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venerdì 5 Giugno 2009, 17:32

Il forcone

Ieri sera la trasmissione è stata molto interessante (sto cercando di recuperare il file e metterne almeno qualche parte su Youtube). Non tanto per quello che ci siamo detti, anche se è stata la prima trasmissione dove abbiamo potuto parlare di raccolta rifiuti in qualche dettaglio: Carlo Chiama del PD ha fatto l’errore di provocarmi proprio sull’argomento – interrompendomi a metà mentre parlavo per dire “ma Grillo è contro l’inceneritore, vero?” – e lì ho potuto snocciolare tutta la nostra indubbia competenza sull’argomento.

E’ stato interessante perché ci sono state veramente tantissime telefonate dal pubblico. Ora, il pubblico delle nove di sera su Telecity 7 Gold sicuramente non è il pubblico di questo blog: in gran parte non usa Internet e non si confronta con tutte le nostre belle tematiche e informazioni alternative. Allo stesso tempo, però, esprime esigenze basilari e davvero sentite. E in questo caso, le esigenze erano una sola: “stiamo morendo di fame”.

Prima ha chiamato un signore per lamentarsi con Chiama (che è assessore al Bilancio dell’attuale gestione Saitta, insomma tiene i cordoni della borsa) che la sua piccola azienda edile aspetta pagamenti dalla Provincia da mesi e sta andando a ramengo per questo. Poi ha chiamato una signora per dire al signore di prima che può aspettare in eterno, dato che lei aspetta ancora pagamenti dei lavori olimpici (questo è un altro scandalo di cui non si parla mai: fatte le Olimpiadi e conquistato il relativo consenso mediatico, moltissimi fornitori sono stati abbandonati senza una lira, in balia di vaghe promesse di pagamento).

Poi ha chiamato, due volte, un operaio che è in cassa integrazione alla Teksid, prende 700 euro al mese con cinque figli a carico. E la voce faceva paura, nel senso che sembrava una persona che sta per venire lì e accoppare tutti per la rabbia e la disperazione (tra l’altro una delle poche cose sgradevoli di queste apparizioni elettorali è stata sentirmi chiamare “signor politico”, equiparato a tutti gli altri, solo perché sedevo in TV con loro: temo che il nostro fatto di essere cittadini e volontari si perda facilmente).

E poi ci sono state tante altre telefonate, comprese quelle contro il degrado urbano, sul Lidl di via Aosta usato come base di spaccio o sulle prostitute che risalgono la riva e invadono corso Svizzera già alle sei di sera. Uno solo ha chiesto di rifiuti, precisando però che era cugino dell’assessore all’Ambiente della provincia di Alessandria: insomma di un’altra classe sociale. Ma la base dei torinesi ha un problema solo: la crisi.

E su questo la politica latita. Badate, solo un bugiardo potrebbe promettere di risolvere la crisi governando la Provincia di Torino; eppure tante cose si possono fare, dalla riconversione delle aziende verso nuove produzioni sostenibili e in crescita alla formazione del personale. Ma soprattutto si può fare una cosa: combattere per più equità.

Perché questa crisi non è solo grave, ma ingiusta; non penalizza tutti alla stessa maniera, anzi per alcuni è l’occasione di arricchirsi. In giro si vedono macchine nuove da 50.000 euro, ristoranti sempre pieni, negozi chic con la coda all’ingresso… ecco, il problema è proprio questo. I soldi ci sono (ancora), solo non sono distribuiti equamente; a partire dal problema dell’evasione fiscale, su cui molto si potrebbe fare (la Provincia gestisce il database delle immatricolazioni delle auto nuove: in un attimo si può incrociarlo con le dichiarazioni dei redditi e andare a fare controlli mirati).

E poi un po’ di moralità, un po’ di sobrietà, non guasterebbero. I politici di ogni colore continuano a promuovere enti e società inutili, a piazzarci amministratori amici spesso incapaci e che comunque prendono stipendi fuori da ogni logica (c’è un piccolo elenco nel nostro appello numero 4). Un taglio a queste prebende non farebbe recuperare poi tantissimi soldi, ma darebbe un segnale chiaro di solidarietà.

