rifare i giardinetti e l’incrocio, hanno demolito tutto ciò che avevano appena fatto e hanno creato una rotonda di pavè, eliminando l’unica caratteristica positiva di quel tratto di strada, ovvero l’ampia possibilità di parcheggio.

Non so se voglia dire che la De-Ga ha comprato le case attorno e pensa di trasformare la zona in un quartierino elegante a due passi dalla stazione del passante ferroviario; nel caso, vi avviso che non si sa quando mai vedrà la luce la nuova stazione Dora FS, dato che RFI consegna i locali sotterranei al rustico e il Comune non ha i soldi per completarli.

E nonostante questo, Saitta chiede a Cota di spendere un milione di euro per collegare a Dora FS (che non esiste e non esisterà per anni) la stazione Dora GTT (che vorrebbero demolire entro il 2012 per spostare il percorso della Torino-Ceres sotto corso Grosseto): vi prego, qualcuno gli spieghi che la cosa non ha fisicamente alcun senso…

Comunque, il punto del post non era questo; è che dopo il pub mi hanno portato a provare una nuova gelateria che pare andare per la maggiore, La Romana in corso Inghilterra. Si tratta del solito locale di massa aperto in un punto privo di parcheggio (viva la pianificazione urbana) il cui tratto distintivo è la fighetteria, degli arredi così come dei clienti.

I prezzi sono medi, da 1,50 a 2,50 euro: un po’ meno della gioielleria Grom e un po’ più del Siculo. Il gelato è altrettanto medio, del genere innaturalmente pastoso e smodatamente dolce; in pratica, l’idea del posto sembra essere quella di prendere del gelato così così e farci dei gusti strani in stile Grom, tipo il passito di Pantelleria che ho provato io, o il bacio di dama con pezzetti di questo e di quell’altro. Stringi stringi, il gelato sempre medio resta, con un retrogusto dolciastro e una consistenza tendente al presto liquido come quello della gelateria Monginevro dei tempi d’oro. Insomma, se da bambini rubavate i tubetti di latte condensato e ve li svuotavate in gola questo è il posto che fa per voi, altrimenti è meglio lasciar stare.

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giovedì 3 Giugno 2010, 16:57

La vodka del duca

La devastazione operata nella realizzazione del nuovo autogrill Duca d’Aosta nord (ex Stazione Centrale di Milano) è nota da tempo; ne ha parlato persino il Corriere della Sera. Oggi però ho potuto apprezzare una chicca: ha finalmente aperto un nuovo supermercato, in sostituzione di quello chiuso durante la ristrutturazione, accuratamente situato nel luogo più scomodo possibile – il fondo cieco del corridoio sotterraneo ricavato sotto la Galleria delle Carrozze, ossia l’enorme porticato d’ingresso – in modo da fare meno concorrenza possibile ai Camogli e agli Spizzichi dei bar Autogrill.

E dato che il luogo è veramente fuori mano, ma sicuramente l’affitto richiesto non è basso, chi ha ottenuto il mandato di gestirlo? Una delle più scrause catene di discount italiane.

Come sapete io non ho nulla contro i discount, tanto è vero che vi faccio la spesa regolarmente, e non mi dà nemmeno fastidio la mescolanza umana che li frequenta. Tuttavia, qualsiasi persona dotata di un minimo buon senso avrebbe subito pensato che l’accoppiata stazione + discount non sia proprio geniale.

E infatti, oggi su cinque persone in coda prima di me quattro erano barboni, chi con il bottiglione di vodka di bassa qualità, chi con il cartone di finto Tavernello – ed erano le due del pomeriggio. Abbiamo rischiato di perdere il treno mentre uno dei barboni contava le monetine per il pagamento, davanti a una cassiera che aveva l’aria di chi è costretto a tutto questo solo per campare; in quel momento nella coda si è infilata a spintoni una zingara, che è arrivata alla cassa per chiedere insistentemente dove trovare l’acetone per pulirsi le unghie.

Persino io ho trovato la situazione un po’ sgradevole; e credo di avere capito perché quel supermercato – di per sè enorme e dotato di tabaccheria, banco frigo e angolo bar-pizzeria – è sempre deserto, con le pile di merce sugli scaffali che (a parte l’acqua e gli altri generi da stazione) sembrano sostanzialmente intonse da quando è stato aperto…

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mercoledì 2 Giugno 2010, 17:20

Faccio il ponte al bar Jolly

Si dice che oggi sia la festa della Repubblica, tranne che a Varese dove il ministro Maroni celebrava Gino Paoli; e io non ho molto da aggiungere se non il caro ricordo della festa dell’anno scorso, attaccando manifesti alla Falchera e per tutta la zona nord di Torino.

