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Archivio per il giorno 9 Febbraio 2011


mercoledì 9 Febbraio 2011, 17:23

L’antica citt√† di Ciqikou

√ą stato davvero triste leggere che una parte dell’antica citt√† di Ciqikou √® andata a fuoco l’altro giorno. Ciqikou (pronunciato pi√Ļ o meno zicicou) √® un quartiere di Chongqing, la capitale della Cina centrale – una media citt√† cinese di cinque milioni di abitanti, anche se spesso viene definita la pi√Ļ grande area urbana del mondo perch√© dentro i confini amministrativi della municipalit√† ne vivono trentadue.

Chongqing √® nota soprattutto per essere stata la capitale della Repubblica di Cina (quella di Chang Kai-Shek) durante la seconda guerra mondiale e fino alla sua fuga a Taiwan; per questo √® stata un po’ trascurata dai comunisti, fino a quando ultimamente il governo ha deciso di investire sulla citt√† come porta dell’interno cinese. Oggi, la citt√† vera e propria sta venendo rasa al suolo e ricostruita sotto forma di grattacieli modernissimi; tuttavia, a differenza di Shanghai, il processo √® un po’ pi√Ļ indietro e dunque ci si pu√≤ ancora trovare in mezzo a tutte le contraddizioni di questa trasformazione (nonch√© in mezzo a una temperatura di 43 gradi all’ombra, come successo a noi: √® la prima volta che sento il mio corpo emettere calore dall’interno in piena notte, dopo averlo accumulato di giorno).

Ma il vero tesoro di Chongqing è appunto Ciqikou, un vecchio quartiere di pescatori sul fiume Jialing rimasto ancora fermo ai tempi della Cina rurale. Ci si arriva con una dozzina di chilometri di viaggio (pochi euro di taxi) su una tangenziale a sei corsie costruita a mollo davanti alla riva del grande fiume, che però, intelligentemente, finisce nel vuoto subito prima del villaggio, senza distruggerlo. Il villaggio è fatto di vecchie case appena ristrutturate e trasformate in negozi per turisti, che nonostante tutto sono lo stesso interessanti; seguendo i vicoli e la via principale si arriva poi ai piedi del grande tempio Baolun.

Per entrare nel tempio si paga, ma si ricevono in cambio i ceri votivi da accendere; la salita al tempio √® devastante, una gradinata non lunghissima ma molto ripida. In cima, per√≤, l’atmosfera √® magnifica, e persino in piena stagione turistica vi capiter√† di essere soli con i monaci, con le galline e con un paio di gentili signorine che, a gesti, ci hanno dimostrato l’uso dei ceri; in quello stranissimo e affascinante concetto di “nuovo vecchio” – l’architettura antica appena rifatta, col legno lucido e nuovissimo e il cantiere ancora aperto – che caratterizza tantissimi monumenti cinesi.

La parte migliore, per√≤, per me √® stato andare oltre il tempio: la zona ristrutturata termina, e si finisce in un agglomerato di case di contadini, aggrappato sulla riva ripida di un torrentello, seguito subito da poveri fazzoletti di terra coltivata a mano. Sulla parte pi√Ļ bassa c’√® una piazzetta (dove stanno lavorando al selciato) da cui si vede la piccola valle, e poi si finisce nel terrazzo di un locale che sembra un nostro ristorante di campagna degli anni cinquanta. E’ bello perch√© √® tipicamente cinese, ma soprattutto √® tipicamente umano: non √® molto diverso da come poteva essere un nostro villaggio di contadini prima che ai vicoli e ai sentieri fossero sostituite le strade.

Non so quanto sia effettivamente andato distrutto nell’incendio, spero non molto – magari solo qualche negozio di souvenir per turisti, o una di quelle rivendite di intestini di pollo annodati e fritti (s√¨, li ho provati, anche se non l√¨). Le immagini che vi lascio nel video descrivono a malapena quelli che sono tra i miei ricordi pi√Ļ belli del viaggio in Cina, e che fanno venire voglia di tornare.

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