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venerdì 15 Agosto 2008, 10:51

Ferragosto

Oggi è Ferragosto, e volevo rivolgere un pensiero a come sono cambiate le nostre vacanze estive. Quando eravamo ragazzi – meno di vent’anni fa – quasi tutte le famiglie passavano in vacanza un mese o più, al mare o in montagna; magari dai parenti o in campeggio per ridurre i costi, ma quasi tutti cercavano di lasciare la città per parecchie settimane, lasciando magari solo il capofamiglia a fare un po’ di su e giù se proprio non poteva prendere tutte le ferie.

Al mare in Liguria, la folla di torinesi era tale che spesso ritrovavi qualche vicino di cortile o di scuola; sembrava un po’ una succursale della città. La vacanza passava tra spiaggia, letto, giochi di vario genere e giusto qualche gitarella ogni tanto; da ragazzi ogni tanto si aveva da studiare, ma il grosso del tempo era riposo.

La sera, poi, si usciva e si andava a prendere il gelato – generalmente confezionato, dal tabaccaio – seguendo gli ultimi trend pubblicizzati su Topolino: ogni anno uscivano mirabolanti invenzioni, come il Calippo o il gelato di biscotto rotondo coi pezzetti di cioccolato, che per l’Italia degli anni ’80 era un lusso inimmaginabile. E poi si andava a fare la coda alla cabina telefonica, per chiamare i parenti; la coda alla cabina era un altro momento di socializzazione, mentre si cercavano di mettere insieme i gettoni telefonici: un oggetto oscuro e anche economicamente misterioso, visto che ogni tanto ne raddoppiavano di botto il valore e ognuno di noi si ritrovava per magia più ricco di qualche centinaio di lire, mentre l’azienda telefonica faceva fortune, solo che allora si chiamava SIP ed era dello Stato, quindi non faceva differenza.

Oggi, le vacanze sono diventate un altro lavoro; si sono accorciate e addensate. Si sta via otto giorni, nei quali però la spiaggia vietatissima è, a meno che non sia in un altro continente e non venga accompagnata da discoteche fino alle tre di notte e giornate di “sport” inventati da un australiano ubriaco, tipo il windsurf appesi coi denti a un cavo trainato da quattro bufali di mare in calore. In alternativa, bisogna salire su un aereo low-cost per poi affittare un’auto e vedere un intero Paese a tappe forzate, duecento chilometri al giorno con pause foto contingentate di dieci minuti ogni ora, esattamente come i turisti giapponesi che da ragazzi prendevamo in giro. Naturalmente, l’organizzazione di questo tour de force richiede ulteriore lavoro, per cui i mesi precedenti la vacanza si riempiono di ulteriori attività preparatorie; si arriva in vacanza stanchi e si torna più stanchi di prima.

Le cabine telefoniche non esistono quasi più, se non in qualche frazione sfigata e dimenticata da Dio; ormai c’è il cellulare, grazie al quale – dopo soli dieci minuti di danze voodoo per trovare campo – siamo sempre reperibili per qualsiasi rottura di scatole, anche dall’altro capo del mondo. In compenso, la SIP è diventata Telecom e fa arricchire alle nostre spalle, a turno, tutti i capitalisti raccomandati d’Italia. I gelati sono preparati a mano secondo le “antiche ricette di una volta” (il che, a rigor di logica, dovrebbe voler dire che hanno riaperto gli stabilimenti Sanson ed Eldorado, e invece non è così), costano tre euro a cono e quando te li vendono te li fanno pesare come a dirti “ringrazia che, per ora, puoi ancora permetterti un gelato”.

In effetti, anche io sono arrivato in montagna pensando che avrei comunque, ogni tanto, fatto qualche lavoretto, di quelli che durante l’anno proprio non ci stanno. Invece sto passando le giornate a dormire e guardare la televisione, e ne sono proprio fiero.

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5 commenti a “Ferragosto”

  1. Ciskje:

    Sei proprio vecchio! Vivere in città è da extracomunitario, quindi se hai già la casa in campagna non hai più bisogno di fare la coda sulla A6, come una volta, sei sempre in vacanza!

  2. D# AKA BlindWolf:

    A parte l’ultima frase ho apprezzato molto il post.

    P.S.: io sono originario di una “frazione sfigata e dimenticata da Dio” e la cabina telefonica temo che non ci sia più da tempo. E nello stesso paesino (di pianura!) il cellulare Vodafone non prende (se qualcuno mi telefona quando sono dai miei mi arriva il messaggio quando sono ormai quasi a Trino Vercellese).

  3. Mike:

    Mi ricordo anche io le lunghe vacanze estive in campeggio, con la consegna del silenzio pomeridiano e relativo spegnimento di juke box e videogioco Space invaders con lo schermo in bianco e nero con le striscie colorate attaccate sopra del bar, che lasciava noi poveri bambini a domandarsi cosa fare sotto il sole cocente.
    Poi si poteva andare in spiaggia, e a quel punto la Settimana enigmistica la faceva da padrone, insieme a Topolino. Stranamente mi ricordo che l’edicola vendeva dei vecchi Urania a prezzo ultraridotto, così iniziai a leggere di fantascienza all’età di otto anni.

    Durante le scuole medie però anziché la costa tirrenica si passò alla riviera romagnola. Era tutto un altro mondo, ed incredibilmente c’erano le prime sale giochi, con Burger Time, Marble Madness, Gyruss e Duck Hunt (con la pistola ”laser”).

    La Sanson c’è ancora, peccato che il sito sia un’orrido oggetto in flash che sembra più Alone in the Dark che altro, quindi non so se esiste ancora lo stabilimento di Verona, visto che Sanson e Sammontana si sono fuse assieme. Allo stesso Modo Eldorado ed Algida adesso sono la stessa società, e se senti nostalgia di Cucciolone, lo trovi pure al Penny Market.

  4. vb:

    Ciskje: Certo, non hai più bisogno di fare la coda sulla A6 per andare in vacanza, la fai tutti i giorni per tornare a casa…

  5. S.:

    Ne approfitto di questo post per un’interrogazione che mi strugge da tempo.

    Come si chiamava quel ghiacciolo (direi Algida, lo ricordo accanto al Liuk che esisteva già all’epoca) bigusto di colore rosso e blu-violaceo?

    Proprio non riesco a ricordarlo malgrado fosse il mio preferito.

 
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