E poi, i cari ragazzi della Lega Calcio hanno piazzato per oggi alle 18,30 (un orario adattissimo) l’andata della semifinale dei playoff che valgono una stagione; dunque questa giornata non è molto adatta a fare altro. A causa di questa geniale programmazione del calendario sportivo, gli ultimi tre giorni granata sono stati deliranti: infatti domenica sera si è saputo che il Toro doveva giocare oggi (e solo lunedì mattina si è saputa l’ora), e dunque c’erano due giorni e mezzo, di cui uno festivo, per vendere 20.000 biglietti, con la doppia complicazione che – trattandosi di partita fuori abbonamento – anche tutti gli abbonati dovevano andare a fare il biglietto, e che gli abbonati stessi pretendevano giustamente il diritto di prelazione sui propri posti, per non rischiare di rimanere fuori.

La soluzione organizzativa è stata questa: i titolari di abbonamento hanno avuto la giornata di lunedì per andare in una delle tabaccherie che vendono i biglietti del circuito Listicket, presentare l’abbonamento e fare il biglietto per il proprio posto, mentre gli altri potevano comprare i posti non coperti da abbonamento mediante il sito web. Da martedì mattina ad adesso, vendita libera di tutto ciò che rimaneva.

Peccato che a Torino città il circuito Listicket conti la bellezza di 20 punti vendita, non uno di più; più un’altra decina nel resto della provincia, e un paio per provincia nel resto del Piemonte. Insomma, se fate i conti, nella giornata degli abbonati ogni punto vendita ha dovuto fare un 200-300 biglietti, anche di più nei negozi particolarmente battuti. Considerando che si tratta di bar e tabaccherie che già normalmente devono servire clienti, vendere sigarette, fare le schedine del lotto e così via, e considerando che per ogni biglietto bisogna prendere i dati dall’abbonamento, controllare che corrispondano col documento, risolvere eventuali discordanze, collegarsi al sistema Listicket, stampare il pezzetto di carta e incassare i soldi, potete immaginare facilmente il risultato.

Infatti, nei punti vendita si sono formate code di decine di persone, con una attesa media di una o due ore a seconda della zona; spesso con intoppi di vario genere (connessione bloccata, carta finita, abbonamento illeggibile, problemi tipo “sono nato in Venezuela ma il sistema non lo accetta”…).

Io ho provato lunedì mattina in corso Stati Uniti, ma la coda arrivava in mezzo alla strada; davanti al bar Jolly di piazza Rivoli c’erano almeno 40 persone sul marciapiede, che non erano nemmeno ancora riuscite a entrare dentro il locale. Al pomeriggio la situazione al bar Jolly non era cambiata, ma grazie a una dritta sul forum ho scoperto che in corso Brunelleschi 84 la coda si era smaltita e c’era meno gente, e così me la sono cavata in fretta. Ieri mattina, comunque, la situazione al bar Jolly era ancora uguale, per l’arrivo di tutti i non abbonati; la coda si è sciolta solo nel pomeriggio.

Poi è arrivato oggi; e, dei pochi punti vendita, la maggior parte erano chiusi per festa. E alcuni, come il bar Jolly, si sono rifiutati di fare i biglietti perché “nei festivi non li facciamo”. Del resto, si sa che sono gobbi, con tanto di inno a Nedved (anche in corso Brunelleschi sono gobbi, ma più discreti – hanno solo una maglia di Del Pippa sulla parete). Tra noi, cerchiamo di andare nei punti vendita gestiti da granata, ma vista la situazione non sempre si può… ma, essendo in Italia, funziona così: se vai a comprare i biglietti del Toro in un negozio gestito da juventini spesso ti fanno trovare lungo con una qualsiasi scusa, e viceversa. E non vi azzardate a comprare i biglietti su Internet: dovete poi andare allo stadio a ritirare il cartaceo prima di poter entrare, e lì le code sono altrettanto epiche (anche se oggi aprivano gli sportelli prima del solito).

Per completare il quadretto, chi vorrà andare a vedere il ritorno (a Modena domenica sera alle 20:30, orario calcolato in modo da tornare a un’ora impossibile per chi il giorno dopo lavora e da finire intasati nel ritorno serale dal ponte verso Milano) dovrà comprare i biglietti in posti ancora più improbabili: o le filiali della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna (le banche vanno di moda, ma chissà perché i bancari non sono mai molto contenti di vedersi la filiale invasa da un centinaio di tifosi che bivaccano in coda per spendere 10 euro per un biglietto) o un’accozzaglia di negozi disparati (anni fa feci il biglietto nel colorificio di via Bardonecchia) di cui due terzi non sanno nemmeno di essere abilitati a vendere i biglietti, e comunque non te li fanno.

