Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Mar 17 - 14:02
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per la categoria 'StillLife'


giovedì 10 Gennaio 2008, 11:49

Wi-Valter

Vi scrivo questo post da Roma, seduto su una panchina nel bel mezzo del meraviglioso parco di Villa Borghese. Sono infatti quaggiù per una riunione del Comitato Consultivo sulla Internet Governance, che inizierà tra un’oretta, e ho colto l’occasione – avendo tutta la mattinata da perdere, causa scarsa sincronia tra i voli da Torino e l’orario della riunione – per fare due cose.

La prima è una passeggiata attraverso il parco, visto che non ci ero mai stato, e che l’ultima volta l’avevo appena sfiorato: il luogo della riunione è in via Isonzo, sopra la collina dietro il parco, e avevo giusto avuto mezz’oretta per fare una capatina.

La seconda è provare il tanto decantato servizio wi-fi gratuito del comune di Roma… ed eccomi qui.

Devo dire che ho vinto un po’ di resistenza: già altre due volte avevo pensato di registrarmi ed ero stato scoraggiato dall’assurda procedura. Per darti accesso, Veltroni vuole sapere tutto di te: nome, cognome, indirizzo, data di nascita, numero della carta d’identità, e persino il numero di cellulare, che viene addirittura verificato facendoti telefonare ad un numero fisso, sul quale viene verificata la caller ID, quindi non puoi nemmeno oscurare il tuo numero (tra l’altro, questa tecnica mi ricorda qualcosa…). Alla fine, mi sono rassegnato ai modi da stato di polizia dei nostri politici, e oggi mi sono registrato.

Il successivo problema è stato trovare un hot spot: è vero che nel parco, con un po’ di fortuna, si trovano delle mappe sulla quale sono indicate le zone coperte; è anche vero che raramente si trova la rete dove la si aspetta, e generalmente il segnale è parecchio debole. Ho così messo in scena un po’ di wardriving, camminando per il parco con il portatile aperto in mano, tra gli sguardi stupiti dei carabinieri di stanza (ci fosse a Porta Palazzo tutta la polizia che c’è in questo parco semideserto…) e di qualche raro jogger o turista americano.

Alla fine, ho trovato un buon posto: se uscite dalla metro di Piazza di Spagna seguendo le indicazioni per Villa Borghese, potete poi camminare dritto dall’uscita delle scale, tenendovi sulla destra, e seguendo poi un lungo viale in cima a una piccola riva; arrivate così a una piazza circolare nella quale sfrecciano torme di taxi circondati da camionette dei carabinieri. Sull’altro lato della piazza, all’inizio di via Canonica, si apre sulla sinistra un sottoparco recintato; camminando per un centinaio di metri, accanto a un museo di non so cosa, c’è un cluster formato da una toilette, una cabina telefonica e un po’ di panchine, dove il segnale è decente (attorno al 40% della scala, sul mio iBook).

E così, mi sono collegato e mi sono registrato dal browser, e ora ho un account che – riloggandosi ogni due minuti, perché la sessione viene chiusa in fretta se non trasmetti – mi permette un’ora di uso al giorno per un anno, in cinque diversi parchi cittadini e prossimamente altrove; ma devo fare in fretta, perché fa freschino (una dozzina di gradi), il cielo è coperto e minaccia pioggia!

[tags]roma, wi-fi, veltroni, villa borghese, internet governance[/tags]

divider
lunedì 7 Gennaio 2008, 10:15

Lunedì fortunato

Stamattina sono stato fortunato. E’ vero che ero sfortunatamente rimasto senza biscotti, visto che ho lasciato il pacco aperto in montagna, e a casa non ne avevo altri; così non ho potuto fare colazione. Tuttavia, poco male perché ero di fretta: mi sono alzato prestissimo – attorno alle otto meno un quarto – perché alle otto e mezza dovevo essermi lavato, sbarbato, aver avviato la lavatrice (oggi colorati) ed essere giunto fino alla casa nuova, dove avevo appuntamento col signor Sirti per l’installazione della mia linea non telefonica.

