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lunedì 2 Ottobre 2006, 09:34

E ribadisco, viva Lidl

Non voglio sembrare troppo cinico; in realtà, i due lunghissimi thread (uno e due) in cui si discute da mesi sulle condizioni di lavoro in Lidl hanno sicuramente sfidato alcune delle mie certezze.

Tuttavia, poco fa stavo facendo colazione con i recentemente introdotti Fior di Cioccolato e devo dire che sono davvero eccezionali: buoni come le originali Gocciole – che, nel frattempo, sono apparse anche loro al Lidl, in un disperato tentativo di preservare quote di mercato – ma costano, a occhio, il 30% in meno (controllerò la cifra esatta).

Allo stesso tempo, a tutti quelli che si sono scandalizzati leggendo il blog di Beppe Grillo e che hanno giurato sdegnati di non andare più a far la spesa dai tedeschi, raccomando di leggere qui (grazie per la segnalazione) cosa succede all’Auchan.

A questo punto, coerentemente, consiglio a chi ha problemi etici verso il sistema della grande distribuzione moderna di far la spesa solo nel negozietto sotto casa. E di rinunciare alle vacanze per poterselo permettere.

Oppure, si potrebbe anche auspicare una revisione complessiva dell’organizzazione del lavoro in questi ambienti, con contratti più simili alla realtà delle cose ma comunque con dei limiti di orario e di mansioni che vengono fatti rispettare. Solo che questo porterebbe inevitabilmente a un aumento dei costi, e quindi dei prezzi per il consumatore finale. Domanda non retorica: è quello che vogliamo?

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domenica 1 Ottobre 2006, 21:47

Restringimenti

Come vi avevo detto, oggi sono andato dai miei parenti a Loano.

A Loano ho passato praticamente tutte le mie estati e molti dei miei weekend, fino ai vent’anni. Poi, piano piano, sono cresciuto e ho cominciato ad andare in vacanza da solo e ad avere i miei giri di amicizie altrove, e nel frattempo alcuni dei miei parenti sono mancati, altri sono invecchiati, e la casa dove andavamo d’estate è stata venduta. Insomma, adesso ci vado in media una o due volte l’anno, a Natale e a Pasqua, e nemmeno sempre.

Questa volta, comunque, è stata la prima dopo parecchio tempo, e anche la prima con la macchina nuova. Non so se sia dovuto a questo, ma i luoghi che pure riconosco ancora perfettamente mi hanno fatto una impressione molto strana: mi sono sembrati… più piccoli.

La Liguria è da sempre soffocata dal cemento, con stradine strettissime e case costruite ovunque. Eppure, stavolta mi è sembrata un budello persino l’autostrada, con quelle gallerie lunghissime intervallate da salite, discese e viadotti; e poi, nonostante ultimamente abbiano sfondato interi muretti per allargarla e fare delle nuove rotonde, mi è sembrata stretta e intasata di auto anche l’Aurelia; e poi tutte le altre vie del paese, strette e vecchie – forse anche perchè quelli del posto, da buoni liguri, in trent’anni non hanno nemmeno dato il bianco alle case, o cambiato le insegne dei negozi.

Forse è perchè ho memorizzato tutti questi luoghi con gli occhi di un bambino; ma quelli che una volta mi sembravano stradoni, oggi si rivelano a malapena capaci di far passare due macchine, fermandosi per riuscire a incrociarsi; e percorsi lunghissimi durano in realtà trenta secondi di macchina.

La sensazione è stata più forte quando, salendo verso la vecchia casa, ho affrontato quello che all’epoca era un temibile doppio curvone in salita, sulla cui rampa si rischiava la vita, e che ora è poco più di una chicane sulla stradina. Questo anche perchè hanno abbattuto la palazzina che stava sulla curva, per costruire nuove case; e a questo scopo hanno invaso anche il terreno retrostante. Subito dopo la curva, difatti, la strada era fiancheggiata da quello che nei miei ricordi era un lunghissimo campo di ulivi, sempre pieno di reti rosse distese sotto le fronde, per raccogliere i frutti senza che cadessero a terra.

