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mercoledì 29 Settembre 2010, 11:30

Noi italiani e gli altri italiani

Ieri mattina, sul mio volo Ryanair per Londra, ho incontrato il mio ex capo dei tempi di Vitaminic, Adriano Marconetto, attualmente amministratore delegato di Electro Power Systems. Sul treno da Stansted a Londra abbiamo chiacchierato – oltre che del suo mestiere, ovvero l’energia – dello stato dell’Italia e del mondo; alle volte eravamo d’accordo e altre no, ma abbiamo concluso che l’Italia ha grandi potenzialità che sono però bloccate dalla mentalità furbetta di una parte del Paese, quella che vive a sbafo grazie alla politica, ai suoi sprechi e ai posti di lavoro farlocchi che essa crea per gli amici, drenando soldi a tutti gli altri.

Alla stazione di Liverpool Street ci salutiamo, e io prendo la metro. Salgo sul treno pieno di inglesi, e dopo pochi metri dalla partenza vedo una signora sui quarant’anni, dall’aria molto latina, precipitarsi verso l’unico posto a sedere rimasto libero nel vagone. Nonostante lo scatto, davanti al sedile c’è un altro signore che si siede prima di lei. La signora sbuffa, poi nota in un angolo, sopra un altro posto a sedere occupato da un ragazzo, un adesivo che dice “Priority seat for elderly and disabled people”.

Allora si avvicina con un altro scatto, apre la borsetta, ed estrae un pezzo di cartone arancione con un grosso disegno di una sedia a rotelle. Lo agita davanti al ragazzo e lo invita ad alzarsi per farla sedere; il ragazzo, contrito, subito si alza e la signora si spaparanza sul posto. Mentre mette via nella borsetta il pezzo di cartone, riesco a vederlo meglio; c’è scritto, in italiano, “PERMESSO DI CIRCOLAZIONE”. Non era la tessera dei disabili di qualche istituzione inglese, bensì il permesso emesso da qualche città italiana per la circolazione delle auto dei disabili nelle zone a traffico limitato, anche se la signora era chiaramente in perfetta salute e camminava senza il minimo problema.

Ora, di gente che parcheggia abusivamente per l’Italia con il contrassegno disabili del nonno che non ha nemmeno più la macchina ne ho vista parecchia, ma che adesso questi abusino pure del suddetto contrassegno per sedersi a sbafo sulla metropolitana di Londra è davvero pazzesco. Se non li prendiamo a calci nel sedere noi altri italiani, che li manteniamo e li subiamo, prima o poi il mondo prenderà a calci nel sedere tutta l’Italia, e a buona ragione.

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14 commenti a “Noi italiani e gli altri italiani”

  1. Salvofan:

    mi sarebbe bastato il pulsante “like”. Quando e’ che lo aggiungi sul blog?? :)

  2. vb:

    Per quello devi leggere i post su Facebook :-D

  3. valeskywalker:

    io invece in questi mesi ho preso parecchie volte il treno, il tram, la metro e l’aereo, col pancione dapprima appena accennato e poi sempre più evidente.In francia già al quarto mese non facevo in tempo a salire su un mezzo che qualcuno mi chiamava e mi offriva il suo posto (ma si sa, in francia milioni di donne tra i 25 e i 35 sono incinte quindi la gente ha l’occhio abituato), in svizzera ci arrivavano se mi toccavo la pancia o quando ho raggiunto il quinto mese,in polonia al sesto mese tutti in treno mi hanno aiutato con valigie da sposatre, posto a sedere etc, in italia a inizio settembre, ormai ottavo mese, sono riuscita a farmi tranquillamente in piedi il treno pendolari voghera-pavia 16 minuti di interregionale mentre intorno a me svariati avvocati di sesso maschile tra i 35 e i 45 in viaggio verso milano stavano comodamente seduti chiaccherando del più e del meno e di quanto pagano l’abbonamento in palestra. Al ritorno ugualmente i 16 minuti in piedi, questa volta attorniata da adolescenti uscit da scuola che anchessi parlavano di allenamenti di calcio e di basket. Un po’ di esercizio gratis di alzamento delle chiappe per qualche minuto a favore di una donna in avanzato stato di gravidanza no, eh??

  4. ArgiaSbolenfi:

    “il mondo è tondo e chi non sta a galla va a fondo” (Tognazzi ne I Mostri)

  5. .mau.:

    Va bene anche Google Reader per mettere i like.
    (quando Anna era incinta, chi si alzava per lasciarle il posto in metro erano naturalmente gli stranieri)

  6. raccoss:

    Ho conosciuto persone realmente disabili che riuscivano a deambulare normalmente. Risultava loro dannoso camminare per lughi tratti o sostare in piedi.

    Evidentemente vb è un medico che rileva i falsi invalidi a prima vista? Mah.

  7. Emiliano:

    Premesso che i furbetti vari sono da prendere a schiaffi a due a due finché non diventano dispari, concordo con raccoss: come è possibile diagnosticare al volo in metropolitana un’eventuale disabilità?

  8. mapensa:

    veramente il punto è che la tizia ha utilizzato un permesso per auto italiano nella metro di londra (dove non ha ovviamente alcuna validità). Se fosse stata disabile, o stanca, o incinta, o anziana, o qualsiasi altra cosa, sarebbe stato sufficiente chiedere di sedersi,o no?
    La signora non parlava inglese? oltre alla maleducazione c’è questo ulteriore diffuso problema italico.

  9. raccoss:

    @mapensa: Ah, un disabile (fino a prova contraria) che reclama un posto per disabili è maleducato? Però…

  10. raccoss:

    PS: Dubito che non sapesse l’inglese, visto che, secondo Vb ha capito la scritta. Probabilmente ha tirato fuori il cartoncino per giustificare la sua richiesta, sapendo che il suo aspetto avrebbe potuto non esser credibile per il vb di turno.

  11. mapensa:

    c’è una differenza tra reclamare e chiedere. si può reclamare solo dopo che la richiesta è stata negata, qui però c’è stata solo maleducazione.
    E se sapeva l’inglese allora perchè non l’ha chiesto?
    E’ l’uso del documento non valido che non è corretto. L’avessero fatto con me nelle medesime circostanze io non avrei lasciato il posto, fosse andata a reclamare dal controllore, così avremmo visto cosa sarebbe successo.

  12. Emiliano:

    @mapensa: In che senso il documento non è valido? Ammesso che la signora fosse veramente invalida, se si trovava temporaneamente a Londra non poteva avere un documento britannico che attestava la sua invalidità, no? Anch’io, quando andavo all’università, senza nessuna intenzione truffaldina mostravo anche all’estero la tessera della biblioteca universitaria come documento per attestare che ero uno studente (là dove serviva per avere riduzioni etc.), spiegando che cos’era.

    Cioè, tra tante furbizie non me la prenderei proprio con una persona forse veramente invalida che mostra un documento che forse attesta veramente l’invalidità.

  13. mapensa:

    Sento veramente un grattare di unghie sugli specchi (o di pestar l’acqua in un mortaio): nessuno ha chiesto alla tipa di mostrare documenti o l’attestazione dell’invalidità!
    In casi come questi la mi’ nonna (persona di buon senso e giudizio) diceva che chi si scusa si accusa.

  14. Emiliano:

    @mapensa: Dici a me?

 
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