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venerdì 3 Luglio 2009, 16:24

Fiction ferroviaria

Io ho sempre ammirato molto Pierangelo Sapegno e il modo che ha di raccontare le vicende degli uomini; è uno dei pochi motivi rimasti per leggere La Stampa. Per questo motivo ho subito apprezzato questo articolo, che racconta la vicenda eroica del capostazione di Viareggio, Carmine Magliacano, che con sprezzo del pericolo si è buttato sui binari della sua stazione in fiamme per andare a fermare l’intercity in arrivo da Roma, evitando così che il treno finisse in mezzo all’incendio provocando una strage. Si aggiungono naturalmente i commenti dei giornalisti sull’importanza degli uomini, che dei compiuter non ci si può fidare.

Peccato che, tra una lacrimuccia e un’altra, mi siano venuti alcuni piccolissimi dubbi. E’ noto infatti che sin dalla notte dei tempi i segnali ferroviari sono progettati per mettersi automaticamente in posizione di blocco in caso di qualsiasi malfunzionamento; all’inizio si usavano ad esempio delle palle o delle aste che segnalavano “via libera” se alzate o “stop” se verticali, in modo che, in caso di rottura, la gravità le riportasse in posizione di stop. Figurarsi se i segnali attorno a Viareggio continuavano a dare il verde.

Ma anche l’avessero fatto, ci sono altri sistemi di sicurezza: ad esempio il BACC, che ripete i segnali tramite correnti elettriche che vengono immesse e fatte circolare all’interno dei binari stessi, in assenza delle quali il treno si ferma automaticamente. Non credo proprio che sui binari in mezzo all’incendio i segnali elettrici fossero regolari… E poi c’è ancora l’SCMT

Comunque, nel dubbio, ho postato l’articolo sul forum dei ferrovieri; ecco qui una piccola selezione dei commenti che hanno fatto all’articolo. Divertitevi.

“Cazzate come quelle che stanno dicendo in radio. Quando ci sono problemi TUTTI gli apparati si dispongono DI DEFAULT per la Via Impedita, altro che paletta.”

“Pur essendo sicuro della professionalità, dello spirito di servizio dei colleghi DM e Deviatore, e dei colleghi in servizio a bordo del treno incidentato, mi permetto di chiedere ai professionisti o meno che abbiano contatto con le redazioni dei giornali di chiedere una presa di coscienza che li porti a scrivere in maniera meno sconsiderata. Gli articoli come quello della stampa, fanno il paio con i famosi film americani “di traggedia”…”

“Veramente è triste pensare a ‘sta cosa: ogni qual volta accade una tragedia di queste proporzioni (ma anche in casi ben più modesti, quando non succede proprio nulla) è l’irrazionalità, fatta di fantasie, paure, suggestioni a prendere il sopravvento sulla razionalità e la cultura. E così “giornalisti” scrivono quelli che a loro paiono evidentemente pezzi di alta letteratura. Ma il termine corretto è quello che avete utilizzato voi: CAZZATE.”

“Direi decisamente inverosimile. Fermo restando che vorrei capire come possa, un ac [apparato di controllo della stazione], mantenere un segnale a VL [via libera] in quelle condizioni. Già tanto se il segnale resta acceso.”

“Tra l’altro il racconto del giornalista non regge per un dettaglio banalissimo. Il merci è deragliato sulla radice [la fine dei binari della stazione] sud di Viareggio ed è lì che il gas si è incendiato. L’IC [intercity] veniva anch’esso da sud e quindi il DM [il suddetto dirigente di movimento Carmine Magliacano] eroico per farsi vedere sbracciandosi dai macchinisti dell’IC avrebbe dovuto quantomeno attraversare le fiamme andando incontro al treno. Se poi, come ha detto, avrebbe tolto tensione alla linea quando il merci era ancora in piedi, come avrebbe fatto l’IC a entrare in stazione? Secondo me, come è normalissimo, il DM può aver telefonando all’IC dicendogli di fermarsi subito. Tra l’altro i macchinisti avranno ben visto qualcosa e magari sono stati loro a telefonare al DM o al DC.”

“Sono basito per la terrificante e perversa fantasia di certi giornalisti che scrivono CAZZATE come quelle dell’articolo della Stampa, che danno della ferrovia (ma anche degli automatismi in generale) una visione abberrante che non può far altro che generare diffidenza (se non panico) in chi legge non conoscendo principi di funzionamento, regolamenti e procedure.
Non si tratta di pretendere che un giornalista sia competente di tutto quello che scrive, ma l’utilizzo della pura fantasia rischia di essere devastante. Mi piacerebbe sentire cosa ne pensa un giornalista svizzero/tedesco/austriaco di un articolo del genere, sapendo che in quei paesi la cultura ferroviaria è di ben altro livello ed una cosa del genere non verrebbe scritta nemmeno in un racconto per bambini.”

[tags]ferrovie, viareggio, incidente, la stampa, disinformazione, sicurezza[/tags]

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giovedì 2 Luglio 2009, 11:44

Ragazzate

La vecchiaia incombe, e non solo per motivi anagrafici: ieri sera sono uscito con i soliti vecchi amici e sono rimasto colpito dal fatto che fino a un paio d’anni fa, quando eravamo giovani e single o lascamente fidanzati, l’argomento di discussione principale erano giochi e videogiochi, mentre da qualche tempo, ora che siamo vecchi e sposati o strettamente accoppiati, si parla soltanto più di film porno (anche se in chat sostengono che si è parlato di film porno solo per farci smettere di parlare di Torino a 5 Stelle).

Comunque, tutto ha inizio ieri quando per caso in rete rinvengo questa fantastica risposta alla tremenda, odiosa, vergognosa pubblicità della Coca Cola con Giulia di Pisa, quella che “la crisi non c’è perché basta bere l’intruglio multinazionale gasato” (credo uno spot che entrerà negli annali per essere riuscito in un attimo a distruggere l’immagine italiana del brand più forte del pianeta). E quindi ecco qua:

La lacrimuccia però scende se si notano gli autori: è il parto dell’ineffabile Andrea Camerini, già noto e incrociato un deca d’anni fa a Lucca come fumettista del Vernacoliere e autore dell’immortale personaggio de Il Troio (sottotitolo “Sulle strade de La California (LI)), un giovane sfaccendato di bella presenza caratterizzato dal maschilismo assoluto, dall’occhio bovino e dalla totale assenza di segnali nel cervello. Naturalmente l’umorismo livornese non è per persone timorate di Dio e tantomeno per persone dotate di un qualsivoglia senso del pudore, per cui non vi raccomando di seguire il link.
[tags]amici, ragazzate, porno, coca cola, pubblicità, giulia di pisa, camerini, vernacoliere, fumetti, il troio[/tags]

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mercoledì 1 Luglio 2009, 14:22

Non si legge bene la sovraimpressione

Lo sapete, che il TG1 è sempre una miniera di notizie interessanti! Per questo, nei miei dieci minuti di pranzo, non manco mai di accendere il televisore e vedere cosa ci propinano oggi. Certamente non le immagini di Berlusconi contestato a Viareggio; ormai ovunque mette piede si becca bordate di fischi, e dev’essere per questo che il TG1 parlava invece dei caccia militari che “manterranno l’ordine” durante il G8.

Dopo i doverosi servizi sull’introduzione ufficiale con voto di fiducia delle ronde padane e della censura su Internet, però, è andata in onda una chicca fantastica: immagini di bambini e bambine che correndo nei prati si dicevano “passa parola” con un libro in mano (e no, non era un loro book fotografico destinato a Emilio Fede). Intitolata Passaparola, con un chiaro riferimento aulico alle Ultime Letterine di Gerry Scotti, si tratta di una nuova pubblicità (aka appalto da 2,4 milioni di euro) pagata da noi contribuenti, ideata dal fido Bonaiuti insieme a un paio di veline ministro, e destinata a convincere i giovani a leggere.

Stando al comunicato ufficiale, infatti, “In Italia abbiamo pochi che leggono moltissimo e molti che leggono poco”, ha detto il ministro Bondi, spiegando che “questo divario va superato perchè è anche un problema che incide direttamente sullo stato della democrazia nel Paese”: infatti se fossimo finalmente tutti analfabeti sarebbe più facile per Berlusconi venire finalmente eletto Presidente a vita e magari pure Papa.

