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martedì 28 Ottobre 2008, 16:33

Lo sparo

Stamattina non mi ha sorpreso più di tanto leggere sul blog di Flavia Amabile – uno di quei casi di blogger per cui ti chiedi “ma ogni tanto troverà anche il tempo di lavorare?” – che su Facebook è partita una campagna, già con oltre mille adepti, per uccidere Berlusconi. Per carità, posso immaginare che tutto ciò sia soltanto uno scherzo; si sa però che lo scherzo non è altro che una versione depotenziata della realtà, e che nessuno scherzerebbe sull’uccidere Berlusconi se sotto sotto non sperasse che succedesse davvero.

D’altra parte, mentre all’ora di pranzo pedalavo sul cavalcavia di corso Sommeiller, mi ha colpito una grossa scritta rossa, tracciata con lo spray sullo sfondo di uno dei grandi cartelloni pubblicitari che guardano la salita. C’era scritta una serie di cose, seguite da minacce a Sacconi, a Berlusconi e alla Marcegaglia, concludendo con l’ovvia stella a cinque punte. Per carità, una cosa è disegnare stelle a cinque punte e una cosa è pensarle davvero, ma le morti di Biagi e D’Antona non sono poi così lontane.

Persino davanti alla piazzetta del pranzo politecnico, all’incrocio tra via Vigone e via Monginevro, una mano sconosciuta ha versato con uno spray nero un bestemmione, che non riporto per rispetto dei miei lettori cattolici. Una bestemmia scritta non è una bestemmia istintiva, di quelle che vengono fuori a molti nell’incazzatura del momento; una bestemmia scritta in un luogo pubblico è desiderio di colpire, di offendere, insomma è uno sparo a salve.

Gli spari a salve non vengono solo dagli scontenti: basta distillare l’umore di molti commenti alla protesta della scuola e dell’università. Forse voi, bazzicando questi ambienti, avete l’impressione che l’Italia sia avvolta da una protesta ampia e dilagante, ma non è così: o meglio, dilaga la protesta contro la protesta. Se il Rettore dice che non manderà la polizia a sgomberare le aule, sono pronti mille italiani medi a invocare legge e ordine a colpi di manganello. Paradossalmente, non interessa nemmeno valutare le ragioni della protesta, anzi nemmeno conoscerle. Ciò che interessa è che la protesta finisca; spesso addirittura per un senso di disfacimento e rassegnazione, per un “credi che io stia meglio? eppure sto zitto al mio posto” che molti pensano, arrivando a rovesciare le prospettive a considerare arrogante e pretenzioso chi chiede soltanto un mondo migliore in cui vivere.

Sui nostri media controllati e censurati, la rabbia trova sempre meno spazio; trova invece spazio la paura, che è funzionale ad aumentare le schiere di coloro che reclamano repressione indistinta, non solo dove ci vorrebbe – verso i criminali, verso gli spacciatori, e aggiungiamoci magari gli evasori e i corrotti, che non li cita mai nessuno – ma anche verso qualsiasi opinione diversa da quella del potere. I meccanismi bastardi del potere sono molti, ce li ha spiegati Cossiga a chiare lettere soltanto la settimana scorsa; ma quando la protesta diventa impossibile, quando viene repressa senza ascoltarla e senza concederle spazio per canali democratici, a chi dissente resta una sola cosa: lo sparo.

Se le premesse sono queste, mi chiedo anzi come mai lo sparo, in questo duemilaotto senza speranza, non ci sia ancora stato.

[tags]italia, politica, democrazia, terrorismo, protesta[/tags]

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lunedì 27 Ottobre 2008, 21:32

L’eterna lotta

Oggi ho sentito un manager e un tecnico che discutevano, e ho assistito a una nuova vetta della conflittualità latente che sempre regna nelle aziende ICT: il manager, infuriato per ritardi e bachi di vario genere, ha detto al tecnico “mi spiace solo che non so programmare, se no nel tempo necessario per spiegarti le cose lo programmavo io il sito!”.

E il tecnico non ha nemmeno risposto “prego, allora fai tu”!

[tags]tecnici, manager, ingegneria, aziende[/tags]

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domenica 26 Ottobre 2008, 12:49

Ritorno

Oggi è una bella giornata: il sole splende, la temperatura è piacevole, e sto per andare a mangiare su per i bricchi parlando di politica. Sono arrivato a Caselle ieri pomeriggio tardi, sono stato riaccompagnato a casa, ho aperto la valigia, mi sono rilassato, ho cenato… poi c’è un buco di qualche ora, e non ricordo proprio cosa sia successo. Se qualcuno ricorda qualcosa di ieri sera, quindi, è pregato di non dire nulla.

Colgo invece l’occasione per dare un giudizio culinario su Cagliari: positivo ma con dei distinguo. Infatti la trattoria Lillicu in via Sardegna, zona delle trattorie tipiche, è stata davvero buona, anche se ci siamo riempiti dei soli antipasti; invece i ristoranti eleganti dove ci hanno portato per il convegno erano buoni ma troppo elaborati. Se vi piace la cucina sarda elaborata in modo elegante e costoso, sia il ristorante Flora (tradizionale) che il ristorante Pomata (nouvelle cuisine) sono molto interessanti; quest’ultimo in particolare si è riscattato con una eccezionale bistecca di tonno, cotta fuori e cruda dentro come fosse carne. Però non puoi prendere la commessa di dar da pranzo a centocinquanta persone nella pausa di un convegno e preparare un menu di cinque portate che richiede due ore e mezzo per essere servito; e nemmeno avere un cuoco giapponese e definirti “susci bar” o addirittura “scusci bar”!

[tags]cagliari, cucina, {argomento temporaneamente innominabile}[/tags]

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giovedì 23 Ottobre 2008, 16:39

Frattaglie di Internet governance

1) Il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, usa prendere e inviare appunti scrivendo sui fogli per storto.

2) O’ professore napolitano (minuscolo) in show sulla diversity (diversità culturale, uno dei temi trattati qui all’IGF Italia con un seminario dedicato alla parità tra i sessi in rete): “Io non sopporto quelli che a cinquant’anni costringono la moglie a rifarsi il culo le tette, piuttosto esco e mi faccio io la diversity una volta al mese, almeno così è più onesto!”

3) La conferenza si svolge alla Manifattura Tabacchi, un ex complesso industriale ristrutturato da poco. C’è il wi-fi solo al piano terreno, nella officina-reception, dove tutti stanno seduti ai tavoli digitando sui loro computeroni microsoftici. Solo io, avendo batteria, mi sono messo fuori, al sole e dentro un’amabile brezza, seduto su una panca cubica colorata di blu, con il mio iBook sulle gambe. Passa da dentro Anna Masera, mi vede là fuori seduto con l’unico Apple di tutta la congrega, e mi dice: “Certo che potremmo farti la foto per la pubblicità della Apple: think different!”.

4) O’ professore napolitano (sempre lui, un vero mito) sui vigili di Napoli: “Una volta ho visto due vigili in moto che giravano, poi uno di loro si fermava vicino a un semaforo pedonale dove non attraversa mai nessuno, e dalla moto premeva ripetutamente il pulsante di chiamata pedonale. E io non capivo, mi chiedevo che facesse, poi ho capito: a Napoli nessuno si ferma al rosso di un semaforo pedonale, per cui lui faceva continuamente scattare il semaforo in modo che il suo collega più avanti potesse fare più multe!”.

5) (Non-piemontese, non-falso e non-cortese): “Ma non è vero che qui la stampa non è venuta, prima a pranzo allo stesso tavolo c’era tutto il gotha del giornalismo specializzato italiano: c’era De Biase, c’era Formenti, c’era la Masera e c’ero io!”

P.S. Niente offesa per nessuno; domani scrivo qualche racconto serio…

[tags]cagliari, aneddoti[/tags]

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mercoledì 22 Ottobre 2008, 20:20

Piove, ma il titolo l’hanno già fatto su un altro blog

Il nostro arrivo a Cagliari ha portato buono: infatti stamattina sulla città si è scaricato un temporale alluvionale che ha devastato tutto, bloccando ovviamente il traffico aereo. Il nostro volo da Linate, partito già con mezz’ora di ritardo, ha passato un’altra ora a girare in tondo sulla città aspettando che l’aeroporto venisse riaperto: a un certo punto ci hanno detto che l’aeroporto prevedeva di riaprire entro quindici minuti, e che noi avevamo carburante soltanto per altri venti. Spero che intendesse dire “prima di dover girare e andare ad atterrare a Olbia”, ma per fortuna non ho dovuto scoprirlo sul serio. A noi comunque è andata bene; quelli che partivano col primo aereo da Roma sono arrivati nel primo pomeriggio, e alcuni relatori sono arrivati ora, giusto in tempo per la cena.

Comunque, all’arrivo ci hanno fatto uscire dalle partenze, perché il piano terra, quello degli arrivi, era completamente allagato; ci hanno consegnato i bagagli a mano uno per uno… La prova della situazione (e quello era il primo piano) sta sul blog di Stefano Quintarelli: io ero accanto a lui ma non ho potuto fare la stessa foto, perché il mio magico telefonino ha cominciato a insistere che prima di scattare una foto doveva assolutamente sintonizzarsi sul GPS per memorizzare la posizione in cui la facevo, però se volevo potevo fare un video da mandare in MMS. Grazie, Windows Mobile!

[tags]cagliari, igf italia, pioggia, aerei, maltempo[/tags]

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martedì 21 Ottobre 2008, 15:57

Twit-post

Non preoccupatevi, non sto male; sono solo molto molto occupato (ottobre e novembre sono mesi ad alta densità). Sto per andare a prendere un treno per Milano, poi da domani a sabato sarò a Cagliari per IGF Italia & Dialogue Forum on Internet Rights II, se qualcuno è in zona faccia pure un salto, specialmente ai miei workshop :-)

[tags]cagliari, igf, carta dei diritti della rete[/tags]

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domenica 19 Ottobre 2008, 21:43

Le nuvole d’autunno

Passare un fine settimana in montagna, d’autunno, è meglio ancora che farlo d’estate o d’inverno. D’autunno la natura è bellissima: gli alberi hanno qualsiasi colore, dal giallo al beige all’arancione al rosso, oltre naturalmente al verde e al marrone. L’aria è piena di profumi di pini e umidità, mentre gli animali si godono l’ultimo sole prima di prepararsi per l’inverno o di scendere a valle. E poi, fuori non c’è nessuno: chissà perché, le torme urbane hanno deciso che la montagna merita una visita soltanto d’estate o d’inverno. E invece, questo è uno dei periodi migliori.

Eravamo così da soli, gli unici di un intero villaggio di un centinaio di appartamenti, insieme alla vecchia Panda scassata del custode. O meglio, ieri pomeriggio c’è stata una apparizione: di colpo, nel piazzale davanti al bar, sono comparse delle Porsche Carrera. Ma non una, non due, almeno una dozzina; va a sapere cosa ci facessero lì, probabilmente un raduno. Sono sparite presto, ad ogni modo. Non appartenevano al luogo.

E così, si rimane soli, dentro il caldo della casa, a guardar salire le nuvole. Ci sono intere giornate, d’autunno, in cui la casa è immersa nelle nuvole, tanto da parer quasi il finale di Solaris. Invece, si è semplicemente isolati in una coltre di vapore che sale dalla valle, persi nel grigio e nel nulla, e quindi di fronte soltanto alla luce emessa da se stessi. Non c’è Internet, non c’è rumore di auto o di aerei, non c’è nessuna traccia di civiltà; soltanto, finalmente, natura.

E’ difficile, al giorno d’oggi, mantenere il senso della propria naturalità; allontanarsi dalla città aiuta. Anche rapportarsi con gli animali aiuta, purché non siano i cani e i gatti cittadini, nevrotici persi, che di naturale hanno ben poco; preferisco piuttosto le mucche o gli stambecchi. Entrare nel bosco è ancora meglio: si capiscono secoli di favole apparentemente inspiegabili; si capisce la magia che genera quel dedalo di alberi, dove perdersi è non solo facilissimo, ma doveroso.

Eppure, il fatto che in questo sabato d’autunno fossimo soli, là, in mezzo alle nuvole, dimostra che pochi apprezzano l’idea di trovarsi faccia a faccia con la (propria) natura. Ho come il sospetto che molti, anzi, ne abbiano paura.

[tags]montagna, bosco, autunno, natura, nuvole[/tags]

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sabato 18 Ottobre 2008, 10:12

Un fiorino

Giovedì scadeva la presentazione mensile dell’IVA: siccome a settembre ho fatturato un progetto plurimensile, l’IVA da pagare era di 823 euro. Sfortunatamente, però, ho premuto sul pulsante sbagliato e l’ordine di pagamento non è stato inserito.

Ieri mattina me ne accorgo e chiamo il commercialista: pagando con un giorno di ritardo c’è una mora, che lui mi calcola. La mora è di euro 30,87: 7 centesimi di interessi e 30,80 euro di sanzione, la quale è indipendente dal numero di giorni di ritardo purché inferiore a 30.

In sostanza, lo Stato italiano mi fa pagare la mia disattenzione con un interesse del 3,75% giornaliero: circa il 68’500’000% su base annua.

Io non ho mai evaso una lira, e attendo da oltre un anno un rimborso di circa quattromila euro che mi chiesero di pagare ingiustamente (cioè: prima mi fecero pagare e poi mi dissero “sì ma quello era un calcolo presuntivo che facciamo in modo approssimato, in effetti doveva pagare quattromila euro in meno, faccia domanda di rimborso, aspetti e speri”), che naturalmente non sarà certo rimborsato con quel genere di interesse… Insomma, comincio a capire come mai molti miei colleghi trovino l’evasione e l’elusione fiscale moralmente giustificate. D’altra parte, di fronte a un comportamento del fisco di questo genere, ve la sentite di dar loro torto?

[tags]fisco, tasse[/tags]

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venerdì 17 Ottobre 2008, 14:02

Arraffi chi può

Forse non tutti ve ne siete accorti, e quindi ve lo dico io: è cominciato l’assalto alla diligenza da parte degli enti locali. Già, perché i conti di Comuni, Province e Regioni sono in rosso, in alcuni casi tanto da portare le amministrazioni sull’orlo del fallimento (a parte Taranto, che è già fallita da un po’). E’ noto che una delle principali ragioni per cui a Torino si fa il grattacielo di Banca Intesa è incassare subito svariati milioni di euro (trenta, mi pare) di oneri di urbanizzazione: soldi che permetteranno al Comune di pagare gli stipendi anche a dicembre. Altri, invece, non sono così “creativi” e quindi utilizzano i vecchi metodi all’italiana.

Il governo Berlusconi, quindi, tra i suoi primi atti ha stanziato 500 milioni l’anno per i prossimi anni per Roma; anzi, per Roma Capitale, per compensarla cioè delle maggiori spese che le derivano dal fatto di essere la capitale… come se il fatto che l’intera economia cittadina si regga sugli stipendi delle amministrazioni centrali, pagati da tutta Italia, non costituisse già un enorme afflusso di denaro verso Roma.

Dopodiché, c’era in crisi anche Catania, la città governata fino a pochi mesi fa da Umberto Scapagnini, medico personale di Berlusconi e responsabile della sua “immortalità” (parole sue), prima che mollasse tutto a metà mandato per farsi eleggere in Parlamento, guadagnando così una opportuna immunità parlamentare; e così, zitti zitti, sono arrivati 140 milioni anche laggiù.

Nel frattempo, anche la Regione Lazio rischiava di fare bancarotta, a causa dell’immenso buco della sua sanità; e così, dopo vari nicchiamenti dovuti al fatto che la Regione è in mano al centrosinistra, è stato sbloccato anche il fondo di cinque miliardi di euro – di cui due miliardi regalati a fondo perduto – per le cliniche ciociare e vaticane.

Evitiamo di menzionare l’operazione Alitalia e i cinque miliardi di dollari regalati a Gheddafi (senza che gli italiani che furono sbattuti fuori dalla Libia dal suddetto, confiscando loro beni e denari senza alcun compenso, siano mai stati risarciti): certo che Berlusconi, quando gli serviva e quando c’erano amici da foraggiare, non si è fatto problemi a spendere.

Nel frattempo, naturalmente, lo Stato taglia di tutto e di più: è di oggi il bell’articolo di Sapegno sulla chiusura della scuola elementare di Prali. Ora, io sono assolutamente favorevole a tagliare sprechi e lussi, ma qui non stiamo parlando né dell’una né dell’altra cosa: come si può pensare che le montagne sopravvivano con una scuola ogni 40 chilometri di curve?

Capirei anche che si tagliasse se non ci fossero proprio più i soldi; ma tutti gli stanziamenti di cui sopra dimostrano che i soldi ci sono. Solo, sono dirottati senza alcuna equità verso le voci di spesa “amiche” e le zone più brave ad ottenere regali dal governo centrale.

Tutto questo si somma alla storica sperequazione per cui alcune parti d’Italia mantengono stabilmente tutte le altre: leggete quei numeri, fanno spavento. Io potrei capire sia che grandi parti del Paese avessero bisogno di stanziamenti consistenti per qualche tempo, sia che piccole parti del Paese avessero bisogno di stanziamenti regolari (per esempio le isole remote); ma non è possibile che un Paese si fondi stabilmente sul fatto che una parte mantiene tutti gli altri. Se questo metodo davvero servisse allo sviluppo, a quest’ora il Sud sarebbe la California: quanto ancora bisogna insistere per capire che non funziona, e che serve solo a prolungare le clientele e a finanziare la stessa mafia che vorremmo teoricamente combattere?

