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giovedì 11 Ottobre 2007, 11:51

Scene da un ministero

(con un riferimento velato e del tutto non casuale a questa cosa qui, di cui parlava martedì Repubblica – ma toh, l’articolo che criticava il governo, pur comparendo ancora nei risultati di Google, è stato rimosso in tutta fretta dal loro sito…)

Rappresentante del Ministero ABC: Bene, ora possiamo incominciare la riunione…
Rappresentante del Ministero XYZ: Mi scusi, mi scusi!
ABC: Sì?
XYZ: Volevo lamentarmi per lo scarso anticipo con cui sono stato invitato a questa riunione!
ABC: Eh, purtroppo abbiamo potuto dare soltanto una settimana di preavviso, ci dispiace.
XYZ: Sì, ma io ho saputo di questa riunione solo due ore fa!
ABC: Come, due ore fa? Ma noi abbiamo inviato la convocazione per iscritto una settimana fa, alla dott.ssa JKL!
XYZ: E come mai non l’avete inviata a me? Io sono (pausa ad effetto) il Consulente ICT & New Media del Ministro XYZ!
ABC: Sì, ma quando abbiamo interpellato le varie amministrazioni per comporre il comitato, dal vostro ministero ci è stata indicata come referente la dott.ssa JKL…
XYZ: Eh, ma non importa, dovevate informarvi meglio! E visto che siamo qui per Internet, non è possibile che si utilizzi la carta! La prossima volta inviate le comunicazioni anche a me, e usate la posta elettronica: un cc non costa nulla!
ABC: Va bene; allora, visto che un cc non costa nulla, le invieremo le convocazioni per email: qual è il suo indirizzo di posta elettronica?
XYZ: (Attimo di smarrimento)
ABC: (Sguardo interrogativo)
XYZ: Uhm… era qualcosa tipo… c’aveva il mio nome… un punto… Un attimo, eh, che prendo l’agenda: non me lo ricordo!

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mercoledì 10 Ottobre 2007, 18:28

I will not illegally download this movie

Lunedì sera siamo andati a vedere il film dei Simpson, al cine Massaua, già teatro nella mia infanzia e ora multisala con annesso ristorante messico-tarro.

Siamo entrati all’orario annunciato, e abbiamo dovuto sorbirci dieci-dodici minuti di pubblicità; alla fine è iniziato il film, che poi altro non è che un episodio dei Simpson gonfiato fino a un’ora e un quarto di lunghezza (divertente comunque). Nella sigla iniziale, la scritta che Bart scrive sulla lavagna è appunto “I WILL NOT ILLEGALLY DOWNLOAD THIS MOVIE”.

O almeno così pareva di capire, perchè cinque minuti dopo l’inizio le immagini erano già sfocate, fino a diventare praticamente inguardabili, tanto da far male agli occhi. C’è voluto un quarto d’ora, e uno spettatore incazzato che è uscito a svegliare il proiezionista, perché se ne accorgessero e lo rimettessero a fuoco. Dieci minuti dopo, hanno troncato una battuta a metà per chiamare l’intervallo in anticipo e sistemare meglio il problema.

Giunti alla precoce fine del film, dopo poco più di un’ora, cominciamo a sorbirci i titoli di coda: difatti, su di essi sono sovrapposte varie scenette che invitano ad aspettare in sala, perché c’è un pezzo di film dopo la fine dei titoli. Peccato che dopo il primo minuto dei titoli, in sala vengano accese le luci, rendendo lo schermo quasi invisibile e spingendo la gente ad andarsene.

Noi, e un paio di manipoli di coraggiosi, resistiamo. Aspettiamo quasi dieci minuti di titoli insopportabilmente prolissi, per vedere cosa c’è alla fine del film.

E, quando i titoli finiscono, pare che cominci un dialogo; ma la proiezione viene conclusa bruscamente. Guardiamo l’inserviente in sala, che alza le spalle e fa, “Eh, ce l’hanno mandato così…”.

Morale: d’ora in poi smetterò di vedere i film al cinema. Li si può vedere molto meglio scaricandoli illegalmente.

P.S. 1: Comunque, probabilmente non c’era più niente da vedere: difatti la prima parola di Maggie – detta durante i titoli – che in italiano è “continua”, nell’originale è “sequel”: non si riferisce quindi ai titoli stessi.