Ma la Mariaporastella rincara la dose: non solo partono con questa pubblicità, ma “sarà indetto un concorso per le scuole elementari e medie per la realizzazione di un spot che invogli alla lettura.” La dichiarazione è certamente autentica, dato che dice “un spot”, ma il dramma è che quello già fatto non basta: ne vogliono pure far fare un altro ai bambini. D’altra parte, se uno vuole provocare un cambiamento sociale qual è la soluzione? Ovviamente la pubblicità: l’unico modo di rapportarsi con la “plebe” è inculcare le idee tramite rincoglionimento mediatico (se quello non funziona, c’è poi la seconda opzione: il manganello).

Pensate che sia finita qui? No, naturalmente c’è una chicca nella chicca: il TG1 ci ha tenuto a informarci che la musica dello spot, un intollerabile belato di tasti di pianoforte che invocano pietà o almeno la pronta legalizzazione dell’eutanasia, è del “maestro Allevi”. E di chi se no?

[tags]cultura, istruzione, berlusconi, fede, bonaiuti, bondi, gelmini, allevi, passaparola, letterine, gerry scotti, pubblicità, lettura[/tags]

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martedì 30 Giugno 2009, 10:30

YouNews da Viareggio

Un paio d’ore dopo la tragedia, in piena notte, Youtube era già piena di video impressionanti.




Naturalmente adesso incomincerà lo scaricabarile: pare che ancora una volta abbia ceduto il carrello, e già si comincia a dire, come per la cisterna di acido fluoridrico di pochi giorni fa sulla Bologna-Firenze, che “i carri che hanno ceduto non erano italiani” (peccato che tutto ciò che circola sulle ferrovie italiane sia preventivamente ispezionato e approvato da esse).

Dalle immagini si vedono traversine tagliate già di fronte ai marciapiedi della stazione, dunque probabilmente la rottura e lo svio sono avvenuti prima della stazione stessa, che il treno attraversava da nord a sud a 90 orari sul binario di corretto tracciato (cioé senza scambi da prendere a bassa velocità). Si ipotizza che i macchinisti (sempre che avessero ancora qualche possibilità di controllo sul convoglio) abbiano tirato dritto proprio per portare il treno fuori dalla stazione e cercare di non coinvolgere treni passeggeri o persone in attesa, purtroppo però la corsa è finita proprio vicino alle case a sud-est (questa è la mappa, la stazione è quel grosso edificio bianco in alto a sinistra, e si vede bene la passerella pedonale che compare in molte immagini e sotto cui si è arrestato il treno). I macchinisti hanno fatto in tempo a scappare, portando via anche i documenti del treno, da cui si è potuto capire cosa c’era dentro per spegnere le fiamme… ma l’esplosione è stata devastante: ieri notte a Viareggio deve essere sembrato di essere tornati alla seconda guerra mondiale.

Io sono passato in treno da lì decine di volte, e varie volte anche in auto sulla via a fianco: rivedere quei luoghi nelle immagini, ridotti così, è davvero impressionante. Basta non cominciare a dire che il pericolo sta nei treni: se mai, il pericolo sta in una rete ferroviaria in cui a partire dalla manutenzione tutto viene tagliato all’osso, tranne gli appalti dell’alta velocità.

[tags]ferrovie, viareggio, strage, svio, notizie, video[/tags]

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lunedì 29 Giugno 2009, 19:19

Persepolis (2)

La tragedia dell’Iran di questi giorni, oltre che terribile, è più vicina a noi di quello che sembri.

Già, perché se prima del 1979 l’Iran era un paese laico e occidentalizzato ma insieme sottomesso alle potenze straniere, la rivoluzione che doveva liberarlo finì per peggiorare le cose: i rivoluzionari di sinistra finirono ben presto al muro sotto la pressione degli integralisti. Cosa succede in una nazione in cui una minoranza borghese, colta, laica e progressista si confronta con un regime religioso sostenuto dalla propaganda e dal nazionalismo? Succede che la cultura laica viene massacrata senza pietà, a colpi di prigione, esecuzioni ed esilio (e in questo la lettura di Persepolis è illuminante). Trent’anni dopo, ci si riprova: il raggiungimento di un estremo, quello di Ahmadinejad, porta alla richiesta di cambiamento; questa viene repressa nel sangue.

Cosa c’entra l’Italia? Beh, solo un cieco non vedrebbe la direzione che, grazie ai mass media, sta prendendo il nostro Paese: dove i politici di ogni colore prestano omaggio al Vaticano, dove i diritti laici conquistati negli anni ’70 vengono progressivamente erosi, e dove la xenofobia e il nazionalismo vengono utilizzati per promuovere la violenza, comprese quelle ronde che qualcuno (a partire da Travaglio) liquida come un passatempo per pensionati barotti dalla prostata debole, suggerendo che poi bisognerà chiamare d’urgenza i carabinieri per difendere le ronde dalle terribili minacce dei barboni, ma che hanno tutto il potenziale per diventare squadracce prima che ce ne possiamo accorgere; da principio contro gli zingari e gli immigrati, poi contro i dissidenti.

Noi alle volte pensiamo che siamo troppo moderni, troppo occidentali, troppo integrati per diventare un regime chiuso, bigotto e autoritario; eppure leggere quanto simili a noi siano i giovani iraniani borghesi, quanto sia facile – a seconda dell’educazione – che in una stessa famiglia convivano la laicità e l’integralismo, non può che accendere segnali d’allarme.

C’è però una differenza molto significativa tra l’Iran e l’Italia. In Iran, due terzi della popolazione ha meno di 32 anni: questo rende molto veloce il ricambio politico, e molto facile il rinnovamento delle idee e dei partiti al potere. In Italia, la situazione è totalmente opposta: a Torino città, il 70% degli elettori ha 41 anni o più, e fuori dalle città il dominio degli anziani è ancora maggiore. Cambiare è quasi impossibile: questo è un paese per vecchi, e i vecchi sono solitamente i più sensibili alla paura del diverso, all’insicurezza diffusa, alle richieste di ordine e disciplina, e anche al richiamo della religione.

Nel frattempo, vi faccio leggere come due ragazzi di Teheran hanno raccontato a fumetti le vicende di questi giorni, rubando le immagini da Persepolis. Il risultato è fumettisticamente molto lontano dal livello dell’originale, ma la spiegazione di quel che è successo è davvero chiara.

[tags]iran, teheran, persepolis, fumetto, rivolta, integralismo, laicità, religione, democrazia, violenza, italia, anziani, elezioni[/tags]

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domenica 28 Giugno 2009, 13:31

La voce del padrone

Oggi La Stampa apre la pagina online della cronaca di Torino con uno spottone per i negozi di lusso del centro, che spiega come siano già in corso i saldi sui vestiti chic. Vediamoli, questi saldi: “le t-shirt da 230 euro a 160”, recita l’occhiello in home page. “Le nostre clienti si fanno vive in anticipo senza bisogno di chiederglielo tramite messaggini”, si vanta la proprietaria di una boutique, forse perché tanto ci pensa il giornale cittadino a regalargli mezza pagina di pubblicità gratis.

Io trovo tutto ciò, a pelle, urticante: posso ancora capire lo spendere centinaia di euro per un vestito elegante, ma l’idea che qualcuno possa spendere 160 euro per una t-shirt da 50 centesimi mi sembra il miglior argomento a favore dell’abolizione della proprietà privata che io abbia sentito da anni. E mi dà quindi fastidio che La Stampa, invece di concentrarsi sui problemi della gente, si sdrai ai piedi di questo mondo di venti madame e dei loro servitori – che, attenzione, sono tutt’altro che innocui: ad esempio, l’unico motivo per cui il centro non viene pedonalizzato è che le signore devono arrivare col SUV e l’autista proprio sulla porta della boutique in via Roma, e già l’eliminazione dei parcheggi nella suddetta via ha richiesto vent’anni di rivolte popolari e ha minacciato la sopravvivenza politica di Chiamparino.

