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venerdì 15 Agosto 2008, 10:51

Ferragosto

Oggi è Ferragosto, e volevo rivolgere un pensiero a come sono cambiate le nostre vacanze estive. Quando eravamo ragazzi – meno di vent’anni fa – quasi tutte le famiglie passavano in vacanza un mese o più, al mare o in montagna; magari dai parenti o in campeggio per ridurre i costi, ma quasi tutti cercavano di lasciare la città per parecchie settimane, lasciando magari solo il capofamiglia a fare un po’ di su e giù se proprio non poteva prendere tutte le ferie.

Al mare in Liguria, la folla di torinesi era tale che spesso ritrovavi qualche vicino di cortile o di scuola; sembrava un po’ una succursale della città. La vacanza passava tra spiaggia, letto, giochi di vario genere e giusto qualche gitarella ogni tanto; da ragazzi ogni tanto si aveva da studiare, ma il grosso del tempo era riposo.

La sera, poi, si usciva e si andava a prendere il gelato – generalmente confezionato, dal tabaccaio – seguendo gli ultimi trend pubblicizzati su Topolino: ogni anno uscivano mirabolanti invenzioni, come il Calippo o il gelato di biscotto rotondo coi pezzetti di cioccolato, che per l’Italia degli anni ’80 era un lusso inimmaginabile. E poi si andava a fare la coda alla cabina telefonica, per chiamare i parenti; la coda alla cabina era un altro momento di socializzazione, mentre si cercavano di mettere insieme i gettoni telefonici: un oggetto oscuro e anche economicamente misterioso, visto che ogni tanto ne raddoppiavano di botto il valore e ognuno di noi si ritrovava per magia più ricco di qualche centinaio di lire, mentre l’azienda telefonica faceva fortune, solo che allora si chiamava SIP ed era dello Stato, quindi non faceva differenza.

Oggi, le vacanze sono diventate un altro lavoro; si sono accorciate e addensate. Si sta via otto giorni, nei quali però la spiaggia vietatissima è, a meno che non sia in un altro continente e non venga accompagnata da discoteche fino alle tre di notte e giornate di “sport” inventati da un australiano ubriaco, tipo il windsurf appesi coi denti a un cavo trainato da quattro bufali di mare in calore. In alternativa, bisogna salire su un aereo low-cost per poi affittare un’auto e vedere un intero Paese a tappe forzate, duecento chilometri al giorno con pause foto contingentate di dieci minuti ogni ora, esattamente come i turisti giapponesi che da ragazzi prendevamo in giro. Naturalmente, l’organizzazione di questo tour de force richiede ulteriore lavoro, per cui i mesi precedenti la vacanza si riempiono di ulteriori attività preparatorie; si arriva in vacanza stanchi e si torna più stanchi di prima.

Le cabine telefoniche non esistono quasi più, se non in qualche frazione sfigata e dimenticata da Dio; ormai c’è il cellulare, grazie al quale – dopo soli dieci minuti di danze voodoo per trovare campo – siamo sempre reperibili per qualsiasi rottura di scatole, anche dall’altro capo del mondo. In compenso, la SIP è diventata Telecom e fa arricchire alle nostre spalle, a turno, tutti i capitalisti raccomandati d’Italia. I gelati sono preparati a mano secondo le “antiche ricette di una volta” (il che, a rigor di logica, dovrebbe voler dire che hanno riaperto gli stabilimenti Sanson ed Eldorado, e invece non è così), costano tre euro a cono e quando te li vendono te li fanno pesare come a dirti “ringrazia che, per ora, puoi ancora permetterti un gelato”.

In effetti, anche io sono arrivato in montagna pensando che avrei comunque, ogni tanto, fatto qualche lavoretto, di quelli che durante l’anno proprio non ci stanno. Invece sto passando le giornate a dormire e guardare la televisione, e ne sono proprio fiero.