P.S. 2: Il filone più carino del film (purtroppo molto marginale e presto esaurito) è decisamente quello del maiale adottato da Homer e denominato Spider Pig, o in italiano Spider Pork, per motivi di rima che scoprirete guardando la gag qui sotto e che è già leggenda:

Ora, potevamo noi italiani non distinguerci? Non dimostrare che la mamma dei cretini è sempre incinta? No, vero? E quindi ecco la nostra risposta, in diretta da Sorrento (NA), con tanto di entusiastici commenti dei visitatori. Qualcuno chiami la protezione animali.

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mercoledì 10 Ottobre 2007, 13:41

Nomi strani

Se vi siete mai posti dei dubbi in merito, qui c’è un video in cui ICANN spiega i concetti fondamentali sui nomi a dominio internazionalizzati (IDN), con l’apparizione di Tina Dam (che se non è stata Miss Danimarca avrebbe dovuto esserlo) e le barchette di Marina del Rey sullo sfondo.

La cosa interessante è che usano dotSub, e quindi ho potuto dedicare mezz’oretta a sottotitolarvi il video in italiano.

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martedì 9 Ottobre 2007, 23:48

Contempla azioni

Improvvise – fermo alla stazione di Asti, buio fuori e buio sullo schermo del mio portatile, ozioso da alcuni minuti – si sviluppano sul sottile foglio di cristalli liquidi immagini morbide e fascinose di pecore elettriche; esplodono e implodono e si rimescolano geometricamente, proprio come la vita, come ad esempio quella di cui sto leggendo dal libro che ho in mano, la vita di Alexander Langer; una persona che sarei felice di essere stato, coerente nel farsi colla trasparente e resistente, ad assorbire il male e l’attrito del mondo, costi quel che costi (e costò molto).

La notte scorre fuori dal treno, e nelle orecchie ho un vecchio e visionario adagio dei Casino Royale, riempi i tuoi polmoni di pensieri buoni, comincia da te stesso e poi rivoluzioni, fai tuo lo spazio vuoto dove puoi arrivare, e illumina la notte di energia stellare. La giornata, lunga, è ormai prossima alla fine. Anche oggi si è posato un altro mattone per un disegno che non conosco, ma che certamente, quando si farà apprezzare in tutta la sua interezza, presenterà una armonia sorprendente. A prima vista non si apprezza quanto sia difficile disegnarsi la vita; a seconda vista, se ne vede invece la fatica e lo scoramento; ma guardando ancora meglio, in fondo in fondo al pozzo, in ognuno di noi c’è soltanto e comunque senso.

Cogliere quello degli altri e offrire il proprio, in ogni fugace opportunità di contatto, è un premio e un piacere riservato ai fortunati; pur se è vero che ognuno è fabbro della propria fortuna. Contempla azioni, e assicurati di aver sempre pronti incudine e martello.

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lunedì 8 Ottobre 2007, 18:25

Multarolo del c…

L’espressione viene da un vecchio post di Andrea (che tra l’altro, come ho scoperto cercando il link, ha ricominciato a bloggare, seppur saltuariamente), e non avrei mai pensato di essere io ad usarla per qualcuno. Eppure, ammetto che mi è subito tornata in mente leggendo questa lettera, ossia la risposta di un responsabile dei vigili urbani a un articolo della Stampa (questo) che denunciava la nuova abitudine dei vigili torinesi di piazzarsi in incognito, contromano, in divieto di sosta e in posizioni pericolose pur di effettuare multe tramite telecamera. E dire che, pur essendo un guidatore sportivo, non ho mai commesso infrazioni significative né perso punti dalla patente, e non avrei mai pensato di trovarmi un giorno a simpatizzare col multato anziché col multante.

Premetto che un dibattito come quello di cui sopra non dovrebbe nemmeno esistere: gli automobilisti dovrebbero fare il proprio dovere, rispettando i segnali stradali; e i vigili dovrebbero fare il proprio dovere, rispettando le leggi che – essendo noi uno stato di diritto – impongono loro certi vincoli a garanzia del cittadino.

Purtroppo, come al solito, bisogna buttarla in caciara: e allora da una parte ci sono gli automobilisti che guidano in maniera pericolosa (il che, tra l’altro, vuol dire troppo veloce ma anche troppo piano o troppo distrattamente) e si lamentano quando vengono multati, anche quando hanno torto marcio; dall’altra ci sono i vigili che si comportano da sceriffi, spesso selezionando accuratamente le proprie vittime tra quelle che non alzeranno mai la voce.

Dopo accurata analisi, io mi sento più dalla parte dei cittadini incazzati, che da quella dei vigili. Perché il traffico a Torino è iper-regolamentato, e in questo caso noi torinesi diamo il peggio di tutti, incrociando una ossessione svizzera con una faciloneria tutta italiana.

Perché sono d’accordo anche io che la svolta a sinistra dal viale di corso Regina Margherita sia pericolosa e di intralcio, e quindi vada repressa; anzi, per favore, reprimetela più duramente. Ma non credo che sia necessario mettersi in incognito e contromano per farlo: ci si può mettere oltre l’incrocio e fermare i trasgressori per contestare la violazione. L’effetto repressivo è anche maggiore, visto che pure quelli che non saranno fermati vedranno i vigili e penseranno che la prossima volta potrebbe toccare a loro. Solo che così si fa meno cassa, e il piatto del Comune piange.

Un altro problema è poi la quantità abnorme di divieti che sono spuntati in città negli ultimi anni, spesso così tanto per vietare, senza pensare ad offrire alternative a chi da quella parte dovrà pur passare. Ad esempio, sono comparsi divieti di svolta a destra in vari viali; da corso Peschiera in corso Monte Cucco e in corso Racconigi, per dire. Sarà anche possibile che la svolta a destra in quel punto intralci, ma allora si doveva aprire un varco per permettere l’immissione nel controviale poco prima dell’incrocio; o come minimo mettere una indicazione preventiva all’incrocio precedente (costringendo però chi deve svoltare a percorrere centinaia di metri in controviali pieni di auto in doppia fila, cantieri e ostacoli vari…). Fatto così, vuol soltanto dire mettere un divieto in più, magari per poi fare delle multe – a quel punto veramente insensate.

Idem per i limiti di velocità lumaca (cinquanta all’ora nei grandi viali è una velocità ridicola, così come settanta in strade extraurbane senza incroci come gli approcci alle tangenziali), per i divieti di sosta non interpretabili da essere umano (quelli con sei fasce orarie diverse, una di divieto, una solo per residenti, una di sosta a pagamento, una solo per operatori con contrassegno giallo a righe…), per le strisce gialle con cui qualsiasi potentato parapubblico si ritaglia parcheggi gratuiti in pieno centro (i mezzi pubblici li usino i privati), e così via.

A tutto questo si aggiunge la sostanziale impunità per altri tipi di violazioni che i vigili e le forze dell’ordine dovrebbero reprimere, dal commercio ambulante ai lavavetri ai semafori, dai parcheggiatori abusivi ai furgoni abbandonati con le quattro frecce in mezzo ai viali (ma guai a toccare i commercianti).

Per cui, massima ammirazione per chi combatte quotidianamente la dura lotta contro il caos del traffico, ma preferirei che prima di tutto si regolasse il traffico in modo ragionevole, eliminando i divieti troppo restrittivi – anche perché troppi divieti uguale nessun divieto – e poi che ci si dedicasse anche ad altro, non solo alle multe via telecamera; e che comunque i vigili dessero sempre l’esempio, invece di farsi spesso vedere a fare le stesse manovre vietate e pericolose che poi stigmatizzano quando le facciamo noi.

Se no, anche a Torino finirà come a Settimo, dove il sindaco, dopo aver tappezzato la cittadina di telecamere anti-rosso “ciniche e implacabili” che scattavano anche quando avevi ragione, è stato costretto a mettersi in ginocchio sui ceci per evitare il linciaggio da parte dei propri cittadini.

Oppure come a Collegno, dove il nuovo autovelox e controllo del rosso all’incrocio tra corso Francia e via Castagnevizza è stato distrutto a sassate dagli abitanti della zona, esasperati dopo la prima ondata di multe per essere sfrecciati su un viale a tre corsie alla temibile velocità di cinquantasei all’ora.

Saranno degli incivili, ma non si può non capirli.

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domenica 7 Ottobre 2007, 14:10

Hack the captcha

Come passare una buona domenica mattina svagandosi un po’? Beh, non so voi, ma io l’ho passata cercando di craccare un captcha, così per divertimento.

Immagino che tutti sappiate cos’è un captcha: è una di quelle immaginine contenenti del testo deformato, che vanno di moda per impedire ai bot l’accesso ad un determinato servizio online, lasciando passare gli umani. La capacità di riconoscere dei caratteri deformati è semplice per un essere umano, ma fuori portata dei computer, non essendo algoritmica. Anche io avevo un captcha fatto in casa sul blog precedente (qui non ce l’ho perchè uso Akismet, un filtro antispam euristico).

Tutto bene? Beh, no, in realtà i captcha sono una maledizione per molti e andrebbero abbandonati, e qui potete scoprire il perchè secondo il W3C. Ad esempio se ci vedete poco o nulla non potete superarli, alla faccia dell’accessibilità del web. (Apprezzo quindi Vodafone che, sul captcha per inviare SMS gratis dal 190 online, ha recentemente aggiunto un pulsante “leggi il codice”, che aiuta chi ci vede poco.)

