Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Ven 24 - 4:42
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per la categoria 'VitaDaToro'


sabato 29 Aprile 2006, 22:58

Silenzio

Io non sono un fan dei minuti di silenzio. Spesso, anzi, mi fanno arrabbiare, quando sono chiamati in modo parziale, quando si sceglie di onorare certi morti e non altri, quando sono imbevuti di vuota retorica paternalista, quando vogliono imporci di onorare persone che forse, in vita, non erano poi così onorabili. Tuttavia, non mi permetterei mai di offendere un lutto e chi ne è straziato, solo per via del giudizio che della persona avevo quando era in vita.

Per questo io, come moltissime altre persone, sono rimasto allibito quando oggi allo stadio, subito prima di Toro-Avellino, gli Ultras e gli altri gruppi organizzati a centro curva hanno scelto di ignorare il minuto di silenzio per le nuove vittime di Nassiriya, proseguendo imperterriti a cantare i soliti cori da stadio. C’è stato qualche secondo di smarrimento anche in Maratona, quando il resto dello stadio ha cercato di coprire quei cori con gli applausi, ma (pare anche in seguito ad esortazioni un po’ accese da parte dei capi curva) i cori sono ripresi subito.

Pare che la cosa sia stata premeditata, perchè “agli sbirri nessun onore”, o anche, come dice uno dei motti ultrà più diffusi, ereditato dagli hooligans inglesi, “all cops are bastard”; o in alternativa – visto che, si sa, la curva del Toro, pur avendo anche i suoi bravi gruppi con la croce celtica, è prevalentemente anarchica – “nessun onore per chi imbraccia le armi e va in guerra”.

Nella successiva discussione su Toronews, ci è addirittura stato detto che bisognava apprezzare il fatto che si fossero fatti solo cori di incitamento per la squadra, e nessuno dei tradizionali cori contro le forze dell’ordine.

A me i morti di Nassiriya, lo dico chiaramente, non stanno particolarmente simpatici. Capisco tutte le osservazioni sul fatto che ci sarebbero tanti altri morti da onorare, a cominciare da quelli che i nostri alleati (noi, non mi risulta) hanno fatto in Iraq, o da quelli che hanno fatto, per deviazioni varie, le forze dell’ordine stesse. Eppure, una morte è una morte, trascina nel lutto e nello strazio tutte le persone care, e merita rispetto anche solo per questo.

Perdipiù, una persona morta servendo le nostre istituzioni, servendo insomma noi tutti, merita il rispetto dovuto a chi si è sacrificato anche per noi; perchè potremo anche non condividere le scelte del nostro governo in materia di missioni di pace internazionali, ma, una volta che esse sono state democraticamente prese, sono le scelte di tutto il Paese.

Forse è meglio lasciar perdere; forse il silenzio dovrebbe coprire allora una scelta infelice da parte di questi tifosi. Ma dovremmo chiederci com’è che l’Italia ha fallito nel creare in tutti i propri cittadini, di qualsiasi classe sociale e di qualsiasi idea politica, la mentalità di appartenenza civica, di rispetto per le istituzioni comuni, di accettazione dei diritti e dei doveri che vengono dal fatto di vivere insieme in un sistema democratico.

divider
lunedì 24 Aprile 2006, 15:51

Ragazzi di stadio

“Ragazzi di stadio” è un film di cui nessuno, al di fuori delle tifoserie torinesi, ha mai sentito parlare; eppure, grazie al passaparola della rete, è diventato il film culto di molti di noi.

“Ragazzi di stadio” è un documentario girato per la RAI, nel 1979 o nel 1980 (gli storici discordano), dal regista alessandrino Daniele Segre, che è diventato poi negli anni uno dei maggiori documentaristi sociali del cinema italiano. Egli porta lo spettatore all’interno del cuore del tifo organizzato della squadra di Torino, il Toro, e degli ospiti bianconeri della Rubentus, che si incontreranno nel derby la domenica successiva.

In uno stile asciutto e descrittivo, possiamo così vedere tutta la preparazione della partita e delle coreografie, ma anche ascoltare i capi dei due gruppi di ultras mentre spiegano le loro idee, le loro motivazioni, il rapporto con i turbolenti anni ’70.

Per i tifosi granata è anche l’occasione di vedere da giovanissimi quei personaggi che hanno fatto la storia della Maratona, trasformandola in una leggenda mondiale; in primis, il mitico Margaro, intervistato su una panchina dei giardinetti del Fante. E naturalmente, è anche l’occasione per osservare la differenza tra le due curve: a differenza dei gobbi, in quella del Toro è pieno di donne, e la gente usa i congiuntivi.

E’ un film da vedere, non solo per l’effetto nostalgia provocato da musiche, abbigliamento e passatempi di fine anni ’70, ma anche perchè smentisce alcuni luoghi comuni sugli ultras, dimostrando tutta la passione che mettono non solo per sostenere la squadra, ma anche per fare gruppo e amicizia.

E così, siccome molti hanno cominciato a chiedermelo, ho uploadato il film, dopo averlo spezzato in due parti che potete scaricare qui e qui; i due pezzi vanno poi incollati con HJSplit, per ottenere un AVI da 457 MB. Attenzione, si vede male e si sente peggio, ma è sopportabile (dura solo un’ora).

Buona visione.

divider
domenica 23 Aprile 2006, 20:36

Curve e politica

La notizia di oggi non è la vittoria del Toro a Verona, 1-0 negli ultimi minuti, e che goduria.

La notizia di oggi è che negli immancabili scontri, figli dell’odio di anni, tra i nostri ultras e quelli veronesi, pare confermato che insieme a questi ultimi ci fossero (pur se senza insegne) alcuni gruppi viola. Certo non quelli del CAV, ma alcuni gruppi nuovi, di destra, e per questo molto amici degli ultras veronesi, i più razzisti d’Italia.

Ma che un fratello granata si trovi a menar le mani con un viola, con una tifoseria con cui siamo gemellati e fratelli di sangue da sempre, è veramente inquietante. E’ segno non solo del definitivo deperimento di quella che fu una regola d’oro sin dagli anni ’70, “fuori la politica dalle curve”; per quanto, si sa, pur con dovute eccezioni i granata, i genoani e i viola sono tifoserie di sinistra, a differenza dei bergamaschi, dei veronesi e anche dei gobbi (tranne gli sfighters, che non votano perchè non riescono a leggere la scheda). Ma è segno che la vicinanza politica ora viene anteposta persino a gemellaggi strettissimi.

Non drammatizzerei: si tratta probabilmente di una parte comunque trascurabile del tifo organizzato di Firenze. Tuttavia, una volta una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2026 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike