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giovedì 31 Maggio 2012, 09:14

Lo stadio Filadelfia, gli asili e La Stampa

La prima volta che, molti anni fa, entrai in Municipio da cittadino per ascoltare una commissione consiliare, fu per la vicenda dello stadio Filadelfia, una storia che si trascina da vent’anni tra manifestazioni di decine di migliaia di persone, raccolte di firme, progetti spontanei, collette tra i tifosi, folle sotto il Comune per il minimo incontro tecnico; per non parlare di un paio di sabati (ma c’è chi lo fa ogni settimana da anni) passati a ripulire l’area dalle erbacce o a togliere con un cucchiaio dal terreno di gioco i cocci lasciati dalla festa del quattro maggio, insieme a personaggi come la leggendaria Lorena, una ragazza di Santiago del Cile che venne fino a Torino per aiutare il Fila. Insomma, una lotta autenticamente popolare contro tutti i poteri forti della città, che, se fosse per loro, avrebbero già provveduto, tra uno spintone e l’altro, a realizzare sull’area il famoso “giardinetto della memoria”, ovviamente stretto tra due palazzine dei Recchi (amici degli Agnelli) e una galleria commerciale realizzata dalla DeGa (già parenti di Castellani).

Per questo mi sono profondamente incazzato quando persone intelligenti ma disinformate si sono messe con grande superficialità a criticare lo “stanziamento” di fondi per il Filadelfia a fronte della privatizzazione degli asili, cadendo nella manipolazione de La Stampa – ribadita ieri con l’ennesima letterina pelosa pubblicata da Specchio dei Tempi, la rubrica che dà voce ai cittadini che danno voce alla Fiat, a partire da due o tre lettere a settimana contro i ciclisti, che come tutti sappiamo sono il vero problema di Torino – a cui non è parso vero di poter accostare ad arte le due notizie. Dunque mi pare opportuno raccontare alcune cose.

Intanto, parliamo di un impianto che si chiamerà “stadio” in onore alla memoria storica, ma la cui parte sportiva è costituita in realtà da un campo per gli allenamenti e per le giovanili con alcune migliaia di posti; certo non un terzo stadio in alternativa all’Olimpico e allo stadio Juventus. Ad esso si aggiungeranno però l’accoglienza per i giovani che vengono a studiare calcio in città, il museo del Toro attualmente esiliato a Grugliasco (e pure lì fa più visitatori di vari musei comunali), gli spazi sociali e i locali pubblici per i tifosi e per il quartiere.

Non si tratta dunque di un progetto commerciale come quello dello stadio Juventus (con tanto di ipermercato interno) che pure la Città ha finanziato in maniera ben più ingente tramite agevolazioni sul terreno e sulle licenze, ma di un bene pubblico, di proprietà di una fondazione di cui il Torino sarà solo un affittuario; un progetto voluto proprio dal quartiere, che ha addirittura inserito “Filadelfia” nel proprio nome ufficiale, e che ha la necessità di riqualificare un’area degradata. Non si tratta di un’opera olimpica con una vita di due settimane, che pure abbiamo finanziato con centinaia di milioni di euro, ma di un impianto capace di mantenersi economicamente da solo e di diventare un punto di riferimento per la città.

Quanto ai fondi, a fronte dei 3,5 milioni di euro che il Comune ora dovrà mettere, esso ha ricevuto negli anni quasi sette milioni di euro grazie alle speculazioni edilizie rese possibili dalle cubature generate dall’area dello stadio. E’ vero che 4,3 milioni in realtà sono stati persi; si tratta dei soldi che Cimminelli, il fornitore Fiat vecchio proprietario del Toro, aveva dato in garanzia per la ricostruzione del Filadelfia, e che il Comune avrebbe potuto incassare al suo fallimento. Purtroppo, quando il Comune ha rinegoziato gli accordi con chi ha rilevato il fallimento, ha commesso in maniera del tutto involontaria uno spiacevole errore di stesura del testo, il che ha permesso a chi ha rilevato il fallimento di andare in causa col Comune presso il Tribunale di Torino e vincerla, ottenendo di non dover più pagare questi 4,3 milioni. Ah, vi ho detto che chi ha rilevato il fallimento è la Fiat? Del resto non l’ha detto nemmeno La Stampa.

Comunque, il Comune ha potuto incassare 2,2 milioni di euro di oneri di urbanizzazione dal supermercato Bennet di via Taggia e dalle palazzine costruite grazie alle cubature dell’area, a cui vanno aggiunti 170.000 euro di fondi raccolti quasi vent’anni fa, con una colletta tra i tifosi, dal progetto diretto dall’ex sindaco Novelli (erano molti di più – si dice che solo il Comune mise 600 milioni di lire – ma a quanto pare Novelli ha investito i soldi in titoli che sono andati malissimo, per cui 170.000 euro è tutto ciò che è rimasto). Insomma, il Comune reinveste nell’opera ciò che ha incassato dai privati, che, come sempre in Italia, hanno concluso e guadagnato sulla parte privata dell’operazione da molti anni, mentre le opere pubbliche di compensazione urbanistica, in questo caso il centro sportivo, sono ancora da fare. Inoltre, il resto del costo sarà probabilmente coperto dal Credito Sportivo.

