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domenica 3 Maggio 2009, 13:22

Beppe Grillo porta sfiga?

Belin, che sfigati che siamo. Quando a febbraio sono andato a depositare l’atto costitutivo dell’associazione & lista civica, mi si è rotta la macchina fotografica. Riparata quella, mi si è fusa la motherboard del server casalingo; sono rimasto dieci giorni senza poter accedere ai miei dischi condivisi, dove avevo tutti i documenti. Comprata una nuova scheda, rimontato tutto, bestemmiato per qualche giorno per ricompilare il kernel di Linux in modo che funzionasse tutto con il nuovo hardware, proprio mentre cominciavo a stampare il materiale per raccogliere le firme si è scassata la stampante.

Ho passato una interessante esperienza con il (peraltro gentilissimo e gratuito) customer care telefonico di Samsung, dove una signorina prima di dirti qualsiasi cosa ti deve sottoporre a una serie di FAQ del tipo “ha verificato che la spina sia inserita?” (belin, dai, se ti dico che si è scassato il rullo che tira su la carta vorrà dire che almeno fino ad accenderla ci sono arrivato…) e vuole a tutti i costi controllare che tu abbia toner originale, poi ti passa “il tecnico” che con un forte accento romeno ti ripone le stesse FAQ; alla fine ti dice di estrarre il cassetto della carta e poi “prema le due linguette di plastica esterne verso il fondo”, e tu ti accorgi che hai in mano un robo progettato dalla NASA pieno di buchi e rientranze e molle e levette dal senso ignoto, finché, dopo cinque minuti in cui “il tecnico” bestemmia contro la tua incapacità di individuare le linguette giuste, trovi un buchino in cui riuscirebbero a infilare le dita solo un bimbo di sei anni oppure un coreano; e ti ingegni a compiere l’operazione con la punta del mignolo.

Comunque, alla fine la stampante ha ripreso a funzionare, dopo vari smontaggi e un paio di pugni, e a quel punto… mi si è rotta la macchina: ha cominciato a fare uno “gnignignignigni” altissimo e fortissimo, e poi ha smesso di funzionare il servosterzo e si è accesa la spia della batteria.

Riparata quella (ma si sono rifiutati di mettermi le gomme estive causa dissidi contrattuali con la ditta di noleggio: cavoli di lorsignori, io spalmerò le invernali sulle rive del Mar Ligure) sembrava tutto pronto; e invece, ieri mattina si è rotto il sito.

Il mio server virtuale, con tutti i siti da esso ospitati, è sparito dal radar alle 8:30 di ieri mattina; e nonostante i ticket, le mail, gli sms e le bestemmie di ogni genere, la prima reazione del mio fornitore di hosting è stata alle 13:45 (una riga per dire che “i tecnici sono stati informati”), e il sito è tornato su a mezzanotte e mezza… e può essere che vi sia stato nel loro data centre di Pianezza un guasto così grave da mantenerli febbrilmente occupati per sedici ore di down, oppure può essere che il “reperibile” fosse in realtà a fare il ponte su qualche spiaggia. Non lo so, domani come promesso vado a prenderli per il collo: voi avete qualche consiglio?

Resta la considerazione che, indubbiamente, Beppe Grillo porta un po’ di sfiga (seriamente, a causa della candidatura sono stato già depennato da un paio di convegni in queste settimane, ma questo era da mettere in conto). Ma io ci sono abituato, non sono mica un tifoso del Toro per caso. La sfiga non si arrenderà mai (ma le conviene?). Noi neppure.

[tags]beppe grillo, grillo, sfiga, sfortuna, hosting, server, stampanti, samsung, riparazioni, arrendersi[/tags]

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venerdì 1 Maggio 2009, 14:06

S’è incazzato Chiamparino

Forse avrete letto l’intervista di oggi su La Stampa a Chiamparino, in cui spara a zero su coloro che si sono opposti alla fusione tra Iride ed Enìa.

La materia del contendere era chiara: alcuni partiti della maggioranza di Chiamparino concordavano con la posizione storica di Grillo e dei comitati del settore, cioè che le aziende municipalizzate devono restare sotto il controllo pubblico, tanto più se gestiscono la distribuzione di un bene vitale come l’acqua (a Torino SMAT “per il momento” è fuori dalla fusione; “per il momento” l’ha dichiarato in consiglio comunale l’altro giorno un esponente della giunta del Chiampa).

C’è da dire che anche la garanzia del controllo pubblico almeno al 51% è fittizia; basta vedere la SAGAT, la società che gestisce l’aeroporto di Caselle, che è a maggioranza pubblica ma che, tramite patti parasociali, è gestita di fatto dal socio privato (Benetton). Comunque, San Paolo Sergio Chiamparino è stato chiaro: il suo obiettivo è rendere la nostra acqua e la nostra elettricità “contendibili”, che significa “acquistabili in Borsa dalle banche mie amiche”; dopodiché, come regolarmente avviene privatizzando beni vitali in regime di monopolio o quasi, i servizi peggiorano e le tariffe salgono, a tutto vantaggio delle banche suddette.

Per questo motivo, la maggioranza si è spaccata, con i gruppi della sinistra (ad eccezione dei Comunisti Italiani) e l’Italia dei Valori che hanno votato contro la fusione dato che la clausola sul controllo pubblico non era stata inserita. Ma non è solo questo ciò che fa incazzare Chiamparino: egli dice nell’intervista che «In consiglio c’è stato un episodio significativo: i simpatizzanti di Attac, un gruppo di sinistra vicino a Grillo, hanno applaudito i discorsi del rappresentante di An, Ravello e dei leghisti. Questo vuol dire che la vera discriminante, il vero avversario, ormai, è il populismo che riguarda un pezzo della sinistra, Di Pietro e buona parte della destra. Se si vuole fare davvero un nuovo progetto per l’Italia è da lì che bisogna prendere le distanze. Dal populismo, sia che si ammanti di sinistrismo sia che si ammanti di perbenismo, al centro o a destra. Questo è il nemico del Paese che vuole affrontare la sfida della modernità».

Lasciamo perdere che la concezione di modernità di Chiamparino è vecchissima: è tutta basata sulla Borsa e sul cemento. Lasciamo anche perdere il fatto che non vi sia un contraddittorio ma solo un giornalista in adorazione (stamattina, come Torino a 5 Stelle, ho scritto al giornale; vediamo se rispondono). Tuttavia, solo una persona ossessionata da una divisione ideologica della società può trovare sbagliato che un gruppo che si batte per difendere il bene comune applauda l’intervento di un leghista che (anche solo per calcolo politico) dice la stessa cosa. Se mai, Chiamparino dovrebbe chiedersi com’è che la Lega dice cose più condivisibili e vicine ai cittadini di quelle che dice lui. Invece, parla seguendo il cliché sinistrorso per cui basta dare del leghista a qualcuno per squalificarlo, senza accorgersi che già alle ultime elezioni buona parte degli elettori di sinistra hanno cominciato a votare Lega.

Io, mercoledì, c’ero; sono andato a seguire il consiglio comunale incriminato. Sono arrivato alle 16 e delle (peraltro gentilissime) signore all’ingresso mi hanno fatto attendere fino alle 16,45, perché non si può entrare prima che la seduta sia ufficialmente aperta (non sia mai che il pubblico veda qualche compromettente chiacchierata preliminare). Poi mi hanno fatto salire, e posare la borsa; io avevo la macchina fotografica, e il vigile all’esterno mi ha confermato che era possibile riprendere, tanto è vero che mi ha fatto lasciare la borsa ma tenere la macchina; del resto i meetup cittadini in passato hanno ripreso il consiglio comunale varie volte.

Stavolta, però, si parlava di soldi, tantissimi soldi: e quindi, in sala, ecco la sorpresa.

Capito? Questi sono i nuovi ordini: il cittadino può ascoltare, ma non può muoversi, e nemmeno fare fotografie, a meno di chiedere una autorizzazione preliminare, cosa che peraltro, per un consiglio straordinario convocato il martedì sera per il mercoledì pomeriggio, mi pare un pelino difficile da fare.

Non posso quindi farvi vedere il cazzeggio continuo di questa gente (un po’ lo vedete all’inizio: nei primi dieci secondi c’è addirittura una votazione in corso, ma sentite il brusio e notate la gente che vaga per la sala) e nemmeno ascoltare le parole di Chiamparino che fa il bullo vantandosi in anticipo che la mozione sarà approvata, con totale disprezzo per il consiglio comunale e per la libertà di pensiero dei suoi consiglieri. Ci sarà prima o poi sul sito un video ripreso da una telecamera fissa, accuratamente pianificato in modo che sembri una cosa seria: anche voi, cliccate e adorate – è tutto quel che potete fare.

Ma io vi invito ad andare, una volta nella vostra vita, a vedere in azione quelli che governano la nostra città: tornerete anche voi con la rabbia.

[tags]torino, chiamparino, iride, enia, acqua, elettricità, fusione, borsa, finanza, informazione, fiato sul collo, grillo, torino a 5 stelle[/tags]

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giovedì 30 Aprile 2009, 17:24

Ordinaria follia

Le immagini dell’incidente di oggi in Olanda – un’auto che cerca di investire l’autobus scoperto su cui sfila la Regina e si schianta contro un monumento dopo aver investito e ucciso almeno quattro persone – sono effettivamente impressionanti:

Soprattutto, sono un segnale di quanto sia fragile la nostra apparente stabile normalità – nelle immagini scontate e patinate delle telecamere fisse spunta all’improvviso un elemento estraneo e incontrollabile – e aprono il dubbio di cosa potrebbe accadere se il malcontento generale, la frustrazione, la follia dovessero diffondersi ancor di più tra gli uomini dei paesi sviluppati.

Certo che poi ci si fanno delle domande strane: per esempio, che cosa avrà pensato esattamente in quel momento il ciclista che passa davanti al monumento una frazione di secondo prima dell’auto, visibile nel filmato circa a 3:10 dall’inizio?

[tags]incidente, attentato, olanda, regina, ciclista[/tags]

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mercoledì 29 Aprile 2009, 23:56

Torino sale

Sono appena tornato a casa, dopo aver passato la mattina a raccogliere firme e il pomeriggio a osservare il consiglio comunale in cui Chiamparino ha usato tutte le pressioni possibili per far approvare la fusione tra Iride e Enìa.

Per stasera mi limito a farvi notare l’ennesimo piccolo capolavoro di disinformazione de La Stampa: questo articolo trionfalmente intitolato “Intesa Sanpaolo, Torino sale al 9,9%”. Orgogliosi? Non è mica vero, come dicono tutti, che Torino ha svenduto il Sanpaolo e ora conta come il due di picche; ma se anche fosse, da domani le cose cambieranno, visto che Torino “sale al 9,9%”. E il sottotitolo spiega a grandi lettere: “La Compagnia “prenota” l’1,93% di Barclays e si consolida come primo azionista”! Capite, siamo anche previdenti: sapendo che la banca inglese venderà, noi ci siamo prenotati, muovendoci prima degli altri, per fare il colpaccio e diventare più potenti!

Se siete come la maggior parte dei lettori, che di finanza capiscono poco o nulla, andrete avanti con la rassicurante sensazione che Chiamparino e Benessia abbiano fatto l’ennesima grande impresa a favore della città. Se però leggete l’articolo, scoprirete che le cose sono un po’ diverse: ossia che nel marzo 2008 la Compagnia di San Paolo ha stipulato con Barclays un accordo che prevede per gli inglesi a giugno 2009 una opzione “put”, ossia il diritto di vendere, con relativo obbligo per la Compagnia di San Paolo di comprare. L’articolo spiega che il prezzo pattuito è di 3,20 euro, mentre l’attuale valore delle azioni è 2,32 euro.

In altre parole, la realtà è che Torino non “prenota” niente, ma è obbligata da un geniale contratto stipulato un anno fa a comprare a 3,20 euro delle azioni che ne valgono 2,32, ossia a regalare circa il 40% per cento di guadagno secco agli inglesi: che grandi finanzieri che abbiamo!

Beh, direte voi, ma così almeno comanderemo: e invece no! Perché alla fine l’articolo è costretto a spiegare che Credit Agricole e Generali hanno fatto un accordo per votare insieme i propri candidati al Consiglio d’Amministrazione, e, dato che insieme arrivano all’11%, avranno comunque più voti della Compagnia di San Paolo…

Insomma, la sostanza è che stiamo strapagando le azioni degli inglesi e comunque conteremo poco lo stesso: peccato che il giornale dica un’altra cosa…

[tags]torino, chiamparino, benessia, intesa, sanpaolo, generali, credit agricole, finanza, politica, la stampa, informazione[/tags]

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martedì 28 Aprile 2009, 18:53

Vaffanculo campione

Avevo sempre creduto che certi comportamenti fossero solo italici, e invece no: qualche giorno fa La Stampa riporta il caso del ragazzino meraviglia del nuoto britannico, Tom Daley, che da quando è diventato famoso per aver partecipato alle Olimpiadi a quattordici anni non vive più in pace: a scuola lo prendono tutti in giro.

Naturalmente può darsi che le cose non stiano proprio così o che Daley sia un po’ troppo sensibile, ma viene proprio da chiedersi: se come zimbello della scuola viene scelto uno così, qual è il criterio per essere accettato (non dico ammirato) dai quattordicenni inglesi?

I campioni non hanno mai vita facile; le persone amano riporre aspettative spropositate in perfetti sconosciuti per poi criticarli e scaricarli al primo stormir di fronde. Nello sport succede spesso che giovani di belle speranze stupiscano e poi, alla prima difficoltà, si perdano; alle volte non riemergono più, alle volte finiscono proprio male, alle volte si riscoprono e ritrovano se stessi fuori tempo massimo e diventano campioni molti anni dopo, come l’Eugenio Corini. Pur lasciando Rosina alla sua crisi esistenziale sulle orme (queste o forse queste) di Domenico Morfeo, dal punto di vista prettamente umano non possiamo non chiederci perché questi giovanotti e giovanottissimi non vengano mai lasciati in pace (che poi è il presupposto per ritrasformare un vecchio ciccione in un eterno campione).

E’ come se l’essere umano medio avesse bisogno di un modello astrattamente migliore di lui, ma solo per usarlo come puntaspilli; con ciò confermando la teoria per cui l’umanità, statisticamente, preferisce il cazzeggio al progresso.

[tags]daley, tuffi, sport, campioni, invidia, scuola, bullismo, toro, rosina, corini, morfeo, calcio, ronaldo, liderscip[/tags]

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lunedì 27 Aprile 2009, 19:36

Cani e padroni di cani (2)

Oggi, all’ora di pranzo, ho fatto un salto al solito Lidl per fare la spesa. Ed è stato interessante, non solo perché vendono a 50 euro un bidone da compostaggio casalingo (per quelli di voi che hanno l’orto).

Una delle cose interessanti del Lidl è l’umanità che ci si ritrova, molto più varia che in qualsiasi supermercato; ci si sentono tutte le lingue del mondo, con una certa predilezione per quelle dell’Europa orientale. Stavolta sono arrivato alla cassa e davanti a me c’era un signore più o meno mio coetaneo, vestito con una specie di piumino e con occhiali da sole fighetti, che aveva in braccio (niente carrello) un paio di ciabatte e poca altra roba. Il signore apre bocca e rivela un accento milanesissimo, tanto forte da stordire.

Mi dice: “Uè scusa, devo solo andare a prendere il sacco per il cane!”; è una tecnica che usano in molti, ossia prendere il posto nella coda e poi andare ancora in giro per aggiungere le ultime cose. Al che lo faccio passare all’indietro perché vada a prendere il sacco, e intanto comincio a sistemare la mia roba sul nastro trasportatore della cassa. Dopo un minuto lui torna trascinando un gigantesco sacco di crocchette für Hunde, arriva, mi guarda e fa: “Ma non mi hai lasciato il posto!”.

Io guardo, e mi accorgo che lui ha sì posato il resto della sua spesa prima di andare a prendere il sacco, ma invece di metterlo sul nastro come marcatore del posto l’ha buttato in mezzo ai gerani in offerta speciale presso le casse. Scuoto la testa tra me e me e lo invito a passare; però lui non sa cosa fare, non sapendo come mettere le cose sul nastro, visto che tra me e la signora davanti non è rimasto il posto. Allora mi sporgo e infilo un braccio in mezzo al nastro mentre scorre, in modo che la mia roba resti ferma: e magicamente gli creo il posto.

Lui tutto contento deposita il materiale; arriva il suo turno, e chiede alla cassiera dove stanno le spazzole in offerta volantino, che non le ha trovate. La cassiera glielo dice, lui dice che non ci sono, la cassiera fa notare che la cliente precedente ne aveva una, lui allora ammutolisce, si ferma un attimo, e poi cambia argomento; le dice “Scusa, del sacco del cane me ne batti due che poi torno dentro e ne prendo un altro, si può vero?”. La cassiera lo guarda perplesso – visto che era andato a prenderne uno, poteva prenderne subito due – ma dice di sì. Il tizio allora paga, mettendoci una vita – come se non avesse mai maneggiato dei soldi in vita sua – e poi va a prendere un altro sacco… ma stavolta abbandona tutta la sua roba sul ripiano della cassa bloccando la coda.

Al che la cassiera sbuffa, io mi ingegno, ci aggiustiamo costruendo una linea continua tra lei che batte e io che inscatolo nel carrello, e alla fine il tizio torna e si prende la sua roba sottobraccio – sempre senza carrello né sacchetti.

Quando io arrivo nel parcheggio sotterraneo, lo vedo caricare i suoi due sacchi di croccantini superscontati su un gigantesco fuoristrada da 50.000 euro; non solo, ma comincia a uscire in retromarcia dal posto proprio mentre sto passando io, non curandosi minimamente del fatto che ci possa essere qualcuno che passa (o forse non essendo assolutamente in grado di vedere dietro a sé, con un bidone del genere). Gli suono, inchiodo e riesco ad evitare lo scontro.

La domanda è: ma un bauscia senza problemi di soldi (o forse con problemi di soldi ma senza che ciò lo renda propenso a rinunciare al macchinone) perché viene al Lidl, e perché solo per comprare il cibo del cane? L’unica teoria che sono riuscito a concepire è che il cane sia in realtà della sua squinzia, e che quindi gli voglia male anzichenò; però siete liberi di proporre altre ipotesi.

[tags]lidl, milanesi, cani, suv, gente di un certo livello[/tags]

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domenica 26 Aprile 2009, 18:26

La stazione di Bologna

In questi giorni ho davvero poco tempo per bloggare… questo è il mio post per il 25 aprile, e scusatemi se lo riesco a pubblicare solo ora; un supplemento di liberazione comunque non fa male.

La stazione di Bologna è il ventricolo dell’Italia: i treni dal Sud e dall’Adriatico, dal Veneto e dal Piemonte, dal Brennero e da Roma si incrociano tutti lì, sfoderando spesso (come nel mio caso) dei clamorosi 105 minuti di ritardo, causa maltempo a Termoli, battito di farfalla in Cina o altre scuse del genere. Vite e parlate di ogni genere si mescolano nel grande atrio sempre intasato, nella tigelleria tradizionale (qualunque cosa sia) e nel bar che, essendo i baristi talmente presi dal servire in fretta i clienti da non aver nemmeno tempo di pensare un nome, è stato direttamente chiamato “Bar Su” (mi sembra di ricordare che esistesse anche un “Bar Là”, ma non sono sicuro).

La stazione di Bologna quindi è enorme: oltre a una distesa infinita di binari sul davanti, ci sono cinque binari nel lato ovest, mentre nel lato est, dopo una bella scarpinata, c’è il McDonald’s con annessa McPizzeria. Poi praticamente tutti i treni fermano sul binario 1, ma questo è un dettaglio: volendo, i binari ce li hanno.

La stazione di Bologna è tenuta nel classico stile delle Ferrovie dello Stato: sporchina, incasinata, piena di foglietti appiccicati l’uno sull’altro e di clienti persi dietro a indicazioni incomprensibili. Già non si capisce perché debbano per forza avere due binari 1, due binari 2, due binari 3 e così via, invece di numerare i binari tronchi con numeri propri e inconfondibili. Poi non si capisce perché sull’intero piazzale ovest ci sia una sola obliteratrice e sia fuori servizio, e ci siano solo due macchinette di cui una è stata spostata in un punto infame per permettere l’installazione di un banchetto pubblicitario di 3. Ma potete andare sul binario 1, schivando i treni che fermano uno dopo l’altro, per scoprire che l’obliteratrice è rotta anche lì.

La stazione di Bologna è piena di ricordi per ogni italiano, perché non c’è nessuno che, durante qualche epico viaggio in treno, non sia passato di lì; il mio ricordo è della tarda primavera del 2001, quando dopo una riunione esecutiva della fu Naming Authority conclusasi nel pomeriggio spesi la serata prima in un cinema vicino a piazza Maggiore (guardando Le follie dell’imperatore) e poi alla stazione di Bologna, salendo poi verso le due di notte su un treno per Siracusa che stava vicino a un treno per Lecce, e giù un’ora di gente che dai finestrini dei due treni chiacchierava o litigava su tutto, e poi quando il mio treno finalmente partì era talmente pieno di siculi accampati che feci in piedi fino alla stazione di Orvieto, tra le tre e le sei e qualcosa, per poi andare a visitare la città e crollare finalmente svenuto dal sonno, dopo aver messo la sveglia, sui banchi del duomo di Orvieto.

La stazione di Bologna però ha un angolo che è talmente sul davanti che non ci passa nessuno, perché la gente preferisce entrare dentro oppure tagliare attraverso la piazza, tra le maledizioni dei taxisti. Guardando la stazione sta sulla facciata a sinistra, e sulle prime sembra un angolo qualsiasi, con un paio d’auto abbandonate davanti, un cestino della spazzatura, delle finestre con le serrande abbassate, e delle grandi macchie sul marciapiede, di olio o di piscio.

E’ lì che si trova la grande lapide che ricorda la fine di 85 persone – una bimba di tre anni, turisti tedeschi, persone di tutte le provenienze e tutte le mancate destinazioni, e una targa separata per i lavoratori del buffet, che non erano nemmeno lì in vacanza – e in cima alla lapide c’è scritta una sola cosa, “Vittime del terrorismo fascista”.

Era meno di trent’anni fa, e – pur con tutto il rispetto per le cause sbagliate e le morti in guerra, pur con tutta la volontà di perdonare e riconciliare – l’idea che sottilmente, da qualche lustro a questa parte, si sia fatto passare il concetto che avere fascisti al governo sia una cosa normale, anzi un segno positivo di progresso culturale, mi provoca una sensazione che non so bene come definire: se sia più rabbia, angoscia o voltastomaco.

[tags]25 aprile, liberazione, fascismo, bologna, strage, terrorismo[/tags]

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venerdì 24 Aprile 2009, 23:51

Prospettive per Bologna

Con tutto il rispetto per chi si trova a portare un cognome difficile, i giganteschi cartelloni murali uniti alle prospettive nel centro di Bologna giocano brutti scherzi. Però poteva almeno scegliere un simbolo con una forma un po’ diversa!

DSC02023s.JPG

[tags]bologna, elezioni, cartelloni[/tags]

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mercoledì 22 Aprile 2009, 16:13

Cinque firme, cinque stelle, un sacco di carta

E’ incominciata in questi giorni la raccolta delle firme per la presentazione della nostra lista civica provinciale Torino a 5 Stelle. Dobbiamo raccogliere mille firme; ne abbiamo raccolte duecento solo nel sabato di prova, ma il tempo scarseggia, dato che abbiamo tempo solo fino al 4 maggio e che c’è di mezzo pure un ponte che probabilmente desertificherà la città. Insomma, attorno a noi c’è tanta simpatia, ma la simpatia non basta: o le persone si danno da fare, ci trovano altri firmatari, li portano ai banchetti, o non riusciremo a presentarci.

La pagina con l’elenco sempre aggiornato delle opportunità per firmare è qui; questo è l’appello che spiega perché firmare; questi sono i banchetti di raccolta:

Mercoledì 22 aprile – ore 21-23 – corso Ferrucci 65/A, Torino (primo piano)
Giovedì 23 aprile – ore 16,30-18 – piazza Castello angolo via Garibaldi, Torino
Venerdì 24 aprile – ore 20-22,30 – Rivoli, Hotel Davide, via Legnano 21
Sabato 25 aprile – ore 15-19 – piazza Castello angolo via Garibaldi, Torino
Lunedì 27 aprile – ore 16,30-18 – piazza Castello angolo via Garibaldi, Torino

ma si può firmare anche in qualche Comune (tra cui l’ufficio elettorale di Torino al Rondò della Forca, che è aperto anche questo sabato e domenica).

Non è solo questo ciò che volevo dirvi, comunque; l’esperienza di organizzare in prima persona (in un gruppo piccolo ma agguerrito) una roba del genere è stata davvero istruttiva.

Si scopre infatti che tutto il nostro sistema elettorale, su cui è basata la nostra democrazia, è in realtà costruito per essere complesso ed arbitrario. Per presentare una lista esiste un comodo libretto del Ministero dell’Interno di alcune decine di pagine, che però vale fino a un certo punto, visto che ciò che conta è la legge. Voi penserete che ci siano dei moduli; invece no. I moduli devi farteli tu, seguendo una traccia che però varia a seconda dell’edizione del libretto e della fonte che trovi, e che è comunque pensata per gruppi senza problemi di soldi e di braccia: per esempio, le firme vanno raccolte su moduli che devono assolutamente essere dei fogli A3 fronte/retro a colori, e ancora grazie che esistono le copisterie (in realtà si puà fare anche su fogli A4 separati, ma serve poi una procedura magica presso un ufficio sconosciuto, sito in fondo a una grotta nelle miniere di Moria, per poterli riattaccare: “meglio di no”). Oppure, devi essere tu a certificare che i tuoi mille firmatari siano effettivamente elettori, e a questo scopo devi recarti negli uffici elettorali di ciascuno dei 315 comuni della provincia di Torino, uno per uno, e chiedere i certificati elettorali dei firmatari di quel comune, da allegare alla pratica: immaginate un po’.

Non esiste assolutamente nessuno autorizzato a dirti come fare; non solo, ma più sono gli uffici a cui chiedi e più sono le versioni diverse che ricevi. C’è l’ufficio che ti mette un timbro per autorizzare una cosa e quello che assolutamente si rifiuta di mettere un timbro, di solito con commenti tipo “siamo mica qui a timbrar fogli per lei”; c’è quello che accetta le cose scritte a penna e quello che le rifiuta; e poi c’è l’ufficio elettorale centrale, dove una persona (peraltro gentile e disponibile) non può far altro che dirti che non è autorizzata a rilasciare pareri ufficiali sul fatto che una data cosa sia accettabile o meno; tu devi raccogliere tutti i documenti, presentarli, e poi qualcuno deciderà se vanno bene o meno, ma solo quando sarà troppo tardi per rimediare.

Infine, c’è la questione delle firme: perché non penserete mica che basti la volontà del cittadino, e che quindi si possano raccogliere semplicemente le firme in giro. Le firme devono essere autenticate, e attenzione, dice la legge, ci sono due opzioni. Se sei un partito, che già dispone di eletti, i tuoi consiglieri comunali e provinciali possono autenticare le firme; ti basta riempire i moduli con i dati dei tuoi simpatizzanti, farli firmare e metterci il timbro. Se sei una lista civica, dato che ovviamente nessun partito ti vorrà aiutare, la legge ti permette di usare un dipendente comunale, un notaio o un giudice di pace, che però devono venire autorizzati con una procedura che richiede una settimana e la collaborazione di tre uffici (anche qui per fortuna ho trovato sempre persone gentili), e che poi possono ricevere firme solo nel territorio comunale. E soprattutto, devono aver voglia di venire gratis a star lì per intere giornate e weekend: voi lo fareste?

Noi non demordiamo, e insistiamo; se poi non raccoglieremo abbastanza firme, o se l’ufficio preposto deciderà che la congiunzione astrale ci è sfavorevole e la cacca di formica in alto a destra invalida i moduli, pace; è tutta esperienza per le prossime elezioni comunali.

[tags]elezioni, democrazia, torino, torino a 5 stelle, lista civica, burocrazia, moduli[/tags]

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martedì 21 Aprile 2009, 19:09

Bullo di merda

Lo sapete che dei gobbi penso tutto il male possibile; con i giornali pieni di titoli sul caso Balotelli – giocatore italiano di pelle nera, bersagliato da cori razzisti per tutta la partita, dall’intero stadio della Juve, al punto da far squalificare il campo bianconero – posso perdermi una occasione per sparare a zero su di loro?

No, non posso: e infatti vi lascio a titolo di esempio un paio di link al forum dei Drughi, lo storico gruppo ultrà bianconero, in cui della manciata di thread attivi ce n’è uno dedicato a ribadire che “ho cantato NEGRO DI MERDA a quel NEGRO DI MERDA e lo rifarò” e un altro a festeggiare il compleanno di Adolf Hitler. Giuro che quando ho letto quest’ultimo pensavo che fosse uno scherzo…

Eppure non è credibile che trentamila persone, compresi i vecchietti dei distinti, si mettano in coro unanime a insultare un giocatore solo per la sua pelle nera, tanto più quando in campo ce ne sono altri tre o quattro, in entrambe le squadre, a cui non viene dedicato nemmeno un buh.

Già vi dissi che lo stadio non va sempre preso sul serio, che si verificano fenomeni emotivi poco controllabili che però, tra sani di mente, rimangono lì dentro e non rappresentano più di tanto il pensiero effettivo delle persone. A questo però aggiungiamoci che Balotelli è un ragazzino con seri problemi psicologici, il cui atteggiamento in campo è provocatorio, bullesco e spesso volutamente scorretto; tutto meno che un gentleman, forse più un Cassano di colore.

Solo che ha la pelle nera, per cui si verificano due cose: da una parte si svela come, sotto sotto, per l’italiano medio un nero che mal si comporta vada insultato non per le sue azioni, ma innanzi tutto per il colore della pelle; un razzismo diffuso che probabilmente la maggior parte degli italiani controlla e non fa vedere, ma che, per palesarsi anche a livello di tribune VIP, è davvero onnipresente.

Dall’altra, proprio perché è nero a Balotelli non si può dire niente: appena qualcuno lo critica, lui si attacca al razzismo; e se il mal comportamento non giustifica il razzismo in chi lo subisce, il razzismo non giustifica l’impunità per i comportamenti di chi vi è soggetto.

E allora questa vicenda mi fa pensare come in Italia si sia ancora ben lontani dalla parità, visto che, da qualsiasi parte si prendesse questa vicenda, per giorni tutti hanno parlato soprattutto del colore della pelle delle persone, e quasi per nulla dei loro comportamenti; e invece la vera parità sarebbe applaudire o criticare le persone per quello che fanno, senza condannarle e senza assolverle a priori per il loro colore.

[tags]razzismo, calcio, serie a, juventus, gobbi, drughi, nazisti, hitler, inter, balotelli[/tags]

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