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venerdì 17 Luglio 2015, 11:54

Profughi, tra mito e realtà

Con gli incidenti di Quinto di Treviso di ieri, l’arrivo in massa di disperati dall’Africa ha dimostrato di essere tuttora una questione tanto irrisolta quanto pericolosa e pronta a scoppiare – anche a Torino. Quando si parla di questi temi, gli animi si scaldano e ognuno ha opinioni piuttosto forti; eppure, in rete e tra la gente girano tante informazioni errate o distorte, sia pro che contro l’accoglienza.

Per questo motivo, prima di aprire una discussione su cosa dovrebbe fare lo Stato italiano, credo che sia opportuno dedicare un po’ di tempo a spiegare dettagliatamente chi sono i cosiddetti profughi e come funziona il sistema di accoglienza, in modo da permettere a ognuno di farsi una opinione documentata, precisando che quanto riporter√≤ √® il risultato di documenti ufficiali e di spiegazioni ricevute in consiglio comunale (cercher√≤ di linkare le fonti dove possibile).

Per prima cosa, bisogna chiarire il significato esatto di termini come profugo e clandestino, che vengono usati a piene mani ma spesso a sproposito.

Un immigrato √® una persona di cittadinanza straniera che risiede in Italia; pu√≤ farlo grazie a un visto e/o a un permesso di soggiorno dato dallo Stato italiano. I cittadini dell’Unione Europea¬†hanno il diritto di vivere ovunque in Europa senza bisogno di permessi di soggiorno e sono sostanzialmente equiparati ai cittadini locali, per cui i romeni, i bulgari ecc. non sono nemmeno pi√Ļ immigrati in senso stretto, come non lo sono gli italiani in Inghilterra o in Germania, almeno fino a quando la libera circolazione europea non sar√† messa in discussione (come vuole fare Londra).

Gli immigrati, dunque, sono extracomunitari¬†(cittadini di paesi non appartenenti all’UE) e si dividono in tre categorie:
immigrati regolari, ossia persone che sono entrate regolarmente in Italia o comunque hanno ottenuto un permesso di soggiorno;
profughi (anche detti rifugiati), ossia persone che sono entrate in Italia irregolarmente, ma che hanno il diritto di essere accolte e protette dall’Italia in base alle convenzioni internazionali sull’asilo politico, o che hanno presentato domanda per vedersi riconoscere tale diritto (in tal caso si chiamano richiedenti asilo);
clandestini (anche detti immigrati illegali o irregolari), ossia chiunque non sia cittadino europeo e non ricada in una delle due categorie precedenti, e quindi non sia autorizzato a soggiornare in Italia.

Nell’immaginario collettivo i clandestini sono persone che attraversano la frontiera di nascosto o sbarcano sulle nostre coste, ma quasi mai √® cos√¨; normalmente i clandestini sono ex immigrati regolari che sono stati espulsi o a cui non √® stato rinnovato il permesso di soggiorno, oppure persone a cui √® stata respinta la domanda di riconoscimento come profugo, oppure persone arrivate qui con un visto turistico e poi rimaste dopo la scadenza.

In questo articolo io mi concentrer√≤ sulla categoria dei profughi: chi sono i profughi? Il termine, nonch√© l’immagine riportata dai media, starebbe a indicare chi fugge da una guerra, da una persecuzione o da una catastrofe naturale che gli impedisce di continuare a vivere a casa propria, e quindi chiede ospitalit√† (“asilo politico”) a un altro Paese. La realt√†, tuttavia, √® molto pi√Ļ variegata.

Innanzi tutto, il modo per acquisire lo status di profugo √® semplicemente chiederlo. Per questo motivo, in pratica nessuno in Italia √® mai clandestino al suo primo ingresso, a meno che non lo voglia essere. Basta che l’aspirante immigrato, appena individuato alla frontiera o soccorso in mezzo al mare, dichiari di voler presentare domanda di asilo, e diventa immediatamente un richiedente asilo, equiparato in tutto e per tutto ai profughi compreso il diritto di venire accolto e di ricevere vitto, alloggio e corsi di lingua e di formazione; questo indipendentemente dal Paese di provenienza e dal fatto che si tratti di un Paese in guerra o in pace, democratico o dittatoriale, ricco o povero, perch√© le persecuzioni politiche, per cui √® stato concepito questo sistema, possono avvenire ovunque.

Non √® nemmeno necessario entrare fisicamente in Italia, basta arrivare alla frontiera con un qualsiasi mezzo di trasporto; spesso c’√® un comodo ufficio predisposto apposta a ricevere le domande (per esempio questo¬†√® quello dell’aeroporto di Milano Malpensa). Difatti, a livello europeo sono di pi√Ļ i richiedenti asilo che arrivano in aereo, magari con un visto turistico di durata limitata, rispetto a quelli che arrivano coi barconi.

A questo punto, il richiedente asilo acquista il diritto di rimanere in Italia fino a quando la sua domanda non sar√† esaminata, una operazione che tocca a “commissioni territoriali” che sono sopraffatte dal lavoro. In teoria, le domande dovrebbero ricevere una risposta, positiva o negativa, nell’arco di trenta giorni; nella realt√†, ci vogliono dai sei mesi a un anno, e pi√Ļ aumentano gli sbarchi pi√Ļ i tempi si allungano. Nel frattempo, il richiedente asilo,¬†indipendentemente dal fatto che la sua domanda di asilo sia credibile o meno,¬†√® a tutti gli effetti equiparato a un profugo, per cui da una parte ha diritto a essere accolto e ospitato, e dall’altra √® una persona assolutamente libera; si trova legalmente in Italia e pu√≤ andare dove vuole e fare quello che vuole, nessuno lo pu√≤ trattenere.

Questo √®, ovviamente, una prima fonte di guai; in questo modo l’Italia accoglie e ospita non solo i profughi veri e propri, come i siriani che scappano dalla guerra, ma anche persone che semplicemente scappano dalla fame e che vogliono venire in Europa per vivere meglio, e persino veri e propri delinquenti, come il senegalese che, ospitato a nostre spese in un centro profughi di Collegno, nelle scorse settimane ha accoltellato e rapinato otto donne nella zona ovest di Torino.

Ora, l’Italia √® dentro la zona senza frontiere dell’accordo Schengen, per cui potreste pensare che i rifugiati girino anche per l’Europa. In realt√†, un trattato europeo, il cosiddetto Regolamento di Dublino II (e il suo successore detto Dublino III), ha stabilito che l’unico stato europeo in cui una persona pu√≤ chiedere asilo √® il primo in cui √® arrivato, che spesso √® l’Italia; per cui, dall’estero ce li rimandano tranquillamente indietro a forza, a costo di ripristinare i controlli alle nostre frontiere, come hanno fatto sia la Francia a Ventimiglia che l’Austria al Brennero. Anzi, coi francesi c’√® pure il dubbio che ci scarichino profughi a loro sgraditi che in Italia non c’erano mai stati, sostenendo che fossero arrivati prima da noi.

Bisogna per√≤ smentire il mito per cui “l’Europa non fa niente e ce li scarica tutti a noi”, che √® semplicemente una scusa dei nostri governanti per scaricare il barile su qualcun altro. Basta guardare la tabella con i numeri delle domande di asilo presentate nel 2014 nei vari Paesi europei¬†per scoprire che noi ne riceviamo fin un po’ meno di quanti ce ne toccherebbe in base alla popolazione, e che la Germania da sola ha ricevuto il triplo abbondante di domande rispetto a noi.

Quindi, ben venga la discussione (pompatissima dai nostri politici) sulla redistribuzione pro quota dei rifugiati tra i vari Paesi europei, soprattutto se i numeri degli sbarchi attraverso il Mediterraneo dovessero continuare ad aumentare, ma potremmo scoprire che se poi questo veramente venisse fatto a tappeto, non solo sugli sbarchi in Sicilia ma su tutte le altre rotte di accesso all’Europa, potremmo addirittura riceverne pi√Ļ di ora, anche considerato che i numeri degli accessi all’Europa dalla Serbia all’Ungheria (che non a caso vuol costruire un muro…) e dalla Turchia alla Grecia sono dello stesso ordine di grandezza di quelli via mare verso l’Italia.

D’altra parte, il regolamento di Dublino un po’ ci salva anche. Perch√©? Perch√© in Africa sanno benissimo che l’Italia non √® proprio il posto migliore in cui fermarsi, e comunque vogliono magari raggiungere parenti e amici gi√† accolti altrove, per cui spesso chi sbarca non vuole assolutamente presentare la domanda di asilo qui, cosa che lo costringerebbe a restare per sempre in Italia, ma vuole scappare per arrivare in qualche modo in Germania o in altri Paesi e presentarla l√¨.

Per questo, anche se nel 2013 (secondo il rapporto SPRAR 2014, che è una ottima fonte di dati ufficiali che userò diffusamente nel seguito) gli sbarchi in Italia sono stati 43.000, a cui vanno sommate parecchie migliaia di persone che entrano irregolarmente dai porti, dagli aeroporti e dalle frontiere di terra, le richieste di asilo presentate su scala nazionale sono state solo 27.000; gli altri, almeno altrettanti, hanno preferito scappare, rimanendo clandestini, per tentare di andare altrove; e sono quelli che si vedono, appunto, in cerca di passaggio a Ventimiglia o al Brennero.

Quanto sopra √® solo una piccola introduzione al problema; ci sono ancora moltissime questioni di cui vi devo parlare. Ad esempio: quali sono i criteri per accogliere o respingere una domanda di asilo? Come funziona, quanto costa, quanto √® efficace il sistema di accoglienza, ed √® vero che “c’√® gente che ci mangia”, e chi? Quanti sono i rifugiati, qual √® il percorso che seguono nel sistema di accoglienza, e come vengono distribuiti sul territorio nazionale? Di tutto questo vorrei parlare nei prossimi giorni in altri post. Alla prossima!

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Un commento a “Profughi, tra mito e realt√†”

  1. lucano:

    Tutto cominci√≤(o peggior√≤) per un carrettino di frutta sequestrato in Tunisia ad un giovane laureato disoccupato che cercava di sbarcare il lunario facendo il venditore abusivo. Questi si diede fuoco e scoppi√≤ la rivolta (primavera araba). Salt√≤ prima la Tunisia poi l’Egitto poi la Libia mentre in Siria si combatte ancora e la popolazione fugge dal gas nervino e dai bombardamenti. Ogni bravo pap√† ceca di portare in salvo i figli. Noi (Europa) abbiamo le nostri regolamenti i trattati , ma ora non ci pensiamo aiutiamoli dopotutto siamo l’Europa . 40.000 profughi sono troppi per l’Europa ? Faremo da soli 40.000 diviso per 8000 Comuni Italiani fanno 5 a testa . 5 a Milano 5 a Venezia 5 a Savoia di Lucania . I numeri sono amici sinceri …parlano chiaro.

 
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