Ad essere onesto, non sono sicuro di cosa dovesse fare il signor Sirti, visto che io ho richiesto una linea solo dati e che il rame c’è già dal precedente proprietario; comunque, arrivo lì, chiacchiero col custode a proposito della mia agognata parabola (un’altra saga che presto vi racconterò), e nel frattempo scopro di aver perso le chiavi della casa nuova. Guardo in tutte le tasche del giaccone; non ci sono; concludo che devo averle tolte giovedì, l’ultima volta che sono stato lì, magari infilandole nella giacca, visto che quel giorno ero seriovestito causa visita a un cliente. E così, mi avvio mesto verso casa.

Peccato che anche a casa le chiavi non ci fossero. A quel punto mi vengono in mente solo tre ipotesi: o le ha prese mia mamma senza avvertire, per qualche motivo imperscrutabile (ogni tanto in casa mia appaiono o scompaiono oggetti come per magia); o sono cadute nell’auto ieri, quando mi sono tolto il giaccone durante il viaggio; o sono rimaste in montagna; o le ho proprio perse. In ogni caso sono nei guai, visto che se buco l’appuntamento per la linea telefonica poi rischio che la mia pratica ADSL si inceppi e che io debba rimandare di un mese il trasloco (senza ADSL non vivo).

Sto per telefonare a mia mamma per smarcare la prima ipotesi, quando squilla il telefonino e accade il colpo di fortuna: è il tecnico della Sirti. Io faccio subito le mie scuse per non essere là ad attenderlo, quando lui mi interrompe e mi spiega che il tecnico che doveva venire da me si è dato malato, che non c’è nessuno per sostituirlo e che bisogna purtroppo rimandare a domani mattina. Così, in un tripudio di scuse, siamo tutti e due contenti e risolviamo il problema.

Liberato così dell’incombenza – e sono ormai le nove – decido di scendere per controllare se per caso le chiavi sono in macchina. Guardo sul sedile posteriore, nel baule, sui tappetini; non trovo nulla se non, dietro, una penna che avevo in tasca tanto tempo fa. Depresso, decido che essendo ormai per strada posso almeno risolvere il problema della colazione; e così, mi reco seduta stante al Lidl di competenza.

Scopro così uno spettacolo che non avevo ancora visto: il Lidl alle nove di lunedì mattina. Da una parte è pieno di vecchietti in attesa che apra, per accaparrarsi subito, prima che finisca, l’offertissima della settimana; oggi era una macchina per cucire. Dall’altra, ci sono i commessi che sistemano la merce; e così ho assistito alla scena del capo commesso che cazzia (gentilmente) la commessa nuova, spiegando che quando mette i nuovi surgelati nell’espositore frigorifero deve togliere quelli più vecchi, mettere quelli nuovi dietro, e poi rimettere quelli vecchi davanti, altrimenti gli ultimi in fondo restano sempre lì e poi scadono, tanto è vero che sabato è venuto il supervisore Lidl e ha notato la cosa.

Detta così, è una banalità, tanto è vero che io adotto da sempre lo stesso metodo quando, giunto a casa, metto via le scatole di tonno e le confezioni di farina; quelle appena comprate vanno ovviamente in fondo e non davanti. Peccato che la commessa prima non capisca, e poi nemmeno risponda, e poi si lamenti della “rottura di scatole”. Ho proprio il sospetto che per molti italiani l’idea di fare un lavoro per bene – anziché alla buona, pur di finirlo il prima possibile – sfugga ormai alla possibilità di comprensione.

Comunque, esco dal Lidl con la spesa – incluso un tronco di speck e il bicarbonato per pulizia pentole -, la ripongo sul sedile dietro, mi siedo e vengo colpito da un luccichio, che improvvisamente esce dalla millimetrica fessura tra il sedile del guidatore e la base del freno a mano. E così realizzo: era da due anni che non mi succedeva – in particolare, non mi era mai successo da quando ho l’Alfa – ma ho effettuato di nuovo il magico numero delle chiavi sotto il freno a mano, che con la Punto mi capitava una volta al mese, ma che ormai avevo rimosso.

