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Archivio per il giorno 24 Giugno 2007


domenica 24 Giugno 2007, 13:01

Incendi

Negli aeroporti inglesi e americani, sul vetro che protegge l’estintore di emergenza appeso alla parete c’√® scritto “BREAK IN THE EVENT OF FIRE”, ossia “Rompi in caso di incendio”. Si tratta, insomma, di un imperativo categorico: se tu ti trovi l√¨, e si verifica un incendio, √® tuo dovere rompere il vetro ed intervenire.

Negli aeroporti italiani, sul vetro c’√® scritto “ROMPERE IN CASO DI INCENDIO”. Ossia, non c’√® pi√Ļ un imperativo, ma una indicazione d’uso: se tu ti trovi l√¨, e vuoi intervenire, puoi rompere il vetro. Il soggetto dell’azione, comunque, non √® specificato: pertanto, tu puoi decidere autonomamente se ti ritieni coinvolto o se preferisci far finta di niente.

Negli aeroporti spagnoli e sudamericani, infine, sul vetro c’√® scritto “ROMPASE EN CASO DE INCENDIO”, ossia “Si rompa in caso di incendio”. Il verbo, quindi, √® al passivo, e non pu√≤ esserci un soggetto; √® esclusa qualsiasi implicazione di responsabilit√† o suggerimento di possibile azione per chiunque passi di l√†. In caso di incendio, il vetro si dovr√† rompere da solo, presumibilmente per intervento di Dio, della Madonna, di Maradona o di qualsiasi altra autorit√† superiore; e se non si rompe, non sar√† colpa di nessuno.

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domenica 24 Giugno 2007, 03:01

Sì, viaggiare

Lo sapevo, che questo viaggio doveva andare un po’ storto. Avevo un presentimento mentre mettevo le cose in valigia e ad ogni maglietta mi fermavo e pensavo: no, questa no, che se poi perdo la valigia? E difatti, io a Portorico sono arrivato, ma la valigia no: anche se, dopo una simpatica telefonata a dieci minuti di musichina registrata, sono riuscito a sapere che esiste e dovrebbe arrivare domani.

Iberia, per√≤, mi √® piuttosto scaduta in questo viaggio: il volo da Torino √® partito oltre mezz’ora in ritardo senza un motivo plausibile. Il volo da Madrid √® stato imbarcato alla latina – la signorina leggeva il messaggio standard in cui si invitavano ad imbarcare le famiglie con bambini piccoli, poi la business class, poi le file posteriori, e nel frattempo la gente si faceva largo a gomitate in ordine qualsiasi – e l’aereo dimostrava una trentina d’anni, oltre a presentare un child rate (rapporto bambini / adulti tra i passeggeri) tendente a uno; c’erano persino due o tre cani. Mi sono ritrovato a fianco di Desiree Milosevic e quindi ci siamo scambiati opinioni varie su ICANN, sul mondo e sulla ex Jugoslavia; i miei pasti per√≤ sono stati scarsini, e i suoi vegetariani una tristezza bollita. E infine, siamo arrivati in un aeroporto piuttosto fatiscente in cui nessuno, a parte la guardia di confine, parla inglese.

Gi√†, perch√® Portorico √® Stati Uniti solo di nome; per il resto, tutti parlano spagnolo, punto. Persino sulla caserma della National Guard c’√® scritto “Bienvenido!”. Per esempio, la suddetta telefonata al numero verde del servizio bagagli dell’aeroporto si √® svolta cos√¨: un minuto di voce registrata in spagnolo, che ti dice che se hai perso un bagaglio devi premere uno, e se telefoni per qualsiasi altro motivo devi premere due (√® una domanda trabocchetto, se premi due presumo ti riattacchi in faccia). Poi, alla fine, una frasetta in inglese che dice: se vuoi parlare in inglese premi tre. Io premo tre, aspetto dieci minuti, e alla fine risponde un umano con lo standard “how can I help you?”, per√≤ con un accento spagnolissimo. Io spiego che ho perso un bagaglio, e l’altro dice: “el nombre?”. Eccetera.

Insomma, per ora si conferma il presagio secondo cui San Juan sarebbe degradata come una citt√† sudamericana, ma antipatica come una citt√† nordamericana. L’albergo, peraltro, √® una specie di Club Med di lusso, con ragazzini texani gonfi di estrogeni che vomitano ubriachi sul tappeto del corridoio, e la musica techno sparata altissima nel cortile; avrei dovuto capire che buttava male quando ho notato che la scritta “Caribe Hilton” non √® nel font aziendale dell’Hilton, ma in quello del Corte Ingl√©s!

Bon; non facciamola tanto grave, visto che Iberia almeno mi ha dato una simpatica borsetta con pettine, deodorante, rasoio monolama di quelli da disboscamento per gambe femminili, e una maglietta per la notte. Anzi, vi attacco la foto della vista dalla mia camera d’albergo, e poi vado a dormire (tecnicamente, sono in piedi da 22 ore); e chi se ne frega se stasera √® la notte di San Giovanni, e verso mezzanotte tutti si butteranno in mare tre volte all’indietro per invocar fortuna. Prometto che domani, per il mio primo meeting (colazione di lavoro alle 7:00 a.m.), sar√≤ radioso anche con la maglietta sudata.

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