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giovedì 9 Ottobre 2008, 15:00

Debiti

Mi succede, in genere, di arrivare qui a scrivere un post con opinioni chiare e spiegazioni sperabilmente lucide. In questi giorni, invece, c’è un argomento su cui continuo a riflettere e però resto confuso. Si parla infatti tanto di debiti, di crolli di Borsa, di soldi bruciati, e io ancora non riesco bene a capire: ma cosa sono questi debiti?

Noi abbiamo un concetto di debito spicciolo estremamente chiaro: debito è quando mi faccio dare dei soldi che non ho, con i quali faccio un acquisto, in cambio della promessa di restituire i soldi in futuro. E’ quindi un modo di drogare la mia vita, cioè di permettermi di vivere al di sopra delle mie possibilità demandando al futuro il problema di guadagnare i soldi necessari.

Già questo primo punto ci fa capire l’insensatezza dei comuni sistemi finanziari, senza nemmeno dover arrivare ai future e agli swap: una cosa è un debito dovuto alla necessità di rateizzare, cioè al fatto che non ho i soldi tutti insieme e allora me li faccio dare subito e li restituisco un po’ alla volta, contando sul fatto che ogni mese, rispetto a ciò che mi serve per vivere, produco un surplus di ricchezza che posso dedicare a questo scopo. Una cosa è, invece, un debito contratto (o concesso da una banca) a fronte dell’evidente impossibilità di ripagarlo, cioè di una persona che non solo non ha garanzie di poter produrre un surplus di ricchezza su base stabile per dieci, venti o trent’anni, ma non lo produce nemmeno adesso. Cosa può spingere una banca, che di queste cose dovrebbe capirne, a dare un prestito a qualcuno che chiaramente non lo potrà mai ripagare?

C’è poi una seconda considerazione: istintivamente, noi consideriamo il debito come compensato dalla ricchezza che esso permette di comprare, visto che in generale nessuno prende a prestito dei soldi solo per tenerli lì. In altre parole, a un debito di X corrisponde un valore X di qualche cosa che io, con i soldi avuti a credito, andrò ad acquistare. Tutto questo debito che adesso affossa le banche, insomma, deve pur corrispondere a una ricchezza che è stata acquistata spendendolo; ma che ricchezza è, dov’è, da dove è venuta e dove è andata a finire?

Le banche, infatti, non prestano soldi loro; prestano i soldi che i clienti danarosi hanno loro affidato. Dunque, in termini pratici, si tratta di soldi che a qualcuno non servivano, e che sono andati a finire a chi non ne aveva, permettendo a quest’ultimo di comprarsi un’auto o una casa che altrimenti non si sarebbe potuto permettere. In un certo senso, è una misura di efficienza: si fanno circolare soldi che altrimenti resterebbero fermi. In un altro senso, è una misura di equità sociale: i ricchi finanziano gli acquisti dei poveri. Salvo, naturalmente, chiedergli poi indietro il doppio dei soldi o quasi.

Eppure, se c’era del denaro inutilizzato, esso a cosa corrisponde? A ricchezze immobilizzate? Già, perché il denaro nasce come “abbreviazione” per il baratto: invece di darti una capra ti do un foglio di carta che può essere scambiato con una capra. Ancora fino a pochi decenni fa, le banconote dovevano essere coperte da altrettanta quantità di oro depositato nei caveau della banca nazionale. Poi, però, si accorsero che la copertura non c’era più da tempo, e che tutta questa quantità di denaro che circolava non era coperta da niente, se non dal fatto che la gente accettava per qualche imperscrutabile motivo di scambiare una automobile – tonnellate di metallo, plastica, gomma, nonché di ingegnosità e abilità costruttiva – con qualche foglietto di carta colorata.

In altre parole, il denaro esiste solo perché ci crediamo: è una religione. Se appena smettiamo di crederci, come succede in questi giorni, il sistema ha una crisi. Se smettessimo di crederci sul serio, e ad esempio andassimo a ritirare i nostri soldi per poi convertirli tutti in beni tangibili, il sistema esploderebbe.

Ed esploderebbe soprattutto perché ho la netta sensazione che non ci sarebbero affatto abbastanza beni tangibili da corrispondere alla quantità di denaro (e quindi, istintivamente, di ricchezza) che noi pensiamo di possedere.

Questo deriva, in parte, dal fatto che la nostra economia si è smaterializzata: sempre di più, i beni e i servizi che acquistiamo sono immateriali, dunque non tangibili, non effettivamente esistenti, legati soltanto al valore che noi attribuiamo loro nella nostra mente. Che però, da un momento all’altro, potrebbe sparire, anche perché i soldi in playstation, musica e vestiti griffati si spendono quando ci sono, ma non quando scarseggiano (in realtà è provato che nelle case popolari si taglia la carne dal menu ma non si vive senza Sky, però i consumi materiali, a differenza di quelli immateriali, non si possono comunque comprimere all’infinito: oltre un certo livello di crisi, si è forzati a tagliare i consumi immateriali).

In parte, però, questo deriva da meccanismi finanziari di base che non funzionano, che non possono venire spinti all’infinito, e che invece vengono esasperati. Il sistema, infatti, si autoalimenta: di fronte ai debiti – siano essi di un individuo, di una banca, di uno Stato – la soluzione è fare altri debiti per un importo ancora maggiore. Questo meccanismo, però, non mi sembra del tutto involontario né casuale.

Sarà pur vero che, in questi anni, le banche hanno cominciato a vedere nei clienti chiaramente insolvibili un modo per fare comunque utili; d’altra parte, se il denaro circolante e il debito circolante non corrispondono più alla ricchezza effettiva, il fatto che il capitale prestato non venga mai restituito e venga coperto con ulteriori debiti non costituisce un problema: non corrisponderà a ricchezza, ma corrisponde a ricchezza finta depositata nelle banche da ricchi parzialmente finti a cui, per fortuna del sistema bancario, non viene in mente di prelevarla.

C’è però un’altra considerazione più inquietante: il debito inestinguibile di un individuo costituisce il modo migliore di tenerlo sotto controllo, se non addirittura in schiavitù. La persona sarà costretta ad obbedire, lavorare, guadagnare a qualsiasi condizione, pur di non perdere la possibilità di pagare i propri debiti e allo stesso tempo di vivere al di sopra delle proprie possibilità.

Peraltro, questa vita “al di sopra” raramente si esplica in ricchezza vera, perché in genere il denaro preso a credito va a soddisfare bisogni indotti artificialmente mediante il marketing e la pubblicità, spesso tramite la vendita di prodotti immateriali e dunque finti, o meglio in cui il costo materiale di produzione è solo una minima frazione del prezzo di vendita, e il margine è elevatissimo. In pratica, io sistema industriale ti presto 100, che però tu spendi in qualcosa che a me costa 10, per cui alla fine io ho riavuto indietro i miei 100, ho speso 10, e vanto nei tuoi confronti ancora un credito di 100: una rendita del 90% per ogni ciclo di debito e spesa. Tu, in compenso, sei indebitato a vita; e anche se non mi restituirai mai buona parte del capitale, io avrò lo stesso guadagnato ampiamente, e in più ti tengo sotto controllo.

La questione diventa ancora più inquietante quando provate ad applicare lo stesso sistema agli Stati: già, perché tutti gli Stati del mondo sono in debito… ma perché, e con chi, e a quale scopo? Questa condizione di debito perenne della collettività, se ci pensate, è inspiegabile: come è possibile che non esista neanche uno Stato in credito, senza debiti e con le casse piene? Questa è un’altra domanda inquietante a cui mi piacerebbe tanto trovare risposta: ma per oggi credo che basti così. Per domani, dipende se il nostro sistema economico esisterà ancora.

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15 commenti a “Debiti”

  1. simonecaldana:

    un video istruttivo: Money As Debt

  2. Ciskje:

    1) “non ci sarebbero affatto abbastanza beni tangibili da corrispondere alla quantità di denaro”. Mettiamo che andiamo in banca tutti a prelevare il denaro per comprare banane. Arriva il primo e con i suoi soldi compra 100 tonnellate di banane, arriva il secondo e il prezzo sale, ne riesce a comprare solo 10, arriva il terzo e il prezzo sale e ne riesce a comprare solo 1. Quindi “convertirli tutti in beni tangibili” non si potrebbe solo perchè avremo finito i soldi molto prima dei beni, non il contrario.

    2) “il denaro nasce come abbreviazione per il baratto”, non mi sembra che un passaggio in più sia “abbreviare”, il denaro è solo “comodo” praticamente, in modo da non dover portare i cammelli per comprarsi la moglie.

    3) la “ricchezza effettiva” non esiste perchè il valore di un bene non è fissato.

    4) “i beni e i servizi che acquistiamo sono immateriali” la tua auto non è stata urtata da un furgone recentemente?

  3. D# AKA BlindWolf:

    In effetti questo scrollone economico mi sembra sostanzialmente diverso dalle crisi/recessioni precedenti. Sembra l’agonia di un’economia drogata che dopo tanto tempo (forse per la prima volta) sperimenta una sindrome di astinenza. E la parola chiave l’hai detta nel titolo: debiti.