In pratica, le chiavi escono dalle tasche del giaccone (i cui bottoni sono saltati da tempo immemore) e si infilano magicamente nella suddetta fessura, sparendo in un luogo arcano che è sostanzialmente invisibile sia da davanti che da dietro, a meno di non mettersi a guardare esattamente in verticale nella fessura. Nell’Alfa, poi, la fessura è molto più piccola e contorta che nella Punto, ed è schiacciata dal binario del sedile, per cui l’operazione di recupero – specie delle chiavi dell’ufficio, che sono poche e piccole – si è rivelata piuttosto complessa; ma a forza di inserimento e rotazione col mignolo ci sono riuscito.

E così sono potuto tornare a casa tutto contento, a godermi la mia brava colazione con tutta la fragranza dei Fior di Cacao appena munti sfornati estratti dal pacchetto. Buon lunedì!

[tags]lunedì, sirti, adsl, chiavi, alfa, punto, lidl, fior di cacao[/tags]

divider
venerdì 4 Gennaio 2008, 14:51

Cara Sony

Va bene che vuoi fare come l’Ikea, e risparmiare sulle istruzioni per montare il televisore sul suo supporto includendo soltanto una serie di disegnini numerati.

Però ecco, a pena di restare quindici minuti a sforzarsi con uno schermo televisivo in mano senza poterlo appoggiare e senza poterlo sollevare per vedere sotto, è possibile che uno non si accorga subito che esistono due versi in cui si può accoppiare uno schermo con una base, e di questi solo uno va bene!

[tags]sony, ikea, lcd[/tags]

divider
giovedì 3 Gennaio 2008, 11:38

Film per bambini?

Ieri sera siamo andati a vedere Bee Movie (carino, anche se niente di eccezionale: una buona ora e mezza di intrattenimento).

Abbiamo scelto il Cineplex Massaua non solo perché è di fronte a casa mia, ma perché è l’unico cinema di Torino o quasi a offrire l’ingresso ridotto anche il mercoledì sera e non solo al lunedì. Di conseguenza, la sala era relativamente piena, in particolare di famiglie numerose e con bambini.

Già la situazione si era fatta un po’ imbarazzante quando, prima del film, sono passate in sequenza tre o quattro pubblicità di profumi e mutande, tutte caratterizzate da donne seminude e primi piani di tette e culi a dimensione venti metri per dieci; ok, secondo me è giusto che i bambini sviluppino un rapporto sano col corpo e col sesso, però forse ci vorrebbe un po’ di selezione nelle pubblicità che passano prima di questo genere di film.

Il punto però è che, come si poteva apprendere semplicemente leggendo le recensioni, Bee Movie non è affatto un film per bambini. O meglio, i bambini possono pure guardarlo – sempre che non restino traumatizzati dalla scena in cui i poliziotti abbattono Winnie Pooh a fucilate – ma il grosso dell’umorismo è destinato agli adulti.

In breve, quindi, si è creata in sala una frattura tra una torma di bambinetti chiaramente annoiati – e quindi iperattivi, fastidiosi e rumorosi, intenti a ribaltarsi sulle sedie e a correre in giro – e i loro genitori tutti presi dal film.

Menzione speciale per il genitore che, portando al cinema una bambina talmente piccola da non saper ancora leggere, si ritiene in dovere di ripetere a voce alta in mezzo alla sala tutto ciò che appare scritto sullo schermo. Un vero servizio di traduzione simultanea!

[tags]bee movie, cinema, bambini, massaua[/tags]

divider
martedì 1 Gennaio 2008, 00:00

Buon anno!

Lo so che è veramente un effetto speciale da quattro soldi, mettere un post in canna alla mezzanotte precisa dell’ultimo dell’anno per fare gli auguri. Tende quasi ad avvicinarsi a quelli che ti mandano quelle inguardabili cartoline animate con la musichina, intasandoti la casella di posta, e offendendosi pure se non gliene rimandi una in cambio. Però ci tenevo ad augurare buon anno, e quindi eccoci qui. So che capirete.