Stessa storia per l’oscena campagna contro la vita notturna che La Stampa conduce da un paio di settimane: giorno dopo giorno, sono usciti articoli di ogni genere per criminalizzare i giovani che frequentano i Murazzi, tutti descritti come svitati, drogati, ubriachi, stupratori, bestemmiatori e picchiatori di bambini. Certamente i ventenni di oggi si criminalizzano facilmente da soli, ma il punto è un altro e alla fine l’ha ammesso lo stesso giornale, in questo articolo.

E il punto è lo stesso del Quadrilatero, lo stesso di San Salvario: si prende un’area che di notte è un deserto pericoloso, un pisciatoio, un quartiere di immigrati o un centro di spaccio (se non esiste, si fa in modo che qualche area lo diventi), si comprano le case a prezzi ridotti o stracciati, ci si mette la vita notturna per cacciare gli spacciatori e rendere la zona “alla moda”, poi quando dopo una decina d’anni gli spacciatori si sono spostati da un’altra parte si fa partire una campagna contro la vita notturna e si trasforma il tutto in una tranquilla e iperprotetta zona di lusso, dove le case si rivendono al triplo del prezzo d’acquisto.

Dev’essere per questo che la DeGa ha cominciato a ricostruire o ristrutturare a Borgata Aurora

[tags]la stampa, torino, lusso, saldi, pubblicità, informazione, edilizia, piazza vittorio, borgata aurora, gentrificazione[/tags]

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sabato 27 Giugno 2009, 20:01

Ikea, che cacchio di idea

Cioè, cosa volete che si faccia con un sabato pomeriggio da spendere e l’esigenza di trovare uno scaffale per la cantina, in modo da archiviare i residui della campagna elettorale? Si va a Collegno a vedere la nuova Ikea!

Ok, eravamo coscienti che ci sarebbe stata gente: ma quello che abbiamo visto è fuori da ogni senso. La nuova sede è gigantesca, grande almeno il doppio della precedente, e questo è già il terzo week-end di apertura; eppure la densità di persone per metro quadro era persino più alta di com’era alle Gru. Un unico flusso di gente (tra cui una percentuale chiaramente eccessiva di bambini) riempiva tutti i passaggi principali e buona parte delle zone espositive; questo dimostra in modo chiaro la teoria secondo cui per decongestionare una infrastruttura troppo affollata non serve a nulla costruire nuove grandi opere, perché vengono immediatamente riempite da nuovo traffico che esse stesse generano :-P

Seriamente… questo vale in genere per le strade urbane, ma sembra valere anche per l’Ikea (Simone suggeriva che probabilmente, mentre fanno una nuova Ikea, costruiscono direttamente anche i clienti): buon per il patrimonio del signor Ikea, ma meno per chi deve pianificare l’urbanizzazione dell’area torinese. Già, perché a questo punto ci troviamo con un attrattore di traffico piazzato in un’area fuori mano, priva di trasporti alternativi (non tutti escono di lì con un armadio o un servizio di bicchieri, molti vanno solo a fare un giro e potrebbero benissimo andarci in bus o in bici) e con l’ennesimo dedalo di auto che girano in tondo sgasando per parcheggiare o per entrare e uscire dall’area commerciale.

Errori di gioventù sono normali, però come giudicare chi progetta una nuova sede in cui, quindici giorni dopo l’inaugurazione, già si formano code e grumi di gente per riuscire a prendere l’unica scala mobile, tragitto obbligato per entrare? Con tutto quello spazio, non potevano almeno allargare un po’ le corsie di passaggio tra i reparti rispetto a prima? Il parcheggio è gigantesco ma già insufficiente; lo sarebbe di meno se lo avessero partizionato in settori e installato indicatori per dirigere le auto verso i posti vuoti, mentre così è un unico giro di auto costrette a muoversi alla cieca in una trentina di file per vedere se per caso lì si è liberato un posto.

Insomma, gli svedesi hanno toppato parecchio nella progettazione, ed era decisamente molto meglio prima per almeno due motivi. Il primo è che siamo torinesi: quindi per definizione, di qualsiasi cosa si stia parlando, era decisamente molto meglio prima. Il secondo, però, è che prima andare all’Ikea era una attività su scala tollerabile e financo piacevole; ora bisogna fare il doppio della strada, girare il doppio per trovare posto, camminare il doppio con i pacchi da e per l’ingresso, pigiarsi il doppio all’interno, e percorrere il doppio almeno della strada all’interno per arrivare sempre ai soliti prodotti… perché, a parte una (peraltro molto bella) sezione di piante e fiori, la roba è sempre la stessa, solo esposta con più abbondanza.

