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Archivio per il giorno 13 Aprile 2011


mercoledì 13 Aprile 2011, 14:23

Tutti colpevoli, sistema sbagliato

La nostra iniziativa del funerale ai partiti ha suscitato in rete una discreta discussione… nonché il pietoso tentativo di imitazione da parte di Coppola, che si è presentato con sei persone sei (alcuni pare fossero pure dipendenti pubblici in quota PDL, in orario di ufficio) sotto il Municipio, a fare il funerale al PD per i tagli alla cultura di Chiamparino (non vi sfuggirà il fatto che Coppola è anche assessore alla cultura e che la posta in palio sono i voti di un settore che vive di fondi pubblici, in buona parte distribuiti con logiche clientelari, quindi chi promette di spargere più soldi pensa di prendere più voti). Naturalmente La Stampa ha dedicato mezza pagina ai sette amici di Coppola e zero (a parte una fotogallery online) alle centinaia di persone che hanno deposto i fiori sulle nostre lapidi, ma chissà come mai la cosa non mi sorprende.

Comunque, un tizio sconosciuto che su Facebook si presenta come “Il più giovane candidato della storia repubblicana (Veltroni dixit) alle primarie [PD] del 2007”… ok, no, non smettete di leggere, dai. Dicevo, questo tizio che si chiama Lorenzo De Cicco e sfrutta per il suo blog l’hosting gratuito del Fatto Quotidiano (ho almeno cinque o sei amici che lo usano, mi dicono che va bene, costa pure meno di Aruba) ha fatto un post sulla nostra iniziativa delle lapidi ai partiti, accusandoci di essere dei nemici della Costituzione (va di moda, ce l’hanno detto pure quelli di IDV) perché critichiamo i partiti, e di conseguenza di fare il gioco di Berlusconi promuovendo l’idea che “sono tutti uguali” e che, come diceva Craxi, “sono tutti colpevoli dunque nessuno è colpevole”.

Ciò mi concede l’opportunità di chiarire meglio un punto importante. Io non penso che tutti i partiti siano uguali, ci sono differenze importanti in termini di temi, di storia, di posizioni. Tutti i partiti, però, fanno parte coscientemente di un sistema politico in cui hanno perso la propria funzione costituzionale, e si sono trasformati in comitati d’affari. Questo perché il fatto stesso di mettere in piedi una organizzazione di politici professionisti, che vive di consenso ottenuto tramite i mezzi di comunicazione di massa, ha costi enormi; e gli unici modi che possono avere i partiti di sostenere questi costi sono due: vendersi o rubare.

C’è dunque chi si vende agli interessi di questo o quel potentato economico (appaltatori, cementificatori, petrolieri, nuclearisti, lobby varie…), facendosi finanziare in cambio le campagne elettorali; e chi ruba, non necessariamente con le mazzette, ma anche assegnandosi “rimborsi elettorali”, “contributi pubblici alla stampa”, stipendi e benefit fuori dal mondo, o utilizzando le strutture pubbliche per assumere e sistemare persone in cambio del loro voto. Più spesso, i partiti fanno entrambe le cose.

Questo ci porta a dire che “tutti colpevoli, sistema sbagliato”: è la forma partito che è morta, perché è economicamente insostenibile. E’ la politica fatta come professione che inevitabilmente porta alla degenerazione, perché sì, un Gandhi (un Berlinguer, un De Gasperi…) può avere la dirittura morale per resistere alle lusinghe del potere, ma non possiamo pensare che tutti gli amministratori pubblici siano così, e dunque non possiamo affidarci alle qualità personali delle persone che eleggiamo.

Se bastasse cambiare gli individui al potere per riportare onestà e correttezza nella politica, non si spiegherebbe come mai negli ultimi quindici anni abbiano governato più o meno tutti, da Storace a Bertinotti, e la situazione non sia minimamente cambiata. E’ per questo che i partiti sono morti: è morta l’idea che la politica si possa fare in quel modo lì. Soltanto seppellendo la forma partito e cominciando a fare politica come servizio civile, per un tempo limitato, con il controllo continuo degli elettori sugli eletti, affidando le decisioni fondamentali alla partecipazione dal basso, educando ogni persona a interessarsi costantemente della cosa pubblica, e portando tutti i cittadini a fare prima o poi una esperienza di pubblica amministrazione, possiamo sperare di cambiare faccia al nostro Stato, e di rovesciare la mentalità incivile di troppi italiani.

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