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lunedì 23 Giugno 2008, 11:30

L’astérix

La Francia è un paese civile, dove durante le partite dell’Europeo passa uno spot TV con due bei maschioni che si sbaciucchiano e si montano in ogni posizione (con inquadrature ovviamente non esplicite ma molto chiare) mettendo bene in evidenza la busta del preservativo, quindi alla fine agitano contenti un foglio e si abbracciano, e si chiude sullo slogan “Prima di smettere col preservativo fate il test dell’HIV”.

Però hanno la mania dell’asterisco.

Per esempio, passa lo spot del DVD di Io sono leggenda, con la scritta: “Comprate il blockbuster dell’anno!”. Però vicino a “blockbuster” c’è un asterisco, e sotto compare la scritta: “* Blockbuster = Film à succès”. Oppure presentano il “dream team” di commentatori degli Europei (ok, c’è dentro Didier Deshampoo, quindi il nome fa un po’ ridere) e anche lì spunta l’asterisco, e sotto compare la scrittina “* Dream team = Equipe de reve”. Persino all’aeroporto, dove ci sono le pubblicità internazionali delle grandi multinazionali, tutti i loro slogan globali in inglese sono asteriscati e ritradotti letteralmente.

Farebbe ridere, se noi nel frattempo, tra parole straniere e giornalisti che non sanno la grammatica, non avessimo completamente rinunciato a preservare la nostra lingua nazionale…

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19 commenti a “L’astérix”

  1. .mau.:

    una quindicina d’anni fa (ironicamente, quando ministro della cultura era Jack Lang) era uscita fuori una legge che multava chi non utilizzava parole francesi. Immagino che gli asterischi siano la trovata salva-capra-e-cavoli: il giudice non può dire nulla, perché la spiegazione nell’idioma con gli accenti in fondo ci sta. In effetti sarebbe simpatico fare una cosa del genere anche in Italia: magari qualcuno si accorgerebbe di come certe espressioni che suonano così importanti in inglese non sono poi chissà cosa.

    (ma non si scrive rêve?)

  2. vb:

    Sì, si scrive col circonflesso (anche se qualche anno fa hanno semplificato la lingua e ora i circonflessi non sono più obbligatori). Ma io ho una tastiera italiana e poco tempo :)

  3. .mau.:

    Anch’io ho una tastiera italiana :-P (ma settata come English-International, quindi scrivere ê è banalmente uno shift-6-e)

  4. Bruno:

    Leggevo ieri su un inserto del Corriere della
    Sera, pressapoco: “All’outlet di $posto apriranno 18 nuovi store di 30 brand, casual, trendy e chic”. Meglio l’asterisco…

  5. mousse:

    Vb, ti farà ridere la cosa ma lavorando per una multinazionale francese ho scoperto un’altra cosa: se metti l’asterischino e traduci in francese le parole straniere, lo stato francese ti dà un contributo economico.
    Ho la nausea dagli asterischi quando facco campagne per la france….

  6. Bruno:

    Ho appena sentito un tizio dall’accento barottissimo che ha detto che: prima di fare una cosa per l’azienda per la quale lavoro deve “valutare l’effort”. Mah.

  7. D# AKA BlindWolf:

    Curioso.

    Una volta guardando i trailers cinematografici su “coming soon” avevo notato che su 10 film 9 avevano il titolo in inglese, non tradotto in italiano.

    Un’altra volta un prof del Poli ha appeso al pubblico ludibrio davanti al proprio ufficio una mezza pagina di marketing in cui una parola su 3 era espressa nell’idioma anglosassone.

    Ed il bello è che comunque gli italiani della lingua inglese non ci capiscono una beata mazza lo stesso…

    Comunque l’anglofonia è ancora più buffa in Giappone: siccome là parlano per sillabe consonante-vocale (gli unici fonemi che fanno sillaba a sè sono le vocali e la “n”) le parole inglesi sono storpiatissime.
    Un giapponese va a mangiarsi un hamburger al MAKUDONARUDO (McDonald’s) o usa un KONPYUTAA (computer) per navigare in INTENETTO o mandare un’II-MAIRU per KURISUMASU (Natale) alla fidanzata con cui è in ROBU-ROBU (love-love; in giapponese non esistono “V” ed “L”…). Però le scommesse sportive hanno un nome italiano: TOTOKARUCHO (totocalcio).

  8. n. sarcosì:

    vb, tu es un rosicateur. je me tromb càrlà brùnì.

