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lunedì 7 Gennaio 2008, 10:15

Lunedì fortunato

Stamattina sono stato fortunato. E’ vero che ero sfortunatamente rimasto senza biscotti, visto che ho lasciato il pacco aperto in montagna, e a casa non ne avevo altri; così non ho potuto fare colazione. Tuttavia, poco male perché ero di fretta: mi sono alzato prestissimo – attorno alle otto meno un quarto – perché alle otto e mezza dovevo essermi lavato, sbarbato, aver avviato la lavatrice (oggi colorati) ed essere giunto fino alla casa nuova, dove avevo appuntamento col signor Sirti per l’installazione della mia linea non telefonica.

Ad essere onesto, non sono sicuro di cosa dovesse fare il signor Sirti, visto che io ho richiesto una linea solo dati e che il rame c’è già dal precedente proprietario; comunque, arrivo lì, chiacchiero col custode a proposito della mia agognata parabola (un’altra saga che presto vi racconterò), e nel frattempo scopro di aver perso le chiavi della casa nuova. Guardo in tutte le tasche del giaccone; non ci sono; concludo che devo averle tolte giovedì, l’ultima volta che sono stato lì, magari infilandole nella giacca, visto che quel giorno ero seriovestito causa visita a un cliente. E così, mi avvio mesto verso casa.

Peccato che anche a casa le chiavi non ci fossero. A quel punto mi vengono in mente solo tre ipotesi: o le ha prese mia mamma senza avvertire, per qualche motivo imperscrutabile (ogni tanto in casa mia appaiono o scompaiono oggetti come per magia); o sono cadute nell’auto ieri, quando mi sono tolto il giaccone durante il viaggio; o sono rimaste in montagna; o le ho proprio perse. In ogni caso sono nei guai, visto che se buco l’appuntamento per la linea telefonica poi rischio che la mia pratica ADSL si inceppi e che io debba rimandare di un mese il trasloco (senza ADSL non vivo).

Sto per telefonare a mia mamma per smarcare la prima ipotesi, quando squilla il telefonino e accade il colpo di fortuna: è il tecnico della Sirti. Io faccio subito le mie scuse per non essere là ad attenderlo, quando lui mi interrompe e mi spiega che il tecnico che doveva venire da me si è dato malato, che non c’è nessuno per sostituirlo e che bisogna purtroppo rimandare a domani mattina. Così, in un tripudio di scuse, siamo tutti e due contenti e risolviamo il problema.

Liberato così dell’incombenza – e sono ormai le nove – decido di scendere per controllare se per caso le chiavi sono in macchina. Guardo sul sedile posteriore, nel baule, sui tappetini; non trovo nulla se non, dietro, una penna che avevo in tasca tanto tempo fa. Depresso, decido che essendo ormai per strada posso almeno risolvere il problema della colazione; e così, mi reco seduta stante al Lidl di competenza.

Scopro così uno spettacolo che non avevo ancora visto: il Lidl alle nove di lunedì mattina. Da una parte è pieno di vecchietti in attesa che apra, per accaparrarsi subito, prima che finisca, l’offertissima della settimana; oggi era una macchina per cucire. Dall’altra, ci sono i commessi che sistemano la merce; e così ho assistito alla scena del capo commesso che cazzia (gentilmente) la commessa nuova, spiegando che quando mette i nuovi surgelati nell’espositore frigorifero deve togliere quelli più vecchi, mettere quelli nuovi dietro, e poi rimettere quelli vecchi davanti, altrimenti gli ultimi in fondo restano sempre lì e poi scadono, tanto è vero che sabato è venuto il supervisore Lidl e ha notato la cosa.

Detta così, è una banalità, tanto è vero che io adotto da sempre lo stesso metodo quando, giunto a casa, metto via le scatole di tonno e le confezioni di farina; quelle appena comprate vanno ovviamente in fondo e non davanti. Peccato che la commessa prima non capisca, e poi nemmeno risponda, e poi si lamenti della “rottura di scatole”. Ho proprio il sospetto che per molti italiani l’idea di fare un lavoro per bene – anziché alla buona, pur di finirlo il prima possibile – sfugga ormai alla possibilità di comprensione.

