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Archivio per il giorno 1 Settembre 2010


mercoledì 1 Settembre 2010, 18:39

Un ricordo di Roberto Topino

È arrivato purtroppo in queste ore l’annuncio della morte del dottor Roberto Topino, medico del lavoro, di cui varie volte su questo blog abbiamo ripreso le denunce; mancato di cancro in poche settimane, a 58 anni.

Io avevo avuto occasione di conoscerlo un anno e mezzo fa, nella preparazione della nostra piccola avventura alle elezioni provinciali; allora erano veramente pochi ad averci dato credito, anche solo un consiglio, ma lui era stato molto disponibile sugli argomenti in cui era competente, e si era creata (spero, credo) un po’ di quella muta alchimia tra piemontesi che non ha bisogno di troppe parole per esprimersi.

Mi aveva fatto molto piacere vederlo arrivare con la sua bicicletta al nostro gazebo, così come mi aveva fatto piacere ospitarlo sul mio sito in alcune discussioni. Ho sempre ammirato il suo coraggio nel denunciare senza paura ciò che scopriva, dalla radioattività del passante ai rischi dell’inceneritore passando per il cromo scaricato nella Dora, dovendo immancabilmente subire lo scherno di quelli per cui viviamo senz’altro nel migliore dei mondi possibili e le ritorsioni silenziose di quelli che, per codardia prima ancora che per cattiveria, lavorano per rendere il nostro mondo sempre un po’ peggiore.

Ci vogliono molto coraggio e molta convinzione per combattere battaglie impopolari; questo è ciò che di lui mi aveva impressionato, e, per quanto mi riguarda, il suo è un esempio che spinge a non arrenderci, e a continuare a lottare per ciò in cui crediamo.

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mercoledì 1 Settembre 2010, 12:42

Il piacere di viaggiare

Ero tornato dalla Costa Azzurra con tutte le intenzioni di scrivere un bel post; perché bella era la natura che abbiamo incontrato. E non parlo soltanto della costa, che comunque è affollata e cementificata pure lì al punto da farmi rivalutare la Liguria; parlo soprattutto del viaggio, un viaggio per cui abbiamo scelto la modalità antica e insolita della strada comune.

Al giorno d’oggi i viaggi sono soltanto trasferimenti, dal punto A al punto B senza nulla in mezzo; nulla più che, al massimo, qualche vista veloce sfrecciando dal treno o dall’autostrada (peggio ancora se dall’aereo). Una volta non era così, una volta il viaggio era viaggio e comprendeva tutto ciò che stava tra la partenza e l’arrivo; si attraversavano i paesi, si facevano soste qui e là, si assaporava la strada.

E così anche noi abbiamo evitato l’autostrada il più possibile e abbiamo fatto la strada del Colle di Tenda, con tanto di fermata in piazza Galimberti a Cuneo per comprare i cuneesi (nel senso di cioccolatini). Al ritorno, ancora meglio, abbiamo fatto la strada meravigliosa e solitaria che da Mentone arriva a Breglio passando per Castiglione e Sospello; valli nascoste e semiabbandonate che nascondono esperienze meravigliose, dal vecchio ponte della tramvia montana, che descrive una curva mozzafiato nel vuoto, fino allo strettissimo tunnel di Castiglione, che fa sembrare il Tenda un’autostrada; poi il villaggio antico di Sospello nel fondovalle, e infine venti chilometri della solitudine pelata tipica dell’entroterra ligure, per scollinare e scendere a Breglio.

Le gole del Roia non hanno niente da invidiare a quelle cinesi, sfociando poi a Tenda, un paese attaccato alla roccia come un quadro sulla parete. A Limone il paesaggio è subito diverso, di vegetazione alpina invece che marittima; e poi l’attraversamento di Cuneo (ho fatto per la prima volta il nuovo ponte della variante Est-Ovest di Cuneo, con tanto di raccordo sospeso ad altezza vertiginosa sulla Stura); e poi tutti i paesi della Granda, ognuno con le sue peculiarità – Genola con la zona commerciale sul bivio tra mare e montagna, Savigliano che se fosse in Toscana sarebbe piena di turisti giapponesi, Cavallermaggiore che devono allargare i cartelli per farci stare tutto il nome, Racconigi che non si vede più perché hanno fatto dieci chilometri di strada nuova in mezzo ai campi, per spargere ancora un po’ di cemento; il tutto sotto la sagoma incombente del Monviso, che si staglia in un crepuscolo infinito. E poi, già che ci siamo, cena alla Sagra del Peperone di Carmagnola, ma solo perché è sulla strada eh! (comunque consiglio il coniglio con polenta)

E perché allora non raccontare subito tutto questo? Beh, perché il ritorno alla città ha lasciato il suo segno; ieri ho fatto commissioni, risolto questioni, preso in mano la contabilità, fatto riunioni politiche, riempito di nuovo la dispensa, ma nulla di tutto questo eguaglia la bellezza di un’esperienza naturale, persino dall’interno di un’automobile. C’è qualcosa nella vita urbana di profondamente artificiale, ed è possibile che ogni tanto, nonostante i nostri sforzi per rimuoverla e adattarci all’ambiente, venga comunque fuori la sensazione di essere nel posto sbagliato, presi a fare la cosa sbagliata.

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