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lunedì 3 Ottobre 2011, 19:02

Immaginare un’altra economia

Per quanto non faccia esattamente parte del mio mandato di consigliere comunale, in queste settimane è impossibile non parlare di economia: la situazione è sempre più drammatica e tutti ci interroghiamo su come uscirne. Anche nel Movimento le visioni sono variegate, e per questo è stato molto interessante leggere i risultati del sondaggio svolto da Beppe Grillo sul suo blog a proposito del futuro sviluppo dell’Italia.

E’ vero che il sondaggio non ha basi scientifiche, è vero che impegnandosi probabilmente si poteva votare più volte, è vero che non è detto che i votanti coincidano con un insieme rappresentativo della base del Movimento, è vero che si votava per slogan e non per analisi approfondite dei singoli punti, eppure il risultato secondo me più interessante è questo: la proposta “Nazionalizzazione delle banche”, invocata a gran voce da molti ideologi dentro e fuori il Movimento, è stata una delle meno votate, ottenendo solo il 48,57% di favorevoli.

Ora, sarebbe semplice dire “la proposta è stata bocciata e non se ne parli più”, ma in realtà il punto è un altro: convivono presumibilmente nel Movimento, con pesi quasi uguali, due visioni dell’economia radicalmente opposte e difficilmente conciliabili, una che vorrebbe aggiustare il capitalismo e l’altra che vorrebbe rovesciarlo; e nello scioglimento di questa contraddizione sta gran parte del futuro politico delle cinque stelle.

E allora, che facciamo? Quando nacque il Movimento, Grillo fece una promessa chiara: che esso non si sarebbe schierato a fianco di nessuna delle grandi ideologie del Novecento – né a destra, né a sinistra; né col capitalismo, né col comunismo – e che invece si sarebbe concentrato sulla risoluzione dei problemi concreti e sull’unica, vera, grande rivoluzione socioeconomica del terzo millennio: l’avvento della rete.

Io credo che la degenerazione dell’economia, la negazione dei nostri diritti e del nostro benessere, non derivino tanto dalla scelta tra pubblico e privato – parole che hanno ormai perso di significato – ma dall’accumulo di potere e denaro nelle mani di pochi, che lo usano per controllare sia il pubblico che il privato. In quest’ottica, nazionalizzare banche ed aziende non serve a niente, perché trasferire il potere di controllo delle nostre vite dalle mani di Marchionne e Tronchetti Provera a quelle di Berlusconi e Bersani non cambia sostanzialmente nulla.

Se mai, ci servirebbe un’economia fondata sulla cooperazione e sulla distribuzione a tutti delle risorse; non su una fittizia proprietà collettiva che diventa dominio dittatoriale della politica, ma su una effettiva proprietà privata distribuita nelle mani di tutti, in cui le differenze di censo siano limitate e comunque derivino dal merito e non dall’abuso del potere. Ci servono banche cooperative, come Banca Etica, e aziende co-gestite dagli azionisti e dai lavoratori. Ci serve una informazione libera offerta tramite una rete priva di punti di controllo, che permetta a tutti di far circolare anche i fatti più scomodi. E ci serve una politica senza piramidi di partito, dove i cittadini possano veramente svolgere un periodo di “servizio civile” nelle istituzioni senza inchiodarsi alle poltrone.

Questa, credo, sarebbe una vera rivoluzione: una forma di società tutta da inventare, che guardi al futuro e non al passato!

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11 commenti a “Immaginare un’altra economia”

  1. Pippo:

    Io consiglierei di leggere “Come si esce dalla società dei consumi” di Serge Latouche.
    Non è solo teoria ma vi sono proposte pratiche molto ben delineate.
    E qui che dovrebbe intervenire la politica, guidare nel cambiamento.
    Certo che come ci raccontavi della Commissione Urbanistica che siete solo lì a ratificare decisioni prese da privati, architetti e ingegneri, allora siamo destinati alla fine del genere umano.
    Se li lasciate fare fra un po’ ci ritroveremo anche le villette a schiera al Valentino.