Per fortuna degli svedesi, in vent’anni i mobilifici italiani non hanno saputo inventarsi uno straccio di concorrenza, continuando a rimanere prigionieri o del modello “mobile bello a costi impossibili” o del modello “mobile di cartone pressato venduto da imbonitori televisivi”. Probabilmente al giorno d’oggi è impossibile mettere su qualcosa di simile all’Ikea che possa competere con la stessa sulle gigantesche economie di scala che le permettono di vendere oggetti comunque decenti a pochi euro l’uno. Certo che da oggi ho meno voglia di andare all’Ikea.

[tags]ikea, torino, collegno, urbanistica, pianificazione, mobilifici[/tags]

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venerdì 26 Giugno 2009, 15:48

Non si esce vivi dagli anni ’80

Gli anni ’80 erano quelli in cui tutto doveva essere grande, ricco, luccicante: forse perché eravamo bambini, o forse perché sono stati l’ultimo grande periodo di ottimismo planetario. Anno dopo anno, la Borsa cresceva, la pubblicità faceva salire le vendite, la televisione privata ingrandiva il sogno: il sogno americano. Anche noi saremmo stati l’America, pieni di oggetti inutili ma ottimi per soddisfare il nostro consumismo, agghindati e firmati per soddisfare l’edonismo, protetti da scudi spaziali e tecnologie mozzafiato contro il comunismo, e tutti lanciati verso una carriera da manager… o da rock star.

Delle rock star, ovviamente, la più grande era Michael Jackson: il simbolo vivente dell’altro mondo, quello con meno pizza e più hamburger, meno pastasciutta e più fast food, meno bagnini da spiaggia e più gang nere delle periferie urbane che si affrontavano a passo di coreografie impossibili. Le sue uscite erano rare ma epocali: ogni canzone, ogni partecipazione, ogni video erano un evento, e segnavano l’agenda del mondo. L’apparizione di Billie Jean su MTV (primo video di un nero ammesso sui televisori americani) fu un momento storico comparabile all’elezione di Obama; del disco-evento We Are The World siamo ancor qui a pagare le conseguenze oggi, un concertone benefico dietro l’altro.

Anche se qui in Italia molti storcevano il naso – non era di sinistra, era americano e anzi faceva la pubblicità alla Pepsi – la qualità musicale era indubbia; quella spettacolare ancor di più. Prigioniero del gigantismo degli anni ’80, MJ doveva ogni volta stupire con qualcosa di nuovo, qualcosa di meglio, qualcosa di mozzafiato. E ci riuscì ancora fino a Dangerous (1991); poi i tempi cambiarono. Madonna, persona di intelligenza rara, seppe reinventarsi più e più volte; Michael Jackson non poteva.

Persino se non considerassimo il fatto che Jackson non ha avuto né una adolescenza né una infanzia, una persona che a 23 anni scrive ed interpreta il disco più venduto della storia dell’umanità come può avere un’esistenza adulta all’altezza di se stesso? Non può: infatti dal mondo Michael Jackson ha avuto tutto, tranne una vita. La sua lunga e miserabile agonia ventennale è l’agonia ventennale del sogno di quegli anni, dell’idea che si potesse essere sempre più ricchi, sempre più moderni, sempre più luccicanti, sempre più grandi, proiettati verso una crescita infinita. E’ ironico che Michael Jackson muoia proprio in questo momento di crisi finale del nostro modello economico: perché, è chiaro, con lui muoiono definitivamente gli anni ’80.

