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Archivio per la categoria 'Life&Universe'


sabato 5 Febbraio 2011, 23:43

Emiliano alzaci la sedia

Sui forum, si sa, bisogna dotarsi di un avatar – di una immagine che identifichi i propri messaggi. In genere io tendo a mettere la mia foto, non per narcisismo ma perché permette una delle operazioni più difficili, identificarsi quando ci si incrocia infine nella vita reale. Però ogni tanto una immagine simbolica ci sta, e ormai da parecchi mesi il mio avatar su Forzatoro.net, fabbricato da me medesimo ritagliando una foto di repertorio, è questo:

avatar_sedia.jpg

Se siete tifosi del Toro, sapete cos’è. Se non siete tifosi del Toro, vi devo spiegare che questa foto riassume e rappresenta la vita. E’ Emiliano Mondonico, allora allenatore del Toro, nella finale di ritorno della Coppa Uefa 1991-1992, ad Amsterdam contro l’Ajax; una partita stregata, in cui il Toro mancò di un soffio l’unica, epica, storica occasione di conquistare una coppa europea, colpendo pali e subendo torti e disgrazie di ogni genere.

All’ennesimo episodio sfortunato, dopo un rigore clamoroso e negato, Mondonico ebbe uno di quei lampi di genio che ti aprono le porte della storia: prese la sedia pieghevole su cui stava seduto (non le poltrone avveniristiche e griffate di oggi) e la sollevò sopra la testa, per dire che il destino era cinico e baro, ma lui comunque non avrebbe mollato; che si può arrivare a un passo dalla vittoria e venire beffati e rimandati all’inferno, ma che questo non è un motivo sufficiente per non continuare a provare.

Aspetteremo vent’anni, cinquanta, non importa: ognuno di noi prima o poi nella vita attende un ritorno ad Amsterdam. Lo attende il Toro, perso in un tunnel di progressivo disfacimento che non sembra avere fine. Anche Mondonico non è più tornato ad Amsterdam; ha proseguito un’onorata carriera in cui ha sempre e regolarmente fatto miracoli con squadre di provincia, assemblate con due soldi e tanto cuore. Anche all’Albinoleffe ha fatto benissimo, fino alla scorsa settimana, in cui improvvisamente ha annunciato un ritiro temporaneo per gravi motivi di salute.

Qualche giorno fa Mondonico è stato operato, l’operazione è andata bene, ma la convalescenza è tutta da superare. E allora, in una di quelle cose che solo noi pazzi granata possiamo fare, un centinaio di tifosi questa mattina si è ritrovato al Fila, ognuno con una sedia pieghevole. Le abbiamo alzate e abbassate più volte cantando cori per lui. Le foto scattate gli saranno consegnate presto, e poi c’erano le telecamere e oggi le immagini hanno fatto il giro dei telegiornali sportivi, insieme ai cori e agli striscioni che tutto lo stadio gli ha dedicato durante la partita. Speriamo che gli diano forza; ci sembra il minimo, per una persona che tramite lo sport ha insegnato a migliaia di ragazzi, me compreso, a non rassegnarsi mai alla perfidia del destino.

mondosedia.jpg

(la foto, da Facebook, è dall’album di Mario Viretti)

[tags]toro, mondonico, albinoleffe, ajax, fila, sedia, destino[/tags]

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martedì 4 Gennaio 2011, 19:25

Primo dell’anno

Il primo dell’anno, di pomeriggio, siamo andati a Courmayeur, a trovare un’amica di Elena. Arrivati là, ci si è presentata una scena da incubo: già l’ultimo tratto della statale era bloccato dalle auto in attesa di riuscire a svoltare a destra ed entrare in paese. Le frecce dirigevano verso parcheggi sotterranei a pagamento completamente pieni e bloccati da auto in attesa che si liberasse un posto. Tutte le vie, nonostante l’abbondanza di segnali di divieto di sosta con rimozione forzata, erano semibloccate dalle auto parcheggiate in ogni modo, e ridotte a budelli dove continuamente ci si trovava di fronte il muso di un SUV targato Milano, Varese o giù di lì che cercava di procedere in direzione opposta. Ho impiegato mezz’ora, girando a caso, per trovare un parcheggio che fosse non dico regolare, ma tale da non intralciare il passaggio di nessuno; di meglio proprio non c’era.