[tags]buon anno[/tags]

divider
giovedì 27 Dicembre 2007, 20:04

Poste

Oggi ho avuto un incontro ravvicinato con le Poste che merita di essere raccontato.

Dovendo inviare una raccomandata e pagare un bollettino, mi sono infatti recato all’ufficio postale vicino al mio ufficio, quello di via Stradella angolo via Sospello. Si tratta del classico ufficio postale di periferia, quello dove si realizza l’incontro perfetto: una manciata di impiegate imbranate, pigre e permanentemente incazzate a servire un’accolita di vecchietti che utilizza l’ufficio postale come centro d’incontro (alle volte li vedi pagare un bollettino e poi rifare la coda per pagare il secondo, per stare lì ancora un po’ e non dover tornare a casa a star soli, poveri).

Il problema è che, quelle rare volte in cui in uno di questi uffici entra un essere umano, egli viene colto dalla spiacevole sensazione di essere piombato dentro Il ritorno dei morti viventi, o in un universo parallelo del quale non sospettava l’esistenza.

Oggi sono arrivato circa alle 13, e l’ufficio postale straboccava di gente: prevalentemente vecchietti, ma anche un paio di esseri umani, con cui abbiamo subito solidarizzato. Dall’altro lato del vetro c’erano effettivamente tre postali tipici: donne con una età superiore al quoziente intellettivo. Io ero comunque fortunato, in quanto la coda all’unico sportello dedicato alle raccomandate era solo di cinque persone, mentre quella per i bollettini era oceanica.

Peccato che allo sportello ci fosse un vecchietto che stava spedendo pacchi di Natale in ritardo, in luoghi che come parte dell’indirizzo avevano stringhe che suonavano come “su pirru”, “sa puzzetta” e “sas perdas de lupu”, o cose così: insomma ci son voluti dieci minuti per smaltire solo lui. Nel frattempo è arrivata in fondo alla fila una signora con un pacco da spedire; l’impiegata la squadra e le fa “Eh no, scusi, non può arrivare con un pacco così tardi!” La signora è basita, visto che manca ancora mezz’ora alla chiusura, ma l’impiegata sbuffa e decide autonomamente che deve farla passare davanti a tutti, se no poi il pacco non partirà.

A questo punto arriva allo sportello un tizio che deve inviare cinque raccomandate; si fa dare i cinque foglietti e comincia a compilare, visto che per inviare una raccomandata è ancora necessario compilare vari rotoli di papiro egizio di diverse forme e dimensioni. Egli invita quindi il signore successivo a passare allo sportello, mentre lui compila; peccato che l’impiegata di cui sopra risponda con tono incazzato che lei sta già servendo qualcuno (cioè il tizio che scrive). Al suggerimento che forse si può ottimizzare e sveltire la coda gestendola in parallelo, lei non risponde, ma si mette a riordinare pile di carta e di pacchi sul fondo dell’ufficio; e poi ci dice che così si mette avanti col lavoro, se no le tocca restare mezz’ora dopo l’orario di chiusura (ossia uscire da lavoro ben alle 14,30). Io subito penso che comunque la coda si accumula, per cui è semplicemente un modo per far aspettare di più la gente in coda, che però andrà poi servita; poi penso meglio e realizzo che, come ho fatto io tante volte, se c’è troppa coda la gente non entra nemmeno, quindi così facendo l’impiegata si libera di un po’ di potenziali clienti.

A questo punto ci godiamo anche la scena di due vecchietti che arrivano, dopo quaranta minuti di coda, allo sportello a fianco, e chiedono di aprire un libretto di risparmio. L’impiegata di quello sportello fa una faccia scandalizzata, e dice: “Ma no! Signora, ma non vede quanta gente? Aprire un conto è un’operazione lunga, non possiamo farla adesso! Torni domani mattina all’apertura, alle 8 – 8,30 al massimo!” E io penso dove altro nel mondo potrei vedere una istituzione finanziaria che riceve un nuovo cliente che vuole depositare dei soldi e lo manda via sgarbatamente…

