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sabato 29 Aprile 2006, 22:58

Silenzio

Io non sono un fan dei minuti di silenzio. Spesso, anzi, mi fanno arrabbiare, quando sono chiamati in modo parziale, quando si sceglie di onorare certi morti e non altri, quando sono imbevuti di vuota retorica paternalista, quando vogliono imporci di onorare persone che forse, in vita, non erano poi così onorabili. Tuttavia, non mi permetterei mai di offendere un lutto e chi ne è straziato, solo per via del giudizio che della persona avevo quando era in vita.

Per questo io, come moltissime altre persone, sono rimasto allibito quando oggi allo stadio, subito prima di Toro-Avellino, gli Ultras e gli altri gruppi organizzati a centro curva hanno scelto di ignorare il minuto di silenzio per le nuove vittime di Nassiriya, proseguendo imperterriti a cantare i soliti cori da stadio. C’√® stato qualche secondo di smarrimento anche in Maratona, quando il resto dello stadio ha cercato di coprire quei cori con gli applausi, ma (pare anche in seguito ad esortazioni un po’ accese da parte dei capi curva) i cori sono ripresi subito.

Pare che la cosa sia stata premeditata, perch√® “agli sbirri nessun onore”, o anche, come dice uno dei motti ultr√† pi√Ļ diffusi, ereditato dagli hooligans inglesi, “all cops are bastard”; o in alternativa – visto che, si sa, la curva del Toro, pur avendo anche i suoi bravi gruppi con la croce celtica, √® prevalentemente anarchica – “nessun onore per chi imbraccia le armi e va in guerra”.

Nella successiva discussione su Toronews, ci √® addirittura stato detto che bisognava apprezzare il fatto che si fossero fatti solo cori di incitamento per la squadra, e nessuno dei tradizionali cori contro le forze dell’ordine.

A me i morti di Nassiriya, lo dico chiaramente, non stanno particolarmente simpatici. Capisco tutte le osservazioni sul fatto che ci sarebbero tanti altri morti da onorare, a cominciare da quelli che i nostri alleati (noi, non mi risulta) hanno fatto in Iraq, o da quelli che hanno fatto, per deviazioni varie, le forze dell’ordine stesse. Eppure, una morte √® una morte, trascina nel lutto e nello strazio tutte le persone care, e merita rispetto anche solo per questo.

Perdipi√Ļ, una persona morta servendo le nostre istituzioni, servendo insomma noi tutti, merita il rispetto dovuto a chi si √® sacrificato anche per noi; perch√® potremo anche non condividere le scelte del nostro governo in materia di missioni di pace internazionali, ma, una volta che esse sono state democraticamente prese, sono le scelte di tutto il Paese.

Forse √® meglio lasciar perdere; forse il silenzio dovrebbe coprire allora una scelta infelice da parte di questi tifosi. Ma dovremmo chiederci com’√® che l’Italia ha fallito nel creare in tutti i propri cittadini, di qualsiasi classe sociale e di qualsiasi idea politica, la mentalit√† di appartenenza civica, di rispetto per le istituzioni comuni, di accettazione dei diritti e dei doveri che vengono dal fatto di vivere insieme in un sistema democratico.

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Un commento a “Silenzio”

  1. guerrilla radio:

    Toc! Toc!

    Chi è che bussa alla mia porta?

    “Sono La Guerra,
    porto in dote La Morte
    e vengo a riportarvi indietro una manciata di soldatini di stagno,
    ci stavo giocando, si sono rotti.”

    Ma è terribile!!!
    Come è potuto succedere!
    I nostri Eroi!

    “Sono La Guerra,
    vetusta meretrice,
    non faccio distinzione fra militare e civile,
    ne distinguo classe sociale.”

    Ma i nostri soldati erano impegnati
    in missione di Pace!

    “La Pace?
    io sono La Guerra.
    Guerra e Pace stanno accanto al massimo in un romanzo russo.
    Quando ci sono Io non c’√® spazio per Lei.
    Qui in Iraq poi,
    quella fottuta non si √® pi√Ļ fatta vedere,
    se non nei televisori dei caffè di Baghdad
    che rimandavano quelle vostre stupide manifestazioni
    nelle quali sfilate con quella ridicola bandiera,
    l’unica che non sono riuscita a intingere nel sangue.”

    Ma i nostri valorosi combattenti!
    insomma anche il presidente Ciampi ha parlato di “immenso dolore”!

    “Sono la Morte
    e adesso
    mi spiego un poco.

    Ero qui anche ieri,
    ho bussato pi√Ļ volte alla vostra porta.
    Tenevo in braccio una madre coi suoi figlioletti
    uccisi come cani dinnanzi ad un checkpoint americano.
    Ho bussato ma non mi avete sentito.

    Ero qui anche il giorno prima,
    con i resti umani di quella che era una festa di nozze
    bombardata per errore dalle vostre bombe intelligenti.
    Ho picchiato sui vostri usci con ogni singolo frammento d’ossa,
    non mi avete dato retta
    vi ho sentito invece accapigliarvi per il rincaro del petrolio;
    anche questo merito mio.

    Ero qui anche il giorno precedente,
    e quello prima ancora, qui dinnanzi alle vostre case sin da quel fatidico 18 marzo 2003,
    ho condotto lo scuolabus saltato su una mina destinata ai convogli dei vostri alleati,
    ho fatti acquisti in un mercato poco prima fosse vittima dell’ennesimo bombardamento errato,
    vi ho portato da vedere i corpi decapitati dalla vostra intelligence,
    da saggiare le anime dei torturati a morte delle vostre Abu Ghraib.

    Ogni volta ho bussato,
    e ogni volta avete finto di non sentirmi,
    sino ad Oggi.

    Ora devo andare, sapete ho tutte queste teste da mozzare,
    questi corpi da spolpare, queste membra da amputare…
    Sono Grata ai governi occidentali per tutto il lavoro che ultimamente mi hanno fornito,
    però
    forse,
    non pensate che meriti un pò di riposo?
    Mi mandate in vacanza?
    Mi piacerebbe tanto villeggiare a Tehran…
    sto iniziando a studiare il persiano…”

    …to be continued…
    (purtroppo)

    http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1334
    vik alias guerrilla radio

 
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