[tags]italia, vacanze, ferragosto, telecom, gelato[/tags]

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giovedì 14 Agosto 2008, 15:01

Atlete

Ho scoperto un buon motivo per guardare le Olimpiadi: si vedono certe facce…

Ad esempio, stamattina una nostra atleta si è scontrata contro una brasiliana per il torneo di judo femminile categoria 78 kg. Solo che la brasiliana si è in realtà rivelata essere un ex trans ora divenuto orso bruno, con qualche grumo di capelli ancora appiccicato in testa, e una testolina minuscola su un corpo gigantesco a forma di sacco di patate da cinque quintali. Appena la nostra si è avvicinata, la brasiliana l’ha sollevata e l’ha scaraventata a terra, poi le si è rotolata sopra esclamando “Grunf”, con la femminilità di Bud Spencer quando, ai bei tempi, si arrabbiava.

Anche la finale del tiro è stata interessante. La nostra, che poi ha vinto l’oro, sembrava una sciampista della bassa veneta appena uscita dal parrucchiere, tutta in tiro come se stesse per andare a far compere alla profumeria Unix di Marostica (VI). Tra le avversarie, però, c’era una cinese con lo sguardo assassino; ma veramente assassino, tanto da terrorizzare anche attraverso lo schermo. Con un fucile in braccio, aveva negli occhi quell’espressione che diceva “sì, ho un fucile, ma anche se non ce l’avessi potrei accecarti con un colpo di kung fu, quindi strapparti la lingua e usarla per legarti le palle e poi staccartele a morsi”. Credo che io, fossi stato lì, le avrei data vinta la gara per il terrore; e invece è arrivata ultima. Ma pensa te.

[tags]olimpiadi, atlete[/tags]

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giovedì 14 Agosto 2008, 12:48

TIM e la matematica

Evidentemente TIM ha una concezione molto particolare della matematica.

Infatti, per potermi collegare con il PC dalla montagna usando il cellulare come modem, come ogni anno ho attivato l’offerta che per 20 euro ti dà 500 MB di traffico entro 30 giorni (sì, lo so che Wind ha una offerta simile che costa molto meno, ma in montagna da me prende malissimo TIM, figuriamoci Wind). Sul sito è scritto che per attivare l’offerta è necessario disporre di almeno 23 euro di credito; io ne avevo 3; uscendo di casa, ho ricaricato online per 20 euro; poi, giunto in montagna, ho acceso il telefono e ho mandato l’SMS per attivare l’offerta.

E mi è arrivato l’SMS che dice “Attenzione! Non possiamo attivare l’offerta – devi disporre di almeno 23 euro di credito.”, subito dopo l’SMS che diceva “Attenzione! Abbiamo effettuato la tua ricarica, il tuo credito è ora di 23 euro.”. (TIM ti spamma di messaggi per qualsiasi motivo, addirittura ti manda ogni volta un SMS per avvertire che qualcuno si è loggato col tuo utente sul 119 online…)

Così ho dovuto attendere un giorno, andare in paese, comprare dal tabaccaio una ricarica da cinque euro, usarla, e solo allora ho potuto attivare la mia offerta per collegarmi. Chissà, forse qualche quadro Telecom potrebbe insegnare al resto dell’azienda l’uso dell’operatore “maggiore o uguale”

[tags]tim, cellulari, credito, matematica[/tags]

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mercoledì 13 Agosto 2008, 12:38

Italiani olimpici

Le Olimpiadi sono iniziate da qualche giorno e, come ogni volta, è iniziata anche la retorica olimpica: i giornali si sono riempiti di articoli strappalacrime che narrano le storie di questi atleti di sport ingiustamente considerati minori, che una volta ogni quattro anni arrivano all’onore delle telecamere per le loro medaglie, e poi vengono riconsegnati all’oblio per far vedere soltanto gli spocchiosi e infantili calciatori. Compaiono quindi articoli come questo (peraltro molto interessante, specie nei commenti) che distinguono tra la solita Italietta dei politici e dei calciatori, e l’Italia vera, seria, devota degli schermidori e dei tiratori.

