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Archivio per la categoria 'StillLife'


martedì 7 Agosto 2007, 14:58

Agosto a Torino

Oggi avrei potuto anche non uscire di casa: il tizio da cui dovevo ritirare gli abbonamenti del Toro per l’anno prossimo era già andato in ferie; la biglietteria del Comunale, senza preavviso, stamattina era chiusa e così non ho potuto fare il biglietto per la partita di stasera; e nessuno dei negozi delle Gru aveva Guitar Hero Rocks The 80’s (che invece l’altra settimana a Londra era già ovunque, e la data di uscita è la stessa).

In più, quando sono uscito dalle Gru si era messo a piovere: forse dovrei davvero scappare dal clima monsonico dell’estate italiana, e andare in luoghi dal clima più favorevole – tipo Londra, dove in tre giorni non s’è vista una nuvola, e c’erano venticinque gradi e brezza costante.

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venerdì 3 Agosto 2007, 03:09

Le chiavi della macchina

Dunque, supponete di aver passato tutta la serata a preparare il nuovo viaggio, mettendo la roba nella borsa, stampando le mappe per arrivare nei vari luoghi, caricando tre o quattro strumenti elettronici di vario genere, e nel frattempo rispondendo pure alle mail arretrate.

Dopodiché, sono le undici (in confronto alle nove, ora a cui volevate andare a dormire) e avete finito tutto: ultima cosa, preparare il marsupio. E così, dopo aver tolto una manciata di chiavi e antifurto di casa che non val la pena di portarsi dietro, fate il controllo finale e scoprite che mancano le chiavi della macchina.

Ora, si sa che perdere le chiavi delle Alfa 147 è uno sport molto diffuso tra i blogger: del resto, io ho perso il primo mazzo tre giorni dopo che me l’hanno consegnata, e in un anno e passa non sono mai andato a farmelo rifare, girando con l’unico rimasto: quello che appunto è sparito.

Controllati i posti più ovvi – tasche dei pantaloni, altre borse e così via – l’ipotesi più sensata è che il mazzo sia stato dimenticato dentro la macchina, in garage. Peccato che, come ormai da due settimane, il mio ascensore sia rotto; e che al mio arrivo io mi sia già dovuto fare per due volte (causa quantità di materiale) otto piani a piedi in salita con valigie e borse di vario genere.

Eppure, non posso certo scendere domani mattina alle tre con il rischio che poi le chiavi non ci siano; e quindi, mi tocca rivestirmi alla bell’e meglio e affrontare per la terza volta gli otto piani di scale, per andare fino in garage a recuperarle. Scendo, apro il garage, e… non ci sono: la macchina è chiusa, e non c’è traccia delle chiavi. Comincio a preoccuparmi seriamente.

Mugugnando piani alternativi, rifaccio otto piani in salita cercando di pensare a dove possano essere finite le chiavi. Per farla breve… alla fine, quel coso nero nel mazzo di chiavi tolte dal marsupio, che sembrava proprio l’antifurto di casa di mia mamma, era in realtà il mazzo di chiavi della 147. Sembra proprio che stanotte non ci sia verso di dormire più di quattro ore scarse…

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giovedì 2 Agosto 2007, 22:01

Fine Veneto

Viaggiare, in questi giorni, è stressante; sono appena arrivato a casa, e già mi preparo per la sveglia alle tre di questa notte, per arrivare a Bergamo e prendere un volo Ryanair per Londra (che pur contando il viaggio si spende meno e ci sono orari molto migliori che da Caselle, ed è tutto dire) e andare a vedere la partita amichevole di sabato, Tottenham – Toro (saremo probabilmente circa un centinaio).

Nel frattempo, oltre a rinnovare le bestemmie perché mi è toccato il lavaggio del bagno – specie quando hai un compare che quando si pettina poi scrolla la spazzola sul pavimento: peli e capelli ovunque – vorrei cogliere l’occasione per mandare a cagare il tizio targato MInchione che, mentre io galleggiavo tra Bergamo e Milano in una fila di cinquanta chilometri di auto impilate sulla corsia di sinistra tra i cento e i centotrenta, mi ha sorpassato a destra per poi inchiodare e infilarsi davanti a me nello spazio destinato a distanza di sicurezza. C’è del marcio in Lombardia.

