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giovedì 5 Aprile 2007, 13:26

Live in Borgomanero

Li hanno presi subito, i rapitori di Borgomanero. Rei di aver rapito, sabato sera, la figlia di una delle famiglie danarose del paese. Lasciata libera, per paura, dopo ventiquattr’ore. Dopo due giorni avevano già beccato il telefonista. Al primo interrogatorio, lui ha confessato i nomi degli altri.

Basta guardarli in faccia, nelle immagini del telegiornale, per capire tutto. Questi non sono banditi, non sono certo le bande feroci che rapivano i bambini negli anni ’70 e ’80, e gli mozzavano pure l’orecchio. Ma non sono nemmeno gli sbandati del paese, quelli che fanno dentro e fuori dalla galera. Sono persone normali, con il solo problema di non riuscire più ad arrivare a fine mese. Una è una vecchia signora che potrebbe essere la nonna di chiunque; aveva una piccola sartoria, che poi è fallita. Uno è un muratore con troppi figli da sfamare. Il capobanda è l’ex giardiniere del padre della ragazza rapita.

Ora, senza dubbio, la giusta punizione; fino a vent’anni di galera. Ma viene da chiedersi come la società italiana intenda affrontare il lento ma inesorabile inabissarsi nella povertà di tanta gente che vent’anni fa stava perlomeno bene, ma che è rimasta vittima della fatica che fa l’Italia ad adeguarsi al ventunesimo secolo.

Altrimenti, è probabile che il sequestro di persona, così come tanti altri reati di discreta gravità, diventi sempre meno un affare da professionisti, e sempre più un tentato metodo di sussistenza, difficile da contrastare con la pura repressione; a meno di non trasformare anche la nostra in una società all’americana, con legioni di poveri rigorosamente segregate al di là di linee invisibili.

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Un commento a “Live in Borgomanero”

  1. Mir:

    Vorrei davvero sperare che noi si diventi qualcosa di diverso dagli americani (ma e’ facile scivolare lungo la china che hanno imboccato loro, perche’ siamo figli dello stesso benessere).
    Ma questa primavera non arriva. C’e’ tutto un sistema da smantellare: cosi’ com’e’, non funziona piu’, e non serve girare la faccia da un’altra parte o compiacersi perche’ noi, un po’ per fortuna un po’ per “bravura” stiamo a galla.
    La poverta’ che inizia a dilagare e’ solo uno degli ultimi sintomi.
    Ripenso alle parole di Beppe Grillo quando un po’ di giorni fa ha detto che stiamo investendo in un mondo che tra 60 anni sara’ finito.
    Non lo ritengo un uomo esagerato, e sempre piu’ mi ritrovo a pensare che un cambiamento, che prima o poi vi sara’, non sara’ qualcosa di indolore o una pillolina amara.
    Me lo dicono le cronache sui giornali, la nuova generazione che irride chi gli dovrebbe insegnare qualcosa; la generazione un po’ piu’ vecchia ricattata moralmente dai figli perche’ sempre meno riesce a seguirli.
    Ogni giorno che passa senza voler cambiare direzione fa si che il treno acquisti velocita’, e alla fine se non vedremo segnali precisi che ci facciano pensare al contrario, sappiamo pure che uscira’ dai binari.
    Magari non in un colpo solo, magari inizieremo a vedere cose davvero strane nelle nostre citta’, ma di sicuro ad un certo punto ci sara’ da aver paura e da difendersi per non soccombere.
    E’ sempre cosi’: il bisogno SPEGNE il discernimennto e fa dell’uomo un predatore. Ci stanno trasformando in un branco di predatori che presto si azzanneranno tra loro (no, mi dispiace : OGGI ANCORA NON SIAMO ARRIVATI A QUEL PUNTO, PUO’ ANDARE MOLTO PEGGIO DI COSI’).
    Ecco cosa mi fa paura : invecchiare in una citta’ che imbarbarisce costantemente, dove i servizi sono sempre meno alla portata delle tasche di chiunque, dove per stare a galla bisogna difendersi dal vicino che una volta era una risorsa, quando non era un vero e proprio amico.
    Dove chi ha fatto il furbetto del quartierino o il furbone della Banca o dell’Azienda (Bonds Argentini E italiani su aziende poi ridimensionate) puo’ permettersi di andarsene in luoghi protetti dove “la puzza e l’odore di bruciato non arrivano”.
    Alla facciaccia tua che tra un po’ non potrai nemmeno permetterti il pronto soccorso.

 
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