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Archivio per il giorno 28 Maggio 2008


mercoledì 28 Maggio 2008, 17:40

Premio produzione

Io, oggi pomeriggio, ho prodotto: se vi venisse utile una applicazione mistica delle regexp in Perl, a scopo split ed elaborazione di dati da file CSV con valori particolarmente eterogenei, sfruttando quindi un mix di zero-width assertion, look-ahead assertion e look-behind assertion, faccio che copiare e incollare l’espressione da usare:

/(?:^|(?<!\\)\”|(?<=;)|(?<=NULL));(?:$|\”|(?=;)|(?=NULL))/

Invece, sono incerto a chi attribuire il premio di produzione della giornata, relativo alle attività collaterali.

Potrei darlo alla mia assistente personale di Websella (peraltro molto solerte e gentile nel rispondere), che alla segnalazione del fatto che ieri mi veniva negata l’autorizzazione per pagare online con la carta di credito mi risponde: “Ma non si sarà mica smagnetizzata?”.

Credo però che la palma spetti all’impiegata dell’ufficio postale di via Nicola Fabrizi (niente affatto dissimile da quello di via Stradella già noto ai miei lettori) dove io sono entrato alle 13:35, cinque minuti prima dell’orario di chiusura. L’ufficio era deserto, e c’erano quattro sportelli aperti con le impiegate che spostavano fogli da un lato all’altro dell’ufficio, oppure guardavano decisamente il vuoto.

Dovendo pagare due bollettini, ho pigiato sul primo pulsante, quello blu e marcato “Pagamenti, versamenti…”, e mi è uscito il numero A099. Proprio allora una delle quattro signorine preme il pulsante, suona il beep, e si illumina la scritta A098. Nessuno si presenta; del resto l’ufficio è vuoto, dal lato del pubblico ci sono solo io. Attendo quindi che la signorina ripigi per permettermi di pagare, e invece… niente. Riprende a spostare fogli da un lato all’altro del suo tavolo, ogni tanto guardando la vicina. Passano dieci secondi, trenta secondi, un minuto… io sono lì con i miei bollettini e il bancomat già in mano; l’ufficio è deserto; non voglio infierire, ma comincio a chiedermi se sia una candid camera; a un certo punto decido che la pazienza è finita, e mi avvicino.

Appena mostro di avvicinarmi, la signorina smette di spostare i foglietti, preme il pulsante, fa comparire A099, e mi dice in tono sgarbato: “Guardi che per pagare i bollettini deve prendere i C!”. In pratica, verso il basso della distributrice di bigliettini, qualcuno aveva appiccicato un foglietto, con scritto a mano in una grafia da terza elementare “SOLO BOLLETTINI”, a cui corrispondeva un ulteriore pulsante.

Ora, se anche avessi visto quella scritta, io avrei pensato – come insegna la logica – che il pulsante “SOLO BOLLETTINI” può essere premuto solo da chi deve pagare bollettini, ma ciò non implica affatto che chi deve pagare bollettini debba per forza premere quel pulsante, visto che più in su nell’elenco c’è un altro pulsante intitolato “Pagamenti”, con il simbolo dell’euro e un elenco di sottovoci che comprende esplicitamente i bollettini.

Tutto questo ragionamento, però, diventa estremamente inutile nel momento in cui l’ufficio è vuoto e ci sono quattro persone allo sportello con niente da fare; in una azienda normale, farebbero a gara tra loro per servire prima il cliente. Probabilmente, però, premendo A invece di C io sono finito nella coda di quello sportello invece che in quella dello sportello a fianco; e quindi ho costretto la signorina del mio sportello a ben quindici secondi di lavoro – peraltro nel pieno delle sue lunghe cinque ore e venticinque minuti di normale orario di sportello quotidiano – che sarebbero altrimenti toccati alla sua collega.