Bon, sarò offline fino a domenica notte, quindi vi lascio con le due foto della settimana: la prima da Marostica; vediamo chi ne capisce la (peraltro ovvia) origine. La seconda invece viene dai cessi del parcheggio pubblico di Bassano, sullo stile del perseveratore: ma come parlano in Veneto?

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domenica 29 Luglio 2007, 23:48

Vacanza salutare

La vacanza procede calma e placida al passaggio dei giorni; le occupazioni principali sono mangiare, dormire e giocare con i computer. In effetti, mi ricorda molto le vacanze dei quindici anni, anche se mi rendo conto che non ho affatto nostalgia per alcune delle caratteristiche tipiche di quegli anni – per dire, la continua gara di scoregge che due dei presenti instaurano per tutto il pomeriggio, per quanto faccia detonare le sedie e rimbombare le valli, dopo un po’ diventa fastidiosa.

Per dire, il primo giorno (giovedì scorso) era andato così: ci eravamo alzati con calma verso le undici, e avevamo deciso di andare a fare un pic-nic. Siamo passati da Asiago con l’idea di cercare un supermercato, comprare un materassino e qualcosa da portarci dietro, e poi tornare alla sera per fare la spesa vera e propria. Dopo aver girato il centro per un po’, abbiamo individuato il punto informazioni turistiche, dove la domanda “Scusi, c’è un GS qui vicino?” li ha lasciati un po’ perplessi (l’avessi fatta io, avrei chiesto un Lidl), ma alla fine hanno capito e ci hanno indicato i due supermercati della zona: l’EuroSpar sulla strada per Gallio, e il consorzio dei caseifici – che include anche un supermercato – su quella per Roana.

Così, siamo andati all’EuroSpar, e abbiamo anche trovato il materassino; ma già che eravamo lì, abbiamo deciso di fare la spesa del materiale non deperibile, e così, di corsia in corsia, abbiamo messo insieme altri 55 euro di cibarie imprescindibili. Qui ho visto come cambi l’approccio al supermercato per il fatto di vivere da solo: perché mentre io ho cominciato a pianificare i pasti e determinare di conseguenza la lista della spesa, gli altri si sono dedicati a dubbi come “nutella o marmellata?” (entrambe) e “grissini alle olive o grissini neutri per la nutella?” (entrambi).

Insomma, dopo la spesa eravamo così stanchi che abbiamo deciso di mangiare ad Asiago, e così, dopo un giretto in centro, siamo finiti in una pizzeria; finita la pizza, due su quattro ne hanno presa un’altra; e poi il caffè. Avremmo preso il dolce, ma si voleva qualcosa di locale, così siamo entrati in una pasticceria a comprare un intero strudel. Dopodiché, eravamo troppo stanchi per fare il pic-nic, e così, essendo già quasi le tre, abbiamo deciso di andare a fare la seconda parte della spesa, quella deperibile.

Siamo così andati al consorzio dei caseifici, dove abbiamo comprato una carrellata di formaggi e salumi, e già che c’eravamo qualche altra cosetta, tipo il patè d’olive e i wurstel bianchi. E abbiamo speso altri 50 euro. E poi, siamo tornati a casa e ci siamo messi a dormire.

Insomma, il problema di questa vacanza è la densità di cibo: “cosa potrei mangiare adesso?” è la domanda più comune. Ormai la digestione è bloccata in permanenza… spero che migliori un po’, perché io avrei le migliori intenzioni, ma quando sul tavolo compaiono polenta, burro, formaggi e salumi, io che devo fare? Per non parlare della nutella, a cui non sono capace di resistere. Non è un caso se non ne ho mai in casa.

Bene, ora posso inviare il post, mentre dietro a me si stanno facendo pane burro e marmellata come spuntino di mezzanotte. Temo che torneremo con delle panze come la Marmolada.

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giovedì 26 Luglio 2007, 23:08

Ah, la poesia

Ah, la poesia di quegli antichi empori di paese, dove i villeggianti si recano d’estate per gli acquisti più diversi, e per soddisfare le proprie necessità d’ogni genere!

L’emporio del paese ha per definizione tutto. E’ la tua ancora di salvezza per non dover prendere la macchina e farti venti minuti di curve per andare nel paese più grosso, quello dove c’è un vero supermercato; e così, grandi e piccini, villici e stranieri si ritrovano regolarmente al suo interno, in un momento di fraternità e di allegria.

L’emporio del paese sta tipicamente in una casa anni ’60 sulla strada principale, al margine del villaggio vecchio – questo perché quasi sempre è figlio del boom economico degli anni ’60, quando la villeggiatura divenne di massa e quando il concetto stesso di supermercato fu introdotto anche in Italia. Spesso non ha nome, ma può accadere che, nei luoghi di villeggiatura più conosciuti, esso abbia un nome che richiama il futuro rispetto agli anni ’60, come il mitico Al 2000 di Loano.

All’emporio del paese, prima di arrivare al cibo e alla sezione pulizia per la casa, ci sono sempre due elementi fondamentali: le riviste di enigmistica per gli anziani, e i giocattoli per i bambini. I giocattoli per i bambini non possono non includere le biglie, le pistole ad acqua, i palloni Super Tele e un insieme misto di babacio per i più piccini.

Superata la sezione giocattoli, si prendono i cestini, o, negli empori più grandi, i carrelli, che sono un po’ arrugginiti e confrontati con quelli dell’Ipercoop sembrano tazzine, ma rappresentano pur sempre la modernità. E poi, ci si può aggirare liberi per le tre corsie dell’emporio vero e proprio, in cui su scaffali semivuoti di stile sovietico troneggia uno di tutto, rigorosamente di marca: una confezione di Macine, una di Galletti, una di Tarallucci e una di Campagnole, sicché, se oggi vieni a far la spesa tardi, è già passata la signora Rina a fregarti le Macine e tocca accontentarsi dei Tarallucci.

In parallelo, in un angolo, c’è la sezione pulizia per la casa: quella dove esistono ancora prodotti che pensavi scomparsi e che invece sono vitali per la sopravvivenza delle vecchiette del paese, come l’Ariel bucato a mano in polvere, o la candeggina Ace, mito degli spot della nostra infanzia, che se capita oggi in mano a un giovane rischia di esser bevuta pensando che sia un succo di frutta. Le vecchiette non potrebbero sopravvivere senza il bucato a mano e senza la candeggina; quando dall’emporio del paese spariranno questi prodotti, le vecchiette, come Gandalf, capiranno che il loro tempo è passato e si lasceranno morire, visto che prendere una nave per non si sa dove è scomodo e comunque non ci sta nel magro budget fondato sulla pensione di reversibilità del defunto signor Luigi.

E poi, al fondo dell’emporio del paese c’è sempre il titolare, che vive in simbiosi con il suo negozio da quando la moglie è fuggita con un ragioniere di Gallarate venuto in vacanza ad agosto, e ti attende sornione alla cassa o dietro il banco frigo; un banco frigo in cui c’è sempre uno di tutto – una fetta di emmental, una mozzarella, un salame, e persino del lievito di birra risalente alla guerra del ’15-’18 – e, se sei baciato dalla buona sorte, può capitarti di ricevere un pezzo di formaggio dalla stessa forma dell’estate precedente.

Sono stato fortunato a venire in vacanza qui sull’altopiano di Asiago, in uno dei paesini più piccoli, dove ho potuto ancora avvalermi della gioia e della simpatia di un vero emporio di paese.

Certo che poi arrivi alla cassa, ti chiedono 46 euro per tre minchiate, e allora concludi che la poesia può anche andare a farsi fottere, e che è ora che arrivi la grande distribuzione anche quaggiù, vacca d’un mona!

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sabato 21 Luglio 2007, 14:44

Caldo

Oh, non c’è niente da fare: è da stamattina che penso a cosa potrei raccontare oggi, ma non mi viene in mente nulla, a parte sciogliermi per il caldo: per cui, sto cercando di finire quelle 7-8 cose che devo assolutamente fare prima di scollegarmi, e poi scapperò in montagna fino a lunedì sera. Pensate che ho persino trovato sia la borsa da surgelati che il ghiaccetto di plastica (dimenticato da anni in fondo al congelatore), così posso portare le residue mozzarelle per cento chilometri e fare la pizza lassù!

Però, per non deludervi del tutto, vi lascio con il puntatore a un video leggendario, courtesy Suzukimaruti, che poi sarebbe un mio ex compagno di liceo, il che dimostra che la blogosfera italiana è minuta. Il video, invece, è stato girato in una galera filippina e dimostra che la creatività umana può spingersi ben oltre il limite del concepibile.

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venerdì 20 Luglio 2007, 10:51

Mostri (2)

Mi sembra giusto riportare quello che ha scoperto Stefano Quintarelli a proposito degli incidenti stradali causati da ubriachi: e cioè che sono solo l’1,6% del totale:

cause_incidenti.png

In compenso, più di dieci volte tanti (il 17,7%) sono gli incidenti provocati da guidatori perfettamente sobri che procedono “con guida distratta” (ad esempio perchè al telefono o armeggianti con l’autoradio) o “con andatura indecisa” (anche detti “madama in cerca di parcheggio” e “vecchio col cappello”).

Visto che anche qui c’è chi invoca l’arresto immediato e sette giorni di carcere per chi guida ubriaco, a chi accosta senza freccia per parcheggiare o non guarda la strada per caricare il CD ne andrebbero dati settanta?

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domenica 15 Luglio 2007, 21:45

Avvistati

Molti a Torino si sono chiesti dove fossero finiti Neve e Gliz, le mascotte delle Olimpiadi, dopo che li hanno tolti dalle piazze cittadine.

Bene, io l’ho scoperto: oggi era una giornata così bella che sono uscito per fare un giretto in bici e ho girato tutta Torino. E così, percorrendo la pista ciclabile in riva al Po, li ho intravisti: abbandonati negli immensi vivai comunali del Regio Parco, dietro l’ex Manifattura Tabacchi. Se qualcuno vuole liberarli…

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sabato 14 Luglio 2007, 18:59

Memento

Appunto dopo un giro all’Ikea di sabato pomeriggio: “Se ti viene voglia di avere dei bambini, fatti sterilizzare.”

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domenica 8 Luglio 2007, 11:26

Due estati fa

Come avrete sentito dai telegiornali, ieri era il secondo anniversario degli attentati di Londra del 7 luglio 2005, che causarono oltre cinquanta morti e settecento feriti.

Sono attentati che hanno lasciato un segno sugli inglesi. Per esempio, nel settembre successivo, io partecipavo come membro della delegazione italiana a una seduta negoziale durante l’ultimo incontro preparatorio per il WSIS di Tunisi; l’Europa era rappresentata dalla presidenza di turno, ossia dagli inglesi, per cui tutti gli altri europei, me compreso, potevano soltanto osservare. L‘Inghilterra aveva mandato un ragazzo più o meno della mia età, di origine francese, ma elegante e flemmatico proprio come ci si aspetterebbe da un diplomatico inglese. A un certo punto, durante la discussione di un paragrafo sulle esigenze di sicurezza su Internet, una signora di un paese centramericano – mi pare il Guatemala – si alzò e chiese che venisse introdotta una ulteriore menzione dell’importanza di rispettare i diritti umani, anche quando questi limitassero la protezione della sicurezza. L’inglese rispose gentilmente che il testo che veniva presentato rappresentava già un ottimo compromesso in materia. La signora insistette, e disse che secondo lei il testo era troppo sbilanciato a favore delle attività di polizia. Sempre con calma, l’inglese le spiegò che la posizione dell’Unione Europea era quella inserita nel testo. La signora si accalorò un po’ di più, e cominciò a dire che per il suo Paese i diritti umani erano fondamentali, e che i paesi sviluppati avevano un approccio troppo autoritario a queste materie, specie nei confronti degli stranieri. Lì, l’inglese d’improvviso perse la calma, e cominciò quasi a gridare: che il suo governo aveva bisogno di riportare la sicurezza a Londra, che il mondo è pieno di malintenzionati, e che lui, personalmente, passava tutti i giorni in metropolitana per due delle stazioni che erano state fatte esplodere.

Due estati fa, una settimana dopo, io ero a Lussemburgo, nel bel mezzo di un meeting di ICANN (ho già parlato di questo episodio, ma mai nel dettaglio). Il meeting era cominciato un paio di giorni dopo gli attentati, ed era stata dura convincere gli americani a non cancellare tutto: molti di loro avevano paura di mettere un piede fuori dal loro paese. Il 14 luglio, si teneva il classico forum pubblico, dove tutti i partecipanti si radunano. All’inizio della mattinata, Vint annunciò che anche ICANN si sarebbe adeguato ai due minuti di silenzio proclamati in tutta Europa per mezzogiorno. Dopo un attimo di confusione, gli fecero notare che l’ora era mezzogiorno di Londra, ossia l’una in Lussemburgo. Lui allora rispose che siccome il meeting sarebbe finito attorno a mezzogiorno e mezza, all’una non ci sarebbe stato nessuno; per cui avevano deciso di fare due minuti di silenzio a mezzogiorno.

E così, a mezzogiorno, la discussione fu interrotta di colpo e facemmo i nostri due minuti di silenzio. Poi si riprese a parlare, e, come spesso accade, il meeting si prolungò; e così, all’una eravamo ancora lì. A quel punto, Vint interruppe la discussione, e chiese di fare altri due minuti di silenzio.

Facemmo anche quelli, ma ammetto che furono due minuti lunghi e pieni di pensieri; non certo perchè non volessi onorare le vittime di quegli attentati, ma perché era evidente come la formalità del gesto, che non era accaduto in altri casi, volesse sottintendere un trattamento speciale. Avrei voluto andare al microfono e spiegare che proprio in quel giorno cadevano i dieci anni dalla strage di Srebrenica, in cui settemila, forse ottomila musulmani bosniaci furono massacrati dai cristiani serbi, e che sarebbe stato il caso di ricordare anche loro.

Dopodiché, capii che non sarebbe servito a molto; che sarebbe stata presa come una provocazione, forse anche come un tradimento. Eppure, usciti dalla sala, prendemmo l’autobus per tornare al nostro albergo; e mi trovai di fronte a Khaled, un elegantissimo signore siriano, cresciuto in Libano, poi vissuto in America, ora devoto alla causa dei nomi di dominio in arabo. Era nervoso e un po’ arrabbiato, e non ci fu bisogno di parlare per capire che stavamo pensando la stessa cosa.

Ci sono due modi di affrontare le morti, quando accadono per motivazioni politiche, religiose o sociali: con umana pietà, o con cieca vendetta. Io credo nella prima; i morti non si possono classificare né ordinare per importanza, e nemmeno distinguere in buoni o cattivi. Non si possono dividere in nostri e loro, e nemmeno bilanciare a peso, come in una legge del taglione; quando derivano da un conflitto prolungato, è futile cercare di individuare chi ha cominciato, o di chi sia la responsabilità. L’unica cosa che si può fare è onorarli tutti, come stiamo facendo qui, ed evitare che ce ne siano altri.

Eppure, a me spaventa vedere così tante persone, anche di alto livello culturale e di buona posizione sociale, dividere il mondo in un qui e un altrove; non solo confondendo la Galizia con la Galazia, come al forum di ICANN l’altra settimana, ma non avendo il minimo interesse a sapere dove siano. Perchè là, fuori dal territorio conosciuto, ci sono i leoni; non una civiltà, ma un gruppo animale da cui difendersi.

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