Quello che volevo craccare io era un captcha semplicissimo: tre caratteri (numeri o lettere maiuscole) scritti in rosso su fondo bianco, con due barre orizzontali. C’è voluta un’oretta – più che altro perchè la documentazione di Perlmagick è sostanzialmente inesistente, tanto è vero che le mie pur limitate abilità nell’uso della libreria sforano già nell’esoterico – per scrivere una paginetta di Perl che aprisse l’immagine, sostituisse le due barre orizzontali con due barre bianche, poi ricostruisse i caratteri sottostanti con un algoritmo semplicissimo: se i pixel sopra e sotto sono entrambi rossi, coloralo di rosso; se uno solo è rosso, coloralo di rosa.

A questo punto, si fa una conversione in bianco e nero (formato PBM) e si dà tutto in pasto a GNU Ocrad, uno dei rarissimi OCR liberi, che ha pure l’interfaccia Perl. All’inizio Ocrad non ci beccava una mazza, e ho capito esaminando le immagini che il problema erano i pixel sparsi che restavano dopo la conversione in bianco e nero: per cui ho applicato una funzione di soglia sulla luminosità – che mi sono riscritto io, non riuscendo a capire come funzionasse quella integrata in Perlmagick – e ho cancellato prima della conversione tutti i pixel che non fossero sufficientemente scuri.

Con un po’ di prove, ho trovato i valori ottimali della soglia, e visto che essi variavano da immagine a immagine (ne avevo una decina di prova) ho scritto un algoritmo iterativo per provare su ogni immagine con soglie crescenti, e prendere una decisione a maggioranza. Poi ho aggiunto un po’ di intelligenza sparsa – che so, se trovi “l” (elle minuscola) allora è “1” (uno) – e ho raggiunto una percentuale di successo attorno al 75%, che per un captcha va benissimo, visto che se sbagli basta riprovare, come farebbe un umano qualsiasi.

Poi ci ho messo attorno la fuffa ormai banale (basata su LWP e figli) che scarica la pagina, scarica l’immagine, la dà in pasto al frullino, compila in automatico la form e la invia, non dimenticando di cancellare i cookie ad ogni giro.

Alla fine non funziona, perchè il mio captcha è dentro un sistema di votazione online, e anche se la risposta ottenuta dal sito è positiva probabilmente c’è un controllo lato server sull’indirizzo IP; e quindi non riesco a barare. Ma non era questo l’obiettivo; il punto era la sfida intellettuale di riuscire a craccare il captcha e il controllo sui cookie, e quello è stato raggiunto pienamente.

Comunque, sono ancora un dilettante: qui c’è un tipo che dichiara di averne sconfitti a decine. Naturalmente, l’attacco si basa sul fatto che l’algoritmo di generazione del captcha è prevedibile, e molto poco vario (basterebbe cambiare font, deformare i caratteri, insomma darsi un minimo da fare… persino il mio captcha fatto in casa in dieci minuti aveva i caratteri deformati ad onda, e le barre diagonali con un angolo casuale); e su un po’ di training da parte dell’umano. Alla fine, però, le barriere saltano sempre…

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sabato 6 Ottobre 2007, 17:13

Mappe cliccabili

Se la Apple lascia a desiderare, il mondo del free software ne sa sempre una più del diavolo.

Dovevo realizzare questa mappa interattiva per questo progetto, e avevo già bestemmiato a sufficienza per realizzare tutti i fotogrammi, visto che come file di partenza avevo una mappa grossa la metà e piena di scritte sovrapposte, che ho dovuto cancellare a mano per poi ricostruire pixel per pixel, atlante alla mano, i confini provinciali sottostanti (e qui ci sta un bel vaffanculo alla forma assurda della provincia di Vercelli, dopo che è stata morsicata da quelli di Biella).

Ovviamente, non avevo voglia di misurare a manina le coordinate di ognuno dei singoli punti del poligono che approssima ciascuna forma… e così, cercando strumenti appropriati, ho scoperto che Gimp ha sotto Filtri -> Web un ottimo plugin denominato Imagemap, o Mappaimmagine se avete Gimp in italiano (che qui, come dice Mastella, s’ha da difendere la nostra lingua patria).

Certo, è buggato, spesso si pianta (salvate spesso o meglio copiate e incollate i blocchi di codice man mano che generate le aree, c’è una voce di menu che vi permette di vedere direttamente il codice HTML), ma permette di fare esattamente ciò che serve, cioè disegnare le aree poligonali complesse di una mappa semplicemente cliccando sulla sequenza di vertici del poligono, ossia tracciando i confini dell’area con dei segmenti.

