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Archivio per il giorno 14 Dicembre 2006


giovedì 14 Dicembre 2006, 16:48

Metti un sito

Metti che tu voglia cambiare cellulare prima della fine dell’anno, e stia valutando di passare dalla tradizionale Nokia a uno dei marchi alternativi gi√† provati con successo da vari amici, ad esempio SonyEricsson.

Dovendo quindi ipotizzare un modello tra i seicento milioni di modelli di ciascun produttore, tutti rigorosamente identificati da sigle alfanumeriche indistinguibili l’una dall’altra un po’ come i titoli dei cartoni animati Mediaset, ti rechi sul sito del produttore e cerchi il classico sistemino di ricerca per caratteristiche.

Non c’√®.

C’√® per√≤ un magnifico comparatore di modelli a tecnologia avanzata (in Flash o in AJAX, non ho guardato), che ti permette di ottenere il dettaglio delle caratteristiche trascinando l’immaginina del cellulare in una casella. (Si sa, i cellulari si scelgono in base all’estetica – peccato peraltro che SonyEricsson adotti la politica della Fiat degli anni ’80, ossia tutti i modelli siano dei rettangoli squadrati e tagliati con l’accetta, rigorosamente uguali uno all’altro.)

Purtroppo, questo mostro tecnologico √® talmente pesante che, per realizzare i fantasmagorici effetti di cross-fading, drag & drop e ingrandimento interattivo, il mio portatile – che pure ha un anno d’et√† – comincia ad addormentarsi per venti secondi dopo qualsiasi azione, e mi costringe presto ad abbandonare l’idea, il sito e la marca di cellulari suddetta.

Certo, sul nuovo superfico portatile Apple da 4000 euro del marchettaro milanese che ha disegnato il sito, il tutto funziona sicuramente a meraviglia. Ma io vorrei che mi presentassero il suddetto marchettaro, in modo da impalarlo prima io, e poi consegnarlo al suo amministratore delegato insieme a un resoconto dettagliato delle vendite che gli ha fatto perdere.

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giovedì 14 Dicembre 2006, 15:10

ICbaccaglio

In ICQ, complice anche una mia vecchia e sdolcinata descrizione amorosa risalente a tutt’altri momenti della mia vita, mi succede mediamente una volta al giorno di essere abbordato da qualche gentile signorina dell’Est Europa in cerca di marito italiano; e quindi, ho sviluppato lunga esperienza su autopresentazioni di vario genere. Questa, per√≤, non mi era mai capitata: che razza di primo messaggio √®, “–ļ–ĺ–Ĺ–Ķ—Ü—Ą–ĺ—Ä–ľ—č–Ĺ–į—á–į–Ľ–ĺ—Ą–ĺ—Ä–ľ—čsaluto” ??

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giovedì 14 Dicembre 2006, 13:48

Ancora sul Brasile

Da qualche giorno volevo completare il mio racconto del Brasile, parlandovi dell’impressione complessiva che ne ho avuto durante il viaggio a San Paolo.

Va subito detto che il Brasile √® una grande nazione, e “grande” descrive bene l’effetto che fa, particolarmente andando a San Paolo – la maggior citt√† del Sud America, con un numero di abitanti non specificato ma compreso tra 10 e 18 milioni, che contarli tutti √® un po’ un casino. Tutto √® grande, i palazzi, i centri commerciali, le strade, l’inquinamento.

La cultura √® molto europea, fin troppo: potete entrare in un centro commerciale – uno qualsiasi delle decine che ci sono, una umile cosetta di vetro e marmi grande tre volte le Gru – e trovarci la Fnac identica a quella di Torino, solo tre volte pi√Ļ grossa; e poi scappare, entrare nel negozietto di dischi di fronte, pensando che finalmente l√¨ troverete qualcosa di non massificato, e trovarvi davanti agli altoparlanti del negozio che mandano Bacco Tabacco di Zucchero. Ah, ma quanti danni ha fatto Zucchero nel mondo… mai quanto Ramazzotti e la Pausini, s’intende.

Il Brasile √® un paese dove la gravit√† √® dimezzata rispetto al resto del mondo: lo si vede dai corpi delle donne. Tutti sono belli, persino i brutti, e hanno fisici spaziali; credo facciano un sacco di sport, e poi fa caldo tutto l’anno, insomma si vive all’aperto.

Il Brasile √® un paese dove ci si sente a casa per vari motivi, non solo per la cucina – ottima, ed √® vero che si mangia molta carne, ma anche molta pasta e un sacco di frutta dalle forme e dai colori improbabili, che richiederebbe, quando la portano in tavola, l’accompagnamento di un manuale di istruzioni per il forestiero. Finalmente, mi son detto guardando i cartelloni sull’autostrada, un altro paese dove quasi tutte le pubblicit√† hanno dentro un calciatore, o, in subordine, un pilota di Formula Uno! Non √® un caso se la compagnia aerea privata nazionale, l’equivalente locale di Air One, si chiama Gol

Ma c’√® una cosa che, pi√Ļ di tutte, caratterizza il Brasile. Non sono le belle donne, non sono i centri commerciali, non √® lo sport e nemmeno il clima. Se dovessi descrivere il Brasile con una parola, direi che il Brasile √® il paese della disorganizzazione.

Gi√† ne avevo avuto esperienze varie: basta studiare capoeira con un mestre brasiliano… Eppure, in questa settimana √® successo di tutto; e non parlo solo della disorganizzazione spicciola evidente, i camerieri che vogliono fare i premurosi ma ti rovesciano l’acqua addosso, gli orari di qualsiasi cosa sempre casuali, le code al check-in senza nemmeno le transenne, con la gente disposta a grumo alla bell’e meglio in mezzo alla hall (quello peraltro succede anche a CDG).

Parlo ad esempio dell’incidente che si √® verificato a met√† settimana: si √® rotto l’apparecchio radio che gestisce le comunicazioni da terra agli aerei. Beh, pu√≤ succedere; peccato che fossero talmente organizzati che, quando si √® rotto, la reazione √® stata: “Toh, si √® rotto! Bisogner√† cercarne un altro…” E il vicino ha detto “Eh, s√¨, magari domani chiamo un riparatore…”. Insomma, per tre giorni tre aeroporti del Sud del Brasile, tra cui San Paolo Congonhas, sono rimasti completamente chiusi perch√® si era rotto un pezzo in una radio, con migliaia di persone abbandonate sulle panchine in attesa che qualcuno pensasse a riparare l’oggetto.

Questo √® ancora pi√Ļ evidente analizzando la principale meraviglia di San Paolo del Brasile: il traffico. Se non siete mai stati l√†, non avete mai visto un ingorgo; dopo esserci stati, la coda permanente del sottopasso di Porta Palazzo vi far√† sorridere, non ve ne accorgerete nemmeno pi√Ļ.

Vi ho gi√† detto che ho impiegato due ore e mezza dall’albergo all’aeroporto; questo non solo perch√® esiste un’unica strada di grande scorrimento in tutta la citt√†, ovviamente sempre bloccata, ma perch√® ad essere permanentemente bloccata √® l’intera citt√†. Abbiamo chiesto quali erano le ore di punta da evitare negli spostamenti, e ci hanno risposto: “Beh, di notte non c’√® tanta coda”. Ogni singola via, dai viali alle viuzze nei quartieri, √® permanentemente occupata da una fila di auto ferme col motore acceso (a met√† del viaggio, dalla puzza di inquinamento, io stavo per vomitare). In pi√Ļ, la citt√† √® cresciuta completamente a caso, senza un vero piano regolatore, per cui anche le strade sono assurde, fanno giri astrusi per districarsi tra le case e i grattacieli; quasi sempre per andare da A a B, anche se sono due punti di grande importanza, sono richieste un paio di inversioni di marcia e una gimcana per stradine a senso unico tra le villette (se in periferia, circondate dal filo spinato per evitare razzie).

La cosa che pi√Ļ colpisce, per√≤, √® la flemma: in queste code infinite, di ore e ore, quasi nessuno usa il clacson, se non con un colpetto per indicare la propria esistenza, e assolutamente nessuno viola le regole, ad esempio usando a sproposito le corsie preferenziali degli autobus, passando anche solo col giallo, o girando dove non si pu√≤. Lo ammetto, il mio sangue ribolliva quando il taxista che doveva riportarci all’albergo – operazione che richiedeva una inversione a U sul viale – risaliva per altri due isolati la strada per poi invertire e posizionarsi in fondo a cinquecento metri di auto ferme, quando avrebbe potuto evitare la coda semplicemente invertendo due isolati prima, violando per√≤ un divieto di svolta a sinistra.

Eppure, tutti stanno tranquillamente fermi per ore, senza lamentarsi. In Italia o nei paesi di lingua spagnola partirebbero lotte al coltello per accaparrarsi la corsia migliore e manovre assurde per guadagnare dieci metri; lì, no. Semplicemente, si aspetta in pace e senza farsi problemi, con la massima serenità.

Certo, in un paese organizzato – considerato che il Brasile nelle sue parti sviluppate non √® affatto pi√Ļ povero o meno tecnologicamente avanzato che l’Europa – avrebbero gi√† fatto dieci linee di metro, un treno veloce per l’aeroporto, venti sopraelevate e sottopassi, e insomma risolto un po’ di problemi in qualche modo. Ma ci sarebbe stato da sbattersi: troppa fatica.

L√¨, sapete qual √® la soluzione? Arrangiarsi: difatti, sul volantino dell’ente del turismo ci si vanta che San Paolo √® la citt√† con la seconda pi√Ļ grande flotta di elicotteri al mondo (vedi Vint in arrivo). Insomma, i ricchi vanno in elicottero, e gli altri pazientano: in un certo senso, √® organizzazione anche quella.

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