Va inoltre detto che, anche se si fosse deciso di destinare questi fondi ad altro scopo (ammesso che sia legale, dato che gli oneri di urbanizzazione sono destinati ad opere pubbliche di utilità urbana e non per altro), non li si sarebbe potuti usare per gli asili, che sono stati privatizzati non per mancanza di fondi, ma perché, dato che Fassino è uscito dal patto di stabilità, il Comune ha il divieto di assumere o comunque ingaggiare i precari che li tenevano aperti, anche avendo i soldi necessari. Inoltre, gli stipendi delle maestre sono spesa corrente e non possono essere pagati con soldi destinati agli investimenti.

Mi spiace dunque che tante persone si siano fatte prendere dalla disinformazione e dalla manipolazione mediatica riguardo a un progetto portato avanti dal basso, da tante persone, con tanti sacrifici per vent’anni. Purtroppo esiste, specie nella “sinistra bene”, un pregiudizio contro lo sport, il calcio in particolare, visto come attività riservata a maschi trogloditi dal congiuntivo debole. Basterebbe frequentare un po’ gli ambienti legati al Filadelfia per capire che non è così; e poi, va detto che in democrazia ogni cittadino ha il diritto di vedere realizzate le opere pubbliche che ritiene più opportune, e a giudicare dalla partecipazione i torinesi interessati al Filadelfia sono almeno pari, se non di più, a quelli interessati al fatto che gli asili siano gestiti da personale comunale anziché da personale delle cooperative.

Alla fin fine, sarebbe il caso di non cadere in queste guerre tra poveri, quando sarebbe possibile mandare avanti tutti i progetti in parallelo, se solo non avessimo avuto una classe politica che ha spolpato le casse pubbliche fino all’osso e che ora si diverte a giocare con l’informazione per metterci gli uni contro gli altri.

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10 commenti a “Lo stadio Filadelfia, gli asili e La Stampa”

  1. mauriz:

    grande vb

  2. Mike:

    Io fossi in te scriverei un tl;dr da mandare a specchio dei tempi in cartaceo. E vedere se la pubblicano, in specie il fatto dei soldi del cimminelli.

  3. Cloud:

    Ma guarda un pò te ne parlavo proprio ieri ma che coincidenza e Vittorio.

  4. PR:

    Credo sia dovuto a chi non frega niente degli stadi e sia piu’ interessato ad altri problemi ( verrebbe da parafrasare che il vero problema di Torino sono i ciclisti e il filadelfia) che non debba passare per disinformato o servo della FIAT. Il Fila, a parte i tifosi granata, per centinaia di migliaia di cittadini è solo un terreno disadorno e dismesso quanto una gloriosa fabbrica di biscotti.

  5. Nervo:

    Non è propriamente così: io tifo Juve ma ritengo il Toro e il Fila due parti importantissime della cultura torinese. Vedere il Toro in B mi mette tristezza, passare ogni giorno davanti al Fila in bici e vedere cosa è diventato è desolante. Speriamo che questa sia la volta buona!

  6. Polemico74:

    Un po’ troppi “si dice” in questo articolo!

    Attendo risposte sul candidato M5S di Genova

  7. Alberto:

    Vb, tu scrivi: “stadio Juventus che pure la Città ha finanziato in maniera ben più ingente tramite agevolazioni sul terreno e sulle licenze”. Saresti in grado, come consigliere comunale, di fornirci dei dati in merito più precisi di quelli che sul tema hai fornito in passato? A cosa ti riferisci quando citi le “agevolazioni sul terreno e sulle licenze”? Cercando in giro non ho trovato alcunché in merito…

  8. vb:

    Ecco qui (il blog riporta un vecchio articolo del Manifesto che è quasi introvabile):

    http://marcoliguori.blogspot.it/2011/09/la-nuova-frontiera-immobiliare-della.html

  9. polemico74:

    non rispondere alle domande scomode…il classico atteggiamento dei vecchi politici

  10. Alberto:

    @vb: Interessante articolo ma ovviamente non risponde alla mia domanda. Ho letto miriadi di volte dire che il Comune è stato particolarmente generoso in quella circostanza ma nessuno mi ha mai spiegato numericamente perché. Laddove tu sostieni quanto da me quotato sopra ovvero “stadio Juventus che pure la Città ha finanziato in maniera ben più ingente tramite agevolazioni sul terreno e sulle licenze” mi aspetterei che tu ti possa riferire a cose del tipo:

    1. L’uso del terreno della Continassa sarebbe stato pagato meno di quanto non fosse il prezzo commerciale del terreno (non sono molto aggiornato ma 4,68 euro a metro quadro a naso non mi sembra un prezzo molto basso per un terreno nemmeno oggi, figuriamoci 10 anni fa)
    2. Sarebbero esistite altre offerte migliori di quelle della Juventus che il Comune non ha preso in considerazione (non mi pare ma magari mi è sempre sfuggita la cosa)
    3. Al Comune sarebbe convenuto conservare l’area e lo Stadio delle Alpi così com’era perché non è vero che i costi di manutenzione fossero ingenti come molti dicono (Quant’erano? Erano maggiori di quelli che attualmente sostiene per l’Olimpico?)
    4. Gli esercizi commerciali sorti sull’area della Continassa avrebbero pagato in termini di licenza di meno di quanto analoghi esercizi concorrenti pagano
    5. La Juventus avrebbe avuto finanziamenti o altre agevolazioni dal Comune per l’edificiazione dello stadio (Se sì quali?)
    Se ritieni che una di queste cose sia vera ti pregherei di documentarla, altimenti la cosa rimarrebbe una sparata fine a sé stessa. E’ vero che le sparate fine a sé stesse vanno molto di moda ma permettimi di appartenere a quella minoranza che da un consigliere comunale si aspetta di essere informato in modo più preciso.

 
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