Per chiudere in bellezza, quando io finalmente sono allo sportello arriva una signora africana piuttosto anziana, si infila nella coda, batte sullo sportello e dice testualmente: “Io qui per polizia!”. Si capisce poi che non vuole il permesso di soggiorno, ma è stata mandata (non so da quale subappaltatore di subappaltatori) per fare le pulizie nell’ufficio. La risposta dell’impiegata è la seguente: “Non c’è il direttore, vada via, torni domani!”. La signora africana non capisce bene, dice che lei deve lavorare. L’impiegata insiste, chiede alla collega “Vogliamo pulire l’ufficio?”, la collega dice di mandarla via, e così urla alla signora “Vada via, vada via!”. La signora non capisce. Alla fine in due o tre ci offriamo di mediare, e spieghiamo alla signora che per qualche motivo non la lasceranno entrare a pulire, e che lei dica pure che il lavoro l’ha fatto. A quel punto l’impiegata urla ancora “Torni domani!”, e la signora – che magari vivrà a un’ora di bus di distanza da lì – chiede “Che ora?”. L’impiegata non risponde. Allora lo chiedo io, e la risposta è “Che venga quando vuole, cosa importa a me.”

E io mi chiedo perché in Italia non si possa finalmente abolire il divieto di licenziare la gente, specialmente nel settore pubblico; o in alternativa, come si sarebbe dovuto fare con Alitalia, trovare il modo di far fallire le Poste.

[tags]poste, dipendenti pubblici[/tags]

divider
domenica 23 Dicembre 2007, 11:31

La cosa più bella

La cosa più bella di un lungo viaggio in treno è il ciclo delle acque: l’osservare come una bottiglietta di Coca Cola ingerita a Verona si trasformi in prezioso liquido giallo poco dopo Bolzano. Si può provare il lungo piacere di resistere un po’ allo stimolo per pregustare l’attimo della minzione, e immaginarselo con calma; e poi, quando la maturazione è completa e il frutto dorato è pronto per venire alla luce, ci si può alzare di botto, scavalcando la selva di gambe dei viaggiatori riempitivo (quelli che non siedono accanto al finestrino, perché, agli sgoccioli dell’anno di grazia duemilasette, c’è ancora gente che prende un intercity senza prenotare il posto; e poi si stupisce di doversi continuamente alzare ed infine rimanere in piedi).

Ma non ritardiamo ulteriormente il racconto! Che ora siamo in piedi, e ci dirigiamo con passo sicuro verso il termine della carrozza. Alla cabina mingitoria! In un’unico, poderoso sforzo di muscoli e cervello, tutte le parti del corpo come una macchina perfetta cooperano per terminare l’azione. Là! Dietro l’angolo, saltata la valigia della vecchia suora e aggirato il gruppo di turisti stranieri, si cela il ridotto dove si combatterà l’ultima battaglia.

Dentro, ed è subito quiete! Schivando i resti e i caduti di battaglie più antiche, si può afferrare l’angolo dell’asse con la cautela di un artificiere, per portarlo lentamente su, su, sempre più su, fino ad erigersi impettito. E poi, l’inno alla gioia: una, due, tre, poi subito dieci, cento, mille gocce di dorata rugiada si scatenano in una danza festosa all’interno del tubo. Come magici folletti liquefatti, cadono con gioia verso il proprio destino, salutando nella discesa i loro fratelli maggiori, quei due o tre stronzoli marroni e pastosi che hanno avuto la sfortuna, ore prima, di non situarsi al centro dell’attrazione gravitazionale, e di schiantarsi mollemente contro le pareti di ghisa, rimanendovi poi aggrappati come escursionisti in cordata.

Eppur giù, in fondo al buio, appare un cerchio di luce: è salvifica o ferale? Sarà per queste gocce la strada per una nuova vita, da autonome e liberate figlie di un corpo ormai lontano, o sarà invece la via dell’inferno, verso un triste schianto che ne cancelli la potenza, e ponga subito fine alla speranza? Non mi è dato sapere, per quanto io veda distintamente il luccichio dell’acciaio temprato che scorre a velocità fantastiche (n.b. in Germania – in Italia scorre invece a velocità sin troppo reali) e che viene lavato e lubrificato dalla prole feconda dei miei reni.