P.S. In realtà però sappiamo che tutto questo è falso, perché Michael Jackson non faceva altro che plagiare Al Bano

[tags]musica, michael jackson, al bano, anni ’80, storia, crisi[/tags]

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giovedì 25 Giugno 2009, 18:16

Sta arrivando

Cosa c’entra Mandriot? Beh, è da qualche giorno che era in arrivo, pronto per essere consegnato, il mio nuovo MacBook Pro: quello vecchio, dopo tre anni e mezzo di servizio, si è definitivamente immolato durante la campagna elettorale dopo la stesura diurna e notturna delle quaranta pagine del programma. E così, ho scelto e ne ho ordinato uno nuovo: e mentre lo aspettavo avevo appunto in testa la fatidica musichetta delle consegne dello yogurt, che nessun trentenne torinese può facilmente dimenticare. Come molti filosofi già hanno spiegato, i nomi non vanno imposti ma scoperti: e così, quando oggi finalmente è arrivato, mi son reso conto che il nuovo computer si era già denominato da solo.

Un po’ mi han fatto penare: sono uscito stamattina per un’oretta, alle 11:30, e tornato ho trovato una mail delle 11:56 da Apple, che mi informava che il corriere era passato ma non aveva potuto consegnare, e mi chiedeva di chiamare un numero verde di TNT. Bestemmioni, ma mai quando, chiamato il numero verde, mi ha risposto una vocina per informarmi che “dal 1 gennaio 2009 il servizio clienti TNT risponde al nuovo numero 199…”, il quale ha un “costo massimo di 48 centesimi al minuto” se chiamato da cellulare! Anvedi l’attenzione al cliente della mela…

Comunque ho chiamato, e mi han detto che avrebbero riprovato domani; e invece verso le 15 hanno suonato al citofono, e il mio pezzo di tecnologia della Silicon Valley era lì per me, in una scatola di cartone inviatami da “Tech-Com Computer – Rong Xin Rd, Songjiang EX, CN Shanghai”. Quattro libbre di puro manzo americano fatto in Cina! E così, ho passato il pomeriggio a installare un po’ di tutto e a chiedermi perché sia venuta la moda degli schermi su cui non si legge niente per via dei riflessi.

Però, a ben pensarci, questa pubblicità è anche una auto-iettatura non da poco: infatti son giusto passati i vent’anni indicati e Mandriot non esiste manco più, inglobata prima da Yomo e poi da Granarolo. Altro che “fra vent’anni ci metteremo ancora dodici ore”: gavte la nata, venariese!

[tags]yogurt, mandriot, venaria, computer, laptop, apple, tnt, macbook, pubblicità, cina[/tags]

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mercoledì 24 Giugno 2009, 19:43

Tifo toscioppo

Oggi sono di cattivo umore per via di questioni che prima o poi racconterò, e così mi sono tirato su con la storica galleria di immagini di Urbano Cairo messa insieme sul forum di Forzatoro.

Sono foto che ritraggono Cairo in vari momenti della sua vita professionale e granata: qui ad esempio con il suo padre spirituale:

berlusconi-cairo.png

e qui invece ospite d’onore sotto il Comune a una delle varie manifestazioni di tifosi:

cairopagliaccio.jpg

Qui all’atto di lanciare la campagna abbonamenti:

cairoaffarituoi.jpg

Eccolo mentre inaugura la sua nuova villa di Saint-Tropez, comprata con i soldi che non ha investito nel Toro, con un appropriato twist:

saint_tropez_twist.gif

per poi invitarvi il sindaco Chiamparino:

chiampacairo.jpg

Cairo ha recentemente interpretato anche svariati film, tra cui spiccano questi:

caoscairo.jpg
munch2.jpg
pensavofosse.jpg

…e si è anche esibito come solista operistico:

tenori.jpg

Qui Cairo è ritratto insieme alla nota tifosa detta Torinella, angelo custode di Alessandro Rosina:

cairoeolliosh0.jpg

Ma è proprio con Ale, suo figlio adottivo ed eterna promessa mancata, che Cairo dà il meglio di sè:

cairot.gif

Per quanto nel mondo del calcio combinino poco, il duo Cairo – Rosina ottiene grandi risultati nel mondo della musica, prima come Urbono

urbono.jpg

…e infine con la loro esibizione più leggendaria, una collezione di tre CD che riassume in modo degno la loro carriera.

urbanoerosina.jpg

P.S. A scanso di equivoci, io non sono l’autore di alcuna di queste immagini: le ho solo trovate su Internet… ah, e sappiate che potrebbero anche non essere vere!

[tags]toro, cairo, rosina, berlusconi, chiamparino, tifo, photoshop[/tags]

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