E’ un peccato che gli schermidori e i tiratori si siano prontamente dedicati a demolire questo mito, dichiarando come primo e massimo desiderio dopo aver vinto la medaglia una sola cosa: poter non pagare le tasse. E giù di piagnucolii, e le tasse sono alte, e le paghiamo già tutto l’anno, e lo Stato si porta via metà del nostro premio, e noi abbiamo fatto tanta fatica, e già il premio è solo centoquarantamila euro, una bazzecola.

In effetti, a vedere certe prestazioni olimpiche, a sentire certe storie di lavoro e preparazione, ci eravamo stupiti: sembravano quasi gli atleti di un altro Paese. Per fortuna ci hanno subito pensato loro a rassicurarci: no no, sono proprio italiani.

[tags]italia, olimpiadi, tasse[/tags]

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mercoledì 13 Agosto 2008, 10:55

Consigli per le sagre

Ieri sera, prima di partire per la montagna, abbiamo provato l’annuale Sagra dell’Agnolotto e della Grigliata di Cortanze (AT), che si tiene quest’anno da ieri fino al 17 agosto. Il paese non è lontano da Torino, ci si arriva in meno di un’ora o da Villanova via stradine e Montafia, o da Asti ovest per la comoda strada della valle, o dal traforo del Pino, Chieri e Andezeno per gli amanti delle statali. La sagra è nell’unica piazza del paese, anzi si lascia la macchina direttamente lungo la salita.

Vale la pena di andare solo per gli agnolotti, che sono eccellenti; ma ci sono tante altre cose buone, tra cui un’ottima caponata di zucchine e la grigliata. Noi abbiamo mangiato abbondantemente per 22 euro ciascuno, comprensivi di un antipasto a testa, una porzione e mezza di agnolotti a testa, una grigliata in due che constava di una bistecca, uno spiedino, due costine e due gnocconi di salsiccia speziata, più le patatine, poi un dolce a testa, un bicchiere di vino e acqua.

Da giovedì ci sono anche i tradizionali involtini rumeni di carne e riso; da stasera c’è anche il ballo liscio (cioè, stasera c’è addirittura Tony D’Aloia, non so se mi spiego: l’equivalente piemonliscio degli U2). In alternativa potete fare un giro del paese, cosa che si può ottenere anche restando fermi al centro della piazza e girando su se stessi, che la dimensione è quella lì. Il castello però è carino, anche se al matrimonio per cui vi andammo mesi fa gli agnolotti non erano buoni come quelli della signora della sagra (che poi mi chiedo, ma a fare a mano gli agnolotti per sei sere per centinaia di persone a sera, ma quanto tempo ci vuole?).

Insomma, questo è il periodo delle gite fuori porta, cosa aspettate?

[tags]cibo, sagre, cortanze[/tags]

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martedì 12 Agosto 2008, 15:32

Scripta mutant

Oggi non volevo proprio bloggare sulle solite miserie italiche; volevo parlarvi della riforma delle Nazioni Unite e di altri temi che, nelle nazioni meno onfalofile della nostra, sono all’ordine del giorno. Solo che mi sono accorto che, quatta quatta, Repubblica.it ne ha fatta un’altra delle sue.

Stamattina, infatti, il quotidiano del Partito Democratico riportava con grande enfasi la notizia di otto ferrovieri genovesi licenziati per essersi fatti timbrare il cartellino da un collega, pur essendo assenti dal posto di lavoro. Qui trovate la prima versione della notizia, come apparsa anche in home page questa mattina: Repubblica la presenta (sia all’inizio che alla fine) come “effetto Brunetta”, parla di “duro provvedimento” e chiude evidenziando la protesta dei sindacalisti: “è una vergogna che li abbiate licenziati, stavano rubando lo stipendio ma non è poi così grave”.