Nessun regime sopravvive alla fame dei propri sudditi. Se l’equità sociale non sarà aumentata in modo da permettere a tutti di superare la crisi, le nostre strade si riempiranno di disperati; e la disperazione, quando non c’è più nulla da perdere, è l’anticamera della rivolta violenta. Se il modo di governarci non cambierà, tornerà una brutta stagione; batteranno gli zoccoli e verranno le torce e i forconi nelle nostre piazze. In questo tentativo di fornire una alternativa costruttiva, tra la dittatura corrotta ed il caos, sta il nostro piccolo contributo per evitarlo.

[tags]politica, crisi, stipendi, lavoro, elezioni, provincia, torino, torino a 5 stelle, lista civica, rivolta, fame[/tags]

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giovedì 4 Giugno 2009, 18:18

Non votiamo Gramellini

Stamattina ero alla registrazione dell’ultima tribuna elettorale (vi prometto prossimamente un altro dietro le quinte) e alcuni candidati si dicevano l’un l’altro: hai visto Gramellini? Già, perché stamattina il Buongiorno è sceso in campo in modo piuttosto pesante: proponendo sulla prima pagina della Stampa l’astensionismo generalizzato alle elezioni provinciali.

E allora è forse il caso di dire alcune cose: la prima è che la Provincia si occupa di questioni vitali come la tutela dell’ambiente, la raccolta dei rifiuti, la pianificazione dei trasporti pubblici, le strade intercomunali, la formazione dei giovani, l’edilizia scolastica e altre ancora. Allora, sono onestamente stufo di andare a dibattiti di vario genere, cercando di parlare di energie rinnovabili, di progetti di sviluppo, di mobilità alternativa, di crisi e lavoro, e trovarmi invece continuamente di fronte alle domande sull’abolizione delle province, dovendo parlare sempre e solo di quello.

Certamente sono state create ultimamente molte province ridicole, da quelle sarde alla Batprovincia (Barletta-Andria-Trani), nate solo per creare “occupazione” di tipo clientelare e per sollecitare a fini elettorali gli orgogli di campanile. Eppure le competenze della Provincia sono quanto di più importante c’è per la nostra qualità della vita quotidiana, almeno al livello del Comune e sicuramente più della Regione.

E’ probabile che nel medio-lungo termine le province si possano abolire e questi compiti possano essere redistribuiti ad altri enti, anche se i Comuni sono chiaramente troppo piccoli per occuparsi da soli di viabilità extraurbana o di raccolta rifiuti, e qualche forma di aggregazione finirà per volerci comunque. Ma è altrettanto vero che queste attività non spariranno, che qualcuno se ne dovrà pur occupare; e che fino a che l’istituzione esiste, è importante che sia governata bene, nell’interesse dei cittadini, senza sprechi e senza mafie.

E’ ridicolo poi l’argomento secondo cui “se tanta gente si asterrà allora le aboliranno”. Ma veramente? I politici italiani? I vari partiti sarebbero solo contenti se nessuno andasse più a votare, perché avrebbero campo libero; perché basterebbero relativamente pochi voti manipolati per clientele o per organizzazione sul territorio a decidere le elezioni.

Anzi, credo che alcuni dei nostri poteri forti abbiano proprio questo in mente: rendere la gente talmente schifata dalla politica da spingerla a non votare più, anzi a criticare le stesse istituzioni democratiche e a chiederne a gran voce l’abolizione, magari per acclamare l’“uomo forte” del momento, che elimini tutti i maledetti politici… e la democrazia insieme a loro.

Fa specie che caschi in questa logica distorta e autolesionista pure Gramellini; e davvero rincuora vedere come nei commenti moltissimi lettori, forse la maggioranza, gli diano apertamente torto. Perché se le istituzioni sono gestite male la soluzione non è eliminarle, ma cambiare chi le gestisce; attivarsi dal basso e riportarle al loro stato originario, nelle mani e al servizio dei cittadini.

P.S. L’ultimo dibattito televisivo, con la mia presenza e quella di Claudia Porchietto, è invece stasera alle 21 su Telecity 7 Gold.
[tags]elezioni, politica, province, abolizione, enti inutili, gramellini, buongiorno, la stampa[/tags]

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mercoledì 3 Giugno 2009, 23:57

Liquidità

La serata è appena finita e già ci sono i primi video… un po’ di parodia musicale dei Fratelli Sberlicchio per riflettere sul nostro stato “in mutande” non fa mai male.

[tags]fratelli sberlicchio, torino a 5 stelle, lista civica, provincia, elezioni, piazza castello, torino, arisa, remix, bastard pop, liquidità, crisi, musica[/tags]

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martedì 2 Giugno 2009, 20:11

La festa della Repubblica

La festa della Repubblica, permettetemi, non è certo la cerimonia ufficiale in piazza Castello.

Io ho festeggiato la Repubblica (l’istituzione, non il giornale del PD) verso le 14 alla Falchera, sotto il sole di via degli Ulivi. Era l’ultimo manifesto: il nostro percorso ottimizzato di attacchinaggio manifesti si concludeva all’estremità più settentrionale di Torino, alla Falchera Nuova.

Via degli Ulivi è un nastro d’asfalto che chiude le famose torri della Falchera, quelle che spesso appaiono nei film e nei video come un’icona delle periferie urbane. Lì attorno c’è poco di tutto, e la cosa più visibile è lo svincolo della tangenziale. A guardare i tabelloni, si osservava come persino il lato di fronte fosse ancora parzialmente libero, e il retro, che dà su un giardinetto, fosse completamente deserto: come se ai partiti, di venire fino alla Falchera e mettere i manifesti anche lì, importasse abbastanza poco.

E allora, tutto sommato, meglio festeggiare la Repubblica (l’istituzione, non il giornale del PD) alla Falchera che in piazza Castello, attaccando un manifesto di una lista civica invece che guardando le autorità che tirano su e giù la bandiera, quella stessa bandiera che poi infangano lasciando marcire il Paese e usando le istituzioni per i propri porci comodi, e alcuni anzi la bruciano proprio.

Comunque, vorrei anche ringraziare quel signore col cane che, vedendoci attaccare i manifesti in via Petrella angolo via Cimarosa, ha riconosciuto il simbolo e ci ha ringraziato (ci ha anche invitato a coprire i manifesti della Lega, che sono ovunque sia perché la Lega ha i miliardi sia perché la Lega se ne frega delle regole e degli spazi assegnati agli altri, attaccando dove le pare; noi invece attacchiamo il nostro solingo manifesto sotto il numero 1 a noi assegnato, e poi andiamo da un’altra parte).

Io sono onestamente rimasto sorpreso dall’incontrare per strada una persona che sapeva esattamente chi siamo, cosa vogliamo fare, che simbolo abbiamo e ovviamente sia intenzionato a votarci. A questo giro quasi nessuno ci conosce, di soldi ne abbiamo pochissimi, per forza di cose non possiamo prendere tanti voti; lo scopo è cominciare a presentarci e a mobilitare le persone dietro il nostro progetto, e insieme poter votare tutti insieme qualcosa con convinzione invece che turandoci il naso o peggio andando al mare e abbandonando le istituzioni ai partiti. Scoprire che, con tutto il lavoro fatto, qualcuno che ci conosce esiste e ci ringrazia è stata una bella sensazione.

P.S. In piazza Castello, domani sera dalle 20:30, ci saremo noi: una serata di immagini, musica e pensieri in libertà, con i concerti di Fratelli Sberlicchio, Blaugrana, Arsenico e Windstorm, con l’intervento di Maurizio Pallante, con le apparizioni in video di Beppe Grillo, e con le presentazioni di noi candidati. Naturalmente sono tutti venuti gratis, il palco è del Comune che è obbligato a darcelo gratis per legge, l’energia è autoprodotta (purtroppo con un puzzolente generatore) e la spesa principale saranno i quasi 140 euro di pizzo SIAE.

Non ci aspettiamo grande pubblico perché abbiamo avuto poco tempo per pubblicizzare, ma volevamo lo stesso fare qualcosa per svegliare la città e insieme per dare qualcosa a tutti i nostri amici e festeggiare con loro. Il palco di piazza Castello è stato poco richiesto, perché i politici non si scomodano nemmeno più a fare i comizi, dove poi c’è anche il rischio che qualcuno li fischi. Ecco, noi invece saremo lì, così se qualcuno vuole vederci in faccia (ma dal vero, non in una foto photoshoppata sui manifesti) e parlare con noi sa dove trovarci: vi aspettiamo.

[tags]repubblica, festa, 2 giugno, politica, elezioni, torino a 5 stelle, piazza castello, concerto, pallante, fratelli sberlicchio, blaugrana, arsenico, windstorm, beppe grillo[/tags]

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lunedì 1 Giugno 2009, 10:10

La Stampa e le elezioni

L’altro giorno mi hanno invitato a diventare fan de La Stampa su Facebook, e l’ho fatto molto volentieri: La Stampa è unica e inimitabile. E’ il giornale che leggo da trent’anni, dove lavorano vari amici, ed è una guida insostituibile alla città… nel bene e nel male.

In questi anni di blog, infatti, vi ho mostrato varie volte quanto sia “aggiustata” l’informazione de La Stampa quando si vanno a toccare gli interessi economici e politici che controllano Torino (nessuna sorpresa: tutti i giornali italiani sono così). Durante questa campagna elettorale ho toccato la cosa con mano in prima persona, visto che sostanzialmente la nostra lista per La Stampa non esiste: nemmeno le migliaia di persone in piazza per Grillo a Rivoli hanno fatto apparire una riga sul giornale.

Immaginate quindi la mia reazione quando un paio di giorni fa la pagina Web della cronaca di Torino si apriva con un titolo a caratteri cubitali: “Elezioni provinciali, le vostre domande a tre dei candidati”. In pratica, La Stampa si prepara a fare uno spottone ai candidati degli schieramenti maggiori – Saitta, Porchietto e Vietti – che guarda caso vanno tutti d’amore e d’accordo su una serie di temi dove girano molti $$$, come l’inceneritore, la TAV e la svendita-maneggio delle ex municipalizzate.

Nel ruolo del pubblico c’erano i lettori del giornale, che avrebbero potuto porre le loro domande ai tre candidati già preselezionati dal giornale, utilizzando il forum di cui sopra. A me sono girate le scatole, e naturalmente ho pubblicato subito una lamentela, scrivendo poi anche in privato ad alcuni giornalisti. Non ho avuto alcun segno di vita dalla redazione de La Stampa, però per parecchio tempo non hanno pubblicato alcuno degli interventi dei lettori; poi sono finalmente apparsi, con il mio proprio all’inizio (fortunello che li ho beccati subito), però il titolone nel frattempo è diventato un titolino in fondo alla seconda sezione della pagina, con visibilità circa nulla (tanto è vero che in questo momento gli interventi sono solo 12).

Insomma, spero di non avergli rovinato l’evento; comunque, in assenza di risposte poco fa ho postato le mie domande ai tre candidati, che riporto qui di seguito:

“Salve,

visto che La Stampa non ha risposto in alcun modo alle mie richieste di partecipare al confronto in quanto candidato presidente della Liista Civica Provinciale Torino a 5 Stelle, mi limito a fare le mie domande da cittadino:

1) Tutti e tre i vostri schieramenti sono a favore della costruzione dell’inceneritore del Gerbido (anzi ho sentito sia Vietti che Porchietto accusare Saitta dei ritardi nella sua costruzione). Ma vi siete documentati? Lo sapete che negli Stati Uniti (i maggiori produttori di rifiuti del pianeta) hanno smesso di costruire inceneritori a inizio anni ’90, che in tutto il resto del mondo si punta su strategie come la differenziata spinta e il trattamento a freddo grazie alle quali gli inceneritori sono superflui, e che gli inceneritori (oltre a far provatamente aumentare il cancro in chi ci abita vicino) sono un business solo per chi li costruisce e solo grazie alle sovvenzioni pubbliche? E le due inchieste della magistratura su presunte irregolarità nell’appalto non vi preoccupano? Insisterete con l’inceneritore del Gerbido?

2) Tutti e tre i vostri schieramenti hanno votato a favore della fusione tra Iride e Enìa senza alcuna clausola di controllo pubblico: in pratica, la mega-corporation che gestisce elettricità e gas dei torinesi (prossimamente forse anche l’acqua) potrà essere comprata in Borsa da cordate di banche di ogni colore, con immaginabili conseguenze sulle nostre bollette. Gli esiti si vedono già sull’aeroporto, dove il socio privato Benetton fa il bello e il cattivo tempo e impedisce lo sviluppo dello scalo, puntando all’utile immediato e a favorire Malpensa e lasciando Torino senza voli (siamo il dodicesimo scalo italiano…). Volete insistere con la svendita dei beni e servizi pubblici, oppure volete riportare queste aziende sotto il controllo pubblico? E gli stipendi dei “manager” nominati dai vostri partiti in queste aziende (sicuramente con grande meritocrazia), cioè 525.000 euro annui per l’amministratore di Iride e 390.000 euro per quello dell’aeroporto, vi paiono giusti o vi impegnate pubblicamente ad abbassarli? E non potevate agire per abbassarli prima?

3) Tutti gli schieramenti parlano di nuove tecnologie come chiave per lo sviluppo… ma voi sapete usare un computer? Siete in grado di gestirvi da soli un profilo Facebook? Tenete un blog, rispondete alle e-mail dei cittadini personalmente… o fa tutto qualche stagista in una agenzia di pubbliche relazioni da voi ingaggiata per la campagna elettorale? E posso trovare da qualche parte un vostro discorso in un convegno internazionale (sarete ben stati invitati a qualche conferenza all’estero nella vostra vita professionale) per sentire come parlate l’inglese?

Grazie,”

Sono molto curioso di vedere se le mie domande saranno selezionate per il dibattito, e in questo caso cosa succederà (i candidati hanno comunque diverse ore di tempo per pensare a come rispondere rigirando per bene la frittata: suvvia, il compito è molto facile). Naturalmente, se volete potete fare domande anche voi.

Chiudo però con una annotazione positiva: La Stampa è anche il giornale che ha messo Tuttolibri sotto Creative Commons, e che tenta faticosamente ma con coraggio una vera migrazione all’era digitale (nonostante i tremendi banner pubblicitari del loro sito); è il giornale che con il blog di Anna Masera fa circolare notizie dalla rete che gli altri giornali manco considerano, e che ci elargisce tutte le mattine le battute fulminanti di Gramellini. Purtroppo in Italia il giornalismo, quando si toccano certi argomenti, è un mestiere a libertà limitata, e la colpa di questo non è necessariamente di chi ci lavora.

[tags]la stampa, torino, elezioni, elezioni provinciali, informazione, candidati, forum[/tags]

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domenica 31 Maggio 2009, 23:54

Colla colla (2)

Certo che dopo aver appiccicato i nostri manifesti alle undici di sera in corso Ciriè, vicino a un gruppo di albanesi fermi in mezzo alla strada a litigare, mentre veniva su il vento e iniziava il temporale, posso davvero fare qualsiasi cosa.

(Comunque, nonostante i nostri eroici tentativi di continuare, ho concluso che attaccare manifesti sotto la pioggia battente è uno sforzo inutile: il manifesto tende a diventare una pallottola di carta velina prima ancora di riuscire a tirarlo su sul tabellone.)

[tags]torino a 5 stelle, politica, elezioni, manifesti, lavori manuali, colla, albania, spaccio notturno[/tags]

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venerdì 29 Maggio 2009, 23:57

Colla colla

Attacchinare è una tipica attività elettoral-popolare; erano più di dieci anni che non mi capitava di farlo, e cioè dai tempi in cui, giovani pischelli aspiranti ingegneri, organizzavamo il concertone Mac Pi 48 al Castello del Valentino, offrendo peraltro sangria a tutti e il fondo della damigiana a noialtri.

Stasera quindi ho prestato la mia auto – da qualche settimana ormai trasformata in un portatile bazar – al trasporto e affissione di manifesti, non prima di essere andato (due volte!) fino a Pianezza per ritirarli dalla stamperia, sita in un capannone in mezzo ai prati che prova manifestamente la validità del nostro punto programmatico sullo stop al consumo di territorio, non fosse che proprio lì davanti ci stanno costruendo la nuova superstrada-circonvallazione di Pianezza e che poco lontano gli ex prati delle ex cascine sono stati completamente villettati.

L’attacchinaggio notturno ha alcune caratteristiche: per esempio, la scarsità di traffico ti permette di coprire velocemente grandi sezioni di città, e in più di effettuare manovre non completamente ortodosse e parcheggi basati sull’incantesimo detto “delle quattro frecce” – premi il pulsante e la macchina sparisce, pertanto la puoi lasciare ovunque – senza che ciò costituisca intralcio o pericolo per il transito altrui.

Tutto questo ci ha permesso di renderci conto come l’affissione di manifesti sia ormai poco rilevante; il comune ha riservato alle elezioni provinciali pochi spazi in posizioni generalmente poco visibili. In teoria ogni lista ha il proprio spazio corrispondente alla posizione sulla scheda – il nostro, ça va sans dire, è in alto a sinistra – ma in pratica ci sono liste che si sono espanse per ogni dove, a partire dalla destrasociale e dai comunisti di vario genere. Noi siamo stati ligissimi, ma vedremo quanto sopravviverà il nostro manifesto in questa giungla.

Peraltro, tutti puntano o sui faccioni – ma che ci troverà la gente, nel contare uno per uno i brufoli del candidato – o sui simboloni, evitando qualsiasi contenuto, a parte la Lega che ci ricorda che gli indiani si sono estinti per aver concesso il diritto d’asilo agli extracomunitari. Noi il contenuto ce l’abbiamo messo, per cui per riuscire a leggere il manifesto dovete avvicinarvi e godere di una vista perfetta; comunque tutta la zona attorno al Po, da Torino Esposizioni verso nord, è stata diligentemente coperta stanotte. Per il resto del mondo dovrete aspettare che si moltiplichino le braccia, oppure offrirvi di darci una mano…

Comunque, io ho fatto l’autista basista; ho lasciato volentieri la stesura della colla a persone che dispongono di manualità migliore della mia, e difatti non ne sono completamente coperto, come altrimenti sarebbe senza dubbio successo. La soddisfazione maggiore della serata, in Lungo Po Antonelli angolo corso Belgio, coprire il faccione abusivo di Vito Bonsignore. Ditemi voi se non è poco: l’entusiasmo era tale che tornando a casa, quando Radio Flash ha mandato Praise You di Fatboy Slim, ho pompato il volume come se avessi da ballare. Evviva la colla e il rimboccarsi le maniche.
[tags]elezioni, attacchinaggio, manifesti, provincia, torino[/tags]

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giovedì 28 Maggio 2009, 21:48

Dlin dlon

Oggi all’ora di pranzo ero in casa quando improvvisamente mi suonano al citofono. Chiedo chi è, mi rispondono “Sono della luce”; una risposta del tutto improbabile, dato che nessuno ha affisso nell’androne il classico preavviso di visita da parte di Iride, e che comunque un inviato legittimo si presenterebbe con il nome della sua società. Presumo che si tratti di qualche giovane che sfrutta la momentanea assenza del custode per riempire le caselle di pubblicità; eppure devono pur lavorare anche loro, così apro.

Dopo qualche istante sento l’ascensore muoversi; arriva fino al mio piano, si apre la porta, qualcuno scende e mi suona il campanello. Guardo dallo spioncino, e fuori vedo una ragazza, piuttosto giovane, di colore, con un tesserino chiaramente non-regolamentare appeso sulla maglietta, che ripete che “sono qui per l’elettricità”. Se fossi anziano non aprirei manco sotto tortura, ma nonostante la puzza di bruciato mi sento sufficientemente fiducioso nelle mie capacità di autodifesa se dovesse rivelarsi una trappola. Apro anche qui.

La ragazza entra, mi chiede dov’è il contatore, che è proprio vicino alla porta. Lo guarda, vede che è un modello nuovo, mi dice “ah ma gliel’hanno già cambiato”, e comincia a schiacciare furiosamente il pulsantino che fa ciclare le informazioni sul display. Si capisce perfettamente che non gliene frega nulla, e io, sempre più sospettoso, la tengo d’occhio. Poi attacca, e mi dice “mi manda il governo perché vogliono abbassare il costo della bolletta a tutti”. Sì, come no: Maroni e Scajola che mi mandano una ventenne di colore per darmi dei soldi: sarebbe più credibile se mi dicesse che siamo stati invasi dal Burkina Faso (non che sarebbe necessariamente un male, probabilmente l’efficienza della nostra pubblica gestione ne avrebbe a guadagnare).

Mi chiede se ho una bolletta, e lì decido che fidarsi è bene ma che mi son fidato già troppo: per cui rispondo gentilmente che le bollette sono dal commercialista e chiedo spiegazioni. Lei mi dice che è lì per propormi una nuova tariffa e che “Iride, AEM, Enel, presto diventeranno tutti Edison”. Ah, a parte l’ennesima palla, finalmente ho capito cosa vende e chi la manda: almeno non è una rapinatrice. Le chiedo un sito per informazioni, oppure una brochure, e le dico che mi farò io i miei conti quando recupererò la bolletta. Naturalmente lei insiste che i conti sono complicati e che il risparmio non è così facile da vedere ma c’è…

Mi faccio lasciare la brochure (dritta nel riciclaggio carta) e lei insiste per lasciarmi anche il suo biglietto da visita: e così scopro che manco lavora per Edison, ma per una fantastica “multiutility network” che naturalmente ha appena aperto un “multiutility point” proprio vicino a casa mia. E naturalmente lei è una “consulente multiutility” che cerca disperatamente di piazzarmi un contratto elettrico per poter guadagnare qualcosa, mentre i capi dei suoi capi, che nel frattempo avranno sicuramente sfilato un bel po’ di soldi a vari disoccupati aspiranti imprenditori per permettere loro di aprire un “multiutility point in franchising”, staranno già per fuggire con la cassa e trasferirsi alle Bahamas, sulla pelle di tanti giovani in disperata cerca di un lavoro che hanno accettato, come dice il sito, “questa nuova ,vincente sfida.” (la virgola è messa proprio così).

E io che pensavo che le reti piramidali si fossero sputtanate per sempre dopo l’epopea di Virgilio Degiovanni devo purtroppo ricredermi: più la crisi peggiora e più si rivede in circolazione il peggio dell’italico sfruttamento di chi ha da lavorare (meglio se immigrato, che così ha meno possibilità di farsi valere), incentivato a sua volta a diventare mendace e raggiratore per diminuire la quantità di porte in faccia e riuscire a portare a casa qualcosa con qualsiasi mezzo. Spero prima o poi di avere la possibilità di dare a chi sta dietro questi “lavori” ciò che si merita…

[tags]lavoro, elettricità, edison, venditori, degiovanni, consulenti, contratti, mezze verità, palle clamorose, introdursi in casa altrui, diventanchetunconsulenteprogrammaitalia[/tags]

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mercoledì 27 Maggio 2009, 20:52

Percorsi

Forse vi sembrerà strano un pensiero di questo genere in piena campagna elettorale, ma dato che non ci sono abituato – e che questa è una lunga, calda, sonnolenta giornata – nell’attesa tra un giro di mail elettorali e una riunione organizzativa serale mi viene in mente quanto sia imprevedibile la vita.

Dopotutto ho sempre fatto attivismo, ho messo in piedi iniziative “dal basso” di ogni genere, mi sono sempre interessato di politica e dell’ambiente circostante per passione, ma un anno fa di questi tempi non avrei mai immaginato di ritrovarmi candidato alle elezioni, addirittura come presidente della Provincia…

Stamattina ho avuto una lunga conference call al cellulare con una head-hunter tedesca, che doveva intervistarmi per via di una posizione internazionale nella governance di Internet a cui sono candidato. Nonostante lei avesse già letto e riletto il mio curriculum e varie altre fonti su di me, non riusciva a comprendere; faticava a incasellarmi nel suo questionario di valutazione precotto, e alla fine ha dovuto desistere e accettare la quantità di attività apparentemente scorrelate che ho svolto in questi anni come un dato di fatto.

Parlando di stranezza della vita, quindi, mi viene bene lasciarvi con un caso interessante. Cosa fareste voi se foste il figlio di un attore divenuto famoso solo per una scena, uno dei più famosi bisessuali di Hollywood, defunto di AIDS in piena vostra adolescenza; e vostra madre, ex attrice e fotografa di moda, fosse morta nel 2001, precisamente l’11 settembre, sull’aereo che si schiantò contro la più settentrionale delle Twin Towers?

Sarà che vi hanno pure chiamato Elvis, ma finireste per diventare una promessa del folk-rock americano, e per tirar fuori un album dylanesco il cui singolo Shampoo promette davvero bene. Non è forse una storia interessante?

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[tags]vita, curriculum, folk, elvis perkins[/tags]

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martedì 26 Maggio 2009, 20:06

Beppe Grillo a Rivoli

Ovviamente chi di voi non c’era non ha saputo niente: nessun giornale ne ha parlato, e La Stampa ha preferito riportare la fondamentale notizia di una lettera di lamentele dell’MPA (sì, è un partito, sta nel centrodestra) verso la scarsa attenzione della candidata Porchietto. Ma ieri sera, a Rivoli, convocate solo col passaparola via Internet e con qualche manifesto, c’erano migliaia di persone a riempire piazza Martiri per la presentazione della lista civica comunale Rivoli a cinque stelle da parte di Beppe Grillo; se non ci credete, guardate verso la fine del secondo filmato.

Ieri era la giornata di Rivoli, dunque noi della lista civica provinciale di Torino ci siamo limitati a dare una mano e a distribuire qualche volantino. Durante lo spettacolo quindi io ero nel backstage, e tra una chiacchierata e l’altra (tra l’altro ho conosciuto Carlo Vulpio, poi c’erano anche Sonia Alfano e Maurizio Pallante) ho avuto modo di fare un paio di filmati: nel primo Beppe spiega il concetto delle liste civiche a cinque stelle, e nel secondo potete vedere le facce (vabbe’, le nuche) dei candidati rivolesi, prima di una piccola conclusione di Beppe. Divertitevi.

Ma poi, siccome so che vi interessano gli aspetti meno noti, vi ho fatto anche qualche ripresa del prima e del dopo: e se il prima è semplicemente curioso, l’affetto della folla per Beppe Grillo alla fine è impressionante.

[tags]beppe grillo, grillo, rivoli, torino, cinque stelle, torino a 5 stelle, rivoli a 5 stelle, liste civiche, elezioni, comune, provincia[/tags]

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