E così, in un quarto d’ora ho avuto la mia mappa cliccabile bella fatta, pronta per cominciare a bestemmiare con i javascript per animarla!

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sabato 6 Ottobre 2007, 15:43

Cara Apple

Capisco che il tuo scopo sia quello di rendermi la vita più facile proponendomi ottimi e abbondanti esempi per il software che mi ammannisci (qualunque cosa sia, ché la metà non l’ho mai aperto).

Ma perché, dopo settimane di lotta con lo scarso spazio libero sui 30 GB del mio hard disk, grazie a una perquisizione accurata devo scoprire che esiste in un posto imbucato una directory preinstallata e denominata “GarageBand Demo Songs”, che occupa 370 MB?

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venerdì 5 Ottobre 2007, 14:15

Novità a Torino

Oggi, nel mio consueto giro in bici per il centro di Torino, ho potuto scoprire parecchie novità.

La prima è che stavano inaugurando il tratto di metropolitana da Porta Susa a Porta Nuova; ovviamente attorno alle uscite era tutto sbarrato e piantonato dalle forze dell’ordine, visto che c’era persino Prodi (invitato con lo scopo di pietire altri soldi per completare l’opera, e sommerso di fischi da gente incazzata per vari motivi). Già da settimane avevano aggiornato i cartelli nella parte di metro già in servizio; da oggi pomeriggio alle 16 il nuovo tratto sarà aperto al pubblico, anche se si potranno usare solo le fermate di Vinzaglio, Re Umberto e Porta Nuova, perché la nuova fermata Porta Susa – in corrispondenza della futura stazione, che ancora non c’è – è fatta e finita ma resterà sigillata ancora per un paio d’anni almeno.

La metro sarà gratis da oggi pomeriggio fino a domenica sera, anche se immagino l’assalto. Comunque, è probabile che martedì debba farmi un giro a Roma in giornata, in treno, con l’unica coppia di pendolini che non passa da Milano, e quindi avrò modo di provare il nuovo tratto… almeno al mattino, visto che d’ora in poi alla sera la metro chiuderà alle 22:45 (1:30 il sabato, 21:00 la domenica).

Il tutto si inserisce nei festeggiamenti per il centenario dei trasporti pubblici torinesi, che prevede anche una mostra fotografica in vari portici della città.

In tutto questo, c’è un’altra novità: finalmente è sparito il cubo attorno al caval ‘d brons in piazza San Carlo, il che significa che il restauro – che i maligni dicevano avvenire con estrema lentezza, visti i bei soldi incassati dalle gigantesche pubblicità appiccicate alle impalcature – è finito. La statua è ancora coperta da un telo, ma si vede che è stata ricostruita completamente, aggiungendo anche la spada che tempo fa era stata portata via dai gobbi durante i festeggiamenti per un qualche scudetto (non ricordo più se uno di quelli dell’EPO o uno di quelli dei telefonini). Per vedere come è venuta, dovremo attendere che la scoperchino; sperando – solo per il suo bene, intendiamoci – che la Juve non rivinca uno scudetto tanto presto.

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giovedì 4 Ottobre 2007, 23:44

Teatro?

Oggi giornata piena, soprattutto perché finalmente sono riuscito a ridare indietro la Meriva e riavere la mia macchina – per qualche minuto, risalitoci dentro, mi è sembrato (con grandissima soddisfazione) di guidare un go kart.

Comunque segnalo di essere tornato dopo un paio d’anni al Teatro della Caduta, e di avere assistito (gratuitamente e nell’intimità della più piccola sala teatrale cittadina, meno di cinquanta posti e pure pigiatissimi) a un bello spettacolo di cabaret semi-amatoriale; semi perchè le tre ragazze, una delle quali è la sorella della ex storica del cantante del mio gruppo dei tempi che furono, sono già nel giro del sottobosco di Zelig.

In effetti, anche se ottanta minuti di umorismo demenziale senza pause sono duri da reggere, ci sono state varie battute piuttosto degne, ovviamente una più stupida dell’altra. Comunque vale sempre la pena di fare un salto a vedere che c’è, in quello che è tutto meno che un teatro come ce lo si immagina normalmente; è più un happening e insieme un continuo salto mortale senza rete. L’ingresso in genere è gratuito, anche se vi verrà chiesta una donazione libera a fine spettacolo; però, vista la capienza, è decisamente consigliabile prenotare.

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