Probabilmente Repubblica sperava in questo modo che i suoi lettori si indignassero contro il cattivo ministro forzitaliota che, poveretto, traumatizza i dipendenti pubblici licenziandoli se non lavorano. Qualcosa però deve essere andato storto: devono essersi accorti che persino i loro lettori progressisti trovano giusto che uno che si assenta di nascosto dal posto di lavoro venga licenziato.

E così, senza preavviso, nel giro di qualche ora è spuntata la seconda versione. Il primo paragrafo è quasi identico, ma poi sparisce qualsiasi riferimento sia a Brunetta che ai sindacati; in compenso, ora si racconta una storia strappalacrime secondo cui gli otto avrebbero in realtà svolto del duro straordinario, e si sarebbero fatti timbrare il cartellino dall’amico solo per non perdere il treno che, al termine del loro encomiabile sforzo, li avrebbe riportati a casa.

Che dire? Speriamo che ora i lettori si convincano, se no tra qualche ora Repubblica cambierà di nuovo l’articolo di soppiatto, e riporterà che gli otto avevano in realtà passato giornate senza dormire pur di riparare un intero Eurostar con il piccolo pezzo di filo di ferro a loro dato in dotazione dalle Ferrovie, e stavano correndo via senza timbrare, dopo diciotto ore di straordinario, soltanto per via di un terribile lutto in famiglia.

P.S. Ezio Mauro, vedi di non cambiare più niente, che ho fatto gli screenshot!

[tags]media, repubblica, ferrovie, brunetta, lavoratoooooriiiiii[/tags]

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lunedì 11 Agosto 2008, 17:29

Oltre (3)

Ci sono molte cose del Giappone che non ho ancora avuto tempo di raccontare. Oggi, per esempio, sento l’esigenza di farvi vedere qualche video tratto dalla mia passeggiata di domenica pomeriggio da Shinjuku a Shibuya, passando per il parco Yoyogi.

Non ho avuto tempo per attraversare per intero il parco, ma mi è bastato spingermi a pochi metri dall’ingresso principale per osservare tre diverse attrazioni. La prima sono i famosi rockabilly di Yoyogi: gente che non sa ballare, non sa cantare e non sa suonare, ma che è oltre. Molto oltre.

Altrettanto oltre era questo gruppo di ragazzi che poco più in là mettevano in scena un cosplay in piena regola. Purtroppo l’audio è scarso, perché non ho osato avvicinarmi e riprenderli da vicino; in pratica, dal radiolone sul davanti esce una base musicale pre-registrata, mentre loro recitano il loro dramma fantasy in costume secondo un copione ben studiato. L’impegno è ammirevole, il risultato… beh… è di nuovo oltre.

L’ultimo video è l’unico decente: sono gli Stereo Lynch, gruppo indipendente che dispone persino di un sito e di date nei locali alternativi di Tokyo. In effetti questi sapevano suonare e cantare, e così ho registrato un pezzo intero. Stavo quasi per comprargli il disco, poi ho realizzato che ero sotto l’effetto congiunto dei 35 gradi, del 99% di umidità e della Asahi Super Dry.

[tags]tokyo, yoyogi, viaggi, rockabilly, cosplay, stereo lynch[/tags]

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domenica 10 Agosto 2008, 16:10

Cinesi all’italiana

Si è sparsa in un lampo, ieri pomeriggio, la notizia secondo cui i provider italiani stavano provvedendo a censurare The Pirate Bay, il sito svedese che costituisce il più noto aggregatore mondiale di file torrent – i file che, semplificando, contengono i link che permettono lo scaricamento di film, musica e programmi dalla rete peer-to-peer BitTorrent. L’utente che scarica i file commette spesso violazioni del copyright (ma anche no, visto che su queste reti esistono anche molti file resi liberamente disponibili dagli autori); se ne sia responsabile chi fornisce i link che permettono tale operazione, è un altro paio di maniche. L’industria della musica lo vorrebbe, ma in Svezia la legalità di questo sito è stata più volte confermata.