    Negli USA le famiglie sono indebitate (grazie al credito al consumo) in media al 120% del proprio stipendio. In Italia molto meno per ragioni culturali, ma stiamo (stavamo?) guadagnando terreno, anche grazie ad una pubblicità che ti dice che non sei fico se non hai questo o quel bene ridondante.
    Una volta rivoltavamo il paletò (il mio bisnonno era un sarto molto abile in questa pratica), oggi a parità di livello sociale abbiamo automobile, cellulare, tv anche satellitare, abbonamento ADSL, uscite sabbatiche, vacanze. E perdere qualcosa che avevi è peggio che non averlo mai avuto.
    Ma gli stipendi si abbassano rispetto al costo della vita ed il lavoro si fa sempre più saltuario. Le banche sono sempre state istituzioni solide perchè i soldi li prestavano a chi poteva restituirli con gli interessi; in un crescendo di ingordigia hanno osato prestiti più rischiosi e stanno andando in crisi.
    Le ripercussioni poi cadranno sul sistema produttivo quando la gente si accorgerà di non potersi permettere certi beni nè di potersi indebitare ulteriormente.

    Ma niente panico: quello che non uccide, irrobustisce.

  4. Apis:

    Alcune osservazioni che fai sono corrette e basate sul buon senso, ma in altre si nota chiaramente che non hai mai aperto un libro di economia.
    Te ne consiglierei la lettura, anche di uno delle superiori, non universatario, che ti dia una chiave di lettura dell’economia.
    Ti faccio due soli esempi:
    “Noi abbiamo un concetto di debito spicciolo estremamente chiaro: debito è quando mi faccio dare dei soldi che non ho, con i quali faccio un acquisto, in cambio della promessa di restituire i soldi in futuro. E’ quindi un modo di drogare la mia vita, cioè di permettermi di vivere al di sopra delle mie possibilità demandando al futuro il problema di guadagnare i soldi necessari.”
    Questa affermazione è corretta solo se riferita all’acquisto di beni di consumo o servizi, mentre nel caso di acquisto di beni ad utilità pluriennale (casa, automobile, tipicamente), la ripartizione finanziaria dell’esborso è correlata al periodo di utilizzo.
    “Questa condizione di debito perenne della collettività, se ci pensate, è inspiegabile: come è possibile che non esista neanche uno Stato in credito, senza debiti e con le casse piene? Questa è un’altra domanda inquietante a cui mi piacerebbe tanto trovare risposta”
    La risposta del perchè (che poi può benissimo non soddifarti, sia chiaro), la trovi appunto leggendoti qualcosa sulle teorie kynesiane del finanziamento in deficit, teorie e prassi, peraltro, poi ampiamente e ingiustificatamente abusate nel corso della storia, ma tenendo comuqnque conto che il mito del bilancio sempre in pareggio comportò nel passato feroci tassazioni, soprattutto a carico delle classi più povere o la rinuncia a politiche economiche anticicliche.
    Un saluto.
    Apis

  5. vb:

    Ciskje (1): Quindi mi confermi che se tutti volessimo convertire la nostra ricchezza monetaria in beni scopriremmo che ciò è impossibile, e che otterremmo molto meno di ciò che pensiamo di poter avere.

    Apis: Vabbe’, lo so cos’è un ammortamento e anche una politica keynesiana… Per quanto riguarda l’acquisto dei beni durevoli, tu ragioni per competenza come fossi una società, ma l’individuo ha un patrimonio per cassa: i soldi per pagare l’auto li tira fuori subito e li deve avere in anticipo. Se se li fa prestare, deve presumere di poter poi avere i soldi per pagare le rate.

    Quanto al debito pubblico, sicuramente chiudere sempre in pareggio implica l’impossibilità di fare politiche anticicliche (ma anche di finanziare bagordi e regalie di ogni genere). Tuttavia, dovrebbe essere un gioco a somma zero: lo Stato si indebita nei periodi di crisi e rientra del debito nei periodi di crescita. Può darsi che il motivo per cui questo non avvenga sia insito nella nostra struttura politica: spendere è popolare, ripagare i debiti è impopolare per cui nel lungo termine c’è un incentivo per i politici a indebitare lo Stato sempre di più. Però, resta il dubbio di base: a chi conviene uno Stato sempre indebitato, e questo debito cosa mi rappresenta? Se il debito dello Stato è con i suoi cittadini più ricchi (cosa comunque vera soltanto in parte), perché lo Stato semplicemente non ha alzato le tasse e preso a titolo definitivo i soldi che gli servivano? In altre parole, il fatto che lo Stato viva sempre a debito può essere un indice del fatto che nelle nostre società la contribuzione dei cittadini alla solidarietà comune è troppo bassa rispetto a ciò che servirebbe in funzione del livello di servizi atteso dallo Stato? (Te lo dice uno che è fermamente convinto che in Italia le tasse siano troppo alte e che troppi soldi in mano allo Stato generino necessariamente sprechi e corruzione, però qui stiamo parlando dal punto di vista matematico: pensa a una cassa comune che trovi sempre in rosso, non concluderesti che ci metti dentro troppo pochi soldi?)