Insomma, non poche persone si sono prese il lunedì di permesso dal lavoro e l’hanno dovuto usare tutto, tra code e girovagare alla ricerca del punto vendita attivo, pur di fare i biglietti per le due partite… Eh, ma quando l’anno prossimo ci sarà la magica carta di credito del tifoso, tutto si sistemerà… è noto che ciò che svuota gli stadi è la violenza, mica le complicazioni, la disorganizzazione, il trattamento da bestie e gli orari insensati imposti dalle pay-tv.

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martedì 1 Giugno 2010, 18:59

Non parlarsi, non capirsi, sparare con le parole

Facebook può essere una finestra interessante sul mondo, perché mette insieme, gomito a gomito, le conversazioni di persone diverse. Se i vostri amici sono tutti dello stesso giro le conversazioni saranno simili, ma se avete amici di ambienti, estrazioni e nazionalità diverse, il risultato è spesso vicino al teatro dell’assurdo; fianco a fianco, serissime discussioni sul futuro del mondo e scherzi tra tifosi di calcio; appelli contro l’inceneritore e invocazioni di nuove autostrade; giochini stupidi e trattati di economia.

Mai come in questi due giorni, però, il mio Facebook è stato il simbolo dell’incomunicabilità. Eliminando le discussioni futili, nove thread su dieci sono dedicati ad attaccare Israele, a chiederne la radiazione dal consesso internazionale, a organizzare cortei e manifestazioni, a minacciare di bruciare le ambasciate, a gridare appellativi come pirati, terroristi, nazisti, assassini. Il decimo thread è di amici ebrei o vicini a loro, che si lamentano della campagna mediatica di odio antisemita scatenatasi in tutto il mondo.

Le due posizioni non si parlano, non si capiscono. Le tragedie che si portano appresso finiscono anzi banalizzate nei giochini dell’ideologia italica, nelle provocazioni di Feltri per vendere qualche copia in più (che riprendono peraltro gli editoriali di giornali israeliani) o nei pacati commenti di Diego Novelli (“Un gruppo di criminali governa Israele”) e di Giulietto Chiesa (“Il 31 maggio 2010 Israele ha dimostrato al mondo di essere divenuto il pericolo principale per la pace e la sicurezza del mondo”). Finiscono in una grande fiesta di editoriali da divano.

Io, in Israele, non ci sono mai stato. Ho conosciuto persone che ci hanno vissuto, che venendo da noi ancora si stupiscono di come sia possibile entrare in un centro commerciale senza trovarci un metal detector all’ingresso, e che quando prendono un autobus non riescono a non avere paura di saltare in aria.

E ho un ex compagno di università libanese che ogni tanto mi manda dei bei powerpoint pieni di teste mozzate di bambini palestinesi e altre atrocità del genere; tanti anni fa mi raccontava che quando ammazzarono Rabin (un premio Nobel per la Pace) lui e la sua famiglia andarono a fare caroselli suonando il clacson per il centro di Beirut. E quando giocavamo a Risiko, lui si disinteressava completamente della partita; il suo unico obiettivo era conquistare il Medio Oriente e da lì fare attacchi suicidi, un carrarmatino alla volta, contro i paesi confinanti. (Una volta, un carrarmatino alla volta, distrusse una dozzina di armate del padrone di casa, che lo buttò fuori a calci dall’appartamento: non c’è nulla come Risiko per distruggere le amicizie.)

Un odio così non lo capisco, non è proprio concepibile; e non capisco come si possa essere fiduciosi per la pace. Realisticamente, temo che nulla potrà risolvere questa situazione se non, a scelta, un muro alto alto alto (più alto dei razzi Qassam) oppure l’eliminazione completa dall’area di uno dei due contendenti (e, vista la demografia, non saranno certo gli arabi). Non mi posso permettere di pensare che se fossi israeliano o palestinese sarei senz’altro un pacifista; è troppo facile pensarlo da qui. Dunque, non mi posso nemmeno permettere di giudicare; trovo che la maggior parte delle parole che volano in questi giorni, da parte di persone che hanno responsabilità istituzionali così come da parte di chi fa informazione, siano insensibili, inappropriate e dette con grande leggerezza; e che sparare sentenze, in situazioni di questo tipo, non sia poi troppo lontano dallo sparare pallottole.

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