Non si tratta quindi di una questione di solidarietà: solidarietà è quando si aiuta qualcun altro per un caso speciale e non dipendente dalla sua volontà. Qui, invece, questo flusso di soldi non aiuta la gente che vive al Sud, ma solo i politici e i mafiosi che incamerano le prebende pubbliche; e non è né eccezionale né indipendente dalla volontà degli amministratori che ricevono questi soldi, e che creano buchi in maniera irresponsabile o addirittura volontaria, in modo da riceverne altri.

Finora, comunque, c’era ricchezza più o meno per tutti e la cosa è rimasta in piedi. Ma quando l’anno prossimo o al massimo quello successivo, causa debito non ripagato, a Torino cominceranno a chiudere gli asili e le biblioteche, semplicemente perché le tasse pagate dai torinesi vanno a finire negli sprechi (nazionali e locali) invece di essere spese per servizi utili, noi che faremo?

Perché si sa, uno che costruisce una situazione vantaggiosa per sé e svantaggiosa per gli altri è un furbo e merita tutto il nostro disprezzo; invece, uno che ogni tanto si sacrifica per gli altri merita tutta la nostra ammirazione… ma anche la nostra riconoscenza e il nostro aiuto, perché il sacrificio non può essere permanente e fatto sempre dalla stessa persona. Pertanto, uno che accetta passivamente e perennemente una situazione svantaggiosa per sé e vantaggiosa per gli altri, senza alcuna particolare considerazione etica a giustificarla, non può definirsi altro che un fesso.

[tags]economia, debito, federalismo, tasse, roma, catania, lazio, torino[/tags]

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giovedì 16 Ottobre 2008, 12:25

Melanzane

Ci sono cose che non sapete: almeno questo, penso che lo sappiate. L’entità effettiva di ciò che non sapete, tuttavia, è molto, molto, molto maggiore di quel che sapete di non sapere.

Purtroppo, quando ti dicono qualcosa che sulle prime sembra incredibile e ti giurano che è vero, tu non hai molti mezzi per decidere se crederci o meno; o ti fidi di chi ti sta parlando (e spesso sbagli) oppure l’unico strumento è controllare le fonti. Internet aiuta molto a trovare fonti, ma d’altra parte aiuta molto anche a creare ad arte fonti manipolate e a farle sembrare credibili. Di conseguenza, potremmo essere molto più manipolati di quello che crediamo.

Per esempio, sarà vero che gli Stati Uniti nel 1991 hanno lanciato una bomba atomica sull’Iraq, la terza della Storia? A suffragio di questa teoria, Maurizio Torrealta di RaiNews24 (giornalista ex santoriano di ferro) ci presenta un video di un veterano e alcuni dati registrati dai medici e dai sismografi. Noi non abbiamo alcun modo di sapere se il tizio nel video sia davvero un veterano, e in questo caso se sia credibile o se sia un pazzo furioso; e se i dati scientifici siano veri, e dicano veramente ciò che ci dicono che vogliono dire.

Personalmente, non ho alcun dubbio che l’esercito americano non si farebbe problemi a usare bombe atomiche se lo ritenesse necessario; ma siamo soltanto al livello della verosimiglianza, che non implica certo la verità.

E quindi, boh: io vi ho linkato la notizia, fate vobis; tanto l’unica soluzione sarebbe vedere coi vostri occhi. Ma persino in quel caso, se tornaste indietro raccontando di aver visto qualcosa di davvero inaspettato, nemmeno i vostri amici vi crederebbero.

P.S. Per completare l’atmosfera matrixiana, ho deciso di copiare Beppe Grillo e di aggiungere un P.S. che non c’entra niente, invece di fare un nuovo post. Oggi vi segnalo una delle rare – e proprio per questo meritevoli – petizioni sensate che ho visto girare (e che ho firmato) sul tema dei ricercatori precari dell’università. Ah, e attenzione: le melanzane sono appassite. Ripeto, le melanzane sono appassite.

[tags]verità, giornalismo, bomba atomica, nucleare, stati uniti, iraq, desert storm, rai, torrealta, grillo, beppegrillo, università, melanzane[/tags]

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