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sabato 17 giugno 2017, 11:35

Palestina (3) – Sono stati gli zingari

Lasciata Ramallah, abbiamo iniziato la lunga discesa verso la valle del Giordano: Ramallah si trova a quasi 900 metri di altitudine, mentre Gerico è 250 metri sotto il livello del mare, un dislivello quasi alpino che viene superato da strade in forte pendenza, in mezzo a un deserto ancora più brullo del lato verso la costa mediterranea.

Questo nulla desertico è però punteggiato da baracche al bordo delle strade, sotto le quali si riparano piccoli gruppi di pecore; generalmente vicino ci sono un vecchio pickup e una tenda, spesso protetta anch’essa da una baracca. Sono gli accampamenti dei beduini, i terzi incomodi nel conflitto israelo-palestinese; popolazioni nomadi che vivono ancora come diecimila anni fa, a parte un po’ di attrezzatura moderna.

Saputo questo, un altro turista del gruppo ha chiesto alla nostra guida palestinese: ma quindi i palestinesi sono discendenti dei beduini che a un certo punto sono diventati stanziali? Lì la guida è rimasta in silenzio, poi con una faccia offesa ha risposto: ma cosa vuol dire, tutti gli uomini diecimila anni fa erano nomadi, no? In pratica, abbiamo capito che si era offeso a morte all’idea che i palestinesi potessero essere accostati ai beduini, un po’ come se gli avessimo detto che sua nonna era una puttana.

E in un attimo, di sua iniziativa, ha iniziato a raccontarci cose sui beduini, e precisamente che:

  • il governo palestinese ha provato a dargli delle case vere, ma loro ci si accampavano dentro con la tenda o ci tenevano gli animali;
  • il governo palestinese deve costringerli a mandare i figli a scuola, se no loro non lo farebbero;
  • non hanno rispetto per la proprietà, sono abituati a prendere quello che trovano in giro, anche se non è loro, anche rubandolo;
  • sembrano poveri ma in realtà sono ricchi, hanno conti in banca miliardari, vivono così perché lo vogliono loro.

Insomma, ha raccontato esattamente le stesse cose che gli abitanti di Falchera Nuova mi dicevano dei rom, precise identiche.

E lì ho definitivamente capito che ogni popolo ha i suoi zingari, che disprezza allo stesso modo, con gli stessi luoghi comuni, probabilmente per gli stessi motivi profondi e istintivi; e mi chiedo quanto questi motivi siano moderni e quanto invece siano ancestrali, archetipi che si propagano sin da diecimila anni fa, nati quando tra gli uomini emersero i primi che smisero di vivere da cacciatori-raccoglitori (come i beduini e i rom di fatto sono ancora oggi) e iniziarono a vivere da agricoltori, in società organizzate e regolate da leggi sempre più complesse, imposte con l’aiuto della religione, strumento vitale per creare la paura della punizione che porta le persone a rispettare le regole e a fare cose che non avrebbero poi così tanta voglia di fare, tipo alzarsi tutte le mattine alle cinque per andare a zappare un pezzo di deserto.

(E qui vien bene ricordare che uno dei punti di massimo orgoglio degli ebrei è l’introduzione dello Shabbat, ossia la prima rivendicazione sindacale della storia dell’umanità organizzata, quella di lavorare solo sei giorni ogni sette e averne uno di riposo.)

Del resto, poco dopo siamo arrivati nell’area archeologica di Gerico e la guida ci ha mostrato con orgoglio “il più antico edificio del mondo” (o giù di lì, comunque uno dei più antichi), questa torre di pietra costruita 10.500 anni fa.

Voi vedete una torre e pensate subito che fosse una struttura di guardia, con dentro i soldati; ebbene, la teoria invece è che non servisse a proteggere le persone, ma il grano, ossia il prodotto della dura fatica che aveva motivato un gruppo di esseri umani ad abbandonare il nomadismo e organizzarsi per coltivare insieme il terreno. Il raccolto era la motivazione fondante e costituzionale della società di allora, e quindi una torre per contenerlo era sia un simbolo, per dimostrare ai beduini il potere che derivava dal nuovo stile di vita, sia una garanzia, perché se fosse stato perso il raccolto sarebbe stata distrutta la ragione stessa della società umana.

Ma stringi stringi, riassumendo questo aulico discorso, viene fuori una grande verità: che già diecimila anni fa una delle principali paure del cittadino medio era quella di venire derubato dagli zingari.

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Un commento a “Palestina (3) – Sono stati gli zingari”

  1. Andrea Zanardo:

    Beduini ci sono anche in Israele. Ma non sono tutti degli emarginati. Ti presento il mio amico Ismail Khaldi
    https://en.wikipedia.org/wiki/Ishmael_Khaldi
    Forse una convivenza con i “nomadi” si puo’ trovare. Sotto questo profilo penso che Israele abbia molto da insegnare. Se non si vogliono continuare a sprecare soldi con i campi nomadi (cioe’ a foraggiare la criminalita’) pensando poi di “risolvere” il problema con la repressione. Che non funziona, visto che i Rom si sentono in guerra con noi da secoli.

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