Per qualche ora si è cercato di capire: pare che un magistrato italiano – il pubblico ministero Giancarlo Mancusi, già responsabile di indagini su altri siti del genere, che avevano portato al loro sequestro – abbia inviato ai provider un qualche provvedimento che li vincola a censurare il sito. I provider hanno aderito alla spicciolata; stando alle verifiche organizzate in rete, alcuni hanno provveduto a rendere inaccessibile il suo record DNS, mentre altri hanno bloccato il traffico diretto al suo indirizzo IP, e altri ancora non hanno fatto nulla, forse perché non hanno ricevuto alcuna ordinanza.

Già questo fa capire che questa storia è una barzelletta, visto che, a seconda del provider che vi capita, potreste vedere il sito oppure no. Si sa poi che questi provvedimenti sono inefficaci: e difatti, nel giro di poche ore gli svedesi di The Pirate Bay hanno cambiato l’indirizzo IP e si sono resi accessibili anche al nuovo indirizzo http://labaia.org/, in questo modo aggirando entrambi i tipi di blocco. Hanno poi pubblicato un duro comunicato accusando l’Italia di fascismo; in effetti, abbiamo un Presidente del Consiglio che è anche proprietario del maggiore conglomerato mediatico del Paese, che ha appena fatto causa a Google e che ha soltanto da guadagnare dalla chiusura dei siti che permettono forme alternative di distribuzione dei media.

Il vero problema, però, è che nessuno capisce cosa sia successo dal punto di vista legale. La legge italiana permette alla polizia postale di obbligare i provider a censurare dei siti, ma soltanto in caso di pedopornografia o di gioco d’azzardo non autorizzato. In questo caso, l’unica ipotesi credibile pare che questo giudice abbia ordinato il sequestro preventivo del sito in quanto strumento per commettere reati; ma un sequestro è un provvedimento oppugnabile che va inviato al responsabile. In base a cosa il giudice possa sequestrare un sito obbligando dei terzi a renderlo inaccessibile sfugge a qualsiasi comprensione giuridica.

Inoltre, è chiaro che questo provvedimento danneggia anche gli utenti finali; milioni di utenti Internet italiani che improvvisamente si ritrovano privi della possibilità di accedere a un sito, pur pagando un regolare abbonamento a Internet, che dovrebbe permettere di accedere a qualsiasi sito della rete. Come è possibile per un utente difendere i propri diritti, contro un provvedimento che non si sa cosa dica, a chi sia indirizzato, dove sia stato emesso? Il giudice aveva il potere di ordinare questa censura, e in base a cosa? Se non ce l’aveva, ed è stata una libera iniziativa dei provider, come faccio a denunciare la violazione del contratto di accesso?

Insomma, ciò che lascia davvero scoraggiati è che non siamo nemmeno buoni a censurare i siti in modo ben organizzato; un giudice di Canicattì o di Roccaperetola si sveglia e decide che un sito deve essere cancellato dalla rete, senza alcun contraddittorio o verifica; dopodiché i provider un po’ alla spicciolata fanno quel che vogliono, alcuni censurano in un modo, altri nell’altro, altri non fanno proprio niente; dopo mezz’ora il blocco è aggirato e il mondo ci ride dietro; nel frattempo il cittadino resta lì, con la propria libertà di informazione offesa (almeno teoricamente) e senza saper bene che fare. Cinesi, insomma, ma all’italiana.

Cercheremo di capire meglio come possa stare in piedi (se lo sta, e ne dubito) questo misterioso provvedimento; nel frattempo, chiunque si trovasse il sito oscurato farebbe bene a scrivere al proprio provider e lamentarsi duramente. Non paghiamo certo l’abbonamento ADSL per lasciare che il nostro provider decida a piacimento cosa farci o non farci vedere; almeno su questo, è il caso di insistere.