La scena mi ha dato una sensazione di assurdità; è assurdo che sia impossibile muoversi con i mezzi pubblici, per una regione ricca e fatta di una valle grande e poche valli piccole che vi afferiscono (con una ferrovia e dieci corriere la copri tutta…); ed è assurdo che un villaggio montano si trasformi in una riedizione innevata delle vie del centro di Milano, completamente bloccate in ogni direzione da una fila interminabile di automobili spuzzettanti. La compagnia comunque è stata piacevole, la via pedonale piena di sciatori e maniaci dello shopping, il banchetto delle ostriche in mezzo alla piazzetta davvero fighetto, il panorama dei monti maestoso e così via; ma quella, checché ne pensino i milanesi, non è montagna.

(Del resto, anche da noi, semi-isolati vicino al bosco a 1600 metri d’altezza, la notte di Capodanno qualche intelligentone ha pensato di andare avanti fino all’una e mezza a sparare botti; e a cinquanta metri dalle case c’è una riserva naturale popolata di stambecchi. E’ come se le persone fossero rincoglionite in se stesse, incapaci di accorgersi che esiste un mondo meraviglioso attorno a loro; nel buio della propria testa, intente ai propri giochini e a nient’altro.)

Comunque, non era questo che volevo dire; ma che, tornando indietro nella sera ormai scura, abbiamo preso la statale e ammirato la successione di paesini, castelli e vallate. A un certo punto, solo per un attimo, alto nel cielo un fascio luminoso; una stella cometa in ritardo di una settimana. E’ stato quell’attimo, lo ammetto, che mi ha reso felice.

[tags]capodanno, val d’aosta, courmayeur, montagna, traffico, botti, automobili, natura, stelle[/tags]

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martedì 28 Dicembre 2010, 17:44

Sì, viaggiare

Questo è quasi certamente l’ultimo post dell’anno: sto infatti per staccare qualche giorno in montagna, e (grazie a Vodafone, di cui a tempo debito scriverò per bene peste e corna) non avrò la connessione a Internet. Certo, c’è sempre la biblioteca di Brusson, ma vedrò di non andarci se non in caso di necessità…

Oggi era una bella giornata e fuori dalla mia finestra si vedeva tutto l’imbocco della Valsusa, col Musiné da un lato e la Sacra dall’altro. Era una di quelle giornate dal panorama magnifico e infinito che ti invogliano proprio ad andare, e dunque me lo sono chiesto: ma perché, oggi, sono a Torino e non in uno dei tanti altri posti che ho visitato? In questi ultimi anni ho un po’ ridotto il ritmo dei miei giri per il mondo; comunque nel 2010 sono stato due volte a Londra, ho fatto un giro tra Belgio e Germania, sono stato una settimana a Vilnius e un mese in Cina (sempre con qualche forma di sovvenzione da organizzazioni varie).

Negli ultimi dieci anni ho avuto la fortuna di venire spedito o invitato in mezzo mondo. Viaggiare spesso, specialmente quando non lo si fa per turismo, cambia la forma mentis; ti abitua a modi di vivere diversi dal tuo, ti fa scoprire il meglio e il peggio degli altri, ti dà idee e progetti. Ti spinge, anche, a ritrovare la tua cultura: non mi sarei mai interessato davvero al piemontese se non mi fossi trovato qua e là per mezzo mondo, perché è proprio quando ti trovi a confronto con l’altro che impari quanto sia importante essere se stessi.

Allo stesso tempo, impari che a Londra o a Shanghai (o in un villaggio della campagna lituana) si può vivere altrettanto bene che a Torino, con dei pro e dei contro diversi, e dunque che non c’è alcun vero motivo per stare in un posto preciso. Capisci, insomma, la bellezza del nomadismo; il sogno di viaggiare senza fermarsi mai, di scoprire sempre un posto nuovo, o di ritrovare, uguale e diverso, un posto dove sei già stato tanto tempo fa.

Capisci, anche, che la nostra società non incoraggia il viaggiare che non sia fuggevole consumo; che, specialmente in Italia (ma non solo), siamo ancora un branco di animali dove il fatto di essere fisso lì da tanto tempo è premiante, perché in una società piramidale il ruolo sociale è importante, e si acquista solo con una lunga interazione con gli abitanti del posto. Il nomade, dunque, ha il privilegio di saperne di più; e la condanna di essere sempre marginale ovunque si fermi.

Accanto al nomadismo tradizionale ed evidente, quello degli zingari, c’è ormai in gran misura un nomadismo sottile e poco notato, quello di chi gira il mondo da un lavoro all’altro, da una università all’altra, da una multinazionale all’altra. E’ questa, se c’è, la base di una possibile nazione mondiale, una classe di persone che non rinnegano le proprie origini, ma per cui il passaporto è essenzialmente una fidelity card e i confini degli Stati sono soltanto una coda in più all’aeroporto. Sono persone spesso viste con sospetto, anche perché sono in parte l’ossatura del potere globalizzato; eppure, sono di solito quelle che immaginano meglio il futuro.

[tags]viaggiare, nazionalità, nomadi, globalizzazione, patria, società[/tags]

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sabato 25 Dicembre 2010, 10:08

Il senso del Natale (2)

Ho scoperto ieri che in questi giorni il mio blog è raggiunto da molte persone che cercano “il senso del Natale” – e trovano appunto il mio post natalizio di quattro anni fa.

Molta acqua è passata sotto i ponti da allora, e vorrei aggiungere solo un paio di riflessioni, partendo dal post natalizio di Beppe Grillo che condivido appieno. Io quest’anno non ho fatto regali, se non qualcosa di valore minimo. Non l’ho fatto per cattiveria o disinteresse, ma perché non reggo più l’orgia consumistica del nostro Natale, non accetto più l’idea di dover testimoniare affetto o rispetto mediante un oggetto materiale, magari da giudicare per il suo valore venale o per il suo allineamento alla moda del momento (l’affetto e il rispetto si dimostrano tutti i giorni e in particolare nei momenti di necessità, non nelle feste comandate). Non l’accetto, a maggior ragione, nel momento in cui basta guardarsi attorno per trovare persone a cui manca anche il minimo per sopravvivere, e non nella lontana e dimenticabile Africa, ma nelle vie sotto casa.

Non lo accetto anche perché tutto questo è una via sicura per l’infelicità. La nostra società è progettata per renderci infelici, creando continuamente bisogni artificiali che non possiamo soddisfare, per alimentare l’economia consumista. Questa infelicità ci rende aggressivi e incapaci di apprezzare quanto di bello e di appagante c’è attorno a noi, a partire dalla bellezza del creato.

La felicità non deriva dal benessere che già abbiamo, ma (al massimo) dalla speranza di migliorarci in futuro. Superata la soglia di possesso materiale che permette di vivere in tranquillità e sicurezza, il resto è solo fumo negli occhi; non dico che sia sbagliato o dannoso, ma non è ciò che fa la differenza. La felicità è legata all’accettare se stessi e gli altri, all’amare se stessi e gli altri, due necessità inscindibili visto che non è possibile accettare gli altri senza accettare se stessi. E’ la nostra frustrazione da avidità materiale indotta che ci rende anche intolleranti, competitivi, incapaci di aiutarci e dunque definitivamente soli.

Il regalo migliore per un buon Natale, forse, è rendersi conto che del Natale moderno non abbiamo alcun bisogno.
[tags]natale[/tags]

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martedì 9 Novembre 2010, 20:06

C’è chi dice no

Purtroppo le discussioni relative agli ultimi post sono state troppo tranquille, e allora vi lascio con una questione su cui generalmente le persone si dividono.

Stasera ero al mio Lidl di fiducia (questa settimana offre, anche se a caro prezzo, paste di mandorla prodotte in quel di Militello in Val di Catania, dove sono stato ormai sette anni fa e prima o poi tornerò) ed ero in coda alla cassa – ora di punta e coda un po’ lunga, sia nella mia cassa che in quella a fianco. A un certo punto arriva un signore con in mano quattro o cinque cose, passa fischiettando accanto alla parte finale della coda, prova ad infilarsi in quella a fianco, lo guardano male, allora arriva da me – che sono ormai proprio all’inizio del nastro – e dice: “scusa posso passare?”.

In genere in questi casi non faccio mai opposizione: in fondo chi se ne frega, perché litigare. Ma questa volta no, un po’ perché in mano aveva una mezza spesa, e un po’ perché insomma, mi sono stufato di una cultura in cui si cerca sempre l’eccezione alla regola purché sia a proprio vantaggio. E ho detto “no scusa, fai la coda come gli altri”.

Al che il tizio, scazzato, è andato via e si è infilato nell’altra coda, dove sono stati meno assertivi… o più gentili?

Avesse avuto un solo oggetto in mano, l’avrei fatto passare; fosse stata una signora anziana, l’avrei fatta passare. In questo caso, no. Voi cosa avreste fatto?

[tags]lidl, supermercato, cassa, coda, regole[/tags]

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lunedì 25 Ottobre 2010, 10:34

La cresta

La vita può essere tragica; tutti noi speriamo di non trovarci mai di fronte a drammi che però accadono tutti i giorni. Tra questi drammi c’è sicuramente la morte improvvisa e imprevista di persone giovani; esaminando i dati che il nostro Istituto Nazionale di Statistica mette a disposizione dentro uno ZIP contenente un foglio Microsoft Excel (evviva l’accessibilità) si scopre che nel 2007 in Italia sono morte 9375 persone tra i 20 e i 40 anni. La prima causa di morte sono, come noto, gli incidenti stradali (22,7%); meno noto è che la seconda, che presto potrebbe diventare la prima anche in questa fascia di età, è il cancro (21,7%). La terza causa di morte, a debita distanza ma comunque con più di 800 vittime, è il suicidio (8,8%). Queste cause sono tutte e tre, in modi diversi, sintomi di disfunzioni della nostra società, e sono talmente diffuse che se ne parla il meno possibile; si parla molto di più di cause di morte numericamente ben meno rilevanti, come l’omicidio (2,7%) e l’AIDS (1,9%).

Nell’elenco non compare la causa che ultimamente va più di moda sui giornali: la “malasanità”. Soltanto due giorni fa, sulla cronaca cittadina, l’ennesimo caso: una ragazza di 33 anni morta in sala operatoria durante la sostituzione di una valvola cardiaca, una operazione teoricamente di routine. Quasi sempre, il sottotitolo è lo stesso: i parenti che gridano “ce l’hanno ammazzata”, “vogliamo giustizia” e “qualcuno deve pagare”.

E’ comprensibile ed umano che una persona che sta vivendo una tragedia del genere parli così e senta il bisogno di trovare un colpevole (meno giustificabile che ciò venga rilanciato dai giornali e dalle televisioni). Se ci pensate, però, queste affermazioni tradiscono la concezione piuttosto distorta della vita e della morte che permea la nostra società: una concezione basata sull’aspirazione all’immortalità, e persino su una certa fiducia nel fatto che l’uomo possa dominare qualsiasi condizione avversa impostagli dalla natura.

Nel caso specifico, l’operazione di routine consiste nell’addormentare qualcuno in maniera innaturalmente profonda, aprirgli il cuore, togliergli un vecchio pezzo di plastica che sostituisce la sua valvola cardiaca difettosa e metterne uno nuovo. A guardarla bene, non si capisce come si possa essere arrivati a considerare una cosa del genere “di routine”. Come umanità, possiamo senz’altro esserne orgogliosi, ma non credo che abbia senso pensare il successo di queste terapie come un diritto, e dunque il fallimento di una operazione chirurgica come un omicidio; non solo perché la fallibilità è umana – se fosse richiesto il 100% tondo di successo in tutto ciò che facciamo, nessun umano potrebbe guidare un veicolo: ci risparmieremmo quasi ventimila morti l’anno solo in Italia, ma la nostra società non funzionerebbe più – ma perché il rischio di morte è intrinseco ed ineliminabile in una operazione di quel tipo, e nella maggior parte dei casi avviene senza alcun errore da parte dei medici.

Con tutta la nostra scienza, non sappiamo perché ogni anno decine di neonati muoiano di “sindrome della morte improvvisa nell’infanzia”; muoiono in culla, e basta. Quando si vivono drammi del genere, dal punto di vista del singolo è difficile, forse impossibile, farsene una ragione; dal punto di vista collettivo, però, è un chiaro invito ad abbassare la cresta, e a spiegare agli individui che non tutto è sotto il nostro controllo.

[tags]malasanità, morte, omicidio, medicina, scienza[/tags]

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lunedì 27 Settembre 2010, 19:17

Dopo Cesena, il sole

L’evento di Cesena è andato oltre le mie aspettative, lo dico subito: come sapete temevo di finire sotto la pioggia nel pantano a sorbirmi musica poco interessante, e invece… invece sono stati davvero due giorni indimenticabili, baciati dal sole e dall’energia naturale e rinnovabile delle persone. Aveva ragione Beppe: per un Movimento fuori dagli schemi è stato davvero meglio fare una festa così, con una marea di gente contenta solo per essere lì con altra gente che condivide la stessa visione del mondo e la stessa voglia di cambiamento, piuttosto che organizzare una serie di incontri e dibattiti nello stile della politica tradizionale.

Che poi, come saprete, gli incontri li abbiamo organizzati, e sono andati bene, e sono stati interessanti, e però… a un certo punto, di fronte all’ennesima discussione sulla teoria della politica partecipativa, credo di aver visto la luce… e sono tornato sotto il palco ad ascoltare la musica in mezzo a decine di migliaia di persone. Perché sì, le teorie sono importanti, le idee sono importanti, l’organizzazione è importante; ma prima ancora è importante l’empatia, il sentirsi parte del tutto, un pezzo di una armonia. Sì, è importante la politica, entrare nelle istituzioni per cambiarle, ma prima ancora è importante non perdere il contatto tra noi, non isolarci, non venire così presi dalle discussioni politiche da perdere di vista che il cambiamento più importante è quello culturale, è lo stare insieme con un sorriso – un atto assolutamente rivoluzionario, in una società che ci vuole soli e inermi di fronte al controllo e alla schiavitù morbida del consumo.

A Cesena si è ricreata per due giorni quell’atmosfera magica che già ci aveva avvolto verso la fine della campagna per le elezioni regionali; quella in cui tutti condividono l’obiettivo, in cui non esiste io che non sia parte del noi, del grande flusso delle cose. Spero che quella atmosfera possa arrivare un po’ anche qui a Torino, dove il clima, a livello di Movimento cittadino, è alle volte tutt’altro. Spero che, se proveremo a cimentarci con il cambiare la città, lo faremo sul serio: portando migliaia di persone in piazza per un mondo nuovo, invece di chiuderci in una stanza a parlare di politica litigando pure tra di noi; perché davvero ho la sensazione che la politica, senza l’energia del sogno, potrà soltanto farci marcire.

Volevo comunque ringraziare tutti quelli che ho conosciuto o ritrovato e con cui ho scambiato due chiacchiere, e perdonatemi se in certi momenti ero fuso dalla stanchezza, se magari non vi riconosco al volo, se non sento bene cosa dite. Vorrei applaudire vari artisti, alcuni hanno davvero spaccato (cito i Linea 77 e il Teatro degli Orrori, ma ce ne sarebbero tantissimi, e non li ho nemmeno sentiti tutti, anzi non perdonerò la discussione che mi ha fatto perdere l’esibizione di The Niro). Mi piacerebbe montare un filmato del dietro le quinte, per farvi vedere cosa è stato davvero – dall’incontro di wrestling con la bici del consigliere Bono da mettere sulla cappelliera del treno, fino alla cura maniacale della raccolta differenziata (però dalle nostre tende non c’erano i bidoni, maledetti! ho dovuto trasportare tutto per un pezzo).

Intanto, comincio con questo: i primi dieci minuti del concerto “after hours” organizzato dal Movimento 5 Stelle Piemonte (cioè da Paolo Vinci, l’unica persona veramente indispensabile senza cui il Movimento piemontese non sarebbe mai esistito). A forza di portarsi a spalle casse e mixer, Paolo è riuscito a far esibire a Woodstock 5 Stelle nientepopodimeno che Tony Troja (che poi, partecipando alle nostre discussioni e girando per la festa, si è rivelato davvero un grande). E’ stato un momento di felicità condivisa; e in fondo è noto da tempo che solo una risata li potrà seppellire.

[tags]woodstock 5 stelle, w5s, cesena, beppe grillo, movimento 5 stelle, tony troja, linea 77, teatro degli orrori, politica, energia[/tags]

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venerdì 3 Settembre 2010, 15:00

Sarà il caldo

Stamattina sono andato dal mio solito barbiere, che frequento da una decina d’anni. L’ho visto dimagrito, quando ha parlato non aveva più voce; ho chiesto cosa avesse, e mi ha detto che durante l’estate gli hanno trovato e rimosso un tumore alle corde vocali (per fortuna benigno).

Due settimane fa, tornato dalle vacanze, ho invece scoperto che a un mio amico, più giovane di me, hanno trovato un cancro al colon. In certe fasi sembrava veramente a rischio di vita, ora sta meglio e sta intraprendendo le terapie, speriamo bene.

E poi, c’è la fine improvvisa e imprevista del dottor Topino, anch’essa nel giro dell’estate.

Può darsi che tutto questo sia soltanto un normale “grappolo statistico”, quando per coincidenza certi avvenimenti simili succedono tutti assieme senza che ciò implichi alcunché di strano. Eppure, spesso in natura ci sono fenomeni che si sviluppano sottotraccia per molto tempo, e che poi vengono fuori di colpo quando è troppo tardi per fermarli; la stessa evoluzione della vita si basa su mutazioni impreviste, e in un attimo può succedere che la natura, che pensavamo di aver messo sotto controllo, reagisca aggredendoci in un modo che non possiamo fermare.

Non so chi, tra gli scienziati e i medici, possa dire con effettiva certezza di saper controllare e prevedere gli effetti dell’ambiente inquinato e innaturale in cui viviamo; credo nessuno. D’altra parte, abbiamo permesso che la medicina, da arte sacra, diventasse industria medica e poi industria e basta, in cui i morti sono un effetto collaterale dei profitti.

C’è dunque qualcosa di profondamente sbagliato nel mondo in cui viviamo, una orribile sensazione come di qualcosa che sta spingendoci verso un dirupo, mentre noi vediamo avvertimenti sempre più chiari, ma siamo lanciati a velocità troppo elevata per accorgercene o anche solo per fare qualcosa.

E allora, non resta che far finta di niente; perché non sappiamo nemmeno dire bene cosa sia.

[tags]tumore, cancro, malattia, inquinamento, natura, terra[/tags]

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mercoledì 1 Settembre 2010, 12:42

Il piacere di viaggiare

Ero tornato dalla Costa Azzurra con tutte le intenzioni di scrivere un bel post; perché bella era la natura che abbiamo incontrato. E non parlo soltanto della costa, che comunque è affollata e cementificata pure lì al punto da farmi rivalutare la Liguria; parlo soprattutto del viaggio, un viaggio per cui abbiamo scelto la modalità antica e insolita della strada comune.

Al giorno d’oggi i viaggi sono soltanto trasferimenti, dal punto A al punto B senza nulla in mezzo; nulla più che, al massimo, qualche vista veloce sfrecciando dal treno o dall’autostrada (peggio ancora se dall’aereo). Una volta non era così, una volta il viaggio era viaggio e comprendeva tutto ciò che stava tra la partenza e l’arrivo; si attraversavano i paesi, si facevano soste qui e là, si assaporava la strada.

E così anche noi abbiamo evitato l’autostrada il più possibile e abbiamo fatto la strada del Colle di Tenda, con tanto di fermata in piazza Galimberti a Cuneo per comprare i cuneesi (nel senso di cioccolatini). Al ritorno, ancora meglio, abbiamo fatto la strada meravigliosa e solitaria che da Mentone arriva a Breglio passando per Castiglione e Sospello; valli nascoste e semiabbandonate che nascondono esperienze meravigliose, dal vecchio ponte della tramvia montana, che descrive una curva mozzafiato nel vuoto, fino allo strettissimo tunnel di Castiglione, che fa sembrare il Tenda un’autostrada; poi il villaggio antico di Sospello nel fondovalle, e infine venti chilometri della solitudine pelata tipica dell’entroterra ligure, per scollinare e scendere a Breglio.

Le gole del Roia non hanno niente da invidiare a quelle cinesi, sfociando poi a Tenda, un paese attaccato alla roccia come un quadro sulla parete. A Limone il paesaggio è subito diverso, di vegetazione alpina invece che marittima; e poi l’attraversamento di Cuneo (ho fatto per la prima volta il nuovo ponte della variante Est-Ovest di Cuneo, con tanto di raccordo sospeso ad altezza vertiginosa sulla Stura); e poi tutti i paesi della Granda, ognuno con le sue peculiarità – Genola con la zona commerciale sul bivio tra mare e montagna, Savigliano che se fosse in Toscana sarebbe piena di turisti giapponesi, Cavallermaggiore che devono allargare i cartelli per farci stare tutto il nome, Racconigi che non si vede più perché hanno fatto dieci chilometri di strada nuova in mezzo ai campi, per spargere ancora un po’ di cemento; il tutto sotto la sagoma incombente del Monviso, che si staglia in un crepuscolo infinito. E poi, già che ci siamo, cena alla Sagra del Peperone di Carmagnola, ma solo perché è sulla strada eh! (comunque consiglio il coniglio con polenta)

E perché allora non raccontare subito tutto questo? Beh, perché il ritorno alla città ha lasciato il suo segno; ieri ho fatto commissioni, risolto questioni, preso in mano la contabilità, fatto riunioni politiche, riempito di nuovo la dispensa, ma nulla di tutto questo eguaglia la bellezza di un’esperienza naturale, persino dall’interno di un’automobile. C’è qualcosa nella vita urbana di profondamente artificiale, ed è possibile che ogni tanto, nonostante i nostri sforzi per rimuoverla e adattarci all’ambiente, venga comunque fuori la sensazione di essere nel posto sbagliato, presi a fare la cosa sbagliata.

[tags]vacanze, viaggi, natura, piemonte, costa azzurra, cuneo, tenda, mentone, sospello, val roja, carmagnola, città[/tags]

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sabato 21 Agosto 2010, 14:32

Un po’ di magia

A ognuno di noi capita ogni tanto un momento magico, e capita sempre quando non te lo aspetti. Io e Elena, per esempio, ieri siamo andati alla Sagra del Cinghiale di Pontey: sia i cavatelli al ragù di cinghiale che il cinghiale al civet con funghi e polenta erano davvero ottimi e abbondanti, e per 18 euro a testa (comprese anche bevande e mezzo dolce) valeva senz’altro la pena; inoltre, forse per il brutto tempo, forse per la data più avanzata dello scorso anno, arrivando alle 18:35 ce la siamo cavata con soli quaranta minuti di coda – rispetto all’abituale ora e mezza è stato un bel passo avanti.

Comunque, non era questo il momento magico di cui volevo parlarvi; è che grazie a questa combinazione di eventi siamo usciti dalla sagra molto prima del solito, verso le otto, quando non era ancora sceso il buio. Abbiamo risalito i tornanti del monte sopra Saint-Vincent, per tornare a casa, proprio mentre la luce si faceva sempre più debole e sempre più rossa; nel frattempo avevo acceso Radio Due e ci è capitato un insospettabile programma di bella musica, che dopo Somebody To Love dei Queen ha mandato addirittura No Quarter dei Led Zeppelin, la quale, ascoltata in un bosco al tramonto, assume una pregnanza direttamente derivante dalle simpatie tolkeniane di Robert Plant (nota su Radio Due: se è per trasmettere questo che hanno cacciato Luca Sofri, allora hanno fatto bene).

In una situazione del genere, persino 29 Palms sembrava un capolavoro; comunque, arrivati quasi in cima, è giunto l’ultimo momento del tramonto. Allora abbiamo spento la radio, abbiamo accostato, ci siamo fermati e nel silenzio abbiamo ammirato il panorama di tutta la Valle d’Aosta ai nostri piedi, dritta fino ad Aosta e poi alle propaggini del Monte Bianco, e dall’altra parte tutte le montagne in direzione del Gran Paradiso. Il cielo era incredibile, fatto di nuvole a fiocchi, dense e raggrumate, che riflettevano la luce in mille modi e dunque creavano chiazze dei colori più diversi, arancio, rosa, blu scuro, giallo, azzurro, grigio, che si spostavano e cambiavano sfumatura in continuazione. Sembrava davvero un dipinto romantico, un Turner di quelli che guardi e dici “ma non è possibile che ci fossero davvero dei colori come questi”, e per i pochi minuti che è durato, prima che scendesse inarrestabile il buio, siamo rimasti lì in silenzio ad ammirare, ed è stato davvero un momento perfetto.

Dato che a parole è comunque difficile spiegarsi, ecco una delle foto:

joux_tramonto_544.JPG

Anche stamattina siamo andati a fare una bella passeggiata nel bosco, spingendoci fino all’apertura di Sommarese, un altro posto dove si domina la valle (questa volta il lato verso Verres). Anche stamattina è stato bellissimo, in cielo non c’era una nuvola, la temperatura era perfetta. Peccato che arrivare alla passeggiata sia diventato più difficile: hanno recintato un pezzo di prato per fare un “campo di pratica golf” e un pezzo di bosco proprio sul passaggio è stato delimitato con la corrente per farne un pascolo per le mucche. La piccola radura alla partenza delle piste da sci ormai è diventata una succursale di un luna park cittadino, con musica ad alto volume, giochi per bambini a pagamento ed affitto lettini a prezzi esorbitanti. Però, ho visto, insieme al lettino ti danno anche un lenzuolo, che ad un rapido sguardo mi è sembrato uno di quelli di tessuto non tessuto, usa e getta. Il solito modo di affrontare la natura: negandone la naturalità, usandola un giorno e buttandola via.

[tags]vacanze, montagna, val d’aosta, saint-vincent, pontey, turismo, panorami, tramonto, sagre, rifiuti[/tags]

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