    Oppure fare debiti è un modo per sottrarre il controllo dello Stato alla politica e darlo in mano ai banchieri?

  6. resle:

    Quello monetario è un sistema.
    Come tutti i sistemi, subisce un degrado prestazionale progressivo derivante da:

    1) Costanti modifiche/adeguamenti/rappezzamenti per stare al passo con la diversificazione delle funzioni richieste

    2) Conseguente accrescimento della complessità

    Ne conseguono gli inevitabili problemi:

    1) Difficoltà di comprendere l’esatto percorso dell’input A inserito nel sistema fino al raggiungimento dell’output B.

    2) Astrazione sempre più alta di concetti inizialmente lineari. Impossibilità di documentazione sintetica.

    3) Entropia

    Come tutti i sistemi, l’unica soluzione ad un raggiunto livello di degrado critico è:

    1) Ripensare completamente il sistema sulle basi dell’insieme di modifiche apportate nel tempo, con un’architettura nuova, diversa, elegante, semplice.

    2) Realizzarlo, attivarlo

    3) Abbattere il sistema precedente e mettere in moto il secondo, con un periodo di transizione quanto più breve possibile, nel quale comunque alcune perdite catastrofiche di input e output saranno inevitabili e pertanto dovranno essere “messe in conto” a priori

    Fine.

  7. bubba:

    @resle
    praticamente hai descritto “Matrix”

  8. vb:

    A me sembrava che avesse descritto il piano della P2…

  9. Ciskje:

    @vb “se tutti volessimo convertire la nostra ricchezza monetaria in beni scopriremmo che ciò è impossibile, e che otterremmo molto meno di ciò che pensiamo di poter avere.”

    In realtà l’esatto contrario, è molto probabile che tu riesca a convertire tutti i tuoi “denari” in beni molto velocemente, perchè i prezzi aumenterebbero a dismisura.

    Ora vado a comprarmi la mia banana da 1 milione di dollari.

  10. Apis:

    vb: sulle politiche keynesiane (tornate sulla cresta dell’onda in questi giorni, peraltro …) sono perfettamente d’accordo con te: nei periodi di crescita economica il debito dovrebbe progressivamente ridursi. Quello che lo ha impedito in Italia, sostanzialmente, è la politica di accontentare tutti a spese dello Stato degli anni 70 e 80, oltre ovviamente all’inefficienza dell’apparato pubblico, agli sprechi, alle ruberie e all’evasione fiscale. Non credo invece complotti globali o locali per tenere sotto controllo la politica o il popolo e imporre delle elite di potere.
    Sulle spese di beni durevoli, guarda che la situazione del privato cittadino non è dissimile da quella di un’impresa: se dovessimo comprarci un casa solo quando abbiamo tutti i contanti disponibili, probabilmente ce la compreremmo a 50-60 anni, avendo pagato inutilmente affitti per 25-30 anni.

  11. vb:

    Ma infatti il mutuo casa, basato sul fatto che posso presumere di produrre nei prossimi 20 anni un po’ alla volta la cifra che mi serve, è una idea sana; il problema si ha quando elimini il requisito di poter produrre tale cifra nel futuro, e ti limiti a creare una massa di debitori perpetui che continueranno a indebitarsi sempre di più per pagare i debiti precedenti.

    Il fatto però che tutti gli Stati siano in debito, chi più chi meno, vuol dire che la teoria dello “spendo a debito per far ripartire l’economia e poi rientrerò” non funziona: nella realtà, i debiti non verranno mai più ripagati ma semplicemente scaricati sulle generazioni future. E per uno che nasce con migliaia di euro di debito pubblico sul groppone, l’idea di doverli restituire è aliena: c’erano prima che lui nascesse e ci saranno ancora quando morirà, perché prenderli sul serio?

  12. FRANK:

    Vb, allora, ci vuoi dire quando è la fine del mondo, o dobbiamo aspettare ancora qualche post?

  13. vb:

    Mah, oggi la discussione si è spostata da .mau. … comunque sì, prima o poi ci saranno altre puntate…

  14. resle:

    @vb
    Quello della P2 non era per nulla un brutto piano

  15. FRANK:

    Ok, non sappiamo quando ci sarà la fine del mondo. Mannaggia!
    Alla fine il buco nero è venuto fuori, solo che è a Wall Street e non al CERN.

 
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