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Archivio per il giorno 29 Luglio 2011


venerdì 29 Luglio 2011, 08:08

Città senza un perché

La cosa che ci si chiede arrivando a Phoenix in aereo √® una sola, ovvero perch√© diavolo abbiano costruito una citt√† in questo posto – e non una piccola citt√†: √® la sesta degli Stati Uniti, e l’area metropolitana conta quasi cinque milioni di abitanti.

In pratica, si attraversa il nulla per ore, e poi d’improvviso appare una distesa infinita di casette, particolarmente impressionante di notte. Ma perch√© proprio qui? Non c’√® niente attorno per centinaia di chilometri, se non deserto e montagne. Il clima √® tremendo: a mezzanotte ci sono 33 gradi e di giorno si arriva oltre i 40, per tutta l’estate. La terra √® arida e sabbiosa, e rende difficile credere alla scusa ufficiale, ovvero che (nella seconda met√† dell’Ottocento) gli immigranti hanno cominciato a stabilirsi qui perch√© era un buon posto per l’agricoltura; si direbbe invece che qui la terra produca veramente un cactus.

Una esplorazione della citt√† non fornisce grandi spiegazioni. Il centro consta di quattro isolati per quattro; ok, sono pieni di grattacieli, a parte un paio di edifici “storici” di inizio Novecento, ma se fai un isolato in pi√Ļ ti ritrovi in mezzo al nulla, a interi isolati sabbiosi e vacanti occupati da depositi di rottami, discariche e casette private. Los Angeles, concettualmente simile, ha comunque dei centri; da Downtown a Hollywood, da Santa Monica a Beverly Hills, ci sono comunque delle zone definite con un minimo di identit√†. Qui, in qualunque direzione si vada, c’√® solo una infinita ripetizione di stradoni che incrociano stradoni formando grossi isolati quadrati di villette con piscina, con mini-centro commerciale sull’angolo e ogni tanto un maxi-centro commerciale. I negozi sono solo di grandi catene (per√≤ ce ne sono decine e decine) e dunque dopo un po’ si ripetono, creando un inquietante senso di non stare andando mai veramente in nessun posto.

Come ci si aspetta in una citt√† di cinque milioni di abitanti, c’√® una metropolitana. Che per√≤, a ben vedere, si rivela un tram, con i binari a centro strada e gli incroci a raso, e i semafori nemmeno sincronizzati (vuoi mica che le auto diano priorit√†). Ce n’√® una linea sola, che ovviamente collega solo pochissime destinazioni; il resto sono bus, ma tanto non li usa nessuno. Cinque milioni di abitanti e una sola linea di tram: penso che ci siamo capiti.

D’altra parte, un sistema di trasporto pubblico si basa per definizione sull’aggregazione dei flussi di traffico, sul fatto che ci sono dei centri che attraggono le persone e delle direttrici principali lungo cui le persone si spostano, su cui appunto si tracciano le linee di forza (treni, metro, tram). Ma in una citt√† senza centri e in cui sostanzialmente tutti i punti hanno la stessa importanza, costruire un sistema di trasporto pubblico efficiente √® impossibile; e infatti tra qualsiasi coppia di posti ci sono venti minuti di auto oppure due ore di bus.

L’unica parziale eccezione √® proprio qui dove siamo ospitati: l’Universit√† Statale dell’Arizona, il pi√Ļ grande Ateneo d’America per numero di studenti. Al nostro orecchio di torinesi una universit√† colloquialmente chiamata “asu” non promette bene sul livello medio dell’istruzione, eppure davvero mezza citt√† √® l’Universit√†; siamo in un campus immenso (ed √® solo uno dei vari) quasi tutto costruito negli ultimi vent’anni.

Da buona universit√† americana, gran parte dello spazio √® occupato da impianti sportivi; uno stadio da football che non ha nulla da invidiare a San Siro e un palazzetto altrettanto grande, ma soprattutto decine di campi per la pratica di ogni sport, e un edificio di tre piani grande come un campo da calcio pieno zeppo di attrezzi per il fitness (pi√Ļ la piscina). Poi ovviamente ci sono anche le aule, i dormitori, e l’edificio comunitario, il cui piano terreno ospita una dozzina di diversi fast food. Il campus √® talmente grande che la gente ci si sposta in bici (non di rado si vedono anche scheletri di bici derubate della ruota e lasciate l√¨ agganciate) o in mezzi alternativi come lo skateboard (in questo caso non posso esimermi da un obbligatorio “kick buttowski buttowski”).

Stamattina ho fatto una passeggiata per il campus per fare un po’ di foto; dopo un’oretta mi sono accorto che il calore stava diventando opprimente, e ne avevo visto solo met√†. Per fortuna qui le macchinette venditrici di bibite accettano anche la carta di credito (l’anima del commercio)… ma √® del tutto chiaro che questa citt√† senza aria condizionata e senza petrolio non potrebbe esistere. Non a caso stasera al ristorante messicano (ottimo, nulla a che vedere con i nostri) il cameriere ci ha chiesto da dove venissimo e quando abbiamo detto “Italy” ha risposto “you lucky”. Cio√©, magari non per tutto, ma per il clima senz’altro.

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