[tags]internet, pirate bay, censura, giudici, italia, cina[/tags]

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sabato 9 Agosto 2008, 18:52

La buona educazione

Supponete che sia da poco arrivato da voi in ufficio un nuovo collega. Viene da una famiglia umile ed è cresciuto nella miseria, ma ha faticato e ha fatto carriera, e da poco è riuscito ad abbrancare una posizione ben pagata. E’ un po’ spocchioso e primo della classe, però in fin dei conti è capace; ma non vi sta molto simpatico, un po’ perché vi conoscete poco e lui viene da un ambiente diverso dal vostro, e un po’ perché su di lui girano storie inquietanti, come il fatto che ogni tanto picchi la moglie.

A un certo punto il vostro collega annuncia di voler dare entro qualche settimana una grande festa per celebrare il fatto di lavorare ormai da alcuni mesi lì con voi e con un sacco di altra bella gente. E’ consuetudine che, un po’ a turno, qualche collega organizzi un party aziendale; certo, sulle prime alcuni storcono un po’ il naso all’idea che lo faccia questo tizio, e tra questi anche voi, ma alla fine accettate l’invito.

Dopodiché arriva il giorno della festa, e mentre voi mettete piede per la prima volta in casa sua, e lui è tutto orgoglioso di farvi vedere che bell’appartamento si è messo in piedi partendo dal nulla, voi non lo state nemmeno a sentire; mentre arraffate una birra, cominciate a gridare davanti a tutti: “Ehi, stronzo! Lo sappiamo che picchi tua moglie! Ti abbiamo fatto un favore a venire ma sei veramente stronzo!”. Poi, mangiucchiando le sue patatine, continuate a parlar male di lui con tutti gli altri, iniziando dalle foto della sua quinta elementare da cui evincete che, trent’anni fa, picchiava i compagni di classe; anzi, voi e i vostri colleghi più anziani formate un gruppetto in un angolo, isolando il padrone di casa in un angolino con qualcuno dei più giovani, e continuate a sparlarne per tutta la durata della festa, alla fine della quale, afferrando il regalino di benvenuto che lui vi ha porto all’ingresso, ve ne andate senza nemmeno ringraziare.

Ecco, questo non vi sembrerebbe un atteggiamento un po’ maleducato? Eppure è esattamente così che buona parte dell’Occidente si sta comportando con i cinesi in queste Olimpiadi: ha accettato l’invito e l’ospitalità, ma non perde occasione per offendere l’ospite.

I cinesi – tutti, dal primo all’ultimo, non certo solo il governo – vivono questa occasione come il proprio ballo dei debuttanti; il momento in cui possono dimostrare al mondo di avercela fatta, di essere riusciti a ridiventare una nazione grande e importante. Sanno che riceveranno critiche su ciò che ancora non va, ma si aspettano di ricevere con almeno altrettanta enfasi una pacca sulle spalle e un complimento per tutto ciò che sono riusciti a fare – e che è davvero stupefacente – in questi ultimi dieci anni: grattacieli, ferrovie, computer, razzi nello spazio, e centinaia di milioni di persone sottratte all’atavica miseria delle campagne per provare a costruirsi un futuro in nuove città tirate su in un attimo.

I cinesi si sentono in buona misura sotto esame; ma si aspettano che sia un esame oggettivo, non una bocciatura già pregiudicata. Invece, c’è il rischio che, dal loro punto di vista, gli ospiti occidentali si rivelino antipatici e prevenuti, lasciando in loro l’impressione duratura che siano irrimediabilmente stronzi e un po’ barbari proprio come, in Asia, si dice da decenni.

Tanto più che tutto questo accade a fronte dell’amico Putin che durante la cerimonia di apertura manda tank e bombardieri sulla confinante Georgia: e non una autorità occidentale che abbia detto mezza parola, non una bandierina o un girotondo a Piazza di Spagna. Tutti troppo occupati a essere maleducati coi cinesi?

