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martedì 26 Settembre 2006, 14:08

Contrappasso carraio

E’ certamente una punizione divina per aver rivelato in pubblico le mie abitudini di parcheggio a San Salvario, ma da qualche giorno, quando tento di parcheggiare in viale Madonna di Campagna davanti al mio ufficio, mi succede sempre la stessa cosa.

Arrivo, e tutti i posti comodi sul viale, a pettine da un lato, paralleli dall’altro, compresi quelli sul marciapiede regolarizzati a forza di uso dai dipendenti Motorola, sono occupati. Così, mi tocca entrare nel famigerato controvialino: un budello rialzato largo pochi metri, comprendenti una fila di alberi su un fianco, in cui le auto parcheggiano su entrambi i lati lasciando così un passaggio largo esattamente come un’auto più due specchietti più cinque centimetri, a cui si accede tramite gli stretti scivoli dei cancelli.

Immettersi con un’auto non microscopica è una tragedia: la curva richiede almeno tre o quattro manovre per evitare le fiancate delle auto già parcheggiate, ammesso che una di esse non sia talmente vicina al bordo da bloccare il passaggio. Parcheggiare è anche peggio, bisogna sfruttare abilmente gli interstizi tra un’auto e l’altra per infilare il muso mentre si curva all’indietro, e sperare che ci sia spazio sufficiente, nel contempo evitando gli alberi e le auto dall’altro lato.

Insomma, ogni volta parcheggiare lì dentro richiede dai tre ai cinque minuti, e dure manovre avanti e indietro, sempre a passo d’uomo, sempre a pochi centimetri dal rifarsi la fiancata.

E poi, regolarmente, spengo il motore, esausto, slaccio la cintura, scendo, e scopro che si sono appena liberati almeno tre comodissimi posti nel viale.

Qualcuno sa chi sia il santo protettore degli automobilisti in cerca di parcheggio, di modo che io possa effettuare gli opportuni riti purificatori sacrificandogli un paio di agnelli?

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lunedì 25 Settembre 2006, 20:27

Un consiglio disinteressato

Caro monsignor Milingo, fai attenzione a diventare così scomodo per il Vaticano! Perlomeno, non accettare quando ti offrono un caffè

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lunedì 25 Settembre 2006, 20:11

Il comune senso della spudoratezza

Ok, siamo nel terzo millennio, il senso del pudore è rimasto nel secondo, e ormai si esibiscono mutande e culi dappertutto, si cambia partner più spesso che vestito, si parla apertamente di posizioni e prestazioni sessuali a cena o sul bus.

Ma che senso ha che io entri in un normalissimo negozio di un qualsiasi centro commerciale, compri due saponi profumati come pensiero gentile per il sessantesimo compleanno di mia madre, e me li porgano in un sacchetto con una gigantesca scritta “SESSO E VOLENTIERI”?

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domenica 24 Settembre 2006, 22:22

I [Heart] Huckabees

In questo weekend di isolamento montano, ho visto I [Heart] Huckabees (sottotitolo, Le strane coincidenze della vita) perchè me ne aveva parlato in lungo e in largo Simone tempo fa, che lo aveva trovato particolare e molto interessante.

Stando alla descrizione sulla guida ai programmi Sky, il film – con un cast degno di nota, che vede tra gli altri Dustin Hoffman, Isabelle Huppert, Jude Law, Mark Wahlberg e Naomi Watts – racconta di “due detective esistenziali, un mestiere curioso con cui aiutano un ambientalista in conflitto con uno yuppie”.

In realtà, già dopo i primi dieci minuti ho capito di cosa si trattasse: il film è la rappresentazione visiva piuttosto precisa del percorso di un tizio che va in analisi, e quindi di altre persone che entrano in terapia con lui e a causa sua.

Per rendere il film divertente, la coppia di analisti si sposta materialmente seguendo il paziente in ogni momento, invece di farsi raccontare gli eventi da lui sul lettino. Ma per il resto si verificano, e vengono mostrate in modo piuttosto preciso, tutte le esperienze e i trucchetti che fanno parte normale della teoria e della pratica di un’analisi, dalle menzogne inconsciamente volontarie ai lapsus rivelatori (mitico, ma tipico, il ragazzo perfettino che messo di fronte alle proprie protezioni e alla propria mancanza di spontaneità, e non capendo perchè si senta improvvisamente così diverso dal solito, si chiede “Come mai non sono me stesso?” – anche se nel doppiaggio la brutta traduzione dell’originale “How am I not myself?” è “Come non essere me”); dalle visualizzazioni guidate all’esame condiviso di fantasie e sogni; dall’introduzione di un alter ego o di un doppio (che nella terapia solitamente è inventato dall’analista, anche se viene presentato come persona reale; difatti mi sarei aspettato che nel film l’alter ego si rivelasse immaginario) fino alla visita ai genitori, con relativa scoperta del trauma infantile; e persino al passaggio per sfiducia a un analista concorrente, cosa che succede nella realtà a non pochi pazienti.

Naturalmente, come sempre accade, la psicanalisi, rendendo le persone consapevoli di ciò che sono e di come siano diverse da come pensavano, finirà per cambiare in modo improvviso, radicale e soltanto apparentemente involontario le loro vite… e anche gli analisti finiranno per essere per un attimo analizzati e quindi cambiati, visto che anche alle persone si applica il principio di indeterminazione di Heisenberg, per cui non si può osservare troppo in dettaglio la psiche di un altro senza esserne per questo influenzati.

Al di là di tutto, questo è un film divertente e che potrebbe farvi riflettere, quindi guardatelo; ma se ciò che vi affascina è il genere di rivelazioni sulla vera natura delle persone contenuto in questo film, specie se applicato a voi stessi, vi consiglierei di cominciare a racimolare i soldi per andare in analisi.

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sabato 23 Settembre 2006, 08:23

La pillola rossa

In questi giorni, in Ungheria, si è sfiorata la rivoluzione di piazza; tre giorni fa, per dire, gruppi di esagitati hanno occupato e dato parzialmente alle fiamme il palazzo della televisione di Stato, che ha dovuto interrompere i programmi per un po’.

La causa della rivolta è stata la trasmissione da parte di una radio di una registrazione rubata in cui l’attuale Presidente del Consiglio, il miliardario socialista Gyurcsany, ammetteva candidamente di avere mentito su tutta la linea a proposito dei risultati del proprio governo, durante la campagna elettorale che gli ha garantito la rielezione questo aprile.

Bene, a me quello che stupisce di questa protesta è il presunto candore – presunto perchè chiaramente organizzata o perlomeno cavalcata dall’opposizione politica, con il coinvolgimento di agitatori di professione e persino degli ultras delle locali squadre di calcio (vi ricorda qualcosa? Ucraina, Georgia, fondi americani? ok, ne parleremo un’altra volta).

Insomma, veramente esiste qualcuno, nella società moderna, che pensa che i politici non mentano, quotidianamente, ordinariamente, “professionalmente” come parte del proprio lavoro?

Venendo all’Italia, è credibile che davvero Prodi non sapesse nulla dei piani di Tronchetti Provera sul futuro di Telecom, discussi o suggeriti dal suo braccio destro? E Tronchetti Provera davvero si è dimesso senza sapere nulla del fatto che di lì a poco sarebbe scoppiato lo scandalo delle intercettazioni? Scandalo che naturalmente è solo una pura coincidenza, e non ha alcun collegamento con lo scontro politico ed economico in atto per il controllo della principale azienda di telecomunicazioni (e centro di sorveglianza) d’Italia?

Naturalmente questo è solo un esempio; quante palle conclamate ed autoevidenti, o comunque ben presto svelate, ha detto Berlusconi? E Bush, sulle armi in Iraq e sull’11 settembre tanto per iniziare?

Qualche volta uno ci potrebbe anche credere, ma in certi casi è totalmente evidente a qualsiasi persona dotata di raziocinio che quello che ci viene fatto sapere è un gentile abbellimento della realtà, quando non una pillola blu vera e propria. Allora, che cosa è successo di speciale in Ungheria?

Probabilmente quello che succede è un fenomeno di rimozione collettiva. Sappiamo tutti che ci stanno prendendo per i fondelli, ma abbiamo già talmente tanti problemi da affrontare nel nostro piccolo che preferiamo mettere quelli di grandi dimensioni da parte. Poi, però, ipocritamente, quando ci spiattellano la verità così chiaramente sotto gli occhi non possiamo fare più finta di niente; e allora ci incazziamo, e mandiamo al rogo quello dei tanti mentitori che è stato così fesso (o così bellamente inchiappettato dai suoi compari) da venire sputtanato in pubblico. Anzi, la reazione è forse ancora più violenta, perchè dobbiamo sfogare la frustrazione di tutte le altre volte in cui ci hanno chiaramente preso per i fondelli senza che dicessimo nulla.

L’aspetto sinistro, però, è il fatto che forse non proprio tutte le bugie vengono dette per nuocerci. Per dire, quanti di noi avrebbero accettato il passaggio all’euro – una tappa inevitabile per la costruzione politica di una Europa capace di contare a livello mondiale, e probabilmente anche, nel lungo termine, di un mondo equilibrato e pacifico invece che succube dell’Impero Americano – se ci avessero detto chiaramente che ci sarebbe costato una inflazione reale del 50% nei primi tre anni? E se su questo argomento non avessimo tutti più o meno fatto finta di niente, accettando le cifre chiaramente taroccate di Berlusconi invece che quelle veramente sperimentate sulla nostra pelle, cosa sarebbe successo nelle nostre piazze?

Pensate solo a tutte le volte in cui bisogna costruire una infrastruttura necessaria ma sgradevole. A un chilometro da casa mia c’è il CPT di Torino, il centro di detenzione per i clandestini in via di accertamento, che si potè costruire solo raccontando ai residenti la chiara menzogna che sarebbe rimasto lì solo per un paio d’anni, il tempo di farne uno vero altrove; sono passati dieci anni ed è ancora lì, anzi lo vogliono espandere. Eppure, il CPT, almeno finchè non cambia la legge, da qualche parte si doveva fare; probabilmente sarebbe stato impossibile realizzarlo, senza raccontare bugie.

Io, personalmente, scelgo sempre la pillola rossa, quella che ti mette davanti alla dura verità, e non giustifico i politici che mentono troppo facilmente. Ma non sono sicuro che la società italiana sia sempre e comunque pronta per questo; e anzi credo che molti di noi, più o meno coscientemente, demandino ai politici proprio il compito di nascondere le verità meno gradevoli, magari per poi fare da capro espiatorio quando non potremo proprio più far finta di non vedere.

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venerdì 22 Settembre 2006, 14:47

Sarò licenziato per questo

Chi mi conosce più da vicino sa che io e il mio socio abbiamo alcune, ehm, lievi divergenze sulla concezione dei rapporti lavorativi all’interno di una azienda moderna.

Una delle cause di discussione più frequenti in questi ultimi mesi è stata la legittimità del fatto che io blogghi in orario d’ufficio. Per me è del tutto normale che una persona con un ruolo di dirigente (ma anche un normale tecnico, se la cosa non degenera) abbia una allocazione flessibile del proprio tempo, che include una certa percentuale di tempo dedicata ad attività pubbliche o all’autoapprendimento; questo tanto più se non è assunta ma è retribuita in forma di consulente. Al contrario, per un manager che viene dal marketing il fatto di spendere anche solo dieci minuti sul proprio blog tra le 9 e le 18 è non solo un tradimento del proprio dovere di buon lavoratore, ma addirittura potenzialmente una giusta causa di licenziamento o di rottura del contratto.

La discussione è interessante: come cambiano i diritti degli individui in un mondo del lavoro flessibile? La flessibilità va solo a danno del dipendente, o ci sono anche forme di flessibilità vantaggiose, come quella di poter fare ciò che si vuole del proprio tempo purchè si raggiungano gli obiettivi? Per tutti noi che svolgiamo di fatto un lavoro dipendente, a progetto o in partita IVA, senza essere assunti, fino a dove l’azienda ha diritto di pretendere il rispetto di un orario e di mansioni definite in modo “classico”? E se l’azienda lo fa, non dimostra intrinsecamente di nascondere un rapporto di tipo subordinato sotto la forma (detassata) della consulenza?

Io, come sapete, non sono affatto legato alle tradizionali forme di rapporto lavorativo, che considero anzi obsolete in moltissimi casi, e persino inique verso tutti quelli che, nella mia generazione, sono poi costretti a lavorare in modo totalmente precario per permetterne la sopravvivenza. Allo stesso tempo, trovo che la flessibilità debba valere in entrambe le direzioni; se un’azienda non vuole concedertela, può sempre assumerti.

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venerdì 22 Settembre 2006, 14:18

Regole

So perfettamente quanto siano fondamentali le regole per la convivenza civile, ma è anche vero che il rispetto delle regole in modo ossessivo e privo di eccezioni è talmente insensato da coincidere con la definizione di un disturbo mentale (nevrosi).

Per cui, è vero, tecnicamente ero io in fallo; ma saremo più stronzi io e le altre quattro persone davanti o dietro a me che, dovendo andare per cinque minuti nei negozi di una via situata al centro di una zona totalmente imparcheggiabile, invece di spuzzonire il mondo per mezz’ora girando avanti e indietro senza speranza, si sono piazzate in doppia fila a bordo strada; o tu che ti infili con un grosso camion nel cuore di San Salvario e ti incazzi pure se trovi degli ostacoli?

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giovedì 21 Settembre 2006, 22:28

[[Radiohead – There There]]

Avevo promesso di eliminare completamente dalla mia discografia la musica depressiva: basta Muse, basta Radiohead, basta tutti quei pezzi cattivi che parlano di follia e tristezza. Ma poi stasera è bastata una conversazione a distanza per buttarmi giù di morale, e quindi ecco un pezzo che è talmente un capolavoro che all’epoca lo sentii distrattamente sì e no tre volte, eppure stasera mi è venuto subito fuori dritto dal fondo del cervello. Parla di solipsismo e del caso disastroso che ci aspetta e di come il seguire i propri sentimenti (che non sempre corrispondono alla realtà) porti invariabilmente al disastro.

Buona serata; per stasera chiudo andando a suonare Karma Police al piano, ma poi ci risentiamo domani mattina di buon umore.

In pitch dark I go walking in your landscape
Broken branches trip me as I speak
Just ‘cause you feel it, doesn’t mean it’s there
Just ‘cause you feel it, doesn’t mean it’s there

There’s always a siren
Singing you to shipwreck
(Don’t reach out, don’t reach out
Don’t reach out, don’t reach out)
Steer away from these rocks
We’d be a walking disaster
(Don’t reach out, don’t reach out
Don’t reach out, don’t reach out)

Just cause you feel it, doesn’t mean it’s there
(There’s someone on your shoulder)
(There’s someone on your shoulder)
Just cause you feel it, doesn’t mean it’s there
(There’s someone on your shoulder)
(There’s someone on your shoulder)
There there!

Why so green and lonely?
And lonely, and lonely, and lonely
Heaven sent you to me
To me, to me, to me

We are accidents
Waiting, waiting to happen
We are accidents
Waiting, waiting to happen

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giovedì 21 Settembre 2006, 11:47

Guido Rossi e il signor Rossi

Mi spiace, per via del mio orgoglio di cronista non professionista, di aver tenuto questo post mezzo scritto nel cassetto per quasi due mesi. Perchè sparare su Guido Rossi ormai è diventato di moda, ma io ne parlo male in tutti i luoghi appropriati (il forum apposito di Toronews, ovviamente) da almeno due mesi.

Perchè, diciamocelo, Guido Rossi è il peggiore di tutti.

Carraro, Matarrese, Moggi sono lo specchio della classe dirigente italiana di questi due decenni, arrivati al potere galleggiando e scambiando favori, cavalcando un partito qualsiasi purchè avesse poltrone da distribuire, o meglio ancora cavalcandoli tutti; ma non fingono di essere differenti da ciò che sono. Rossi, invece, ci è stato presentato come il diverso: banchiere internazionale però comunista, duro coi furfanti ma dal cuore d’oro, efficiente alla milanese ma politicamente abile alla romana, un superman delle emergenze da richiamare dalla pensione per i casi difficili.

E allora, giudichiamolo dai fatti: arriva facendo proclami di onestà e cambiamento e rigore a destra e a manca. Una settimana dopo è già nel ritiro della Nazionale a indossare la maglia numero 10 e a farsi fotografare. Poi fa una serie di nomine (Borrelli ecc.) badando essenzialmente a che siano spettacolari e finiscano sui giornali. Se le cose da fare non vanno almeno in quinta pagina sui quotidiani nazionali, se ne frega e non le fa: la serie C e tutti i campionati dilettantistici sono stati nel caos fino all’ultimo perchè il signor Rossi non si decideva a deliberare sui ripescaggi delle serie minori.

Quando alla fine tutto ha iniziato ad andare in vacca, con le sentenze medie di nonno Ruperto e soprattutto con le sentenze alla “volemose bbene” di Sandulli, Rossi sparisce e sta zitto. Avrebbe poteri straordinari, può commissariare la Lega e invece ci lascia arrivare Matarrese. Riemerge subito dopo la frittata di questa nomina, e invece di fare il possibile per evitare lo sbraco completo, pensa solo ad andare a dissociarsi sui giornali per salvarsi la faccia; e già che c’è, compie l’unico atto concreto di tutta la sua gestione, assegnare uno scudetto ridicolo alla sua squadra del cuore, uno scudetto presunto di cui tutte le tifoserie d’Italia ridono e rideranno nei secoli, festeggiato (dice la leggenda) in piazza Duomo da un solitario Massimo Moratti con bandiere che si fa i cori da solo, preso per scemo da chiunque passasse di là.

E poi, mentre invade i giornali lamentando complotti alle sue spalle e disonestà altrui, di nascosto si cerca un nuovo lavoro, e lo trova anche: presidente del gruppo a cui ha appena regalato lo scudetto. Ma naturalmente, lui, da uomo di sinistra, di rigore e tutto d’un pezzo, non ha mai parteggiato per nessuno.

Ha persino la faccia tosta di cercare di restare al suo posto (si sa, all’Inter di spintarelle ne servono in continuazione), mentre il campionato riparte come era finito: alla penultima giornata dell’anno scorso la Juve in crisi di fiato vince 3-0 in casa del Siena imbottito di suoi scarti, alla terza di quest’anno la Juve in crisi di fiducia – pur l’unica rimasta col cerino in mano nelle sentenze vergogna – vince 3-0 in casa del Crotone imbottito di suoi scarti. Ma naturalmente queste squadre hanno lottato alla morte, nel più sincero spirito sportivo, e non si sono fatte influenzare dalle alleanze strategiche di lunga data!

Dai maneggioni del calcio non ci si poteva aspettare altro; da Guido Rossi si poteva pretendere molto di più. La responsabilità principale è sua e di chi l’ha messo lì (Petrucci, Melandri e Prodi) per poi perdere il controllo della situazione. Anche se a questo punto è evidente come abbiano anche loro perlomeno accettato, se non disegnato, questo risultato; e vista col senno di poi, la proposta che fece Prodi nei primissimi giorni dello scandalo, quella di mettere come commissario Gianni Letta, assume una luce davvero sinistra. Probabilmente in quei giorni s’è giocato un derby milanese a livello politico, per determinare chi sarebbe uscito vincitore dallo scandalo.

Chiudo dicendo che il fatto che il mondo politico permetta questo sfascio è il segno di quanta poca stima abbiano i nostri politici di noi italiani. Danno per scontato che, siccome si tratta di calcio, in fondo ci importi più di salvare lo spettacolo (e, per i tifosi, le loro squadre) che dell’onestà e dei valori base della convivenza civile, e che quindi ci sarebbe stata più gente incazzata di fronte a condanne serie, che di fronte al colpo di spugna.

A prima vista – leggendo ad esempio le reazioni della curva viola, giunta a santificare Della Valle anche di fronte alla piena confessione in diretta TV che rilasciò da Mentana – vien da pensare che forse hanno ragione loro. Eppure, a parte un manipolo di ultrà delle squadre coinvolte, io non ho sentito nessuno che non sia stato disgustato nel profondo da tutta la vicenda.

Molti commentatori sui giornali sostengono, con facile battuta, che Guido Rossi è il signor Rossi, e riflette precisamente l’italiano medio. Probabilmente è perchè vengo da una generazione diversa rispetto all’editorialista italiano tipico, ma a me sembra che rifletta soltanto l’Italia becera e ipocrita che ci ha rovinati, e di cui aspiro a liberarmi con metodi naturali: aspettando che, finalmente, la natura faccia il proprio corso. Se non fosse che, purtroppo, tutti questi signori stanno già piazzando qua e là i propri figli.

P.S. Per gli amanti del mal di fegato, ecco un’altra notizia: lo iettatore biondo Balzaretti, intervistato ieri in diretta a Controcampo, ha detto tranquillamente che loro sono sicuri di essere già in cima alla classifica, perchè c’è stato un accordo sottobanco con la Federazione per scontare la penalizzazione in cambio del mancato ricorso al Tar. Ecco, lo sapevamo tutti, ma almeno quel minimo pudore di non ammettere i maneggi illegali in televisione…

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mercoledì 20 Settembre 2006, 19:19

A testa bassa

Non so da dove venga questo ritaglio che mi hanno girato in una delle infinite catene di mail che intasano la mia casella, ma, come per gli sfottò dei gobbi dopo Crotone, è difficile reagire in altro modo che chinando la testa:

Caro elettore di sinistra

Lo dico davvero a malincuore, ma dopo la devastante performance di questi primi mesi potrebbe davvero essere il caso di ritirare fuori le magliette con la scritta “IO SONO UN COGLIONE” che alcuni di noi indossavano orgogliosamente in campagna elettorale… e di indossarle con un altro spirito.

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