  2. paolo:

    Che bello, siamo tornati a fare gli stessi discorsi di trenta-quaranta anni fa… la storia non insegna proprio nulla: ci dividiamo tra chi vuole cambiare le cose e chi vuole rifarle completamente; tra chi è più statalista e chi è più aperto al mercato; ci lamentiamo perchè la ricchezza è in mano a pochi (negli anni ’70 si chiamavano SIM).
    Bisogna capire che le strutture organizzative sono solo degli strumenti, e che la differenza la fanno le persone. Finchè non torneremo ad avere gente seria che governa il paese, saremo in balia di arrivisti, corrotti, mafiosi, ingordi, ecc qualunque sia l’organizzazione che ci diamo.
    Vittorio, lascia perdere i modelli organizzativi e concentrati su come, con quelli attuali, si possa raggiungere i tuoi (nostri) obiettivi. Ti divertirai di più

  3. curioso:

    ho appena scoperto questo vecchio articolo… magari potete fare qualcosa a riguardo visto che si parla anche di regione piemonte e comune di torino http://www.pasteris.it/blog/2010/02/18/i-furbetti-della-trasparenza-e-la-manipolazione-dei-motori-di-ricerca/

  4. Claudio C:

    Siccome non ritrovo il mio commento dove avevo parlato di erbacce e aiuole non rasate da parte del comune, segnalo questo sito: http://www.decorourbano.org/ da usare da chi vuole denunciare situazioni di non decoro urbano. Pensare che volevo aprirlo io un sito del genere (avevo avuto la stessa idea).

  5. Claudio C:

    Siccome non ritrovo il mio commento dove avevo parlato di erbacce e aiuole non rasate da parte del comune, posto qui e segnalo questo sito: http://www.decorourbano.org/ da usare da chi vuole denunciare situazioni di non decoro urbano. Pensare che volevo aprirlo io un sito del genere (avevo avuto la stessa idea).

  6. Piero:

    >”Se mai, ci servirebbe un’economia fondata sulla cooperazione e sulla distribuzione a tutti delle risorse.”

    Sottoscrivo, incominciamo a scriverlo nella Costituzione: “L’Italia è un popolo la cui economia è fondata sulla cooperazione e sulla distribuzione a tutti delle risorse” e poi vediamo di tradurlo anche in pratica.

  7. Anonimo codardo:

    Piccolo OT. Banca Etica sarà etica ma ha dei costi di gestione conto corrente assurdamente alti; tra l’altro proprio ora che la rete rende le operazioni bancarie un costo risibile rispetto al resto. La gente inizia ad affacciarsi ad Internet anche e per gestire il proprio denaro online. È mai possibile che si debba scegliere tra Banca Etica (costo ISC 197 €/anno) e ING (costo ISC 0 €/anno ) ?

  8. rccs:

    @curioso: magari Vittorio può postarli su Facebook.

  9. curioso:

    @rccs non cambierebbe nulla. Facebook non e’ indicizzato dai motori di ricerca. Serve la rimozione di quelle istruzioni dai robots.txt o la pubblicazione periodica su altri siti indicizzati

  10. Anonimo codardo:

    Senza contare che pubblicando su FB si cedono i diritti intellettuali e commerciali di qualsiasi cosa seria venga messa lì dentro.

  11. Cloud:

    Io spero Vittorio che nel 2013 la gente abbia capito io spero che abbiano capito i disoccupati almeno loro nel 2013 Vittorio il Movimento 5 stelle devono essere grintosi aggresivi avete capito grintosi aggresivi dobbiamo tirare fuori la grinta diglielo Vittorio al Movimento 5 stelle che devono tirare fuori la grinta io ho già un volantino per le elezioni 2013 che può fare e sempre w il movimento 5 stelle.

 
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