Ora, al posto di quel campo, ci sono… due mucchi di ghiaia. Grandi, eh; ma pur sempre due mucchi di ghiaia, messi lì per preparare il terreno per il cantiere delle nuove case. In auto, ci abbiamo messo tre secondi a fare quello che, da bambino, era un mezzo viaggio in direzione del mare.

Non so bene che morale trarre da questa storia; forse, che sarebbe bene tenere i propri ricordi d’infanzia ben archiviati in un cassetto, e ben slegati dalla nuova realtà dei luoghi dove si sono svolti.

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domenica 1 Ottobre 2006, 00:58

Bentornato?

Torno a Torino appena in tempo per arrivare allo stadio, e mi tocca vedere una partita così. Bah. Se proprio ci tenete a sapere cosa ne penso, il resoconto per il forum è qui.

Il giro a OpenExp è stato in compenso molto interessante; la manifestazione è bella, così come il luogo in cui è ospitata, e la dimensione ragionevole la rende ancora più godibile. Il mio talk è stato un successo, anche se, causa mal di gola dovuto a notte fredda e scoperta in albergo, avevo solo un filo di voce. E ho avuto modo di conoscere e scambiare idee con un po’ di persone interessanti, che poi è uno degli obiettivi principali di questo genere di attività.

Inoltre, nei ritagli di tempo del meeting, ho anche visitato Verona, che non avevo mai visto, e che si è rivelata molto bella, anche se parecchio turistica e quindi ben organizzata per pelare il forestiero. Su questo, spero di aver tempo di bloggare un racconto nei prossimi giorni – non oggi (domenica), perchè sono tutto il giorno dai parenti in Liguria.

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sabato 30 Settembre 2006, 08:43

[[Thom Yorke – Harrowdown Hill]]

Mettiamo subito in chiaro alcuni fatti per i meno esperti: sì, Thom Yorke è il depresso cantante dei depressissimi Radiohead, quelli che solo una settimana fa avevo promesso di non ascoltare più. E sì, ha rilasciato da poco un album solista, ma questo non vuol dire che i Radiohead si siano sciolti.

La cosa interessante del singolo del disco è che, invece della solita malinconia sentimentale o suicida, espone una devastante malinconia politico-esistenziale.

Yorke, difatti, è cresciuto e andato a scuola (tra gli altri posti: la famiglia si spostava spesso) nel piccolo villaggio di Standlake, a sud-ovest di Oxford, a pochi chilometri dal quale si trova una collinetta detta appunto Harrowdown Hill.

Su questa collina, la mattina del 18 luglio 2003, fu ritrovato il cadavere del dottor David Kelly, un dipendente del Ministero della Difesa inglese in quel momento sotto indagine pubblica. Kelly, in precedenza responsabile di ispezioni in Iraq, era accusato di aver fatto giungere alla stampa l’informazione che il dossier segreto secondo cui Saddam Hussein disponeva di armi di guerra batteriologica – la base su cui Blair chiese e ottenne l’invasione dell’Iraq – fosse chiaramente privo di fondamento, e che egli avesse dimostrato questo ai propri superiori ma fosse stato messo a tacere.

Stando alla versione ufficiale, accertata da una inchiesta sottratta alla magistratura ordinaria e gestita direttamente dal governo Blair, Kelly si suicidò per la vergogna dell’indagine, tagliandosi le vene dopo aver ingerito un analgesico per stordirsi.

Ma nonostante si sia ufficialmente tagliato le vene, non c’era sangue sul luogo del ritrovamento, e l’analgesico non era nemmeno digerito.

La caratteristica più geniale di questa canzone – che Yorke descrive come “la canzone più arrabbiata che abbia mai scritto” – non è tanto la rappresentazione dei pensieri di un uomo braccato e morente, o la furiosa denuncia del caso; è la descrizione della sensazione di impotenza che prova una persona comune di fronte al potere che calpesta con noncuranza un essere umano, e al fatto che tutti gli osservatori pensano la stessa cosa – che Kelly sia stato ucciso dai servizi segreti inglesi – ma non possono farci nulla: “We think the same things at the same time / We just can’t do anything about it”.

Che come dichiarazione militante di pessimismo cosmico sul futuro e sulla libertà dell’umanità, di questi tempi, non è male.