[tags]olimpiadi, cina, russia, buona educazione[/tags]

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venerdì 8 Agosto 2008, 15:28

Nuovo cinema Lufthansa

Da qualche anno non vado quasi più al cinema; la mia principale sorgente di film appena usciti sono diventati i voli intercontinentali. Volevo quindi condividere qualche recensione di ciò che ho visto in questo viaggio.

All’andata, in realtà, non ho visto niente; avevo sonno e ho dormito per tutto il viaggio, e poi non c’era molto da vedere, a meno che non si fosse interessati a Gara di topa in costume, Scarlett Johansson contro Natalie Portman. Ho provato a dare una chance a Emmerich (L’alba del giorno dopo non era male) e ho fatto partire 10000 A.C.; il primo minuto era costituito da una carrellata panoramica, con una voce fuori campo che esponeva delle premesse di una banalità talmente irritante con una pomposità talmente ridicola che ho spento ed è finita lì.

E’ andata meglio al ritorno: mi sono svegliato e ho visto passare delle immagini assurde, una specie di partita a Super Mario Kart però con attori in carne e ossa e immagini super-realistiche in 3-D. Molti attori erano giapponesi e quindi ho pensato di aver beccato un qualche film locale; la trama era un fumettone impossibile sulle gare automobilistiche (fantastico il rally di Casa Cristo, ospitato in un piccolo principato europeo tra le montagne e il mare: solo un giapponese potrebbe trovare un nome del genere come parodia di Monte Carlo) e il montaggio compenetrativo stroboscopico era davvero incredibile, tanto che per i primi minuti ho avuto il mal di mare. Dopo qualche tempo però ho notato una tipa che sembrava tanto Susan Sarandon… e un vecchio panzone che era John Goodman coi baffi… e insomma, alla fine è venuto fuori che era Speed Racer, il nuovo film dei fratelli Wachowski. Merita, ma solo per vedere che anche alcuni occidentali riescono ad essere “oltre” come i giapponesi.

Subito dopo è passato Drillbit Taylor, una graziosa commediola con Owen Wilson che fa il fascinoso scavezzacollo (pare non sappia fare altro). Non passerà alla storia, ma per un’ora e mezza è stata piacevole.

Dopodiché, è arrivato l’ultimo film del programma: The Spiderwick Chronicles, un polpettone immondo e fastidioso che ho sopportato fino alla fine solo perché ero in volo da otto ore, non avevo più sonno e fare qualsiasi altra cosa avrebbe richiesto dello sforzo energetico. In pratica dovrebbe essere un fantasy-horror con acclusa morale e buoni sentimenti, se non fosse che la parte fantastica è originale come una maglietta di Giorgino Armandi, la trama non sta in piedi – mitico quando passano venti minuti a dirsi “ok, dobbiamo trovare Spiderwick” “sì è vero dobbiamo trovare Spiderwick” “oddio, come faremo a trovare Spiderwick?”, poi si mettono in cammino e quindici secondi dopo trovano Spiderwick – e la parte sentimentale è fotocopiata ed appiccicata con lo scotch. L’unico attore decente, Nick Nolte, compare per un totale di quarantacinque secondi e insomma l’unica cosa vagamente salvabile dell’intero film è la magliettina aderente della protagonista femminile.

Sarebbe finita qui, se non fosse che c’era ancora tempo e così, non annunciato, ci hanno messo su Kung Fu Panda. E’ due mesi che rido soltanto vedendo i manifesti che annunciano questo film in mezzo mondo; da “pandamonio” a “fenomeno pandanormale”, il panda Po è diventato una star prima ancora di comparire sullo schermo. (E di fronte a tutto ciò, con cosa risponde la Disney? Con un robottino che spala monnezza. Veramente!) Alla fine il film è proprio divertente, con alcune cose da applauso a scena aperta; forse non perfetto (ogni tanto il regista s’addormenta e il ritmo cala un po’) ma comunque decisamente la cosa migliore che mi hanno fatto vedere in tutto il viaggio.

[tags]cinema, 10000 ac, speed racer, spiderwick, kung fu panda[/tags]

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