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Archivio per la categoria 'StillLife'


giovedì 1 Giugno 2006, 22:50

Away

Sarò via per qualche giorno, a Manchester, a trovare degli amici. In casa hanno Internet e pure il wi-fi, ma non mi è nemmeno passato per la testa di portare il portatile, e non ho nessuna intenzione di attaccarmi alla rete più di tanto (a parte seguire la partita del Toro domenica sera). E quindi, magari bloggherò lo stesso, ma non stupitevi se sparisco fino a martedì.

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domenica 28 Maggio 2006, 23:44

Lavatrice

Che il cielo sereno non vi inganni: questa può essere una delle peggiori stagioni per volare. Difatti, stasera su Torino c’era un vento della forca, e il mio atterraggio è consistito in quindici minuti dentro la centrifuga di una lavatrice. Quando alfine abbiamo messo le ruote sulla pista di Caselle, i viaggiatori meno avvezzi si sono lanciati in uno spontaneo applauso…

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sabato 20 Maggio 2006, 19:57

M come merdamonio

Vi devo confessare, con un po’ di vergogna, che oggi la mia partecipazione a questo matrimonio è stata decisamente da dimenticare.

Non credo che serva farne un lungo racconto; forse può bastare qualche highlight in collegamento dallo studio. Come quando stamattina verso le cinque, non riuscendo più a tenere a bada i miei fantasmi, ho capito che l’unico modo per dormire ancora un po’ era una sorsata del vino del Lidl; oppure quando in chiesa, mentre la messa era già sulla via del decollo, mia mamma mi ha inseguito e strattonato per presentarmi una ragazza con cui secondo lei dovrei fidanzarmi, nonchè i di lei genitori, e di cui mi stava “casualmente” parlando da settimane. Inutile dir che io, preso in questa specie di commedia di Gilberto Govi cinquant’anni in ritardo, non ho potuto far altro che spallucce; a quel punto, anche mi fosse stata presentata Nicole Kidman sarebbe stato uguale. Ma un bel “FATTI I CAZZI TUOI” gridato forte verso mia mamma è comunque uscito qualche tempo dopo.

Peggio ancora il pomeriggio, in cui, relegato a un tavolo con i miei colleghi di lavoro, due quindicenni, e una ragazza simpatica su cui si è subito avventato il mio collega baccaglione, la conversazione si è rivelata frizzante come un elenco del telefono, e la mia unica compagnia è stata la bottiglia dell’Arneis. Dopo un po’, avendo esaurito sia la capienza alcoolica che la presenza di spirito, ho dovuto escogitare altri strumenti; prima un lungo giro alla toilette, appena in tempo per perdermi i primi; poi una seduta meditativa sul portico, a guardare il panorama lontano di Mondovì, e calcolare mediante le formule di fisica del liceo quanto tempo avrebbe impiegato un corpo di dimensioni approssimativamente simili al mio a cadere giù dal ponte ferroviario (Mondovì, simbolicamente, sarebbe un posto adatto per morire).

Quindi ho dormito un po’ con la faccia sul tavolo, sono tornato dentro in tempo per agganciare i secondi, ma in breve il sonno, aiutato dal Barbera, l’ha di nuovo avuta vinta; e ho appena avuto il tempo di accorgermi brevemente delle risate generali, e di realizzare quindi l’elevata densità di stronzi in sala. Non volendo affatto seguire il mio istinto e spaccare la faccia a qualcuno degli altri invitati, ho preferito andare a dormire all’esterno, su una panchina; cosa abbastanza inutile, perchè i saccenti impaludati si sono presto espansi anche là. Quindi, al risveglio, ho semplicemente deglutito il San Simone e atteso l’inevitabile fine.

Ad ogni modo, si trattava di un matrimonio misto celebrato da un prete giovane, e la messa è risultata per questo molto simile a un talk show; non mi avrebbe sorpreso l’arrivo improvviso di Maria de Filippi per intervistare gli intervenuti a proposito del senso della vita. Eppure, anche in questo caso il prete non si è risparmiato tutte le ipocrite sparate sull’amore dono del Signore e su tutte le meravigliose conseguenze di tutto ciò; e se una parte di me vorrebbe poterci credere ancora, la mia esperienza di vita mi ha insegnato a non fidarmi più.