Don’t walk the plank like I did,
You will be dispensed with
When you’ve become
Inconvenient
Upon Harrowdown Hill
Where you used to go to school
That’s where I am
That’s where I’m lying down
Did I fall or was I pushed?
Did I fall or was I pushed?
And where’s the blood?
And where’s the blood?

But I’m coming home, I’m coming home
To make it all right, so dry your eyes
We think the same things at the same time
We just can’t do anything about it

We think the same things at the same time
We just can’t do anything about it

So don’t ask me, ask the ministry
Don’t ask me, ask the ministry
We think the same things at the same time
There are so many of us so you can’t count

We think the same things at the same time
There are too many of us so you can’t count

Can you see me when I’m running?
Can you see me when I’m running?
Away from them
Away from them
I can’t take their pressure
No one cares if you live or die
They just want me gone
They want me gone

But I’m coming home, I’m coming home
To make it all right, so dry your eyes
We think the same things at the same time
We just can’t do anything about it

We think the same things at the same time
There are too many of us so you can’t
There are too many of us so you can’t count

(It has me led into the backroom) Harrowdown Hill
(It has me led into the backroom) Harrowdown Hill
It was a slippery slippery slippery slope
It was a slippery slippery slippery slope
I feel me slipping in and out of consciousness
I feel me slipping in and out of consciousness
I feel me

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venerdì 29 Settembre 2006, 08:01

Tanti auguri

Tanti auguri a Silvio Berlusconi, che oggi compie settant’anni! Silvio, ti aspettiamo tutti ai giardinetti, dove potrai giocare con i tuoi nipotini, ma anche provarci con le piacenti nonne degli altri bambini, come facevi ai bei tempi con il primo ministro della Finlandia! E poi, sciogliendoti la bandana a rivelare la tua fluente chioma nuova d’impianto, potrai arringare la folla gridando in trionfo i risultati del tuo ultimo sondaggio, dove il Polo delle Libertà sarà in vantaggio di duecento punti percentuali sugli Ex Comunisti, e Forza Italia, sconfitti in finale gli alleati traditori guidati dal perfido Casini, sarà ancora una volta Campione del Mondo!! Campione del Mondo!!! Campione del Mondo!!!!

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giovedì 28 Settembre 2006, 19:24

OpenExp

La seconda notizia di oggi è che da domani pomeriggio a domenica sera, a Cerea (VR), si svolge un meeting di tecnici e hacker, questa volta del genere “giacca e cravatta” (più o meno: io arriverò solo con la giacca).

Si chiama OpenExp, e mi hanno gentilmente invitato a ripeter laggiù l’intervento che feci all’Hackmeeting, sul controllo della rete e sulle strutture che la gestiscono. Il mio talk sarà quindi sabato alle 12, ma (anche se non sono del tutto sicuro) vorrei essere già là in giro domani pomeriggio.

In generale, sono sempre contento di poter incrociare i miei punti di vista con quelli di altre persone, anche se questo comporta spararsi centinaia di chilometri in macchina in poco tempo. Purtroppo però dovrò scappare sabato nel primo pomeriggio: domenica ho impegni familiari sin dal primo mattino, e sabato sera c’è Toro-Lazio, seguita da una notte bianca in città per festeggiare i mondiali di scherma…

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giovedì 28 Settembre 2006, 13:53

The Open CD

Per la vostra gioia, oggi niente commenti; solo notizie utili.

La prima riguarda un emerito progetto che i miei discepoli del Politecnico – discepoli in quanto hanno ereditato ufficio e risorse del mio vecchio progetto Politecnico a casa di dieci anni fa, e si sono ora denominati linux@studenti – hanno messo in piedi: la versione italiana di The Open CD.

Si tratta di una raccolta di tutto il più importante software libero per Windows, che potete usare sui vostri PC o far avere agli amici che non hanno ancora il coraggio di passare a Linux, ma vogliono scoprire l’idea e le potenzialità del free software.

Potete ottenere il CD presso il loro ufficio vicino all’entrata principale del Poli, oppure scaricare l’immagine ISO per poi masterizzarlo, oppure utilizzarlo direttamente online. Enjoy!