E tutto questo senza alcun bisogno di menzionare Giuliano Ferrara!

[tags]treni, viaggi, luttazzi, giuliano ferrara, cacca, pipì[/tags]

divider
martedì 18 Dicembre 2007, 14:56

Il volto del Web 2.0

Se oggi andate sulla home page di Repubblica.it e cliccate sulla tab “Internet” nel box di destra, questo è ciò che vedete (screenshot presa poco fa):

screenshot-repubblicait-20071218-544.jpg

L’articolo e il commento parlano del decennale della creazione dei blog (in qualsiasi modo abbiano determinato che cade oggi). L’immagine scelta per illustrare il tema, però, è la faccia di Joi Ito.

Visto che Joi non è citato da nessuna parte nei testi, viene da chiedersi come abbiano deciso che lui è il volto della blogosfera mondiale; anche se in effetti è una scelta azzeccata. Però vi garantisco che è buffo aprire Repubblica.it e vederci la faccia di uno che conosci personalmente. E poi è decisamente più carino di Padoa Schioppa!
[tags]blog, joi ito, repubblica[/tags]

divider
sabato 8 Dicembre 2007, 12:17

Scripta volant

Negli ultimi giorni in Italia si è scatenata una ampia discussione a proposito di DRM e protezione tecnologica del diritto d’autore, partendo da un appello di Leonardo Chiariglione a Rutelli uscito su Punto Informatico e su varie mailing list.

Spero prossimamente di preparare un post più completo, ma nel frattempo segnalo la buffa sensazione che ho provato scoprendo che Anna Masera, nel suo blog, ha utilizzato un pezzo di un mio messaggio per spiegare i diversi punti di vista sull’argomento. Ne sono onorato, ma è sempre interessante osservare come poche righe scritte di getto una sera, seduto sulla mia scrivania ovale, ancora rincretinito per essere giunto a casa da pochi minuti dopo quindici ore di viaggio intercontinentale, possano finire dritte sulla stampa. In un certo modo è anche spaventevole, ma tanto io sono incosciente e continuerò a dire senza patemi ciò che penso.

Resta però un ultimo dubbio: come ha fatto Masera a includere in un articolo pubblicato giovedì mattina (almeno a giudicare dalla data del primo commento) un pezzo di un messaggio da me scritto giovedì sera?

[tags]drm, diritto d’autore, masera, blog, citazioni[/tags]

divider
mercoledì 5 Dicembre 2007, 17:42

Ritorno

Ho appena finito di chiudere la valigia; domani mattina, sveglia presto e aereo del ritorno.

Sono molto contento di essere venuto in Cina; è stato un primo contatto con un mondo affascinante, su cui c’è moltissimo da imparare. Mi è venuta voglia di imparare la lingua e comunque di tornarci per capirne di più.

Ci sono ancora molte cose che vorrei raccontare, anche se di solito succede che appena rimesso piede in Italia vengo avvolto dalle cose da fare e non riesco più a mettermi a scrivere. L’impressione che però si ha della Cina, vedendola da vicino, è piuttosto diversa da quella che noi occidentali ci aspetteremmo. Per certi versi non è molto diversa da quelli di un qualsiasi paese in crescita, e Pechino potrebbe davvero essere una qualsiasi città del Nord Europa, solo molto più estesa sia in orizzontale che in verticale, visto che siamo in Asia e la densità di persone negli agglomerati urbani è quella che è. E’ probabilmente la città più ordinata e sicura che abbia visto nei miei viaggi fuori dall’Europa; in confronto, le città degli Stati Uniti sembrano la peggior America Latina, piene di barboni, di degrado e di ricchi chiusi in torri d’avorio. Qui la ricchezza appena trovata è percepibile, ma non lo sono le disuguaglianze sociali (che pure ci sono); e la cosa che ti colpisce di più camminando per la strada è che praticamente tutti, ricchi e poveri, sembrano piuttosto contenti, e pieni di cose da fare.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2026 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike