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Archivio per il giorno 27 Marzo 2011


domenica 27 Marzo 2011, 21:14

Alieni a due ruote

Oggi, nonostante la pioggia, ci siamo proprio divertiti: abbiamo attraversato la citt√† in sella alle bici per girare un video e insieme per rivendicare un po’ di spazio su strada anche per i ciclisti. Il mio percorso √® stato circa questo (salvo che siamo passati lungo il Po nel parco Colletta, ma Google non lo ritiene possibile), per circa 25 chilometri di pedalata; partendo da casa, sono andato al punto di raduno della Falchera – ci tenevamo a partire da una delle periferie pi√Ļ lontane – e di l√¨, in una decina, siamo arrivati in piazza Borromini; dopo pranzo si √® unito il grosso del gruppo e siamo andati alla Gran Madre e poi all’arrivo in piazza Castello, tagliando corto per via della pioggia; e poi sono ancora tornato a casa in bici sotto l’acqua.

Io consiglio sempre a tutti di girare per la citt√† in bici; con un po’ di accortezza non √® cos√¨ pericoloso come sembra, e soprattutto permette di scoprire angoli nuovi e percorsi poco battuti. Il senso di libert√†, che ebbi quando per la prima volta da bambino mi diedero una bici e mi permisero di scoprire da solo il quartiere, continua ancora oggi; nella bella stagione succede che ogni tanto prenda la bici e giri per Torino senza una meta.

Nonostante questo, come ciclista, non mi sono mai sentito tanto vessato come oggi. Gi√† normalmente sappiamo di essere a Torino utenti della strada di serie C, venendo non solo dopo le auto ma anche dopo i pullman, le moto e i pedoni. Tutta la citt√†, dai viali ai parcheggi alle deviazioni e ai cantieri, √® ottimizzata per le auto; poi ci si preoccupa di far passare i pedoni; le bici √® come non esistessero. Negli ultimi anni hanno cominciato a fare pi√Ļ piste ciclabili, ma la sensazione √® che non le facciano per agevolarti, ma per toglierti di mezzo; per poterti mettere in un ghetto che spesso √® un cordolo pieno di buche, un marciapiede condiviso con cani e passeggini, una gimkana in cui a ogni semaforo ti viene chiesto di scendere dalla bici o di impiegare tre o quattro cicli di verde per passare l’incrocio seguendo un percorso assurdo. Tutto va bene, basta che ti possano dire che non devi stare in strada, l√† dove disturbi lo sfrecciare delle auto.

Oggi alla Gran Madre si √® toccato il fondo: eravamo una trentina di ciclisti, nemmeno tanti causa pioggia. Eravamo fermi sul sagrato della chiesa quando due vigilesse che passavano di l√¨ (in auto) si sono fermate e ci hanno chiesto se avessimo “intenzioni bellicose” e comunque dove volessimo andare. Noi abbiamo risposto che volevamo semplicemente percorrere in bici via Po, operazione assolutamente legittima dato che le bici sono veicoli come gli altri e che non c’era nessun divieto particolare.

Noi ci siamo messi in strada, fermi al semaforo dietro la riga di arresto, e abbiamo atteso il verde. Quando stava per venire verde, la vigilessa si √® messa davanti a noi e ci ha intimato di stare fermi. Sono stato tentato di partire lo stesso per vedere se venivo multato per essere passato col verde, ma alla fine ovviamente le ho dato retta; bene, in pratica la vigilessa ci ha tenuti fermi in mezzo alla strada per tre o quattro cicli del semaforo, creando ovviamente un grosso ingorgo alle nostre spalle, che poi ha cercato di far defluire invitando le auto a passare dalla corsia preferenziale del 13. Alla fine √® arrivata un’auto dei vigili che ci ha scortati sul ponte e poi per via Po, dove peraltro abbiamo avuto le nostre difficolt√† perch√© il selciato √® talmente sconnesso che bisognerebbe avere i cingoli.

Capisco le buone intenzioni (anche se ho il sospetto che quando i vigili si mettono a gestire il traffico spesso peggiorino le cose) ma continuo a chiedermi: perché se ci sono trenta auto in coda per la via nessuno va a chiedere loro cosa fanno e dove vanno, e se ci sono trenta biciclette, che peraltro occupano molto meno spazio e creano molto meno ingorgo, si apre una questione di sicurezza nazionale? Non siamo forse utenti della strada come tutti gli altri?

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