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mercoledì 27 Settembre 2006, 08:04

Un pianto italiano

La guerra in Iraq, siamo penso tutti d’accordo, è stata una manovra di imperialismo preordinato, fondata su evidenti bugie, e mirata a sostituire un regime nemico (dittatoriale, ma questo era in realtà un particolare irrilevante) con uno amico, rafforzando nel contempo il consenso interno di George W. Bush; una aggressione militare, forse persino un crimine internazionale. Quella in Afghanistan non è stata troppo diversa. Eppure, a me le parole della sorella del militare italiano morto ieri a Kabul hanno dato molto fastidio.

Per carità, sono sicuramente parole dettate in buona parte dal dolore per la perdita di una persona cara, e quindi forse dovrebbero essere i media a ridimensionarle, anzichè spararle in prima pagina; ma dire che i nostri soldati vengono “lasciati morire come carne da macello”, e quindi invocarne il ritiro, è assolutamente bieco.

Possiamo discutere sulle ragioni per cui l’Italia partecipa a determinate operazioni militari, e persino sull’opportunità di ritirarsi. Ma la vieta retorica dei fiori nei cannoni, del “c’era un ragazzo che come me”, per favore lasciamocela alle spalle.

Dal punto di vista dei singoli, i nostri soldati che vanno in queste missioni sono volontari, hanno scelto liberamente di andare, e ricevono uno stipendio proporzionale al rischio, che conoscono benissimo molto prima di partire. La possibilità di morire facendo il proprio lavoro c’è, ma quello del militare all’estero non è certo l’unico lavoro che ha un rischio significativo di morte: conosco un ragazzo sardo che da anni e anni fa il carabiniere a Cinisello Balsamo, per uno stipendio che è un quarto di quello di un soldato in Afghanistan, e non credo che la mortalità del suo lavoro sia tanto inferiore.

Per la questione di principio, forse tra qualche decennio riusciremo ad avere un mondo privo di guerre; ma anche allora, non credo possibile avere un mondo senza forze armate, perchè la convivenza civile, tra persone come tra stati, si basa anche sull’accettazione – nevrotica o meno ;) – di regole comuni, e sul loro rispetto. Possiamo discutere all’infinito di quale sia il modo giusto e democratico per definire le regole di convivenza del mondo, ma non del fatto che si possa vivere senza avere dei mezzi, in casi estremi anche coercitivi, per farle rispettare; per non parlare dell’esigenza di forze armate di interposizione e pacificazione, che, con tutta l’ironia che ci si può fare sopra e con tutti i fallimenti passati (vedi Bosnia o Somalia), in altre situazioni hanno salvato dall’abisso dell’anarchia violenta intere nazioni.

Un Paese che non capisce questo, un Paese che non ha la capacità di inviare soldati a combattere, se necessario a morire, per difendere la pace e la gente comune là dove è richiesto, è un Paese bambino, che non è in grado di assumersi le proprie responsabilità da membro adulto e rispettato del consesso internazionale.

Allora, torniamo pure indietro dall’Afghanistan anche domani mattina, se pensiamo che la nostra presenza faccia male anzichè bene a quella nazione; ma non facciamolo solo perchè ai primi morti ci mettiamo a piagnucolare.

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martedì 26 Settembre 2006, 22:20

Lapsus freudiani

Fassino a Ballarò: “Se qualcuno avesse criticato i DS dicendo che non sapevano in anticipo della fusione DS-Sanp… scusate, Intesa-Sanpaolo…”

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martedì 26 Settembre 2006, 21:33

Esperti in TV

Quando si parla di Internet in televisione, è raro sentirne parlare con competenza; l’Italia è piena di persone che si dichiarano esperti a sproposito.

Per questo mi sono piacevolmente sorpreso, poco fa, quando guardando il servizio di apertura di Ballarò – che stasera si occupa di Telecom e intercettazioni – ci ho trovato dentro Andrea Monti, collega di tanti anni di Naming Authority, che esperto di libertà digitali dal punto di vista legale (e fondatore di ALCEI, l’equivalente italiano di EFF) lo è davvero.

Naturalmente, però, l’hanno fatto parlare per dieci secondi in tutto, e non si sono risparmiati il vieto stereotipo di intervistare il “tecnico” (anche se Monti è un avvocato) dentro una server farm, con macchine e cavi di rete e lucine ben in vista. Le sue giacca e cravatta stonavano non poco… Ma insomma, non si può avere tutto in una volta sola!

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