  9. D# AKA BlindWolf:

    P.S.: non voglio immaginarmi se e quando anche in Italia cambieranno l’ortografia per legge come in Francia, Olanda e Germania… probabilmente sdoganeranno il “pò” con l’accento e la k da supergggiovane (se metteranno la Panicucci alla Pubbilca Istruzione).

  10. Nick:

    Propongo una tempesta di cervelli (brainstorming) per invertire questa tendenza anglofona. Poi chiediamo una retroazione (feedback) a persone con diversi retroterra (backgroun) per valutarne l’efficacia. ;-)
    Scherzi a parte, le cose che trovo più fastidiose sono “l’inglesizzazione” di termini che inglesi non sono, come il famigerato stage pronunciato “steig” (che in inglese è il palcoscenico!) invece che “stasg”alla francese come è, oppure la storpiatura diffusissima di parole come management diventato quasi per tutti manàgement. Ma nessuno dice manàger invece che mànager, perché allora mànagement è così difficile?

  11. francesca:

    i francesi sono notoriamente specializzati nel credere di essere i soli detentori al mondo del linguaggio perfetto, al punto che se integrano nel loro linguaggio un’espressione straniera poi fanno carte false per pretendere che sono loro ad averla creata. Ricordo ancora la mia impotenza, nel lontano 1994, nel cercare di dimostrare all mia prof francese di traduzione che “budget” era una parola inglese. oppure i due punti in meno che mi sono beccata nella “version” di letteratura all’université de provence un anno dopo per aver utilizzato tra virgolette una comunissima espressione latina: ergo.
    penalizzazione esplicitata con un bell’asterisco = sei/sette righe di calligrafia incazzatissima che in sostanza mi ammonivano a non provarci mai più in quel luogo di sommo sapere.
    D’altra parte i francesi sono i soli al mondo a muoversi fra i “liens” con la “souris” utilizzando un “navigateur”, salvano le loro icone sul “bureau” e via di seguito.
    Sono pure i meno bravi in tutta europa a parlare una qualsiasi altra lingua che la loro, nonché i più incapaci in assoluto a saper dimostrare per iscritto la differenza tra infinito e indicativo, tra futuro e condizionale etc. , “bref” una manica di ignoranti in ortografia e in grammatica.
    Perché mai dovremmo seguirli su questa strada? malgrado tutti i nostri difetti abbiamo ancora una lingua che non ha bisogno di essere salvata dall’estinzione.
    Chi vogliamo far ridere muovendo sulla “scrivania” il “topo” dei nostri…. dei nostri che? come si traduce in italiano “computer”?

    P.S. per ..mau: non c’è bisogno di settare la tastiera in inglese per fare l’accento circonflesso, basta fare ctrl-maiusc-tastino dell’accento circonflesso vicino a backspace e poi la vocale che vuoi finisce sotto l’accento se la batti, però non funziona su internet, solo su word o simili..se serve su internet basta fare copia-incolla. ma è utile anzi indispensabile quando usi un programma di traduzione che senza accenti va fuori di testa.. altrimenti a che serve?

  12. vb:

    “Calcolatore” o “elaboratore”.

  13. D# AKA BlindWolf:

    …e quella volta che un francese mi ha chiesto del “repertorio”? Per sua fortuna sapevo che per loro “repertoire” è la directory.

  14. Bruno:

    @Blindwolf: comunque, anche in windows e in Italia si usa ormai sempre il termine “cartella”…

  15. Andrew:

    comunque, anche in windows e in Italia si usa ormai sempre il termine “cartella”
    Questo perché MicroMorbido Finestre ha introdotto la terminologia ‘Folder’ per indicare le directories.

  16. unoqualunque:

    peggio di chi usa linux e denigra microsoft c’è solo chi microsoft non lo pronuncia nemmeno, figurarsi poi scriverlo. Che tristezza

  17. D# AKA BlindWolf:

    @unoqualunque: no, era per restare in tema di linguaggio domestico.

    (e comunque io la chiamo M$. E per anni ho utilizzato la distribuzione Linux CappelloRosso.)

  18. Bruno:

    Certo che automobilista, unocurioso, unoqualunque etc. è il troll più scadente mai visto.

  19. Andrew:

    peggio di chi usa linux e denigra microsoft c’è solo chi microsoft non lo pronuncia nemmeno, figurarsi poi scriverlo. Che tristezza

    E chi lo scrive con la M minuscola…

 
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