Più ho amato, e più sono stato ferito, sfruttato, ingannato, usato senza pietà; e che ciò sia stato fatto per calcolo o più facilmente per inesperienza, poco cambia il risultato. Più ho avuto bisogno di aiuto, e meno l’ho avuto dalle persone a cui ho dato; mentre invece ne ho avuto da persone a cui probabilmente non ho mai restituito abbastanza, a dimostrazione del fatto che le relazioni umane sono per definizione inique e dolorose.

Forse la morale che ne devo trarre è che l’amore non esiste, e che ognuno di noi deve badare innanzi tutto, con sommo cinismo, agli interessi e ai desideri propri. O forse è che (pur con tutta la sincera contentezza per chi è così fortunato da poterne godere) non devo più accettare inviti a matrimoni.

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sabato 20 Maggio 2006, 08:45

Auguri

Auguri a Nicola e Paola, oggi sposi.

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martedì 9 Maggio 2006, 23:39

Che cosa c’è

Mi capita in questo periodo di conoscere nuove persone ogni giorno, per motivi di ogni genere. Che siano tifosi del Toro alla festa del Filadelfia, o ragazze georgiane appassionate di fotografia, che sia con un sorriso di persona o con qualche parola in chat, in genere il feedback è positivo: rimangono tutti colpiti da me; trovano tutti un buon motivo per farmi un complimento.

Io la chiamo la sindrome di Re Mida, perchè è bello, è piacevole, dà soddisfazione, non va certo disprezzato, ma alla fine non aiuta ad essere più felici e meno malinconici, in una serata di ricordi e di pensieri perduti come questa, e quando realizzi che non sempre riesci ad essere utile o interessante per le persone per te più importanti, quelle con cui vorresti condividere almeno un po’ di buone vibrazioni.

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domenica 7 Maggio 2006, 18:19

Incontri a distanza

Deve essere colpa della primavera; oppure della crescente diffusione di Internet. Deve anche essere colpa del fatto che, nel mio profilo di ICQ, ci sono ancora le frasi un po’ sdolcinate che ci scrissi due anni fa, quando ero al culmine della depressione.

Eppure, nelle ultime settimane mi è capitata (e non solo a me, come ho appurato chiedendo in giro) una vera alluvione di contatti in chat, da parte di gentili donzelle tipicamente in cerca di marito o fidanzato italiano, che saltano su inattese nella mia finestra. Se le volte scorse mi erano capitate una taiwanese e un nutrito elenco di ragazze russe, oggi è stata la volta di una turca e una serba. Sarà che il resto del mondo è convinto che italians do it better, o che alla fine siamo il paese più bello e meno razzista dell’Europa occidentale, o che ormai le coppie tra maschi italiani e donne dell’est Europa sono relativamente frequenti…

Comunque, anche se dubito molto che si possa mettere in piedi una storia in chat con una donna straniera, è anche vero che conoscersi, incontrarsi, piacersi via Internet ormai non è la rarità, ma la normalità. Anche se ci si limitasse a una chiacchierata ogni tanto, è sempre bello scoprire persone di altre nazioni, e farsi raccontare un po’ qualche spaccato di vite molto diverse.

Poi fa sempre piacere quando la persona dall’altra parte, dopo aver chiacchierato con te per mezz’ora (ma anche per tutto il pomeriggio, come con la ragazza turca di oggi), ti dice che ti trova una persona interessante, gentile, profonda: specie se non parti dal presupposto che si tratti solo di incroci casuali con unico obiettivo il sesso o un improbabile colpo di fulmine digitale, ma veramente come una buona occasione di conoscere nuove persone, scoprirle, ed essere gentile con loro per condividere un po’ di tempo insieme.

Anche se in una buona metà dei casi quando mi hanno riempito di complimenti non avevano ancora visto la mia foto :-D

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mercoledì 3 Maggio 2006, 23:01

[[Mario Venuti – Un altro posto nel mondo]]

Stasera è una bella serata, per molti motivi e nessuno in particolare. Tornando a casa stanco e contento dopo l’attività fisica, Radiodue mi ha sparato senza preavviso questa canzone, e mi è piaciuta; non tanto per l’inizio (per il quale non resta altro che aspettare fiduciosi), ma per il modo in cui trasmette il senso delle infinite e sorprendenti possibilità con cui le nostre vite si intrecciano, si scontrano e si reincontrano – ma anche di come siano molte anche le possibilità che ci sfuggono, per paura, per pigrizia, per sfortuna o semplicemente per caso.