Comunque, esco dal Lidl con la spesa – incluso un tronco di speck e il bicarbonato per pulizia pentole -, la ripongo sul sedile dietro, mi siedo e vengo colpito da un luccichio, che improvvisamente esce dalla millimetrica fessura tra il sedile del guidatore e la base del freno a mano. E così realizzo: era da due anni che non mi succedeva – in particolare, non mi era mai successo da quando ho l’Alfa – ma ho effettuato di nuovo il magico numero delle chiavi sotto il freno a mano, che con la Punto mi capitava una volta al mese, ma che ormai avevo rimosso.

In pratica, le chiavi escono dalle tasche del giaccone (i cui bottoni sono saltati da tempo immemore) e si infilano magicamente nella suddetta fessura, sparendo in un luogo arcano che è sostanzialmente invisibile sia da davanti che da dietro, a meno di non mettersi a guardare esattamente in verticale nella fessura. Nell’Alfa, poi, la fessura è molto più piccola e contorta che nella Punto, ed è schiacciata dal binario del sedile, per cui l’operazione di recupero – specie delle chiavi dell’ufficio, che sono poche e piccole – si è rivelata piuttosto complessa; ma a forza di inserimento e rotazione col mignolo ci sono riuscito.

E così sono potuto tornare a casa tutto contento, a godermi la mia brava colazione con tutta la fragranza dei Fior di Cacao appena munti sfornati estratti dal pacchetto. Buon lunedì!

[tags]lunedì, sirti, adsl, chiavi, alfa, punto, lidl, fior di cacao[/tags]

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domenica 6 Gennaio 2008, 21:09

Ancora rifiuti

Ricordo che tutto ciò che avevo da dire sull’argomento dei rifiuti in Campania lo dissi già mesi fa, esattamente qui. Aggiungo la spettacolosa new entry dell’idea, nata di comune accordo tra studenti e insegnanti, di chiudere le scuole dappertutto “come forma di protesta”, anche nei luoghi dove non ci sono discariche né eccessivi problemi igienici: pare proprio che a Napoli e dintorni nessun motivo sia troppo implausibile pur di non lavorare.

Credo comunque che lo spettacolo di questi giorni abbia pesantemente rinforzato nel resto d’Italia il supporto ad uno stato di polizia, al federalismo, alla secessione o al semplice razzismo anti-meridionale, a seconda del livello di frustrazione di partenza e del tipo di mentalità. Ma è tristemente vero che soltanto qualche politico dagli occhi pesantemente foderati di idealismo (o dalla forte base elettorale in quei luoghi) potrebbe non scorgere in tutto ciò il segno della fine dello Stato in quei territori – ammesso che lo Stato, inteso come entità indipendente e non succube della camorra e delle male abitudini, mai vi sia davvero esistito.

Io, invece, sogno un’altra rivolta di piazza: quella di migliaia e migliaia di cittadini campani, soprattutto giovani, che si mettano a raccogliere i rifiuti volontariamente, con le proprie mani. Quella di amministrazioni comunali che trovino ognuna un fazzoletto di terreno per raccoglierli. Quella, insomma, di orgoglio e di civiltà diffusa, da parte di un popolo la cui credibilità etica è ora pesantemente in discussione. Temo però che non la vedrò mai.

[tags]napoli, rifiuti, campania, civiltà, stato[/tags]

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sabato 5 Gennaio 2008, 09:27

Bit sprecati

Anche questi sono bit sprecati, per cui forse avrei fatto meglio a non fare nemmeno il post. L’argomento però appassiona, e quindi anche io volevo dire la mia in merito alle ripetute polemiche legate alla classifica dei blog italiani mantenuta da Blogbabel, cioè da un gruppo di rinomati blogger. (Se non ho capito male c’è pure Andrea Beggi; e se non sapete chi è Andrea Beggi, siete out!)

Per chi non la conosce, ecco qui: tutti i blog italiani ordinati per punteggio, cioè per un valore calcolato… calcolato… ecco, all’inizio contavano i valori dei motori di ricerca, come Google e Alexa, il numero di lettori in feed da FeedBurner, e il numero di link al blog ritrovati su altri blog. Poi si sono accorti che Alexa era inaffidabile e l’hanno tolto, e poi Tommaso Tessarolo (per chi non lo conosce, dirò che lavora(va?) per Mediaset e che lo conosce il mio socio) trovò il modo di pompare il numero di lettori nei feed – prerogativa subito offerta a tutti da un ironico Tessarolizr – e quindi tolsero anche quello, e poi… boh.

Premetto che io non sono affatto indifferente alla quantità e qualità dei miei lettori e ai loro giudizi: come già dissi, se uno scrive un blog è non solo per sfogare le proprie voglie creative ma anche perché qualcuno lo legga, se ciò che scrivo non interessa e nessuno lo legge tanto vale che mi dedichi ad altro. E poi, anche io sono competitivo, anche se per fortuna con l’età mi sta passando; per cui certo mi fa piacere scoprire che le mie posizioni in classifica migliorano.

Negli ultimi tre mesi o giù di lì, mi è quindi capitato di dare un occhio ogni tanto a ciò che di me diceva la classifica di Blogbabel. In questo periodo il blog non è cambiato molto, cioè non ho cambiato nè lo stile nè il contenuto degli articoli solo per salire in classifica, il numero dei visitatori e degli iscritti al feed è rimasto sostanzialmente costante (a un certo punto ho adottato Feedburner perché mi dissero che semplifica la vita, ma a quel punto non contava già più per le classifiche), eppure la mia posizione è partita da circa quattrocentesimo, è salita gradualmente fino a circa il trecentesimo posto, poi nel giro di una settimana è salita di botto a 120, poi in breve è scesa a 300, e poi è precipitata fin sotto l’ottocentesima.

Per alcune di queste variazioni (non tutte) esistono dei motivi tecnici. Ad esempio, ho scoperto che il balzo in avanti di duecento posizioni fu dovuto all’aver parlato della proposta di legge Levi-Prodi, ma non perché ne abbia parlato in maniera particolarmente intelligente o interessante; semplicemente perchè Blogbabel ha in home page un riassunto di tutti i blog che linkano le notizie più diffuse, quindi se metti un link allo specifico articolo che tutti gli altri stanno linkando finisci in home page, quindi se finisci in home page ci sono certamente due o tre genialoidi che fanno un post copiando e incollando la lista di tutti i blog che stanno in home page su quell’argomento, quindi ti aumenta il numero di link, quindi sali in classifica.

Ciò che mi sfugge è come tutto ciò possa essere utilizzato come metro di giudizio per dichiarare pubblicamente quanto sia interessante o anche solo quanto sia visitato un dato blog (e le due cose non vanno affatto insieme).

Il dramma è però lo scoprire che l’esistenza stessa della classifica non solo alimenta zuffe di vario genere, non solo stimola truffe di ogni genere da parte di perfetti sconosciuti che, pur non sapendo scrivere in italiano, si linkano a vicenda gli auguri di Natale pur di salire in classifica, ma altera significativamente il contenuto anche dei blog migliori.

Ti chiami Mantellini o Sofri? Vuoi restare nei primi dieci in classifica, il che significa prestigio, credibilità, interesse da parte dei media tradizionali, e magari pure inserzioni pubblicitarie? Allora, non importa quanto sei bravo, devi comunque usare ogni trucchetto per non farti scavalcare: per iniziare, parlare sempre e comunque di ciò di cui parlano tutti, e farti linkare in ogni modo. Per esempio, secondo voi, nell’ultimo post di un vero e riconosciuto guru – ben al di fuori dei blog – come De Biase, il link sulla parola “blogosfera” ha un senso? Non vorrei interpretare male, ma a me sembra una frase incollata lì di malavoglia solo per poter piazzare il link a un articolo che sta nella home page di Blogbabel o che comunque sarà molto collegato in giro e quindi farà punti.

