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lunedì 31 Gennaio 2011, 10:43

La vera agenda digitale

Oggi è un’altra giornata dedicata ai temi digitali: sono in viaggio verso Roma per partecipare all’assemblea annuale di Società Internet, che – oltre all’ordinaria amministrazione – sarà dedicata alla riflessione su un tema urgente e spinoso: visto il modo pessimo in cui la politica italiana tratta Internet, come ci si deve rapportare con le istituzioni?

Negli anni si sono aperti canali di dialogo, ma sono stati poco fruttuosi; io stesso, per alcuni anni, mi sono pagato viaggi a Roma per partecipare come esperto a una consulta ministeriale che però, ogni volta che il governo o il Parlamento si accingevano a fare danno con l’ennesima assurdità legislativa, non veniva mai nemmeno consultata. Stanca prima e Nicolais poi avevano cominciato alcune attività anche di alto livello internazionale, come quella sulla Carta dei Diritti della Rete, che però Brunetta ha di fatto annullato.

A livello nazionale, basta pensare quanto si è dovuto sudare per eliminare la schedatura degli utenti del wi-fi, un’idea che altrove non sarebbe mai stata presa in considerazione in primo luogo; e però restiamo uno dei Paesi europei con la più bassa penetrazione della rete. Da noi Internet è vista come un pericolo: è l’unico media non controllato dal Presidente del Consiglio e in generale dai vari gruppi di potere, è il luogo dove tutte le malefatte dei nostri “politici” e “imprenditori” vengono alla luce, è lo strumento con cui si riescono ad organizzare manifestazioni dal basso, fuori dal teatrino di finta opposizione e accordo sottobanco.

Proprio oggi, dopo un po’ di marketing virale nei giorni scorsi, molti miei amici lanciano Agenda Digitale, un appello base che più base non si può, la cui unica richiesta al mondo della politica è semplicemente “parliamone”. Parliamo di come portare Internet in tutta Italia e a tutti gli italiani, di come usarla per promuovere conoscenza, creatività, idee, ricchezza, intelligenza, futuro. E’ una richiesta a cui non si può non aderire (ovviamente aderisco) e avrà dunque un grande successo, ma – anche se spero di essere smentito – non risolverà niente, perché quando si tratta di parlare, di dire a ogni comunità ciò che vuol sentirsi dire, i nostri governanti sono sempre in prima fila. E’ sulle azioni che latitano, e nell’attuale scenario politico non potranno che continuare a latitare.

Non so, nella pratica, come i promotori dell’appello intendano dar seguito alla richiesta di discussione; di spazi per presentare proposte e discuterle con i politici ce ne sono stati già molti, per esempio gli IGF Italia, dove però i politici vengono, sfilano, si danno qualche stoccata l’uno con l’altro, poi vanno via e chi s’è visto s’è visto. Io sono già oltre; stancatomi da un pezzo di questi riti, la mia agenda digitale è diversa; non uso Internet per pietire attenzione, ma per mandarli via.

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3 commenti a “La vera agenda digitale”

  1. Stefano Quintarelli:

    LOL!

  2. mfp:

    Ed e’ attivita’ a tratti divertente, a tratti inquietante, in ogni caso remunerativa dal punto di vista umano.

    P.s.: saluti dall’emisfero australe… “se Fassino non molla la poltrona, la poltrona molla Fassino” :)

  3. roberto dadda:

    Caro il mio sindaco, devo dire che concordo.

    Firmiamo, parliamone e poi cosa succede? Cento giorni sono pochissimi, quale è il piano di lavoro?

    Codice etico della rete, governance con codice Azuni… dove sono andati a finire?

    Infanda timeo…

    roberto

 
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