Ci sarebbe da sperare nell’informatica, se non fosse che Banca Sella ha appena abilitato la possibilità di pagare i bollettini postali dall’Internet banking, previa pagamento di una commissione di 1,25 euro che si somma all’euro chiesto dalle Poste. In pratica, far lavorare i computer invece che gli impiegati viene fatto pagare più del doppio, nonostante il costo per le strutture coinvolte sia un millesimo. Se questo è il privato, forse non era così scema la proposta elettorale di nazionalizzare le banche…

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mercoledì 28 Maggio 2008, 10:42

Informazione (2)

A seguito di questa vicenda, ricevo e volentieri pubblico le osservazioni di Richi Ferrero che La Stampa ha totalmente omesso di menzionare nel proprio articolo e non ha nemmeno voluto pubblicare sotto forma di lettera. Sono particolarmente contento del fatto che Internet possa diventare lo strumento per completare l’informazione parziale e controllata che ci danno i giornali e le televisioni, in modo che ognuno possa poi formarsi una propria opinione.

“Al di là dei toni accesi che hanno visto il sottoscritto dibattere con la presidente della Regione Mercedes Bresso mi sta a cuore esprimere il pensiero che ha determinato il mio intervento.

Il finanziamento di un unico progetto, che presenta un pacchetto di acquisti, dove la maggior parte degli spettacoli vengono da oltreconfine mentre è risibile la presenza di piccole produzioni locali non mi sembra una scelta che possa far crescere, nel tempo, né una realtà produttiva specifica e ambiziosa, né sia in grado di formare un pubblico emancipato dal semplice consumo di prodotti culturali. Credo che sia necessario non trattare le persone come spettatori televisivi dove sono solo i numeri che contano e che decretano o meno il successo delle proposte come lo share televisivo. Il progetto presentato in questi giorni per le Regge Sabaude si colloca come progetto d’agenzia e mi pare dimostri la faccia di una politica culturale un po’ troppo facile, come per togliersi il problema.

Certo è più impegnativo dare vita e sostenere, non solo economicamente, ma politicamente, ad esempio, un Centro Studi per lo Spettacolo nelle Regge Sabaude che si distingua per capacità progettuale, in grado di realizzare allestimenti di alto livello certamente confrontabili con ospitalità italiane e straniere di altrettanto livello. Ci vuole tempo, bisogna mettersi in gioco, ma questa scelta mi sembra nel destino di un progetto così ambizioso, come quello che la Regione porta avanti con il recupero delle Regge. C’è un passato da rilanciare, c’è una storia straordinaria, di livello europeo, che ha visto Torino protagonista, con i suoi artigiani impegnati nelle realizzazioni di macchine pirotecniche progettate dal Guarini e dal Castellamonte per le feste, appunto sabaude, con il fiume Po come palcoscenico. Le celeberrime naumachie barocche. Non sono certo le fotocopie di quell’andare in scena che bisogna riproporre, ma è il laboratorio permanente, l’incontro operativo e creativo di artisti, architetti, ingegneri, tecnici che può generare un progetto che dia vita a un modo di operare, a uno stile, espressione del territorio. Di conseguenza anche le migliori forze creative del territorio stesso troverebbero il giusto habitat per crescere ed esprimersi.

Su questi temi il dialogo con l’assessore Oliva è troppo superficiale, di modo. Mi sembra che per fare politica bisogna essere un politico e lui non lo è. E’ un buon professore, è stato un buon preside, pubblica molti libri e quello deve fare. Quando dico che è da trent’anni che saliamo le scale degli assessorati alla cultura è per dire che non può sedersi dietro quelle scrivanie chiunque. C’è una competenza specifica, fatta di passione, una capacità di dialogo e confronto con gli operatori culturali, gli artisti, che è fondamentale per far nascere le cose.

Abbiamo avuto, nelle legislazioni precedenti, due assessori di schieramenti opposti che queste capacità le avevano. A proposito dell’osservazione dell’assessore Oliva sul fatto che il mio intervento trova ragione nella mancanza d’incarichi gli ricordo che c’è un mio progetto in corso, già approvato, per un allestimento museale alla Mandria in attesa di un finanziamento regionale.

Torino 22 maggio 2008
Richi Ferrero”

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