E non ho nemmeno parlato di iniziative che pure esistono, come “estrarrò un iPod tra tutti quelli che mi linkeranno”, o “oggi è la giornata in cui regalo un link a tutti per farvi salire in classifica” (l’ha fatta persino il serissimo .mau., e io ovviamente ho risposto subito).

Sarà che io questa lezione l’ho imparata oltre dieci anni fa, quando ebbi la pessima idea di calcolare e pubblicare le classifiche sul traffico generato da ciascun singolo autore su ogni newsgroup italiano, e improvvisamente migliaia di lamer cominciarono ad inondare i gruppi di immondizia pur di salire in classifica.

Perciò è dall’alto di tale esperienza che vi chiedo: chiudete questa classifica, subito. Stimola i peggiori istinti di tutti noi, peggiora la qualità complessiva dei blog, dà una immagine falsa della blogosfera e comunque è completamente inaffidabile. Mi sembra sufficiente.

[tags]blogbabel, blogosfera, classifiche, beggi, tessarolo, de biase, sofri, mantellini, mau[/tags]

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venerdì 4 Gennaio 2008, 14:51

Cara Sony

Va bene che vuoi fare come l’Ikea, e risparmiare sulle istruzioni per montare il televisore sul suo supporto includendo soltanto una serie di disegnini numerati.

Però ecco, a pena di restare quindici minuti a sforzarsi con uno schermo televisivo in mano senza poterlo appoggiare e senza poterlo sollevare per vedere sotto, è possibile che uno non si accorga subito che esistono due versi in cui si può accoppiare uno schermo con una base, e di questi solo uno va bene!

[tags]sony, ikea, lcd[/tags]

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giovedì 3 Gennaio 2008, 11:38

Film per bambini?

Ieri sera siamo andati a vedere Bee Movie (carino, anche se niente di eccezionale: una buona ora e mezza di intrattenimento).

Abbiamo scelto il Cineplex Massaua non solo perché è di fronte a casa mia, ma perché è l’unico cinema di Torino o quasi a offrire l’ingresso ridotto anche il mercoledì sera e non solo al lunedì. Di conseguenza, la sala era relativamente piena, in particolare di famiglie numerose e con bambini.

Già la situazione si era fatta un po’ imbarazzante quando, prima del film, sono passate in sequenza tre o quattro pubblicità di profumi e mutande, tutte caratterizzate da donne seminude e primi piani di tette e culi a dimensione venti metri per dieci; ok, secondo me è giusto che i bambini sviluppino un rapporto sano col corpo e col sesso, però forse ci vorrebbe un po’ di selezione nelle pubblicità che passano prima di questo genere di film.

Il punto però è che, come si poteva apprendere semplicemente leggendo le recensioni, Bee Movie non è affatto un film per bambini. O meglio, i bambini possono pure guardarlo – sempre che non restino traumatizzati dalla scena in cui i poliziotti abbattono Winnie Pooh a fucilate – ma il grosso dell’umorismo è destinato agli adulti.

In breve, quindi, si è creata in sala una frattura tra una torma di bambinetti chiaramente annoiati – e quindi iperattivi, fastidiosi e rumorosi, intenti a ribaltarsi sulle sedie e a correre in giro – e i loro genitori tutti presi dal film.

Menzione speciale per il genitore che, portando al cinema una bambina talmente piccola da non saper ancora leggere, si ritiene in dovere di ripetere a voce alta in mezzo alla sala tutto ciò che appare scritto sullo schermo. Un vero servizio di traduzione simultanea!

[tags]bee movie, cinema, bambini, massaua[/tags]

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mercoledì 2 Gennaio 2008, 11:09

UPPB (Un portatile per bambino)

Un paio di mesi fa, al meeting ICANN di Los Angeles, ebbi occasione di vedere Vint Cerf esibire davanti a tutti il suo nuovo fiammante XO – che, per chi non lo sapesse, è il primo modello di portatile prodotto da One Laptop Per Child, il progetto messo in piedi da Negroponte e sponsorizzato da grandi nomi come AMD, Google e Intel per produrre un portatile a basso costo e con le caratteristiche adatte per essere utilizzato dai bambini del terzo mondo.

Ne sono rimasto subito molto colpito: l’oggetto è molto bello e soprattutto molto innovativo, perché ridefinisce vari parametri costruttivi dei PC attuali, sia nell’hardware che nell’interfaccia utente, e non è detto che tra un po’ anche i portatili “normali” non comincino ad adottarli. Avrei quindi voluto procurarmene uno, ma – detto che andare per conoscenze personali a me non piace – il programma Give One Get One, che permetteva di averne uno donandone un altro, era aperto soltanto agli americani.

In questi giorni però si comincia a parlare di una estensione del programma (che nel frattempo è stato chiuso, in mezzo a grandi polemiche per i ritardi nelle consegne del portatile) all’Italia, prendendo spunto dalla dichiarazione che Romano Prodi ha fatto incontrando Negroponte a Reggio Emilia: l’Italia si impegna a donare 50000 portatili all’Etiopia. Si ipotizza così che, per aumentare l’entità della donazione, si possa aprire una raccolta di fondi tra i privati e le aziende italiane.

Detto che noi italiani siamo a buon diritto abituati a diffidare delle promesse fatte da un politico nostrano davanti a una platea, l’operazione – del costo di circa 7 milioni di euro – potrebbe anche avere un senso, se fatta bene. Il senso non è soltanto quello umanitario, che pure è fondamentale; è anche, a certe condizioni, industriale.

Difatti, l’operazione OLPC è sostenuta dalle grandi aziende non solo per la voglia di far bene, ma anche perché – come ben sa Bill Gates, che da tempo regala la prima copia di Windows a governi e istituzioni in varie parti del mondo, sperando poi di farsi pagare quelle successive – riempire il terzo mondo di propria tecnologia è un modo di costruirsi un mercato a lungo termine. Dare in mano a milioni di bambini un portatile americano che ti porta automaticamente su Google vuol dire condizionare milioni di persone che, tra vent’anni e ad un livello di sviluppo sperabilmente diverso, utilizzeranno pesantemente le tecnologie dell’informazione in ambito professionale e personale; vuol dire crearsi un mercato dall’enorme potenziale.

Per questo motivo, esistono due modi di fare questa operazione per l’Italia. Il primo è fare una bella dichiarazione stampa, staccare l’assegno da qualche piega del bilancio della cooperazione, e dimenticarsene, contribuendo quindi a diffondere in Africa la tecnologia americana. La seconda è fare la stessa cosa, ma ponendo una condizione: che la donazione serva a promuovere anche la cultura, la lingua e l’industria italiane. Ad esempio, con uno stanziamento aggiuntivo di uno o due ordini di grandezza inferiore da dedicare alla copertura dei costi, si può porre come condizione che tutto il software sia in italiano, e magari finanziare un progetto di sviluppo di software libero italiano da aggiungere al sistema, che poi magari possa venire tradotto in inglese e utilizzato su tutti gli OLPC del mondo, mettendoci insomma sopra un po’ di Italia.

Questo discorso potrà sembrare cinico; eppure questa è una occasione in cui, con un po’ di lungimiranza, cuore e portafoglio possono andare d’amore e d’accordo. Non sfruttarla sarebbe, banalmente, stupido.

[tags]olpc, xo, prodi, negroponte[/tags]

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martedì 1 Gennaio 2008, 00:00

Buon anno!

Lo so che è veramente un effetto speciale da quattro soldi, mettere un post in canna alla mezzanotte precisa dell’ultimo dell’anno per fare gli auguri. Tende quasi ad avvicinarsi a quelli che ti mandano quelle inguardabili cartoline animate con la musichina, intasandoti la casella di posta, e offendendosi pure se non gliene rimandi una in cambio. Però ci tenevo ad augurare buon anno, e quindi eccoci qui. So che capirete.

[tags]buon anno[/tags]

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lunedì 31 Dicembre 2007, 09:16

L’ha detto lui

Ieri papa Ratzinger – nonostante i giornali riportino una versione leggermente diversa – ha rilasciato urbi et orbi la seguente dichiarazione: “Il pene della persona e della società è strettamente connesso alla buona salute della famiglia.”

Non sto mica scherzando! Se non ci credete, qui c’è il video.

[tags]ratzinger, pene[/tags]

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domenica 30 Dicembre 2007, 18:48

Elettrodomestici online

In questi giorni di relativa tranquillità ho potuto dedicarmi a una faccenda che attendeva da qualche settimana: acquistare gli elettrodomestici mancanti per la mia nuova casa (con trasloco in programma a metà-fine gennaio). Li ho elencati in ordine di priorità e importanza, e quindi mi sto dedicando nell’ordine a:
1) Televisore del tinello;
2) Frigorifero;
3) Lavatrice.

Per quanto riguarda il televisore del tinello, purtroppo ho un limite hardware: la posizione che ha più senso è a muro, su una parete stretta tra la serranda della porta-finestra e la porta del cucinino, dove la larghezza disponibile è di 70 cm. Per questo motivo, pur se a malincuore, ho dovuto accontentarmi di un piccolo 26 pollici.

Bene, la massaia media si sarebbe limitata ad entrare da Fnac o da Mediaworld, guardarne un paio, e prendere quello che accattivava di più. Ma noi siamo ingegneri, non donnicciuole! E’ per questo motivo che doniamo alle nostre attività di massai un tocco di ordinata pianificazione, che ricorda da vicino le nevrosi da collezione di francobolli.

Quindi, dopo un paio di settimane di giri esplorativi, mi sono deciso a passare un paio d’ore con Google per cercare recensioni e giudizi da fonti indipendenti. Dovete infatti sapere che i televisori piatti – a parte la fondamentale distinzione tra LCD e plasma – sono molto diversi in termini di qualità, anche a parità di dimensioni e risoluzione del pannello (in massaiese, “HD Ready” o “Full HD”; meglio il secondo, ma sotto i 37 pollici la differenza è sostanzialmente impercettibile). Molto infatti fa la bontà dell’elettronica di controllo, ossia gli algoritmi di gestione e filtro dell’immagine; mentre quei valori dichiarati che le case sparano a palla – contrasto, angolo di visione eccetera – sono sostanzialmente prodotti degli uffici marketing, cioè totalmente inaffidabili. Trattandosi di un investimento significativo su di un elettrodomestico che appallerà i miei occhi per diversi anni, ci tenevo a comprare un buon prodotto.

Leggendo un po’ di prove in giro, quindi, ho scoperto che la qualità migliore nella fascia medio-bassa è del Sony Bravia KDL26S3000, insidiato dal Samsung LE26R86BD. Mi sono quindi fatto una cultura sui Sony: vi sarete pur chiesti perché cambiando una lettera della sigla il prezzo raddoppia? Beh, la U o la P sono le serie base, poi ci sono la S e la V come serie medie; poi – sugli schermi più grossi – ci sono quelle sempre più avanzate, cioè la D che aggiunge il refresh a 100 Hz, poi la W che è la prima Full HD, e poi la X che è il top di gamma.

Tutto chiaro? No, vero? Difatti la morale è questa: ormai comprare un elettrodomestico capendo se vale il suo prezzo o no è praticamente impossibile, in una giungla di offerte, rinnovi di modelli ogni tre mesi, e marchettari creativi. Tocca affidarsi un po’ alla fiducia nella marca – io sono un fedele di Sony e tutto sommato non mi posso lamentare – e un po’ a qualche sana botta di fortuna.

C’è però una cosa che potete fare: una volta scelto un modello, pagarlo il meno possibile. Il prezzo del mio Sony, durante i giri esplorativi, è risultato il seguente:

  • Mediaworld delle Gru: non disponibile;
  • Saturn di 8Gallery: “offerta speciale” a 749 euro;
  • Carrefour delle Gru: 709 euro;
  • ComputercityHW: 699 euro.

Bene, io non mi sono accontentato: sono andato sul mai abbastanza ringraziato Trovaprezzi – in alternativa c’è il più nuovo Twenga, che vi fa anche i filtri per parametro e un sacco di altre cose carine – e ho inserito la sigla del modello. Ho così scoperto almeno una decina di negozi che offrivano un prezzo migliore; verificando l’effettiva disponibilità, tempi e spese di spedizione (con cui alcuni vi fregano…), alla fine l’ho ordinato da Fotodigit per 637 euro spedizione compresa, cioè 60 euro in meno del prezzo offline più basso, e 110 euro in meno – quasi il 20%! – di quello più alto. Siamo nelle feste, quindi pur avendolo ordinato venerdì pomeriggio arriverà giovedì prossimo, ma non ho fretta.

Ora sto cercando di ritentare il colpo con il frigorifero, dove ho un difficile incrocio tra un limite massimo di profondità di 60-61 cm – e ormai i frigoriferi combinati sono quasi tutti da 65 – e i miei requisiti su colore (argento) e classe energetica (A+), più un desiderata di non avere maniglie sporgenti ma ad incasso. Ho visto un Bosch che mi piace, e anche lì il prezzo online, poco sopra i 500 euro, è di quasi 100 euro inferiore al miglior prezzo offline; anche se son quasi certo che mi stiano rifilando il bianco da 350 euro di tre anni fa, semplicemente ridipinto di argento; ché di questi tempi basta dipingere di argento o ricoprire di acciaio un frigorifero per aumentare il valore percepito di 200 euro.

Certo, c’è sempre il rischio che qualcosa vada storto: ordini un frigorifero da un negozio di Treviso o di Napoli, e se poi arriva e non funziona? Quanto ti costa rimandarlo? Se poi devi litigare? Ciò detto, nel momento in cui uno trova un certo numero di fornitori affidabili e li mette in competizione tra loro per trovare ogni volta il prezzo migliore, è certo di risparmiare.

Sempre sapendo che se poi l’azienda cambia una lettera nella sigla del modello e ti rifila la tecnologia di cinque anni fa dentro un nuovo case alla moda, c’è poco da fare…

P.S. A proposito di frigo: se qualcuno nei commenti prova a pronunciare la parola Smeg, si prende una sberla dietro le orecchie!

[tags]e-commerce, elettrodomestici, sony, bravia, tv, lcd, frigoriferi[/tags]

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sabato 29 Dicembre 2007, 12:43

Ristorante ad Ivrea

Io vado spesso a mangiare fuori, e poi in questo periodo le cene si susseguono; ogni tanto però scopro qualche posto che merita menzione. In questo caso, ieri sera sono andato a cena con un gruppo di ex compagni di università; siamo andati al ristorante Aquila Antica di Ivrea, proprio nel mezzo del Borghetto, a due passi dalla stazione.

Abbiamo preso antipasto, primo, secondo, contorno e (quasi tutti) dolce; tutto molto buono, con menzioni speciali per l’antipasto (caponet con fonduta di toma) e il dolce (semifreddo al torroncino con cioccolato gianduia fuso). Il mio stracotto al Nebbiolo era buono, ma uno di noi ha preso un fritto misto alla piemontese eccezionale, sia per qualità che per qualità. In generale, le porzioni erano da normale a buono, non da scoppiare ma certo non la quantità micragnosa che ti portano in molti locali di tendenza. In più, abbiamo preso in sei una bottiglia di Barolo da trenta euro; e alla fine abbiamo speso 35 euro a testa, con cui ormai a Torino mangi primo e secondo di qualità media.

Penso che quando capito da quelle parti ci tornerò spesso.

[tags]ristoranti, ivrea[/tags]

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