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domenica 23 Dicembre 2007, 11:31

La cosa più bella

La cosa più bella di un lungo viaggio in treno è il ciclo delle acque: l’osservare come una bottiglietta di Coca Cola ingerita a Verona si trasformi in prezioso liquido giallo poco dopo Bolzano. Si può provare il lungo piacere di resistere un po’ allo stimolo per pregustare l’attimo della minzione, e immaginarselo con calma; e poi, quando la maturazione è completa e il frutto dorato è pronto per venire alla luce, ci si può alzare di botto, scavalcando la selva di gambe dei viaggiatori riempitivo (quelli che non siedono accanto al finestrino, perché, agli sgoccioli dell’anno di grazia duemilasette, c’è ancora gente che prende un intercity senza prenotare il posto; e poi si stupisce di doversi continuamente alzare ed infine rimanere in piedi).

Ma non ritardiamo ulteriormente il racconto! Che ora siamo in piedi, e ci dirigiamo con passo sicuro verso il termine della carrozza. Alla cabina mingitoria! In un’unico, poderoso sforzo di muscoli e cervello, tutte le parti del corpo come una macchina perfetta cooperano per terminare l’azione. Là! Dietro l’angolo, saltata la valigia della vecchia suora e aggirato il gruppo di turisti stranieri, si cela il ridotto dove si combatterà l’ultima battaglia.

Dentro, ed è subito quiete! Schivando i resti e i caduti di battaglie più antiche, si può afferrare l’angolo dell’asse con la cautela di un artificiere, per portarlo lentamente su, su, sempre più su, fino ad erigersi impettito. E poi, l’inno alla gioia: una, due, tre, poi subito dieci, cento, mille gocce di dorata rugiada si scatenano in una danza festosa all’interno del tubo. Come magici folletti liquefatti, cadono con gioia verso il proprio destino, salutando nella discesa i loro fratelli maggiori, quei due o tre stronzoli marroni e pastosi che hanno avuto la sfortuna, ore prima, di non situarsi al centro dell’attrazione gravitazionale, e di schiantarsi mollemente contro le pareti di ghisa, rimanendovi poi aggrappati come escursionisti in cordata.

Eppur giù, in fondo al buio, appare un cerchio di luce: è salvifica o ferale? Sarà per queste gocce la strada per una nuova vita, da autonome e liberate figlie di un corpo ormai lontano, o sarà invece la via dell’inferno, verso un triste schianto che ne cancelli la potenza, e ponga subito fine alla speranza? Non mi è dato sapere, per quanto io veda distintamente il luccichio dell’acciaio temprato che scorre a velocità fantastiche (n.b. in Germania – in Italia scorre invece a velocità sin troppo reali) e che viene lavato e lubrificato dalla prole feconda dei miei reni.

E tutto questo senza alcun bisogno di menzionare Giuliano Ferrara!

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2 commenti a “La cosa più bella”

  1. BlindWolf:

    Con le ultime due parole hai rovinato tutta la poesia del post…

  2. rossana:

    Natura matrigna! Sarei tentata di esprimere il mio disappunto alla francese: “merde!” ma fermiamoci alla minzione. Tutto questo aulico resoconto ti è stato possibile perché sei un maschietto; la stessa situazione, per una femminuccia, diventa un periglioso percorso di guerra che si conclude con la visione di uno squallido lavabo generalmente gocciolante acqua senza sfumature dorate. Nel qual caso, ci potremmo mettere senza danno le due ultime parole.

 
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