Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Mer 11 - 21:15
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione
sabato 3 Novembre 2007, 07:37

Un post

Qualche giorno fa, Sohrab Razzaghi, il direttore di ICTRC, una delle NGO iraniane più attive nel processo del WSIS e in altri forum di cooperazione internazionale, è stato arrestato a Teheran (qui in farsi). Pur non conoscendolo, tramite conoscenze avevo già firmato la petizione quando l’ufficio della sua organizzazione era stato chiuso con la forza dalle autorità.

Cosa si può fare? Niente, a parte forse mandare una lettera. Sono comunque situazioni che non conosciamo e che non sappiamo interpretare che in superficie, grazie a qualche email e a qualche informazione raccattata sul web. Eppure, quando qualcuno viene arrestato per le proprie idee è sempre un male, e vale sempre la pena di farci almeno un post.

[tags]razzaghi, ictrc, iran, diritti umani[/tags]

divider
venerdì 2 Novembre 2007, 19:50

Rom e romani

Ho scoperto oggi, leggendo i giornali dal web, che in Italia c’è un certo fermento per l’ennesimo episodio di violenza da parte di un rom su di un romano.

Vista da qui, la situazione non sembra così complicata: basterebbe evitare le generalizzazioni, punire adeguatamente chi commette crimini, sussidiare l’integrazione chi dimostra di comportarsi bene, e non tollerare situazioni di illegalità, come i campi di roulotte autoorganizzati o come quei gruppi di famiglie rom che notoriamente vivono di sfruttamento dei minori mandati ad elemosinare, quando non di furto organizzato.

Se tutto ciò diventa un problema di massa per l’abbondanza di delinquenti in un certo gruppo sociale, e se si pensa di non poter gestire una integrazione ordinata di tale massa, nulla dovrebbe vietare di chiudere le frontiere a nuove immigrazioni o di adottare provvedimenti che abbiano un effetto analogo – anche perché è noto che in Romania sono ben lieti di togliersi i rom dalle scatole, e allo stesso tempo questa situazione dà loro modo di chiedere più soldi all’Europa, con la giustificazione di dover creare condizioni sociali che riducano la tendenza ad emigrare (lo stesso trucco è stato utilizzato spesso da Gheddafi).

Questo è un tipico problema di integrazione “borderline”, cioè con una comunità che ha usi e costumi incompatibili con le nostre leggi; è lo stesso problema che si pone, anche se in modo meno marcato, con la comunità islamica. Non è mai facile tirare la riga, e definire fino a dove siamo noi che dobbiamo accettare la diversità, e dove devono essere gli altri che vengono qui ad adottare la nostra cultura; soprattutto, non è un problema che si possa risolvere in astratto, con un principio valido sempre e comunque.

Purtroppo, in Italia c’è ancora per questa questione un approccio ideologico nel senso deteriore del termine: non si riesce ad andare oltre il terzomondismo d’accatto, per cui tutto va accettato in quanto loro sono poveri (persino quando non lo sono affatto!), ed il corrispondente fascismo strisciante, per cui non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono rom.

Purtroppo, pare che in Italia, invece di avere discussioni basate su dati e proposte concrete, qualsiasi problema debba dare necessariamente luogo a isteria, scaricabarili e strumentalizzazione. La rete, tra le altre cose, dovrebbe essere un luogo sufficientemente libero e pacato per cominciare a rovesciare questo approccio. Eppure, quando non più di tre settimane fa Grillo ha lanciato l’allarme, i benpensanti della blogosfera l’hanno ricoperto d’insulti. Mi sa che è proprio vero che la nostra politica e i nostri media, tanto criticati in questo periodo, si limitano a riflettere la mentalità del romano medio.

[tags]rom, violenza, tor di quinto, grillo[/tags]

divider
giovedì 1 Novembre 2007, 19:00

Taxi o scherzetto

In questo momento sono sul palco, in mezzo al webcast del Public Forum di ICANN. Spero però che non stiate guardando: ho una faccia…

Ieri, difatti, era la nostra unica serata libera, ossia priva di una cena di lavoro con questa o quella constituency; io e una manciata di altri membri del Board ci siamo aggregati alla cena organizzata dai gestori di ccTLD, per gozzovigliare, spettegolare e passare una buona serata.

Siamo finiti al ristorante Chart House di Marina del Rey, che per chi non è del posto è non solo la zona di L.A. dove si trova l’ufficio di ICANN (ma non il meeting, che è qualche chilometro più giù, vicino al LAX), ma una delle zone più “in” ed esclusive, essendo costruita attorno a un grande porto turistico pieno di yacht di lusso. Il ristorante si trova proprio su una delle propaggini che si spingono verso il mare, con le barche sui lati e una fila di esclusivissimi condomini di lusso nel mezzo, circondati da palme e altri alberi. Insomma, un bellissimo posto, ma completamente deserto, tanto è vero che pur essendo la sera di Halloween non si vedeva in giro nemmeno un cane: se gli angelini lo festeggiavano, lo festeggiavano altrove.

La cena è stata interessante, e ho chiacchierato prima con Thomas Narten, il membro del Board che rappresenta la IETF, e poi con Paul Twomey, il gran capo in persona, che ha raccontato storie sulle piane australiane in cui è nato. Poi, verso le undici e un quarto, ci siamo alzati e – a parte Twomey, che era in macchina – siamo usciti per attendere i taxi: un certo numero, visto che eravamo una trentina abbondante.

Peccato che dopo mezz’ora fossimo ancora lì, e non si fosse visto niente. A quel punto sono partite multiple telefonate; tre diverse compagnie di taxi, interpellate, hanno promesso l’arrivo di taxi entro cinque minuti, ma ovviamente non è arrivato nulla, se non la rara BMW o Lexus che si infilava nei garage circostanti. Abbiamo mobilitato l’albergo del meeting, che ha promesso di reperire un pulmino. Uno dei partecipanti, alla fine, si è avviato a piedi verso il Marriott che dista un chilometro da lì, cercando di trovare dei taxi laggiù.

L’unico risultato è stato l’arrivo di una macchina della polizia, a fari spenti, per vedere cosa succedeva; noi inesperti ci stavamo affollando attorno al finestrino per chiedere aiuto, ma per fortuna nel gruppo c’era un americano che ha urlato di fermarsi, che i poliziotti che vedono avvicinarsi al loro finestrino, di notte, un gruppo di venti persone – anche se in giacca e cravatta – tendono all’azione preventiva, e non voglio sapere quale.

Dopo un’ora, finalmente, è arrivato un taxi, e ovviamente sono stati instradati prima donne e bambini. Il secondo taxi è stato quello delle scene pietose: tutti i distinti partecipanti erano distrutti dall’attesa e dalla prospettiva di non vedere altri taxi per un’altra ora, ma nessuno voleva farsi vedere nell’atto scortese di soffiare il passaggio agli altri. O meglio, quasi nessuno, visto che il membro neozelandese del Board, piuttosto provato, ha approfittato dell’attimo di esitazione per tuffarsi nel taxi, suscitando risate e “buu” del resto del gruppo, e anche varie foto a memoria dell’incidente.

Poi la situazione si è normalizzata, anche se il terzo taxi è andato, con uno scatto veramente imperioso e uno sguardo autoritario da dignitari del Regno Centrale, ai cinesi di CNNIC. E insomma, io e mister IETF ci siamo infilati insieme a un gruppo misto neozelandese-latinoamericano e siamo arrivati in camera all’una di notte.

Per cui, perdonate se stamattina ho lo sguardo spento. Però il tonno crudo, la bistecca extralarge e il mezzo chilo di gelato al caffè con panna erano eccellenti!

[tags]icann, halloween, taxi, bistecca[/tags]

divider
mercoledì 31 Ottobre 2007, 09:18

Tributo

Questa è stata la serata della festa per l’addio di Vint Cerf dalla presidenza del Board di ICANN. Essendo a Los Angeles, ICANN non poteva che organizzare una americanata: e quindi, ci hanno trasportati tutti ai Sony Studios (già Columbia/MGM) di Culver City, dove siamo stati accolti da una torma di gente vestita da Star Wars (gli imitatori originali, insomma). C’era persino un omino barbuto che girava con un fantoccio di Yoda a grandezza naturale e lo faceva parlare!

Ci hanno poi portato a fare un giro degli studios: ci sono qualcosa come diciassette teatri di posa uno dietro l’altro – ed erano ventinove fino a pochi anni fa – di cui uno alto quasi trenta metri, e uno grande come uno stadio (difatti ci provano le coreografie del Superbowl). Ci hanno fatto vedere come si gira una sitcom, di quelle con il pubblico in sala, e poi abbiamo pure visto gli studi di Jeopardy e La ruota della fortuna: cosa chiedere di più?

Mentre ci rimpinzavamo di frittume di ogni genere, andando nel frattempo ad ordinare da bere al banco cocktail – dove peraltro non avevano mai sentito nè il termine mojito nè il termine caipirinha, e dove mi son ben guardato dall’ordinare un cuba libre, per evitare che spuntassero i marines a portarmi via -, è partita la celebrazione vera e propria.

I discorsi dei presenti sono culminati nel momento in cui Steve Crocker ha prodotto delle foto di lui e Vint che entrano nel laboratorio informatico della UCLA dalla finestra del secondo piano, per commemorare i loro ingressi non autorizzati di quarant’anni fa. Poi sono seguiti i discorsi in video di varia gente da tutto il mondo, chiusi prima dalla commissaria europea Reding – un po’ impalata e decisamente troppo loquace – e poi da Al Gore, un uomo da cui, avendolo visto e sentito parlare in video con una scioltezza allarmante e con la capacità di infilare riferimenti al riscaldamento globale pure parlando di computer, non potrei evitare di comprare un’auto usata.

Alla fine è salito sul palco Vint, visibilmente commosso, e ha fatto un bel discorso di ringraziamenti, lanciando poi una specie di “titoli di coda” con le centinaia e centinaia di nomi di persone che partecipano in ICANN. Siccome hanno cominciato dal Board in ordine alfabetico, il mio nome era il secondo di tutta la lista: non male, potrei quasi fare un film con Tom Cruise.

Insomma, deve essere un grande privilegio essere Vint Cerf, ma deve anche essere costato tanti sacrifici; dall’esterno sono difficili da vedere. E’ certamente difficile dover sempre essere all’altezza di se stessi, imponendo le mani a tutti quelli che ti adorano e ti accerchiano non appena metti il naso fuori nel corridoio. Vint è talmente bravo nella parte del guru che viene difficile accorgersi di quanto non sia affatto scontato riuscire a farlo così bene. Spero quindi che possa godersi un po’ la vita, anche se Eric Schmidt, nel suo videomessaggio, ha subito rimarcato di come a Google siano “contenti che lui abbia finito il suo mandato, in modo da poterlo riavere in ufficio a tempo pieno”. E poi, conoscendolo, non riuscirà certo a stare con le mani in mano: da buon ingegnere, sentirà presto il richiamo dell’ignoto; verso l’infinito e oltre.

[tags]vint cerf, icann, google, al gore, sony studios, star wars, yoda nano malefico[/tags]

divider
martedì 30 Ottobre 2007, 07:32

Nuovi domini

Al meeting ICANN di Los Angeles, la giornata di oggi è stata occupata per la maggior parte da un workshop-mostro di sei ore, dedicato alle raccomandazioni approvate dalla GNSO per l’introduzione di nuovi domini generici di primo livello (gTLD).

Qui trovate una presentazione riassuntiva, di sole 78 pagine; queste sono le raccomandazioni, suddivise in principi generali, raccomandazioni vere e proprie, e principi per la loro implementazione.

Per certi versi, il passo sarà rivoluzionario: chiunque con un minimo di capacità tecnico-organizzative e centomila dollari da buttare sarà in grado di ottenere un nuovo TLD, qualsiasi ne sia il significato. Per altri versi, ci saranno dei criteri aggiuntivi che generano sin d’ora grandi controversie, come quelli secondo cui la stringa proposta non deve essere moralmente inaccettabile secondo principi etici riconosciuti a livello internazionale (come se ce ne fossero).

In altre parole, ICANN vuole avere un appiglio per rifiutarsi di creare .nazi, .pedofilia e .unaqualsiasibestemmia; siccome però negli Stati Uniti, grazie al primo emendamento, questo genere di cose è comunque legale, tutto il giro dei benpensanti liberal americani rompe le scatole da mesi, con tanto di campagne pubbliche e lettere precotte. Il punto è che, se mai si creasse .nazi, il giorno dopo Francia e Germania comincerebbero a filtrarlo, o magari addirittura a creare il proprio root server parallelo; ma questo è niente rispetto a cosa accadrebbe dopo una possibile richiesta per .tibet o .falun-gong.

Insomma, più si è liberali, ignorando i punti di vista di quelle società in cui culturalmente la morale collettiva prevale sulle libertà individuali, e più si rischia di ottenere l’effetto opposto, spingendo queste società alla censura, e ad autoisolarsi dalla rete.

divider
lunedì 29 Ottobre 2007, 14:12

I will not illegally download this movie (2)

Da The IT Crowd – telefilm che non avendo figone non sarà mai tradotto in italiano – ecco l’ultimo video della MPAA per convincervi a non scaricare film dalla rete. Fate attenzione.

divider
lunedì 29 Ottobre 2007, 07:07

Varie da ICANN

Beh, in effetti in questo meeting di casa – organizzato dallo staff di ICANN, a pochi chilometri dal suo quartier generale – ci trattano bene: nel cortile del ristorante di ieri sera stavano parcheggiate una Rolls Royce e una Ferrari, mentre in quello del ricevimento di stasera, proprio sulla spiaggia di Santa Monica, c’era una Lamborghini arancione. Il tutto nel solito ambiente di ragazzoni atletici e tipe in vestito superelegante, con la schiena nuda e le tette rifattissime a spingere sul davanti, mentre un pianista di mezz’età accenna del jazz o della musica lounge, e i camerieri rigorosamente messicani ti versano i cocktail.

Però, può succedere (a me) che l’Hilton pretenzioso ti schiaffi in una stanza all’ultimo piano che sta proprio sotto gli enormi motori del sistema di condizionamento, posizionati sul tetto; e così, per due notti ho fatto molta fatica a dormire, disturbato da un ronzio persistente e ben percettibile. Oggi, però, ne ho avuto abbastanza e nelle pause dei meeting sono andato a farmi valere presso la reception, ottenendo un’altra stanza due piani più sotto.

Nel frattempo, stamattina l’ALAC si è dedicato a una sessione di team building, con tanto di gioco di ruolo e gara di abbracci: good vibrations, peace and love, ma devo ammettere che sto cominciando a ripensare all’opportunità di spendere mezzo milione di dollari l’anno dei possessori di domini in un progetto del genere. Forse, se con un terzo di quei soldi ICANN assumesse un paio di persone sveglie da mandare nelle discussioni di policy a difendere l’interesse dell’utente medio, il risultato sarebbe migliore.

Insomma, dopo tutti questi anni questi meeting sono un po’ tutti uguali. Stasera una squallida cena nel sotterraneo dell’albergo, alla presenza di un sottosegretario americano: un quarantenne atletico e molto sveglio che ha prontamente cazziato Vint, segnalandogli che interporsi (come fa Google) tra la pagina di risultati della ricerca e i siti linkati, anche soltanto con lo scopo di visualizzare un avvertimento sulla possibile presenza di malware, è una violazione dell’antitrust e della neutralità della rete. Prima o poi anche noi avremo membri del governo in grado di formulare autonomamente un pensiero del genere.

divider
domenica 28 Ottobre 2007, 02:48

Messaggio importante agli ISP

Dalla cerimonia di chiusura del cinquantacinquesimo meeting di RIPE, l’associazione delle reti europee, arriva un chiaro messaggio a chiunque si occupi di infrastruttura di rete: migrate subito a IPv6, per non dovervi poi pentire il giorno in cui i router moriranno.

A long long time ago
I can still remember
When my laptop could connect elsewhere
And I tell you all there was a day
The network card I threw away
Had a purpose, and it worked for you and me

But 18 years completely wasted
With each address we’ve aggregated
The tables overflowing
The traffic just stopped flowing

And now we’re bearing all the scars
And all my traceroutes showing stars
The packets would travel faster in cars
The day the routers died

So bye bye folks at RIPE 55
Be persuaded to upgrade it or your network will die
IPv6 just makes me let out a sigh
But I suppose we’d better give it a try
I suppose we’d better give it a try

Now did you write an RFC
That dictated how we all should be
Did we listen like we should that day
Now were you back at RIPE 54
Where we heard the same things months before
And the people knew they’d have to change their ways

And we knew that all the ISPs
Could be future proof for centuries
But that was then not now
Spent too much time playing WoW

Ooh there was time we sat on IRC
Making jokes on how this day would be
Now there’s no more use for TCP
The day the routers died

So we’re singing, bye bye folks at RIPE 55
Be persuaded to upgrade it or your network will die
IPv6 just makes me let out a sigh
But I suppose we’d better give it a try
I suppose we’d better give it a try

I remember those old days I mourn
Sitting in my room downloading porn
Yeah that’s how it used to be
When the packets flowed from A to B
Via routers that could talk IP
There was data that could be exchanged between you and me

Oh but I could see you all ignore
The fact we’d fill up IPv4
But we all lost the nerve
And we got what we deserved!

And while we threw our network kit away
And wished we’d heard the things they say
Put all our lives in disarray
The day the routers died

We were singing, bye bye folks at RIPE 55
Be persuaded to upgrade it or your network will die
IPv6 just makes me let out a sigh
But I suppose we’d better give it a try
I suppose we’d better give it a try

Saw a man with whom I used to peer
Asked him to rescue my career
He just sighed and turned away
I went down to the net cafe
That I used to visit everyday
But the man there said I might as well just leave

Now we’ve all lost our purpose
My Cisco shares completely worthless
No future meetings for me
At the Hotel Krasnapolsky

And the men that make us push and push
Like Geoff Huston and Randy Bush
Should’ve listened to what they told us
The day the routers died

So bye bye folks at RIPE 55
Be persuaded to upgrade it or your network will die
IPv6 just makes me let out a sigh
But I suppose we’d better give it a try

[tags]ipv6, ripe, the day the routers died[/tags]

divider
sabato 27 Ottobre 2007, 19:13

Rivoluzioni

Volevo esprimere il mio massimo rispetto per il senatore Fosco Giannini di Rifondazione Comunista, che l’altro giorno ha avuto la forza e il coraggio di indignarsi in Parlamento per un servizio del TG2 di mercoledì sera, dedicato al novantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.

Anche io avevo visto il servizio e ne ero rimasto allibito: descriveva la rivoluzione russa con una faziosità virulenta, chiaramente studiata a tavolino, ben lontana da qualsiasi possibile giudizio storico, e molto più simile a un bollettino della CIA degli anni ’50. La scelta e il racconto dei fatti, l’uso degli aggettivi e dei verbi erano studiati per denigrare il comunismo come nemmeno Emilio Fede avrebbe mai fatto. In pratica, la rivoluzione bolscevica veniva descritta come un colpo di stato minoritario, autoritario e sanguinario basato su idee “atee, materialiste e violente” (notare l’associazione tra ateismo e violenza). Secondo il servizio, poi, il comunismo russo sarebbe la causa diretta dell’avvento del nazismo in Germania, come a sottintendere che è colpa dei comunisti se c’è stato Hitler; le due ideologie vengono poi apertamente equiparate. Segue l’affermazione secondo cui “fascismo e nazismo crollarono con la guerra”, fattagli evidentemente dagli alieni e non anche dall’Unione Sovietica comunista: il ruolo del comunismo nella seconda guerra mondiale viene scientificamente ignorato, e anzi si dice che il comunismo alla guerra sopravvisse “abilmente”, come un criminale di strada. E così via.

Ora, voi sapete che io sono ben lontano dall’essere comunista, e anzi che mi diverto a denigrare quei vecchioni della sinistra conservatrice e i loro schemi ideologici, che sono certamente inefficaci, e molto spesso illiberali e autoritari. Eppure, un conto è instaurare un sistema sociale centralizzato ed autoritario – che però ha permesso la liberazione di mezzo mondo dal feudalesimo, dallo sfruttamento e dal colonialismo – e un conto è  spedire gli ebrei nei forni.

Le rivoluzioni comuniste nel mondo sono nate per ideali nobili, per richieste di giustizia sociale, di equità economica, di maggiore libertà da preesistenti regimi oppressivi o dittatoriali. Che esse siano poi degenerate in altrettante dittature è innegabile, nè io vorrei mai vivere in un paese comunista; ma sostenere che il loro scopo fosse esplicitamente e sin dal principio la dittatura e il vantaggio personale è non solo oggettivamente falso, ma vergognosamente irrispettoso di chi per quegli ideali ha dato il proprio sangue (e sì, c’è stata in passato gente che moriva per un ideale, non solo per troppo alcool o troppo sballo).

Il problema è che al giorno d’oggi parlare di rivoluzione, qualunque rivoluzione, è pericoloso; per vent’anni ci è stato fatto un lavaggio del cervello continuo per convincerci che l’ideologia è un male, che l’ideale è un male, che quello attuale è il migliore dei mondi possibili e che chi domanda cambiamenti che non siano meramente estetici è necessariamente un violento e un terrorista, o perlomeno uno stupido che vive di sogni.

Eppure, proprio l’Italia dimostra come sia necessaria una grande rivoluzione, nel senso proprio di un cambiamento radicale e improvviso di classe dirigente. Una rivoluzione molto diversa da quelle passate, innanzi tutto perché pacifica, non violenta, tranquilla. Una rivoluzione glocale come il nuovo sistema economico mondiale, con un occhio alle grandi questioni planetarie, e l’altro ai problemi spiccioli e concreti di tutti i giorni. Ma pur sempre una rivoluzione, perché il sistema sociale attuale è ingiusto e insostenibile per tanti, troppi motivi. E quando una gerarchia non sta più in piedi prima o poi, volente o nolente, cade.

Rivoluzioni così sono successe, in questi vent’anni, proprio nelle nazioni ex sovietiche, che avevano lo stesso nostro problema di gerarchia sclerotizzata. Però preparatevi, perché nessun grande cambiamento storico è mai avvenuto stando col culo sulla sedia a guardare i Simpson, o a farsi rincitrullire dal televisore su come l’importante sia stare zitti e delegare ad altri il potere politico ed economico, in nome della lotta contro un profluvio di paure artificiali e in cambio di svariati specchietti e perline. Prima o poi, ci sarà da sedersi in una piazza e non muoversi più.

[tags]tg2, rivoluzione d’ottobre, giannini, rivoluzione, casta[/tags]

divider
sabato 27 Ottobre 2007, 03:20

Santi angeli

Sono appena arrivato in albergo a Los Angeles, dopo un volo di undici ore dal quale peraltro resterò traumatizzato a vita, visto che non riuscirò più a togliermi dalla testa le immagini di Keira Knightley in Pirati dei Caraibi 3 – due ore con i vestiti sempre completamente fradici.

Comunque, effettivamente qui in città si vede poco o nulla: alla classica coltre rossa dell’inquinamento si aggiunge uno spesso strato grigio di fumo, che anche dai piani alti rende difficile vedere oltre la prima ventina di isolati. E così, mi sono accontentato di questo malinconico tramonto dal diciassettesimo piano dell’Hilton dell’aeroporto:

DSC00825s.JPG

Per completezza, aggiungo che il Westin che si vede sulla destra (l’ultimo palazzone bianco) è dove ero stato sette anni fa per un meeting di SDMI, spedito da Vitaminic: insomma un ritorno alle origini. Se stasera mi gira sfido il filo spinato elettrizzato (ubiquo nel circondario) e vado a vedere se esiste ancora il Taco Bell di fronte; se no, mi accontento degli hamburger del Carl’s Jr qui sotto. Oppure mi trascineranno in qualche cena, anche se per me (e per voi) sono quasi le quattro del mattino…

[tags]los angeles, incendi, tramonto, pirati dei caraibi, keira knightley sorca spaziale[/tags]

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2026 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike