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Archivio per il giorno 19 Dicembre 2015


sabato 19 Dicembre 2015, 17:16

La mia prima alla Scala

Ieri sono stato a Milano per un motivo ben preciso: nell’entusiasmo prenatalizio, in cui tutti dobbiamo essere pi√Ļ buoni, ho accettato uno scambio che da tempo dovevo fare con la mia consorte. Io sarei andato a sentire l’opera alla Scala, e in cambio lei sarebbe venuta a vedere il Toro all’Olimpico.

Che questo spirito di cooperazione fosse destinato al disastro dovevo capirlo subito, quando ieri mattina sono andato alla biglietteria dello stadio e ho scoperto che per Toro-Udinese la Maratona era gi√† esaurita, facendo saltare la seconda parte dello scambio (si recuperer√† con l’Empoli dopo le feste).

Tuttavia, ogni promessa √® debito e quindi ho onorato la mia parte, accettando di andare nel loggione della Scala – un investimento da ben quindici euro a testa – in occasione della rappresentazione della¬†Giovanna d’Arco di Verdi (il compositore, non il centrocampista ex Milan).

Bene, √® stata una scoperta: non pensavo che fosse possibile, ma a quarant’anni ho infine trovato qualcosa che fa abbioccare pi√Ļ dei Gran Premi di Formula 1.

Certamente a ci√≤ ha contribuito il fatto che l’unica cosa che potessi vedere dal posto a me assegnato fosse il lampadario appeso al soffitto del teatro; per√≤ va detto che se mi alzavo e mi sporgevo sopra quelli della fila davanti riuscivo a vedere l’angolo sinistro della scena, purtroppo sempre vuoto perch√© il regista dev’essere un borghese reazionario e ha concentrato sempre tutto sul lato destro.

Comunque, a uso della vostra cultura, vi riassumer√≤ brevemente l’opera in questione.

In pratica, l’intera opera di due ore e mezza ha solo tre personaggi: Carlo re di Francia, Giovanna d’Arco e suo padre. La prima parte √® centrata sul fatto che Carlo ci prova con Giovanna, la quale √® donzella purissima e affidata alla Vergine (ci sono un sacco di invocazioni di Cristi e Vergini in quest’opera, e dopo un po’ comincerete a invocarli anche voi sperando che facciano finire presto il tutto).

Per questo motivo Giovanna non gliela vuole dare, per√≤ a un certo punto pensa che s√¨, insomma, magari, una trombatina col re non ci starebbe male. Bene, solo per averlo pensato parte una mezz’ora di reprimende da parte del Verdi e del suo librettista Temistocle Solera, con tanto di esibizioni di diavoli e dannati e di disperazione del padre di lei, devastato dal dolore di aver messo al mondo una tale puttana, una che pensa prima o poi pure di fare del sesso, la svergognata. O almeno cos√¨ credo, visto che Temistocle √® uno a cui piace usare tutte le parole difficili del vocabolario e anche alcune inventate apposta per non farsi capire, prendendo di peso parole dal latino e italianizzandole come capita.

Comunque, a questo punto dormivo gi√† da mezz’oretta e mi sono svegliato con le luci dell’intervallo, durante il quale sono spariti met√† degli spettatori, a partire dal tizio russo seduto accanto a me che dopo un quarto d’ora dall’avvio dello spettacolo aveva gi√† estratto il cellulare e stava chattando su whatsapp per scambiare foto di stangone russe seminude.

La seconda parte √® a dire il vero pi√Ļ interessante, anche musicalmente, tanto √® vero che non mi sono pi√Ļ addormentato del tutto.

Comincia col padre che, in ossequio alle nostre tradizioni cristiane, cerca di far ammazzare la figlia per punirla di aver pensato di poter prima o poi perdere la verginit√† (qui si dimostra come le nostre tradizioni cristiane siano in realt√† indistinguibili dalle tradizioni pakistane del burqa). Lei peraltro √® d’accordo, e autosvergognandosi desidera solo bere un calice di amaro Averno.

In qualche modo Giovanna finisce sul meritato rogo, ma l√¨, straziata dal senso di colpa e anche un po’ dall’incipiente profumo di arrosto, si prostra in penitenza nel tormento e giura al padre che mai pi√Ļ concepir√† di utilizzare la sua vagina, anzi, piuttosto se la sigilla col Bostik.

A questo punto, ripristinata la moralit√† cristiana, parte una radiocronaca cantata (costava meno che mettere in scena una battaglia) che ci spiega che Giovanna viene liberata, sbaraglia gli inglesi e poi muore, perch√© comunque lei ci aveva pensato, al sesso, e quindi va bene redimersi ma neanche il Bostik pu√≤ rimettere insieme la moralit√† di una donna. Per√≤ la Francia √® salva e quindi chi se ne frega di Giovanna, son tutti contenti e l’opera finisce.

Ora, come pu√≤ reagire una persona normale che al giorno d’oggi si trovi di fronte a questa overdose di Dio, Patria e Famiglia, e a un’opera che, secondo Wikipedia, lo storico critico verdiano Carlo Gatti defin√¨ pacatamente “un cumulo d’incongruenze e un’offesa continua al buon gusto artistico e alla verit√† storica”?

Beh, uno pu√≤ dormire, oppure pu√≤ sperare che le continue invocazioni “Oh Franchi!” presenti nel libretto preludano all’ingresso in scena perlomeno di Franco Franchi o di Pippo Franco o di qualche altro Franco che salvi un po’ la serata, oppure pu√≤ chiedersi se, invece di investire una montagna di soldi in questo evento, non potessero semplicemente mettere regista e direttore di fronte a una replica di 16 anni e incinta su MTV, che sostanzialmente √® la stessa cosa ma in cinque minuti anzich√© due ore e mezza, e senza tanti gorgheggi e marcette di ottoni in stile Oktoberfest.

L’importante √® solo non farsi trascinare invece dall’entusiasmo, perch√© se vi piace questa roba finirete per auspicare il ritorno dello Stato Pontificio e pure quello dei Savoia, e non solo a Ballando sotto le stelle.

Però ok, i cantanti erano bravi!

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