Però su una cosa non concordo: possiamo cogliere tutte le possibilità che il caso ci porge, se solo non abbiamo paura di provare, vedere che succede, e prendere e dare quel che c’è.

(Oh, lo so che è una canzone di Sanremo, ma io sulla musica non sono snob…)

lo stupore che mi colse
quando lei mi disse “sono innamorata di te”

dura troppo poco la vanità di sentirsi amati
un po’ di gratitudine poi voglia di fuggire via

non riesco a immaginare qualcuno, qualcosa che inizi
ho più dimestichezza con la fine
e non c’è niente che mi riporta indietro

ci sarà un altro posto nel mondo
una strada che riparte da qui
ci sarà un altro istante nel tempo
per vivere tutte le vite possibili che volevo io

un’auto in lontananza sfocata dal sole
viene verso di me
il caso ci porge infinite possibilità
che non possiamo cogliere e si perdono
non serve a niente ormai guardarsi indietro

ci sarà un altro posto nel mondo
una strada che riparte da qui
ci sarà un altro istante nel tempo
per vivere tutte le vite possibili

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lunedì 1 Maggio 2006, 01:34

Lessons learned

#1: Non uscire mai più con un gruppo di dodici persone formato esclusivamente da coppie.

#2: Non uscire con persone che a metà serata, vedendoti triste in un angolo, intonano Creep dei Radiohead per prenderti per il culo.

#3: Cedere alle antiche abitudini, e fare il fenomeno scolandoti direttamente la caraffa di vino da cima a fondo in un solo sorso, è Male.

#4: Comunque la mia macchina, al fondo della discesa di San Giorgio, fa i 210 senza una piega.

(oh, comunque è stato meno peggio di quel che sembra)

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giovedì 27 Aprile 2006, 22:30

April showers bring May flowers

Era il subject di un messaggio di spam che ho visto due minuti fa, e il cui contenuto poi ovviamente non c’entrava nulla. Ma mi sembra un ottimo programma per le prossime settimane.

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domenica 23 Aprile 2006, 19:55

Imbranarsi

C’è un lato di me che quelli che non mi conoscono bene, e persino molti di coloro che mi conoscono un po’ di più, faticano ad immaginare.

Speciamente chi mi ha visto in azione durante le mie varie frequentazioni politico-professionali finisce per immaginarsi una persona sicura di sè, capace di comportarsi in pubblico, e con alcune delle caratteristiche (non tutte) del leader. E sì, è vero che ormai posso andare, come mi è successo qualche settimana fa, a un ricevimento di gala al Parlamento neozelandese, e chiacchierare amabilmente con ambasciatori e onorevoli; è vero che posso prendere la parola in un convegno o in una mailing list, ottenere l’attenzione dei presenti, dire cose anche provocatorie senza nessun timore reverenziale; o anche solo andare a cena con persone che non conosco, e persino (conquista peraltro recente) sostenere la conversazione in modo simpatico e fare la figura di una persona brillante e interessante.

E però, tutto questo svanisce d’incanto quando ci si trova di fronte al mistero biologico più profondo, quello dei rapporti con altri esseri umani di sesso opposto al nostro. In questo caso, divento un imbranato totale.

Per cui può succedere di restare un’ora a pensare cosa dire e cosa fare all’arrivo dell’altra persona, per poi non riuscire a spiccicar parola e proseguire come niente fosse; e nel frattempo continuare a pensare “adesso glielo chiedo… adesso glielo chiedo…” finchè d’improvviso non arriva il momento di salutarsi, “ciao”, “ciao”, ed è proprio lì, quando ci si volta e ci si separa e si sta già camminando, che finalmente viene il momento del tutto per tutto, e la frase pensata viene evacuata tutta insieme: “masepercasolasettimanaprossimaioeteuscissimounaser…”.

Ma a quel punto, dall’altra parte, c’è solo il vento.

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