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Archivio per la categoria 'Life&Universe'


mercoledì 18 Agosto 2010, 16:24

Ricominciamo

Dopo un mese all’estero in una delle situazioni più dinamiche del pianeta, non è facile reinserirsi nei ritmi paciosi e nei discorsi provinciali della nostra Italia. Accendere la televisione o leggere i giornali è deprimente; anzi, lo era già sentire i discorsi dei tamarri di ritorno da Sharm sul pullman che ci riportava a casa da Malpensa. Immagino che i discorsi dei tamarri cinesi, se li avessi potuti capire, non mi sarebbero sembrati più intelligenti; anche se in Cina l’aspirazione dei giovani resta comunque quella di andare in una buona università per trovare un lavoro ben pagato, e non quella di diventare calciatore, velina o evasore fiscale.

Eppure, lunedì sera – vincendo il sonno da jet lag – abbiamo preso e siamo andati alla solita sagra di Cortanze, quella che tutti gli anni a Ferragosto questo blog non manca di pubblicizzare. Quest’anno ci eravamo rassegnati a saltarla, perché solitamente si conclude la sera della domenica; siccome però quest’anno il patrono San Rocco cadeva di lunedì 16, la sagra è stata prolungata e noi siamo riusciti a non mancare.

Non è che avessimo fame, e in Cina abbiamo davvero mangiato benissimo, però la cucina italiana ci mancava, e così ci siamo lasciati un po’ andare: abbiamo preso in due un tris di antipasti, due agnolotti, due costine, una salsiccia, due spiedini, patatine e due dolci. Tutto era ottimo come al solito, e non c’era nemmeno tanta gente.

Mentre andavamo lì, comunque, il Piemonte ci ha regalato anche una serata spettacolare; non solo c’era il cielo azzurro, solo vagamente striato di nuvole – in Cina, in un mese, avremo visto un po’ d’azzurro due o tre volte al massimo – ma i colori del crepuscolo sulla campagna e poi sulle colline dell’Astigiano occidentale erano davvero bellissimi. Al ritorno era buio, ma abbiamo ugualmente goduto prima dell’attraversamento dei boschi, e poi delle luci della collina torinese e della città che si avvicinavano progressivamente.

Sono vari i miei amici che ormai vivono all’estero, per trovare un lavoro decente, o che vorrebbero farlo, e che dicono con rabbia “l’Italia è buona solo per venirci in vacanza”; è sempre più vero, perché noi diamo per scontato ciò che non è. Il Piemonte, in particolare, si trova in una situazione climatica, geografica, culturale e storica, nonché a un livello complessivo di qualità della vita, che ha pochi eguali nel mondo. Molti di noi fanno di tutto per distruggere tutto questo; per devastare il nostro ambiente, per dimenticare la nostra cultura, per trasformare con l’inerzia, l’ignoranza, l’incompetenza e l’egoismo uno dei posti più belli del mondo in un nuovo Terzo Mondo economico e intellettuale. Ogni tanto viene lo sconforto e la voglia di darsi per vinti, ma poi inevitabilmente ci si rende conto che vale la pena di ricominciare da capo a lottare.

P.S. Per gli amanti della cucina popolare, la Sagra del Cinghiale di Pontey quest’anno si tiene venerdì e sabato prossimi, seguita nel weekend successivo dalla Festa del Lardo di Arnad. Preparatevi…

[tags]italia, piemonte, cina, globalizzazione, economia, asti, cortanze, sagre, fiere[/tags]

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mercoledì 4 Agosto 2010, 16:54

Una gita altrove

Era quasi mezzogiorno e la nostra giornata di gita a Hangzhou prometteva malissimo: viaggio terrificante (cinque ore abbondanti dall’albergo di Shanghai alla sponda del Lago Occidentale), macchina fotografica mezza rotta (se uso troppo zoom impazzisce e tiene aperto l’obiettivo tanto da bruciare la foto) e caldazza mostruosa e intollerabile (del clima non vi ho ancora parlato e forse è meglio non farlo, se no in Cina non ci verrete mai). E invece, zitta zitta, la Cina ha piazzato uno dei suoi miracoli e ci ha regalato un’ora memorabile, che da sola valeva tutto il viaggio.

Hangzhou si trova a circa 200 km da Shanghai; è una cittadina – solo cinque o sei milioni di abitanti – che vive tra un glorioso passato e il suo ruolo amministrativo di capoluogo dello Zhejiang. Ci sono comunque parecchie cose da vedere a Hangzhou, in particolare templi e pagode, ma l’attrazione della città è indubbiamente il Lago Occidentale, un bacino circolare di circa tre chilometri di diametro su cui si affaccia il centro storico. Su un lato del lago c’è la città, ma sugli altri tre ci sono delle bellissime colline punteggiate di monumenti. Le sponde del lago sono occupate da altri monumenti, da giardini cinesi, da varie isolette collegate tra loro da ponticelli che superano laghetti pieni di fiori di loto.

Il posto è dunque un esempio magnifico della filosofia cinese tradizionale nell’approccio alla natura, che è quello di non violentarla ma piuttosto di “appoggiarvisi†armonicamente. Come la Grande Muraglia segue perfettamente il crinale dei colli senza tagliarne via un metro, così nel lago l’intervento umano è stato discreto, cercando di sottolinearne la bellezza invece di dominarla. In particolare, già secoli fa gli imperatori cinesi fecero costruire due passeggiate artificiali, parallele alla riva, che tagliano il lago nei punti di basso fondale con un viale alberato e ombreggiato, e permettono di goderne appieno, creando al tempo stesso un sistema di altri laghi più piccoli e poi più piccoli ancora, punteggiati di isolette.

Eppure, stamattina la magia funzionava poco: il posto era bellissimo, ma i quaranta gradi avevano provocato una cappa di calore che era diventata foschia; voi avete presente la foschia delle estati italiane, ma qui il calore è tale che la foschia diventa nebbia e il paesaggio d’agosto sembra quello di novembre, precludendo alla vista ogni paesaggio, e però diventando anche insopportabilmente soffocante. A questo vanno aggiunte le orde di turisti, per quanto un po’ meno dense che a Pechino; tra l’altro in tutto il giro abbiamo visto solo altri tre occidentali in tutto, e infatti più volte siamo stati additati e abbordati dai locali.

Poi però è successo un primo miracolo: arrivati a forza di camminare nell’angolo nordoccidentale del lago, il cosiddetto Giardino Quyuan, abbiamo percorso un magnifico ponticello di pietra a svolte – uno di quei ponti classici cinesi che non collegano le due sponde in linea retta, ma compiono più e più svolte ad angolo retto, poiché si riteneva che i demoni potessero inseguire gli umani per assalirli ma non fossero capaci di seguire le svolte. Abbiamo attraversato un piccolo padiglione e la superficie di fiori di loto, siamo arrivati in una piazzetta su una delle isolette, e lì c’era una cartina del giardino.

Ho visto un gruppetto di isolette nell’angolo più estremo del parco e ho detto: prima di tornare sul percorso principale, infiliamoci da lì e facciamoci un giro. Dopo un paio di curve, siamo rimasti soli: nonostante la grande densità di turisti, nessuno si era spinto fin lì. Abbiamo camminato per un buon quarto d’ora senza incontrare nessuno, scoprendo un nuovo scorcio a ogni metro, tra gli alberi, i laghetti, i ponti, gli edifici in stile cinese. Abbiamo fatto tante foto, ma non rendono il senso di meraviglia che abbiamo provato perdendoci in quel luogo finalmente e incredibilmente tranquillo, eterno, sospeso nell’altrove. E’ stato un incantesimo, finché dopo l’ennesima svolta, senza nemmeno più sapere dove stessimo andando, ci siamo ritrovati inaspettatamente al punto di partenza, pur volendo andare da tutt’altra parte; prelevati dalla realtà e riportati infine in essa.

Proprio allora, senza preavviso, abbiamo sentito quattro scoppi sordi e ritmati, come quattro grandi colpi di tamburo. Guardando il cielo, sopra le colline era comparso di botto un nuvolone grigio, che da un lato sbordava dentro un bianco osceno ed alieno, pieno di una luce innaturale. In breve abbiamo percepito l’arrivo del temporale, e temendo le prime gocce, che ancora non arrivavano, ci siamo affrettati a concludere il giro verso un magnifico ponte dal tetto a pagoda a due piani, visibile da varie angolature al fondo del laghetto e uscito direttamente da qualche fiaba cinese.

Siamo arrivati al viale tra gli alberi che portava dritto al ponte; era buio del buio del cielo e poco amichevole, ma tra i rami sui lati si distinguevano le acque del lago che avevamo costeggiato e dall’altra parte quelle del lago successivo, molto più grande. Giunti all’inizio del ponte, ci siamo infilati tra gli alberi per fare le foto al lago dalla riva, prima di salire gli scalini di pietra. Tutto era fermo e immobile, e poi d’un tratto, all’improvviso, un lampo e un tuono terribile.

Di colpo, dal niente, si è alzato il vento; e le foglie già gialle degli alberi hanno cominciato a caderci in testa, lentamente, dal buio della volta di rami, come coriandoli messaggeri di sfortuna; in un attimo si sono piegati gli arbusti, si sono piegati i rami, i salici piangenti si sono distesi in orizzontale e hanno cominciato a scuotere i capelli davanti alla corrente d’aria.

Siamo saliti sul ponte, dove si era già rifugiata una torma di bimbi cinesi che ci hanno guardato con tanto d’occhi, come fossimo noi gli spiriti; si sono dati di gomito, ci hanno indicati e guardati e alla fine il più coraggioso ha tentato un “ni hao!â€, spaventandosi poi per la risposta. Aspettandoci la pioggia non ci siamo fermati sul ponte, ma abbiamo proseguito di corsa per ritornare verso la riva, al sicuro tra i negozi e i ristoranti, invece che insistere su una lingua di terra larga una decina di metri, chiusa tra un lago e l’altro e coperta di alberi.

Siamo così arrivati di nuovo ad affacciarci sul lago principale; il vento era aumentato ancora, le nuvole grigie tempestavano la città dall’altro lato dell’acqua, e lo spettacolo era incredibile. Il Lago Occidentale è grande ma comunque solo qualche chilometro, eppure la forza del vento era tale da scatenare una vera mareggiata. L’acqua era bianca di schiuma e urtando le pietre delle antiche rive spruzzava in alto verso chi provasse a passare; le barche che normalmente navigano il lago, portando i turisti dalla riva all’Isoletta delle Fate che sta proprio al centro, correvano per tornare agli attracchi, sballottate dalle onde. Tuoni e fulmini continuavano da un pezzo e il tifone stava per arrivare, e ora non volavano solo più le foglie ma cespugli e rami, e l’acqua con essi.

Cadevano le prime gocce di pioggia, grosse, calde e pesanti come solo nei climi tropicali; non portavano freddo, ma colpivano come stanchi proiettili. Aprire l’ombrello era inutile, a meno di non voler finire come Mary Poppins. Ma la sensazione strana, davvero unica, era quella dello scontro di cieli; un attimo arrivava una folata d’aria a quaranta gradi, e l’attimo dopo una in senso contrario a quindici o venti. Le gambe erano fresche, la testa era in un phon; e le due correnti tiravano con forza in direzione opposta, in un invisibile braccio di ferro.

E poi, di nuovo senza preavviso, tutto si è acquietato; alle prime gocce di pioggia non sono seguite né le seconde, né le terze. In fretta come era arrivato, il temporale è passato prima di cominciare a esistere; e abbiamo avuto per un’ora il privilegio di un cielo finalmente quasi azzurro, senza più la cappa di caldo e la nebbia estiva, e una luce bianca e fortissima davvero particolare, moltiplicata dai riflessi delle colline sul lago. Abbiamo fatto i video del temporale e le foto della luce, ma di nuovo non rendono; bisognava essere qui per vivere tutta la magia di questo luogo.

[tags]viaggi, cina, hangzhou, lago occidentale[/tags]

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martedì 20 Aprile 2010, 19:55

La sorpresa

Stasera la spesa discount mi è capitata a Milano, all’LD di via Negroli. E stavolta la spesa interessante era davanti a me: una signora sui quarant’anni, piccolina, dall’aria abbastanza milanese, che si è avvicinata e ha messo sul nastro una sola cosa: un pacco di polenta. E converrete con me che una donna che acquista solo un pacco di polenta, presumibilmente per sfamare i propri figli coi mezzi di una volta, è un buon equivalente di un uomo che acquista solo un pintone di vino.

La cassiera stava trattando il cliente davanti a lei, chiedendo “sacchètti?” con lo stesso accento con cui gli Elii vent’anni fa chiedevano “Facchètti?”. In quel momento la signora sguscia accanto a me (e ci vuole una certa abilità) e si fionda alla cassa a fianco, in disuso, dove non trova ciò che cerca. Si rifionda in coda, sgusciando di nuovo, e poi lo sguardo le si illumina: su un piccolo ripiano di ferro proprio accanto alla cassiera, vede i Kinder Sorpresa, incartonati in confezione sconto da tre.

Per qualche strano motivo, aspetta che la cassiera sia girata dall’altra parte: e poi furtivamente, come non volesse farsi vedere, ne prende uno e lo mette sul nastro. E poi un altro. E poi un altro ancora, e poi ancora, ancora. Ne mette sette, sette confezioni di cartone da tre ovetti, due euro e trentacinque centesimi l’una. Sul nastro, tutti colorati squadrati e paralleli, fanno l’effetto di un parcheggio di camion in miniatura, sull’asfalto nero di un autogrill.

La cassa giudica diciassètte euro netti, manco a farlo apposta. La signora paga, infila la scorta nella borsetta e se ne va. Era chiaramente lì per quello, era chiaramente in territorio nemico, ma lo sconto (immagino che altrove costino di più) valeva il viaggio: contando la lira, ma facendo la felicità di un bimbo collezionista di sorpresine.

[tags]spesa, crisi, società, discount, ld, polenta, kinder, ferrero, sorpresine, elio e le storie tese, facchetti[/tags]

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giovedì 15 Aprile 2010, 19:51

Buchi neri

Oggi ho scritto e riscritto un post per almeno cinque volte, senza venire a capo di niente. E così, incrociando in giro su Facebook un superclassico come questo dei Soundgarden, ho deciso che esprimeva bene il concetto.

Anche se, per i meno esperti, segnalo che il definitivo video della fine del mondo risale al successivo album; è molto adatto come musica di sottofondo per un eventuale dittatore che debba trovarsi a premere in successione una serie di pulsanti che facciano esplodere una bomba termonucleare l’uno.

Mi sarebbe piaciuto vedere il singolo del disco successivo, ma sfortunatamente, dopo Blow Up The Outside World, il gruppo si è sciolto. Chissà come mai!

[tags]musica, soundgarden, video, buchi neri, fine del mondo, bomba atomica, apocalisse[/tags]

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lunedì 5 Aprile 2010, 20:28

Sorveglianza

Oggi in Piemonte era una giornata eccezionale, di quelle che capitano una volta l’anno quando va bene. Il cielo era blu intenso e non c’era una nuvola; il sole era caldo al punto giusto; e vicino agli alberi ancora spogli si alternavano campi gialli di terra smossa e altri già verdi dei primi germogli. Allontanandosi appena un attimo dalle case, il silenzio era perfetto; e ci si poteva dedicare all’osservazione delle lucertole e dei fiori di ciliegio. Intorno, in lontananza, la vista era maestosa; dai dintorni di Alessandria si vedeva il Monte Rosa bianco di neve, e dall’altra parte il Monviso e giù fino agli Appennini. Insomma, è stata una di quelle giornate in cui si può osservare la natura in tutto il suo splendore e sentirsi piccoli piccoli.

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Ma in mezzo a questi chilometri di meraviglia, all’inizio del paese, come lascito di presenza umana, un cartello diceva: “Piepasso – Frazione di Quattordio – COMUNE VIDEOSORVEGLIATO”. Certo che gli esseri umani sanno sempre come rendersi ridicoli…

[tags]pasquetta, natura, piemonte, telecamere[/tags]

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domenica 4 Aprile 2010, 21:03

Infelice come una Pasqua

Nel giorno di Pasqua sarebbe meglio raccontare una storia a lieto fine; e questa non lo è. Però è una storia che dice molto dei nostri tempi.

E’ la storia di un camionista che gratta, gratta e infine vince: trova il biglietto della vita, un milione e 740 mila euro vitalizio compreso. Ma lui non è pratico di quel particolare tipo di biglietto, la cassiera si sbaglia, in due non capiscono e buttano via il biglietto, credendo che non valga niente. Dopo una settimana, scopre la verità; torna, setaccia la tabaccheria, perquisisce i cassonetti, visita persino la discarica; ma il biglietto, ovviamente, non esiste più.

Se il biglietto ora saltasse fuori, o se perlomeno (impossibile) gli fosse riconosciuta ugualmente la vincita, sarebbe una storia pasquale: di morte e resurrezione. E non sembri blasfemo il fatto che la morte in questo caso sia una morte di denaro, la scomparsa non di una vita ma di una montagna di soldi; perché nella nostra società, nella testa degli esseri umani che qui e ora vivono, la montagna di soldi vale come e spesso più della vita.

La ricchezza improvvisa è un bel problema da avere, ma è lo stesso un grosso problema; gli annali sono pieni di persone che, dopo aver vinto alla lotteria o al totocalcio, in breve tempo finiscono male; rovinati, imprigionati, persino ammazzati. Perché nella nostra società essere ricchi è, in apparenza, la soluzione ai propri guai, la libertà dalla schiavitù di un lavoro infame, dai creditori alle porte, dai mobili di cartone comprati a rate; è, soprattutto, la rimozione dei propri freni inibitori, perché ai ricchi tutto è permesso (soltanto i poveri sono pazzi, i ricchi sono eccentrici). Nella realtà questo non è poi così vero, ma, se è vero che i soldi non danno la felicità, almeno si evita l’infelicità che certamente dà la povertà.

Molto peggiore è il problema di aver perso la ricchezza improvvisa. Le dichiarazioni del camionista nell’articolo sanno di shock profondo; e, in una società in cui la ricchezza è propagandata come il principale obiettivo della vita, ci vogliono mezzi culturali e caratteriali molto forti per reggere a tale shock… e li deve avere anche chi ti sta attorno, altrimenti passerà la vita a rinfacciarti l’occasione perduta.

L’infelicità da povertà, peraltro, è indotta; viviamo in un sistema economico che si regge sul rincoglionire le persone con la comunicazione per indurre in loro falsi bisogni, distraendoli da quelli fondamentali (affetto, compagnia, cibo, calore e poco altro). La nostra è una società in cui l’infelicità è calcolata e promossa come strumento per rendere schiave le persone, per convincerle a lavorare docilmente e poi a ridare a chi di dovere il denaro faticosamente guadagnato, in cambio di un benessere materiale che per la maggior parte non serve, né compensa l’alienazione e il dolore provocati dalla competizione e dallo stress. Una vera riforma dovrebbe partire anche da questo; ma vorrebbe dire, davvero, rovesciare completamente il nostro ordine sociale.

[tags]torino, gratta e vinci, lotteria, ricchezza, povertà, ordine, schiavitù, infelicità, bisogni[/tags]

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venerdì 2 Aprile 2010, 16:48

La bomba assoluta

Piace a tutti sognare il futuro; fa parte della natura umana. Specialmente quando si è giovani e non ancora feriti, il senso del futuro si accentra su ciò che è più direttamente normale: amarsi, riprodursi, condividere la vita.

Per questo fanno ancora più impressione le immagini delle terroriste bambine di Mosca; perché sono la caricatura innocente e diabolica della vita stessa. Nate e cresciute in terre incancrenite di vendetta, compiono un atto disumano per eccellenza come una strage, spinte da un motore umano per eccellenza come il dolore. Diversamente dall’arroganza amorale di chi uccide per prepotenza e per interesse, uccidono e muoiono per un ideale distorto; che altro non è però che un velo di finzione che ricopre la rabbia di una persona che ha perso tutto, perché ha perso l’amore.

L’odio scava solchi che imbarazzerebbero una bestia; è un sentimento tipico dell’umanità evoluta. Il perdono è un sentimento del cervello, l’odio viene dal profondo del cuore. Senza la saggezza dell’età e del dolore capito, l’odio è fuori controllo, e figlierà altro odio; come il vaso di Pandora, una volta aperto il contenuto maligno si sparge incontrollabilmente in ogni angolo.

Spero che anche chi nelle nostre società, con leggerezza, sparge intolleranza, non ci porti a scoprire che stiamo giocando col fuoco.

[tags]mosca, attentati, terrorismo, odio, intolleranza[/tags]

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venerdì 26 Marzo 2010, 23:59

Grazie

Questo è l’ultimo post prima del voto – fino a lunedì pomeriggio non scriverò più niente. Vorrei innanzi tutto ringraziare tutti quelli che si sono dati da fare per il Movimento e per me; amici di vecchia data e persone conosciute sul momento, tutti sorridenti e contenti di aiutarci in questa impresa. Come ho scritto anche sul blog collettivo della lista, a partire da stanotte non sarà più permesso fare campagna elettorale in pubblico, ma è ovviamente consentito parlare, telefonare, mandare sms e e-mail e insomma mobilitare tutti i vostri amici, parenti e conoscenti ad andare al seggio e votare per il Movimento 5 Stelle.

Per me, comunque vada, è stato un grande onore e un grande piacere essere parte di questa campagna elettorale; mi ci sono buttato al massimo e ho cercato di farla al meglio. L’anno scorso in piazza Castello, alla fine della campagna delle elezioni provinciali, avevo salutato la piccola folla dicendo “se siamo qui in 200 stasera, l’anno prossimo saremo in 2.000 e l’anno ancora dopo in 20.000”. Bene, in realtà siamo arrivati a 20.000 con un anno di anticipo e mi faccio un punto d’orgoglio di aver mantenuto la promessa.

L’inverno è stato durissimo, da soli in un lungo viaggio al gelo per riuscire ad esistere sulla scheda, ma poi è arrivata la primavera. In queste ultime due settimane – da quando i politici e i giornalisti hanno capito che facciamo sul serio – ce ne hanno dette, me ne hanno dette di tutti i colori: qualunquista, populista, dilettante, velleitario, leghista, fascista, berluscoide, lacché di un comico, lustrascarpe di Grillo (queste ultime due sono di un simpatizzante PD e dipendente della Regione, che mentre è pagato coi miei soldi passa i pomeriggi a insultarmi sui forum). Ma dopo la primavera arriverà inesorabilmente l’estate; tutto sta maturando in fretta e il clima sarà caldissimo.

La crisi sarà pesante; farà differenza avere al timone persone che pensano soltanto a salvare se stesse, o persone che pensano a salvare tutta la nave. Io spero solo di meritare la fiducia che tante persone hanno riposto in me; se ne avrò la possibilità, vedrò di giustificarla coi fatti. E spero di poter affrontare le sfide difficili che ci aspettano con gli stessi risultati che sono riuscito ad avere in passato.

Nel frattempo, vi ringrazio ancora e auguro anche qui un buon fine settimana a tutti noi.

[tags]elezioni regionali, piemonte, politica, movimento 5 stelle, beppe grillo, crisi, futuro[/tags]

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lunedì 15 Marzo 2010, 16:31

Una cosa sola

Quella di ieri, in piazza Castello con Beppe Grillo, è stata una giornata che ricorderò per molto tempo: non capita spesso nella vita di trovarsi con un microfono in mano davanti a ventimila persone. Io aspettavo questa occasione per dire una cosa, una cosa sola; e la trovate in questo video che vi prego di far circolare il più possibile.

E’ il mio messaggio elettorale; il motivo per cui chiedo il voto. Spero che sia convincente: fino a ieri eravamo incerti, ma dopo il bagno di folla di ieri (qui un resoconto video più generale) abbiamo capito che le speranze di far eleggere uno di noi, di cominciare davvero a cambiare un po’ le cose, sono concrete; ma solo se migliaia di persone si attiveranno per aiutarci.

[tags]movimento 5 stelle, piemonte, elezioni, regionali, torino, piazza castello, beppe grillo, vittorio bertola[/tags]

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venerdì 12 Marzo 2010, 19:10

In coda

Un’ora fa, dopo essere andato a portare fino in corso Grosseto i manifesti per l’attacchinaggio a Lanzo, mi son messo in macchina per tornare a casa – normalmente, un percorso di cinque minuti.

E ci ho messo mezz’ora: sin dalla sopraelevata, tutto corso Potenza era un’unica marea di auto ferme in coda.

Stare in coda è una buona occasione per arrabbiarsi, dato che la scatoletta di lamiera in cui siamo dentro costituisce automaticamente un’armatura, e come tale ci rende pronti ad aggredire gli altri in tutta sicurezza (apparente). Ma è anche una buona occasione per riflettere.

E io riflettevo: ma cosa ci facciamo tutti qui fermi, chiusi nel nostro isolamento, molti con l’autoradio a palla per cercare di non accorgerci degli altri, della città, del mondo? Ha ragione Beppe Grillo quando dice che non sei tu che sei in coda, tu sei la coda! Ognuno di noi infatti ha la percezione che la coda sia altro da sé, un evento esterno e imponderabile che gli si piazza sulla strada, senza rendersi conto che la coda esiste perché anche noi abbiamo scelto di prendere l’auto e passare di lì proprio in quel momento.

La coda dunque è asimmetrica: si basa sul principio che tu avresti pieno diritto di usare la strada in libertà, ma ci sono degli altri rompiscatole che si sono piazzati lì per negartelo. E questa idea è dura a morire: tutti sono pronti a invocare restrizioni sul traffico, ma la maggior parte delle persone le vorrebbe solo per qualcun altro.

In realtà, proprio la coda può essere amica di noi che vogliamo il cambiamento: perché raramente si può immaginare un modo più assurdo di impiegare tempo, energia, risorse che stare fermi da soli in una scatola di latta bruciando carburante fossile vecchio di 100 milioni di anni.

[tags]città, traffico, coda, persone, energia, automobili, beppe grillo, altri[/tags]

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