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lunedì 6 Settembre 2010, 16:50

La testa oltre i fischi

In questo fine settimana molte cose sono successe, a partire dal discorso di Fini che sembra preludere alle elezioni politiche anticipate. In pratica Fini ha detto “Berlusconi vaffanculo, ti lascio l’onere di rompere, intanto io per fare un governo tecnico e cambiare la legge elettorale ci sono”; d’altra parte √® probabile che riandando a votare con l’attuale sistema rivincerebbe Berlusconi, dato che una coalizione-ammucchiata che vada da Vendola e Di Pietro fino a Casini e forse anche Fini provocherebbe il vomito in molti dei suoi teorici elettori.

Allora, cosa bolle in pentola? Io sospetto che il piano partorito da qualche stratega de noantri (avete letto le dichiarazioni di Massimo D’Alema?) sia quello di costringere Berlusconi a far cadere il governo, fare un governone tecnico di due mesi sostenuto dall’ammucchiata, e andare a votare col sistema francese (maggioritario a doppio turno) o con quello tedesco (proporzionale con selezione uninominale degli eletti), ossia con un sistema che permetta all’opposizione di presentarsi alle urne divisa in due o tre poli (Fini-Casini-Montezemolo, PD, Vendola-Di Pietro) per poi accordarsi rispettivamente dopo il primo turno o in Parlamento in base ai risultati conseguiti. Naturalmente non √® detto che la cosa riesca, ed √® anche possibile che Berlusconi la tiri per le lunghe o che si vada a votare subito col sistema attuale.

Noi del Movimento 5 Stelle, di fronte a questa prospettiva, come ci poniamo? La contestazione di sabato, di cui non rinnego nulla, √® stata un momento importante e che ci ha portato altre simpatie in chi combatte per un’Italia nuova, libera e pulita; certamente mi dispiace che non si sia riusciti a raggiungere l’obiettivo iniziale della contestazione, almeno per noi del Movimento, che era quello di ottenere trenta secondi per fare le famose due domande a Schifani, e chiedere spiegazioni sulle sue frequentazioni mafiose e sull’insabbiamento dell’iniziativa di legge popolare “Parlamento pulito”. L’unica cosa che ci √® stato concesso di fare √® ribadire coi fischi che persone in serio odor di mafia, condannate o no, non devono avvicinarsi a cariche istituzionali di quel rilievo; e che la degenerazione delle istituzioni non pu√≤ pi√Ļ essere tollerata passivamente.

Il rischio, per√≤, √® di passare presso ampi settori dell’opinione pubblica come quelli che sanno soltanto contestare, finendo ghettizzati nell’angolino degli estremisti, magari con sopra una bella etichetta di “sinistra estrema” che proprio non ci appartiene (n√© “sinistra”, n√© “estrema”). Contro questo rischio ci vuole una strategia: noi abbiamo tante idee, tante esperienze di societ√† sostenibile, equa e virtuosa che sui nostri Facebook circolano a dozzine… ma solo sui nostri Facebook.

Grazie alla parzialit√† dei media, il rischio √® che tutte le nostre proposte spariscano e vengano cancellate dalla scena; contro questo rischio ci va calma, preparazione, capacit√† di argomentare le nostre idee, e anche un po’ pi√Ļ di nervi saldi da parte di alcuni di noi. In giro la rabbia √® forte, palpabile, a tratti incontrollabile, ma l’esagitazione davanti alle telecamere serve fino a un certo punto; meglio la protesta delle agende rosse e degli striscioni, per dire. Anche se poi, quando lo striscione viene strappato a forza dopo dieci secondi, che altro puoi fare se non gridare?

E non √® tutto qui; anche per presentare una proposta credibile alle eventuali elezioni politiche (ma anche alle gi√† certe elezioni comunali) serve una strategia coerente. Serve una pianificazione attiva, per mobilitare le forze anche in quelle parti d’Italia dove sono meno organizzate, per ampliare il sostegno alla nostra proposta in tutto quel mondo alternativo e associativo che la pensa come noi ma magari nemmeno lo sa. Serve l’individuazione di una manciata di punti programmatici fondamentali, magari tramite gruppi di lavoro aperti a tutti sulla famosa “piattaforma”, e di candidati giovani ma competenti e credibili, scelti dal basso dopo ampia discussione e presentati con sufficiente anticipo per farli conoscere. Serve l’implementazione pronta e ben ragionata dei nostri metodi di democrazia partecipativa, permettendo a tutti i cittadini onesti di impegnarsi nel Movimento e di darci forza, e garantendoci contro qualsiasi aspirante “capetto”.

Serve, insomma, un piano di lavoro intelligente e ben concepito in anticipo; costruito con una grande discussione tra le centinaia di persone di valore che si sono impegnate in questi anni nel Movimento, e realizzato con cura. Se veramente si andasse a votare in primavera i tempi sono molto stretti; spero che a Cesena ci potr√† essere lo spazio e l’occasione per un primo incontro.

Quel che non si pu√≤ fare, invece, √® andare ad eventuali elezioni politiche alla chetichella, in ordine sparso, magari scoprendo solo alla fine che in certe zone non si raccolgono le firme o che non si riesce ad elaborare un programma sufficientemente approfondito (un social network √® un ottimo elaboratore di idee ma ha comunque bisogno che qualcuno dentro ce le metta; non possiamo fare l’errore di pensare che lo strumento informatico generi automaticamente i contenuti). Lo sbarramento al 4% su base nazionale (difficilmente sar√† rimosso, qualunque sia il sistema elettorale, anzi potrebbe salire al 5% tedesco) √® tutt’altro che semplice da superare, visto che partiamo dal 3,7% di media nelle cinque regioni in cui siamo pi√Ļ forti, ma in alcune parti d’Italia non siamo praticamente presenti. Lo spazio c’√®, ma bisogna lavorare molto e bene, tutti nella stessa direzione.

Con tutti i limiti e gli errori che possiamo aver compiuto fin qui, credo che il Movimento 5 Stelle sia ancora l’unica speranza di cambiamento vero, oltre che l’unico movimento politico veramente fatto dai cittadini e libero da interessi privati e logiche di attaccamento al potere; e chiunque abbia critiche da fare √® benvenuto tra noi a far di meglio. Possiamo, dobbiamo credere di poter cambiare le cose; basta ricordare che, dopo i fischi e la rabbia, serve anche la testa.

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